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Responsibility 4 Marzo, 2020 @ 5:05

Trento guida la classifica delle città più sostenibili d’Italia stilata da EY

di Forbes.it

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Sostenibilità: la classifica delle migliori smart city in Italia secondo E&Y

EY ha pubblicato la quinta edizione dello Smart City Index di EY, che analizza le città capoluogo italiane, classificando il loro sviluppo e infrastrutture e misurando la loro capacità di innovare. In particolare, nel 2020 la società di consulenza ha preso in considerazione il tema della sostenibilità urbana, analizzando quanto le infrastrutture delle città sono smart nelle diverse componenti del trasporto, dell’energia e dell’ambiente (acqua, verde e rifiuti). A ottenere la prima posizione della classifica è stata la città di Treno, seguita da Torino, al secondo posto, e da Bologna, al terzo.

Trento primeggia per trasporti, energia e ambiente; invece Mantova, al 4° posto, è la città più sostenibile tra quelle con una popolazione inferiore agli 80.000 abitanti; nella top 10 c’è anche Bolzano, Brescia, Bergamo, Pordenone e Ferrara. Nella top 20 rientrano Modena, Parma, Udine, Reggio Emilia, Padova, Treviso e Monza.

Leggi anche: Tutte le italiane tra le 100 migliori aziende per Corporate Responsibility

Tutti gli indicatori relativi alla mobilità sostenibile mostrano un costante aumento negli ultimi 6 anni. In particolare, la mobilità elettrica è l’ambito che ha registrato gli incrementi più significativi: le colonnine di ricarica nei comuni mostrano dei tassi di raddoppio ogni due anni negli ultimi quattro anni (+92% negli ultimi due anni), e sono quindi più che quadruplicate dal 2014 (+357%). Anche le auto elettriche sono più che triplicate negli ultimi 4 anni (+259% dal 2016).

Secondo i dati raccolti da E&Y, la maggior parte delle città metropolitane registra una diminuzione di auto dal 2002 al 2018 (addirittura Milano ha “eliminato” oltre 100.000 veicoli dalla città), mentre in 3 città del Sud si è invece registrato un aumento (Messina, Catania e Reggio Calabria). La ricerca evidenza anche un l’estensione delle piste ciclabili (+22% dal 2014) e delle aree pedonali (+8% dal 2016).

La mobilità condivisa (auto, biciclette, scooter, monopattini) sta prendendo piede in un numero sempre maggiore di città italiane. Milano, che è la prima città italiana per intensità di sharing mobility, contava a fine 2019 oltre 3.000 auto in sharing con 6 operatori (di cui 3 elettrici), e 4.800 biciclette in sharing (+49% rispetto al 2017).

Responsibility 4 Marzo, 2020 @ 8:30

Quando la sostenibilità è sinonimo di valorizzazione, sviluppo ed inclusione

di Forbes.it

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Camplus Bologna (Courtesy Camplus)

di Pasquale Sasso

Negli ultimi anni il concetto di sostenibilità ha assunto un ruolo di primo piano nelle politiche pubbliche e nelle strategie aziendali ma, allo stesso tempo, ha registrato una profonda evoluzione che, partendo da una visione focalizzata solo sugli aspetti ecologici, è arrivata a un significato più globale, che tiene conto anche della dimensione sociale e di quella economica. Secondo il recente rapporto The European environment – state and outlook 2020. Knowledge for transition to a sustainable Europe, pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, però, l’Europa non sta compiendo progressi sufficienti nell’affrontare le sfide della sostenibilità; infatti, le politiche sono state più efficaci a ridurre le pressioni ambientali che a proteggere la biodiversità e gli ecosistemi, la salute e il benessere degli esseri umani.

C’è bisogno di un cambio di passo. Negli ultimi anni, in Italia e in Europa, l’attenzione dei policy maker, degli attori pubblici e privati sul tema è molto cresciuta; lo testimoniano le numerose pubblicazioni, i rapporti di ricerca e i programmi comunitari resi noti negli ultimi anni. Anche le Università hanno colto la sfida, inaugurando corsi di laurea e master su tematiche legate alla sostenibilità, anche ambientale; un esempio è il master di secondo livello in diritto e gestione dell’ambiente, promosso dall’Università Telematica Pegaso e coordinata dal professor Francesco Della Corte, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sul tema e di formare figure professionali altamente specializzate. Ma anche altre Università, come l’Università Vanvitelli con il professor Vincenzo Pepe, si sono poste l’obiettivo di valorizzare il tema della sostenibilità.

