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Business 21 Febbraio, 2020 @ 10:52

Come stabilire buone regole di governance in azienda

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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Daniela Bruno, esperta di governance aziendale
Daniela Bruno

Tratto dal numero di Forbes di febbraio 2020

Se non ci sono dubbi sul fatto che l’acronimo Esg costituisca la bussola che orienta oggi il mondo delle aziende, è pur vero che le tre lettere che lo compongono non assumono lo stesso rilievo nelle strategie delle imprese. Quasi tutti coloro che si appellano a questi principi sono infatti concentrati sull’impatto ambientale delle proprie attività (da cui la “E” di environment) e alcune si mostrano particolarmente attente ai temi dell’inclusione sociale (la “S”), mentre sono poche quelle che curano la governance (la “G” dell’acronimo), cioè la creazione e il mantenimento delle regole di buon governo. Ne abbiamo parlato con Daniela Bruno, fiscalista ed esperta di governance.

Come si stabiliscono corrette regole di governance?

Partirei da una premessa: la sostenibilità non rappresenta più una sfera d’azione separata rispetto al business delle aziende. Le imprese devono oggi integrare l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo sia per gestire i rischi, sia per cogliere appieno le opportunità di mercato e di crescita. Avere un buon governo societario significa molte cose: ad esempio la presenza di consiglieri indipendenti, le politiche di diversità – di genere, etnica e così via – nella composizione dei cda e degli organi di controllo e la remunerazione del top management collegata a obiettivi di sostenibilità. E, ancora, prassi correnti di welfare aziendale, policy su come vengono trattati i dipendenti e i fornitori, attenzione all’ambiente in cui si lavora, adeguati investimenti in innovazioni pensando al futuro, politiche corrette per acquisire le risorse che servano alla stabilità e sostenibilità dell’impresa nel tempo.

Quali sono i modelli governance prevalenti?

Non esiste una soluzione ottimale per tutti, ma alcuni principi sempre validi sì. Ad esempio, il processo di selezione e nomina degli amministratori deve essere trasparente e garantire una composizione che privilegia diversità, equilibrio e qualificate esperienze professionali che possano diventare patrimonio aziendale. Le imprese, nell’ottica di un’efficace governance della sostenibilità, devono riconoscere l’importanza di integrare in Cda specifiche competenze socio-ambientali, di mantenerle aggiornate mediante programmi di aggiornamento e di valorizzare l’impegno dei consiglieri sul tema attraverso incentivi legati alle performance. Non solo: negli organi apicali devono essere inclusi componenti che abbiano competenze puntuali sulle tematiche Esg collegate al business in cui opera l’azienda.

E la diversità di genere?

È un altro obiettivo da perseguire. Purtroppo resta invece ancora risicatissima la presenza femminile in ruoli decisionali: secondo il terzo rapporto CS Gender 3000 del Credit Suisse Research Institute, solo il 5% delle 3mila aziende distribuite in 56 paesi coinvolte nella ricerca ha un ceo donna.

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