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Business 30 Luglio, 2020 @ 11:03

L’eSport non è un gioco da ragazzi: abbiamo incontrato l’avvocato dei gamer

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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esport
(shutterstock.com)

Articolo tratto dal numero di luglio 2020 di Forbes Italia

Per avere un’idea di quanto sia diventato importante il settore degli eSport, basti pensare alla scelta fatta da Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners. Lo studio legale, abituato a occuparsi di clientela business, ha deciso di creare un gruppo di lavoro su questo ambito, la cui crescita si porta dietro anche una serie di questioni con ricadute legali. Ne abbiamo parlato con il partner Duccio Regoli.

Come nasce l’idea di creare questo gruppo di lavoro dedicato agli eSport?

Dall’entusiasmo della componente più giovane e millennial dello studio, che per prima ne ha intravisto le potenzialità dirompenti. L’entusiasmo e le idee vanno poi ‘messe a terra’, approfondite, concretizzate: sotto questo profilo, lo studio ha dimostrato voglia di investire su un settore non tradizionale, dalle grandissime potenzialità. Con la mia socia Licia Garotti, responsabile del dipartimento di diritto delle tecnologie e della proprietà intellettuale, abbiamo quindi pensato di replicare l’esperienza del gruppo di lavoro inter-dipartimentale, già sperimentata con successo in altri progetti dedicati a mercati verticali, come ad esempio il fintech.

Duccio Regoli, avvocato specializzato in eSport
L’avvocato Ducci Regoli dello studio legale Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners

Quali sono stati gli step successivi?

Sono partite diverse iniziative legate al gruppo di lavoro, il cui coordinamento è stato affidato al senior associate Marco Galli, culminate nella pubblicazione di A Player’s Journey: dal salotto di casa alle arene virtuali, che affronta le questioni legali connesse al fenomeno eSport seguendo l’ipotetico viaggio di un gamer dalla propria casa fino alle grandi competizioni.

Come evolve questo settore e come, a suo avviso, cambierà negli anni a venire?

Da poche settimane è iniziata la procedura di riconoscimento della Fide (Federazione italiana giochi elettronici). Andiamo verso l’istituzionalizzazione del sistema eSport, cui si accompagnerà una regolamentazione sempre più profonda, a tutela di tutti gli attori coinvolti. Da fenomeno di nicchia, stanno diventando un fenomeno di massa, attirando l’attenzione delle istituzioni e degli investitori. Il governo, ad esempio, ha recentemente stanziato il First Playable Fund, un fondo di quattro milioni di euro a sostegno dell’industria dei videogiochi italiana. Non è poi un caso che anche gli investitori e le società sportive tradizionali si stiano mostrando sempre più attente: credo che nei mesi a venire si possa replicare quanto accaduto nel mondo del fintech, con l’ingresso di attori, per così dire, istituzionali nel sistema.

Quali sono le questioni legali di maggior rilievo nel comparto degli eSport?

Ce ne sono diverse. Se devo azzardare una previsione, uno dei filoni più caldi nei mesi a venire riguarderà la gestione legale di campagne pubblicitarie svolte direttamente in-game. Eventi mediatici come il concerto del rapper Travis Scott, svoltosi interamente all’interno di Fortnite qualche settimana fa, incentiveranno i grandi brand a sfruttare questo nuovo canale di comunicazione. Dovranno anche essere sciolti i nodi legati alla natura del rapporto lavorativo tra team e gamer, specie alla luce del fatto che questi ultimi sono molto spesso minorenni.

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