Le università, appunto, rappresentano il baluardo di questo cambiamento. Sono chiamate a rispondere a questa sfida non solo con i programmi didattici, ma anche con la progettazione di spazi ed edifici che vadano in questa direzione. Per approfondire il tema, ho scelto di parlarne con un’azienda che del rapporto con le università e gli studenti ne ha fatto il proprio core business: Camplus. Camplus è una realtà italiana leader nel campo dello student housing di alto livello, presente in molte città italiane e all’estero. A questo proposito abbiamo raccolto il parere con un esperto di edifici sostenibili, Fabrizio Baravelli, vicedirettore generale – patrimonio di Camplus.

Nel mondo, la progettazione di alcuni edifici ha rappresentato l’innesco di un processo di rigenerazione urbana di quartieri o di intere città; si pensi a quello che è successo a Bilbao che poi è stato definito “effetto Guggenheim”.

A suo parere, in che modo si possono progettare nuovi edifici senza farli percepire come qualcosa di estraneo rispetto al contesto circostante?

Per chi come noi si trova a riqualificare edifici esistenti integrati con il tessuto urbano è sicuramente una sfida, ma per chi ne coglie il potenziale, è anche un importante stimolo. Il patrimonio immobiliare italiano è abbastanza datato ma progetti di questo tipo possono rappresentare una spinta propulsiva verso il cambiamento, non solo in termini di bellezza architettonica, ma anche di ecosostenibilità, uno dei primi punti nelle agende di qualunque organismo di governo.

A questi fattori si aggiunge un requisito fondamentale da tenere a mente in fase di progettazione: la vivibilità degli spazi che verranno costruiti.

In tutti questi aspetti è proprio il progettista l’anello di congiunzione. Il suo intervento è fondamentale per la mediazione tra la realizzazione dell’edificio secondo i criteri stabiliti dal committente e il bisogno di tutela del patrimonio oggetto di ristrutturazione.

Come Camplus, abbiamo una certa esperienza su tutti questi temi: gli immobili che solitamente ricerchiamo devono avere determinati requisiti, primo fra tutti i collegamenti con i mezzi di trasporto e la vicinanza ai punti strategici della città. Le sedi universitarie sono tra questi.

Non abbiamo una filosofia improntata sulla standardizzazione, perché ogni contesto ha la sua storia e le sue peculiarità che è nostro dovere salvaguardare. Il rapporto con le soprintendenze è delicato ma prezioso: non cerchiamo di imporre la nostra idea, ma di lavorare congiuntamente per raggiungere un obiettivo comune.

Laddove ci troviamo ad operare all’interno di aree urbane non di primissima fascia, portiamo la nostra “tradizione edilizia” guadagnata in trent’anni di attività per creare, nel pieno rispetto delle norme – seppur talvolta eccessivamente restrittive – edifici riconoscibili che non sovrastino, ma esaltino, il contesto in cui sono inseriti. Basti vedere il nostro Camplus Bononia, nel capoluogo emiliano-romagnolo, o il Camplus Padova, circondato da palazzi perlopiù adibiti a uffici.

Il modo migliore per assicurare che tutto ciò avvenga è la scelta di affidarsi a progettisti locali: conoscono il tessuto cittadino e il paesaggio; possono quindi creare interventi in grado di diventare dei veri e propri punti di riferimento per il quartiere e non solo.

Oggi si parla sempre più spesso di edifici e di architettura sostenibile. Cosa rende realmente sostenibile un edificio?

La tecnologia nell’ambito dell’edilizia ha fatto passi enormi da quando costruimmo le nostre prime residenze. Ce ne siamo accorti nel corso di questi decenni di cantieri. Smartizzazione e domotizzazione degli impianti sono diventati i nostri “must have” nelle nuove costruzioni. La Residenza Universitaria “Cesare Codegone” di Torino che abbiamo inaugurato a fine gennaio insieme al Politecnico – tra i nostri partner di progetto – è uno degli esempi più calzanti. La struttura è dotata di pannelli solari e fotovoltaici che garantiscono la copertura dell’intero impianto di illuminazione; controllo domotico dell’edificio mediante il Building Management System per monitorare e garantire l’efficienza energetica dell’edificio; riscaldamento e raffrescamento con pompe di calore e ventilazione meccanica e rete wi-fi a fibra ottica in tutti gli spazi dell’edificio.

Per quanto possibile, abbiamo cercato di allineare anche le nostre prime residenze. Abbiamo programmato degli interventi di efficientamento energetico avvalendoci dei preziosi fondi del Ministero dell’Istruzione e di altri enti che perseguono obiettivi comuni ai nostri. È questo il caso dell’accordo sottoscritto proprio di recente con Bper Banca, con il prodotto LIFE4ENERGY, sviluppato in collaborazione con BEI (Banca Europea degli Investimenti) e supportato dall’Unione europea nell’ambito del programma LIFE. Lo scopo dell’accordo è quello di ammodernare quattro delle nostre strutture costruite ormai 20 anni fa, portandole il più possibile verso gli standard energetici degli edifici moderni.

Ma oltre l’involucro c’è anche la sostanza: il pensiero verso chi questi edifici li vivrà quotidianamente. Questa è per noi la “sostenibilità umana”; quella che dovrebbe essere il chiodo fisso di qualunque costruttore, progettista o gestore. Luoghi che i nostri clienti possano davvero chiamare “casa”. Nelle residenze dedicate agli studenti universitari, la dimensione “sociale” degli spazi, specie quelli comuni, ha un impatto fortissimo sulla qualità percepita. Si può rinunciare al design se questo non è funzionale alla vita di community perché essa è parte integrante del processo di riqualificazione nel momento in cui esce dalle proprie mura e invade il territorio che la circonda.

Sostenibilità è molto spesso sinonimo di funzionalità. In un Paese come l’Italia, in che modo si riesce a far dialogare l’esigenza della funzionalità degli edifici con quella di tutelare un patrimonio culturale disseminato in ogni angolo delle città?

L’Italia, come tutti sappiamo, è il primo paese al mondo per il patrimonio culturale posseduto. Inevitabilmente, la convivenza tra questi due fattori è qualcosa su cui noi italiani ci troviamo a fare i conti spesso. Ogni città italiana ha un patrimonio culturale da salvaguardare e molti tesori nascosti o caduti in disuso. Il compito di chi decidere di dar loro nuova vita non è mai semplice. Per noi ormai è un modus operandi trovarci di fronte a edifici da riqualificare, piuttosto che a terreni liberi per la costruzione, spesso tutelati dalla soprintendenza o da vincoli paesaggistici e culturali. È il difficile ma anche il bello, perché sappiamo che da questa fatica può nascere un rilancio economico e sociale importante.

Abbiamo diversi esempi di questo tipo. Penso al Camplus Palermo costruito in un edificio storico situato nel mezzo tra due patrimoni UNESCO, o al Camplus Venezia, nell’area portuale della città. In entrambi i casi, abbiamo mantenuto l’ossatura delle strutture e adoperato i materiali originari per rispettare il decoro urbano delle aree in cui hanno preso nuova vita. Ma ci abbiamo aggiunto il nostro: le best practice che abbiamo già sperimentato e fatto nostre, sia nel campo dell’edilizia ecosostenibile, sia dal punto di vista della sostenibilità umana.

Ricordiamoci comunque che oltre l’aspetto ecologico, legato alle nuove tecnologie e all’uso di fonti rinnovabili (questioni centrali nella progettazione dei nostri edifici) c’è anche la sostenibilità umana di cui parlavamo in precedenza. Dunque, ambienti belli da vivere, confortevoli e pratici.

Non a caso, proprio il Camplus Palermo che ho nominato poc’anzi, è stata premiata come miglior residenza universitaria in Italia, riconoscimento conferito dal Miur e da Cassa Depositi e Prestiti per la qualità architettonica, la pianificazione dell’intervento e il suo valore simbolico: abbiamo trasformato un complesso settecentesco da luogo di reclusione (fu un ex carcere femminile) a luogo di inclusione.

Podcast 27 Febbraio, 2020 @ 3:00

Cosa rischiano le aziende che non rispettano i target di sostenibilità – PODCAST

di Forbes.it

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Quasi sei italiani su dieci (il 58,1%) si dichiarano pronti a punire le aziende non acquistando più i loro prodotti qualora esse dovessero smettere di perseguire lo scopo dichiarato relativamente ai target di sostenibilità. Così recita uno studio che ha analizzato 12 settori chiave dell’economia italiana e 25 top brand ad essi associati. A parlarne è Oscar di Montigny nel nuovo episodio di 0.0, il podcast che realizza per Forbes Italia, intitolato “Cosa rischia chi non rispetta obiettivi di sostenibilità”.

Ascolta 0.0, il podcast di Oscar di Montigny, su Forbes.it nella sezione dedicata ai podcast, ma anche su Spreaker, Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.

 

Tutti gli episodi di Forbes 0.0:

 

Business 27 Febbraio, 2020 @ 10:40

Illycaffè unica italiana nominata tra le World Most Ethical Companies

di Forbes.it

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Andrea Illy, Presidente illycaffè S.p.A.
Andrea Illy, Presidente illycaffè S.p.A.

Per l’ottavo anno consecutivo, il caffè di Illy vince la medaglia della sostenibilità. La società, presieduta da Andrea Illy, è stata riconosciuta infatti come una delle migliori aziende etiche al mondo ed è stata inserita nel 2020 World’s Most Ethical Companies, la lista compilata da Ethisphere Institute, leader globale nella definizione e sviluppo degli standard nell’ambito delle aziende etiche.

In totale, quest’anno sono state 132 le aziende che hanno ricevuto il riconoscimento, distribuite in 21 paesi e 51 settori industriali. “Mantenere rigorosamente i più alti standard etici all’interno di una struttura aziendale è essenziale non solo per lo sviluppo della propria impresa e dell’intero settore, ma anche per contribuire positivamente al progresso della società in senso globale, alla salute del pianeta e al benessere delle generazioni a venire”, ha commentato Andrea Illy.

“Siamo orgogliosi di fare parte della lista delle 2020 World’s Most Ethical Companies. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione della coerenza del nostro modello di business e della capacità dei nostri manager di creare un contesto etico, elemento fondamentale per sviluppare un business model sostenibile che generi valore per tutti gli stakeholder; oggi i valori etici sono tra i driver più importanti per gli azionisti, e le aziende che si impegnano e mantengono le promesse in questo ambito anno dopo anno sono quelle che continueranno a crescere all’interno del loro settore”.

A ulteriore conferma dell’impegno già ampiamente dimostrato nei confronti della comunità globale del settore, illycaffè ha recentemente presentato Circolo illy, una piattaforma digitale per gli azionisti coinvolti nella catena di produzione del caffè, che include tra gli altri produttori, coltivatori, esportatori, agronomi, i quali possono ora avere accesso gratuitamente a informazioni volte a stimolare pratiche di coltivazione sostenibile e contribuire a diffondere la cultura della qualità sostenibile, della collaborazione virtuosa e della crescita.

Forbes Italia 26 Febbraio, 2020 @ 10:17

Un nuovo gruppo di Csr manager per guidarci verso un futuro sostenibile

di Forbes.it

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sostenibilità-csr manager-Corporate Social Responsibility
(Shutterstock)

Si è conclusa la prima edizione dell’Executive Master in Corporate Social Responsibility Management di BlueAcademy, di cui Forbes è media partner. La consegna degli attestati di partecipazione, che si è tenuta venerdì scorso presso la sede centrale di Milano di Prysmian Group (azienda italiana protagonista dell’industria dei cavi e sistemi per l’energia e le telecomunicazioni che opera in oltre 50 Paesi con circa 29.000 dipendenti e 112 impianti produttivi), è stata l’occasione per discutere di sostenibilità e formazione.

Lorenzo Caruso, chief communication officer & non financial reporting di Prysmian Group, ha fatto gli onori di casa illustrando il concetto di sostenibilità dell’azienda. Prysmian accoglie gli obiettivi di sviluppo sostenibile stilati dalle Nazioni Unite e a essi si ispira per definire la propria strategia di sostenibilità che è attuata attraverso una serie di obiettivi aggiornati annualmente dal management. L’intero processo è monitorato dal Sustainability Steering Committee presieduto dal Chief Operating Officer del Gruppo. Gli sforzi di Prysmian nell’ambito della sostenibilità, racconta Lorenzo Caruso, si concentrano in tre aree principali: innovazione e prodotti sostenibili, riduzione del consumo delle risorse naturali e sviluppo delle comunità.

Come si diventa CSR Manager? L’approccio didattico di BlueAcademy

Aziende complesse necessitano di manager competenti e preparati per affrontare il futuro. Come ci si prepara a diventare dei CSR Manager? Con lo studio delle strategie delle imprese; con il confronto diretto con chi in azienda si occupa quotidianamente di questi temi. L’Executive Master di BlueAcademy ha proprio questa impostazione: le sessioni d’aula hanno visto infatti la partecipazione di qualificati docenti ed esponenti aziendali che hanno portato la loro testimonianza. Al termine della fase in aula inoltre, sulla base dei concetti visti a lezione, i partecipanti hanno elaborato veri e propri casi di studio, che hanno poi presentato e discusso in questa giornata speciale, al termine dell’intervento di Lorenzo Caruso, in una tavola rotonda condotta da Enzo Argante, Responsibility Editor di Forbes Italia.

Sono stati proposti dai corsisti diversi argomenti, differenziati per settore produttivo, che hanno reso la discussione profondamente interessante, mai ripetitiva e per nulla banale. Giacomo Maggiore ha analizzato il problema del caporalato in agricoltura e ha elaborato un progetto di responsabilità di impresa per risolvere il problema del trasporto dei braccianti. Andrea Zattarin ha presentato un progetto di CSR nel settore assicurativo, che coinvolge un’impresa che valuta la creazione di prodotti assicurativi dedicati alle persone con disabilità, ai loro famigliari e ai relativi volontari e sostenitori. Flavia Loner si è invece incentrata sul settore della moda e dell’abbigliamento sportivo portando come esempio le strategie correnti di economia circolare di Adidas. Ugo Assandri ha poi considerato il caso della CSR nella grande distribuzione organizzata, settore per il quale, stante la marcata perdita di profittabilità e di attrattività dei grandi ipermercati, si propone un progetto di semi prossimità di negozi di medie dimensioni, dislocati in posizioni strategiche della città. Xenia Tovar, avendo un incarico presso il Sottosegretariato del Ministero del Lavoro con competenze istituzionali relative alla “Promozione della Responsabilità Sociale d’Impresa”, ha esposto la necessità di attivare un dialogo tra istituzioni e aziende in materia di CSR, nel contesto attuale del Paese. Infine, Guido Amoruso Manzari si è soffermato sul ruolo della comunicazione a sostegno delle politiche di CSR e sull’opportunità di generare un meccanismo di trasparenza e rendicontazione necessario per incentivare un ruolo attivo della collettività nel raggiungimento del bene comune.

BlueAcademy Executive Master in Corporate Social Responsibility Management

BlueAcademy ha fin da subito creduto nell’organizzazione dell’Executive Master in Corporate Social Responsibility Management, e i risultati ottenuti in termini di soddisfazione di docenti, corsisti e partner confermano la correttezza del percorso intrapreso: un corso di formazione altamente professionalizzante il cui punto di forza è la presenza di prestigiose aziende impegnate nel mondo della sostenibilità. Relatori e partecipanti hanno assistito attivamente alle lezioni, interagendo in maniera costruttiva, e creando un ambiente stimolante in cui la libera espressione delle idee era incentivata.

La nuova edizione Executive Master per CSR Manager

La nuova edizione del master per aspiranti CSR Manager partirà a fine marzo del 2020. Il corso è riservato solo a venti partecipanti e ai primi cinque iscritti verrà garantito uno stage di 3 mesi; a uno dei primi cinque iscritti verrà inoltre offerta una borsa di studio a copertura totale del costo di iscrizione.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la scheda dell’Executive Master in Corporate & Social Responsibility Management sul sito di BlueAcademy

Business 21 Febbraio, 2020 @ 10:52

Come stabilire buone regole di governance in azienda

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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Daniela Bruno, esperta di governance aziendale
Daniela Bruno

Tratto dal numero di Forbes di febbraio 2020

Se non ci sono dubbi sul fatto che l’acronimo Esg costituisca la bussola che orienta oggi il mondo delle aziende, è pur vero che le tre lettere che lo compongono non assumono lo stesso rilievo nelle strategie delle imprese. Quasi tutti coloro che si appellano a questi principi sono infatti concentrati sull’impatto ambientale delle proprie attività (da cui la “E” di environment) e alcune si mostrano particolarmente attente ai temi dell’inclusione sociale (la “S”), mentre sono poche quelle che curano la governance (la “G” dell’acronimo), cioè la creazione e il mantenimento delle regole di buon governo. Ne abbiamo parlato con Daniela Bruno, fiscalista ed esperta di governance.

Come si stabiliscono corrette regole di governance?

Partirei da una premessa: la sostenibilità non rappresenta più una sfera d’azione separata rispetto al business delle aziende. Le imprese devono oggi integrare l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo sia per gestire i rischi, sia per cogliere appieno le opportunità di mercato e di crescita. Avere un buon governo societario significa molte cose: ad esempio la presenza di consiglieri indipendenti, le politiche di diversità – di genere, etnica e così via – nella composizione dei cda e degli organi di controllo e la remunerazione del top management collegata a obiettivi di sostenibilità. E, ancora, prassi correnti di welfare aziendale, policy su come vengono trattati i dipendenti e i fornitori, attenzione all’ambiente in cui si lavora, adeguati investimenti in innovazioni pensando al futuro, politiche corrette per acquisire le risorse che servano alla stabilità e sostenibilità dell’impresa nel tempo.

Quali sono i modelli governance prevalenti?

Non esiste una soluzione ottimale per tutti, ma alcuni principi sempre validi sì. Ad esempio, il processo di selezione e nomina degli amministratori deve essere trasparente e garantire una composizione che privilegia diversità, equilibrio e qualificate esperienze professionali che possano diventare patrimonio aziendale. Le imprese, nell’ottica di un’efficace governance della sostenibilità, devono riconoscere l’importanza di integrare in Cda specifiche competenze socio-ambientali, di mantenerle aggiornate mediante programmi di aggiornamento e di valorizzare l’impegno dei consiglieri sul tema attraverso incentivi legati alle performance. Non solo: negli organi apicali devono essere inclusi componenti che abbiano competenze puntuali sulle tematiche Esg collegate al business in cui opera l’azienda.

E la diversità di genere?

È un altro obiettivo da perseguire. Purtroppo resta invece ancora risicatissima la presenza femminile in ruoli decisionali: secondo il terzo rapporto CS Gender 3000 del Credit Suisse Research Institute, solo il 5% delle 3mila aziende distribuite in 56 paesi coinvolte nella ricerca ha un ceo donna.

Style 7 Febbraio, 2020 @ 3:13

La borraccia secondo Chanel: quasi 5mila euro per mixare sostenibilità e stile

di Simona Politini

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Borraccia Chanel
(chanel.com)

Dalle sale dei bottoni alle scuole, il tema della sostenibilità è entrato di prepotenza all’interno di ogni settore. Non poteva restarne immune nemmeno il fashion che dell’attenzione per l’impatto ambientale non ha mai fatto una bandiera, almeno sino a tempi recenti. Oggi, però, i repentini cambiamenti climatici impongono scelte radicali e il lusso abbraccia lo stile eco-friendly. Lo fa anche la maison Chanel che, all’interno della collezione Cruise 2020, presenta la sua borraccia très chic: più che un oggetto per ridurre l’uso delle bottigliette di plastica, un vero e proprio accessorio moda di alta gamma.

Borracce: Chanel lancia la sua “water bottle” riutilizzabile, l’eco-accessorio extralusso

La borraccia Chanel è in metallo color oro e chiusa da un tappo in plastica nera con l’iconico logo della doppia “C”. Ma non finisce qui. La borraccia viene venduta completa della sua borsa-contenitore in pelle nera matelassé con manico a catena in pure stile Chanel.

Per regalarsi questo status symbol basta andare online sul sito Chanel ed essere disposti a spendere 4.700,00 euro.

La “borraccia mania” investe i brand della moda

Se è di Chanel il podio per la borraccia più costosa, la maison francese non è la sola ad aver trasformato questo oggetto quotidiano in un simbolo di stile.

Anche Prada ha realizzato la sua borraccia in acciaio per sostituire le bottigliette di plastica che tanto mettono a rischio il mare dove veleggia il team Luna Rossa. Nera con logo a contrasto bianco, la borraccia Prada rispecchia lo stile minimale della casa di moda italiana. Acquistabile online, il suo prezzo è di 390,00 euro.

Più economica (39,00 euro) ma non meno stilosa la borraccia firmata da Vivienne Westwood, nata dalla collaborazione con l’azienda italiana 24Bottles. Sulla borraccia in acciaio inox color oro, la stilista, nota per le sue battaglie ecologiste, lancia un messaggio chiaro e diretto: “Climate Revolution”.

 

Podcast 21 Novembre, 2019 @ 3:00

Perché non possiamo ridurre la sostenibilità alla sola lotta contro la plastica

di Forbes.it

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La sostenibilità è un tema che non possiamo ridurre alla questione ambientale così come non si può ridurre la questione ambientale al discorso sulla plastica. Così Oscar di Montigny nella terza puntata di 0.0, il podcast che realizza per Forbes.it: sarebbe un “errore madornale”, secondo di Montigny, e significherebbe “banalizzare un tema complesso che contiene anche argomenti come la lotta per la parità di genere, la lotta alla povertà, di qualsiasi natura essa sia, alla fame, alla disuguaglianza, il diritto alla salute, al cibo e all’acqua”.

Secondo di Montigny, inoltre, quello che stiamo vivendo è un “momento storico fantastico per realizzare il cambiamento necessario a garantirci un futuro di prosperità” perché “gli incontri generazionali tra differenti stili di vita, di comportamento e schemi valoriali sono un’occasione straordinaria per operare quel cambio di paradigma che occorre per immaginare un sistema diverso rispetto a quello ora noto, sistema completamente sbilanciato, dove metà della popolazione del pianeta ha perso fiducia e speranza”.

Puoi ascoltare 0.0, il podcast di Oscar di Montigny su Forbes.it nella sezione dedicata ai podcast, ma anche su Spreaker, Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.

 

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Podcast 14 Novembre, 2019 @ 3:00

3 motivi per cui la sostenibilità ha iniziato a fare notizia

di Forbes.it

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“La buona notizia è che la sostenibilità ha iniziato a fare notizia”. Così Oscar di Montigny nella seconda puntata di 0.0, il podcast che realizza per Forbes.it, introduce 3 aspetti che hanno contribuito alla crescita negli ultimi mesi della sensibilità degli italiani verso la sostenibilità sociale e ambientale. Il primo è che “la sostenibilità è entrata nella quotidianità delle persone, anche degli italiani”, il secondo è che “la percentuale di chi ha piena conoscenza dell’argomento è cresciuta del 10% e oggi vale il 32% della popolazione”, la terza è che “quasi tutti (il 92%) facciamo la raccolta differenziata”.

Di Montigny mette però in guardia gli ascoltatori anche dal rischio “banalizzazione” della sostenibilità: “speriamo che la sostenibilità superi la dimensione di moda alla quale le proteste delle giovani generazioni e dei loro giovanissimi leader rischiano di relegarla nell’immaginario polveroso del sistema”. E’ “l’unico modo per traguardare il futuro oltre i catastrofismi dipinti talvolta anche da studiosi ed esperti”.

Puoi ascoltare 0.0, il podcast di Oscar di Montigny su Forbes.it nella sezione dedicata ai podcast, ma anche su Spreaker, Spotify, Apple Podcast e Google Podcast. Qui invece il link alla prima puntata.

 

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Responsibility 10 Ottobre, 2019 @ 8:30

L’aroma della sostenibilità secondo Massimiliano Pogliani, a.d. di Illy

di Forbes.it

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ritratto di massimo pogliani
Massimiliano Pogliani, a.d. illycaffè

Articolo apparso sul numero di ottobre di Forbes

di Enzo Argante

Non è solo il miglior modo di cominciare la giornata, una pausa energizzante, l’elemento chiave di una relazione basica fra persone che fissano un incontro. Il caffè è in assoluto uno dei prodotti più importanti del mercato economico globale. Per numeri, per implicazioni geopolitiche, per i processi sostenibili (e non) che innesca nei cinque continenti.

A Trieste, in Illy, si gioca una partita globale di altissimo impatto economico e sociale. “Dopo il petrolio, il caffé è il secondo prodotto più commercializzato a livello mondiale”, spiega l’amministratore delegato Massimiliano Pogliani, “con un volume di mercato pari a circa 15 miliardi di dollari e costituisce l’unica fonte reale di reddito per più di 20 milioni di famiglie nei paesi coltivatori. Una grande maggioranza di queste persone dipendono quasi totalmente dalle oscillazioni del prezzo del caffè e dalle speculazioni finanziarie delle borse europee e statunitensi”.

caffè sostenibile
(Courtesy: Illy)

Il caffè è uno stabilizzatore sociale globale, insomma: prodotto in oltre 50 paesi del mondo, principalmente nell’America del Sud, in Africa e nel sud est asiatico – con un volume che supera le 7 milioni di tonnellate – da lavoro a circa 60 milioni di persone. Una vera e propria cartina di tornasole sulla sostenibilità di chi questo business lo gestisce e che deve controllare una filiera controversa per le notevoli implicazioni sociali e umanitarie dei principali paesi in cui è prodotto. Per questo a Trieste hanno cominciato a guardare avanti: “L’obiettivo era orientare le nostre strategie verso un modello di business sostenibile capace di determinare vantaggi competitivi per l’azienda, integrando obiettivi economico-reddituali con aspetti di natura sociale e ambientale”. Non solo a parole, e per questo si scommette sul Sustainable Value Report (Svr), strumento guida per regolare i processi, il business, la relazione tra l’azienda e i portatori di interesse in generale. “Siamo una stakeholder company che si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita dei propri stakeholder e, con il Svr, abbiamo voluto evidenziare il valore creato dalle attività dell’azienda lungo tutta la filiera e che, per quanto riguarda l’approvvigionamento della materia prima, si regge su quattro pilastri fondamentali: selezionare e lavorare direttamente con i migliori produttori di arabica nel mondo; trasferire loro la conoscenza attraverso gli agronomi Illy e l’Università del Caffè, condividendo le migliori pratiche agronomiche per una produzione di qualità nel rispetto dell’ambiente; riconoscere la produzione di alta qualità con un prezzo superiore a quello di mercato, per stimolare il miglioramento continuo e rendere sostenibile la produzione; costruire una comunità Illy che coinvolga i coltivatori e crei una cultura dell’eccellenza, tramite relazioni dirette basate sulla conoscenza, lo scambio e la crescita”.

piantagioni di caffè
Piantagioni di caffé in Colombia

Un’azienda che “si prefigge di migliorare la qualità della vita attraverso l’etica e l’eccellenza”, che viene citata come elemento essenziale, che non si improvvisa ma deve rappresentare il valore centrale sul quale vanno costruiti e allineati tutti gli impegni e le azioni dell’azienda; “un ideale da perseguire: l’unione di bello e buono che definisce l’ambito della perfezione umana, integrando dimensione etica ed estetica”. Qualcosa di più – e di più tangibile – delle buone intenzioni, che diventano riconoscimenti internazionali: Illy è l’unica azienda italiana inserita dal 2013 nella lista World Most Ethical Company che secondo Etisphere Institute definisce le aziende più etiche al mondo; la prima azienda al mondo a ottenere nel 2011 la certificazione Responsible Supply Chain Process, filiera tracciata e garantita. Ma anche assunzione di impegni corposi in coerenza con le convenzioni internazionali: l’adesione al Global Compact delle Nazioni Unite, per esempio, con cui l’azienda si impegna a un comportamento responsabile e rispettoso dei diritti umani e a monitorare eventuali azioni discriminatorie nei confronti del personale. “Il nostro monitoraggio è continuo lungo tutta la filiera. Abbiamo analizzato anche i 17 Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite rispetto alla catena del valore del caffè e abbiamo identificato nove macro-obiettivi e conseguenti oneri, che ci siamo impegnati a perseguire inserendoli nel documento della politica di sostenibilità e che abbiamo quindi incluso nel piano operativo di sostenibilità”. Sullo sfondo la minaccia del cambiamento climatico: “Da anni siamo in prima linea per contribuire a una soluzione comune al cambiamento climatico e ai suoi effetti, sempre più rilevanti per il caffè. Secondo i nostri calcoli, se i consumi di caffè continueranno ad aumentare del 2,5% all’anno e la popolazione a crescere, nel 2050 sarà necessario raddoppiare la produzione di caffè. I dati sul climate change, però, ci dicono che, se nulla cambia, nello stesso anno ci sarà la metà delle terre oggi disponibili alla coltivazione del caffè, con tutti gli effetti sociali che ne conseguono”. Una grande sfida per l’umanità, una responsabilità decisiva per tutte le imprese che puntano alla qualità sostenibile.