Il banchiere Miccichè ci ha raccontato il suo amore per l’ippica

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Articolo di Marco Trentini apparso sul numero di agosto 2020 di Forbes. Abbonati

“Molte delle persone che conosco mi hanno chiamato quando hanno visto la mia foto nell’articolo del Corriere della Sera che parlava della vittoria di Vitruvio”, comincia Gaetano Miccichè. “Mi hanno chiesto ‘allora sei proprietario di cavalli’?” Non sapevano che la mia passione per l’ippica era cominciata quando ero ragazzo, ai tempi dell’università. E non mi è più passata”. Oggi Gaetano Miccichè è un personaggio di primo piano dell’economia italiana grazie al suo ruolo di presidente di Banca Imi e molti italiani lo hanno conosciuto nel periodo trascorso al vertice della Lega Calcio di Serie A. Pochi potevano sapere che ancor prima di iniziare la sua carriera Miccichè aveva cominciato a frequentare l’ippodromo della Favorita di Palermo, la sua città, rimanendo contagiato da quella passione unica e profonda rappresentata dalle corse dei cavalli. “Era la fine degli anni ’60 e a causa del terremoto erano state sospese le lezioni. Così un amico ci ha portati all’ippodromo per vedere le corse. Da allora non ho mai smesso di appassionarmi”.

Da fan a proprietario, il passo è stato quasi obbligato. “Abbiamo iniziato con un cavallo, che abbiamo acquistato a Roma per portarlo in Sicilia. I soldi erano pochi e non era un campione, ma quello è stato il primo passo e da allora, con un periodo di pausa intorno agli anni ’80, sono sempre rimasto nel mondo del trotto”. Miccichè ha un cuore e una mente ippici. Per lui le corse sono un piacere e un’emozione. Conosce in maniera approfondita l’ambiente e il suo linguaggio, quando parla di corse lo fa usando lo slang del settore. Ha vissuto il trotto dal suo interno. Ha conosciuto negli anni ’70 tutti i grandi guidatori italiani che venivano a Palermo per partecipare ai grandi premi. “Le corse sono una delle mie passioni e le seguo costantemente, come va fatto. Le guardo in televisione, sono abbonato a Trotto & Turf, il giornale del settore, parlo di cavalli con mio fratello Guglielmo che è anche mio socio nella scuderia Pink & Black, i colori del Palermo, del quale Guglielmo è stato vicepresidente e ad. Mi sento regolarmente con Enrico e Alessandro Gocciadoro, che allenano i nostri cavalli a Noceto, nell’appennino parmense. Insomma sono un proprietario che segue costantemente i suoi cavalli”.

In Italia può sembrare strano che un personaggio come Miccichè sia un appassionato di corse, ma nel mondo è un fatto normale. Sheikh Mohammed bin Rashid al Maktoum, emiro di Dubai è il capo della scuderia Godolphin. Valuta i report degli allenamento e decide i programmi dei suoi campioni. Il banchiere e imprenditore Edouard de Rothschild oltre a essere titolare di una grande scuderia è il presidente di France Galop. L’Aga Khan sceglie gli incroci per il suo allevamento. “Quando hai la passione per i cavalli è entusiasmante viverla fino in fondo, continua Miccichè. Non si tratta solo di vedere la propria giubba in pista, ma di partecipare a tutto quello che sta intorno alle corse. È bello viverle all’ippodromo, partecipare ai riti che le precedono. E quando il tuo cavallo vince è una grande, grandissima soddisfazione. Che diventa enorme quando hai la fortuna di vincere una corsa importante”. Vitruvio, il numero uno della Pink & Black è un campione, uno dei migliori trottatori del mondo. Lo ha dimostrato vincendo i gruppi 1 (il massimo livello di corsa) anche all’estero. “Purtroppo a causa del Covid non abbiamo potuto seguirlo nelle ultime trasferte. La vittoria di Vitruvio a Kouvola (il 27 giugno in Finlandia) è stata entusiasmante. È stato un duello appassionante con Cokstile (cavallo norvegese ma di proprietà italiana) che mi ha tenuto con il fiato sospeso fin sul traguardo. Una corsa incredibile. Vitruvio è un gran cavallo che abbiamo l’onore di avere nel nostro team”.

Vittorie e sconfitte. Gioie e delusioni, ma sempre e comunque grandi avventure. “Nell’ultimo periodo non eravamo stati fortunati. In Norvegia il guidatore (Bjorn Goop, uno dei migliori del mondo) ha decisamente sbagliato. Purtroppo capita, perché nell’ippica conta la forza del cavallo, ma contano anche le scelte tattiche. È un mondo complicato da capire, ma forse anche per questo ancor più entusiasmante”. La grande avventura di Vitruvio e Miccichè si chiama Prix d’Amérique, la corsa per eccellenza. “Lo scorso anno siamo arrivati nell’Amérique e nel Prix de France con poca fortuna e qualche recriminazione. Il sogno è riprovarci il prossimo inverno per arrivare ancora più vicini al successo”. Un sogno che non si vive solo il giorno della corsa, ma anche lungo tutto il cammino che porta a un grande evento. Ha passato le sere precedenti allo scorso Amérique a vedere tutti i filmati dei cavalli che avrebbero corso, studiando tutti gli avversari nei dettagli. “Ma non è stata un’eccezione, perché ogni volta che corre un nostro cavallo studio la corsa prima e la analizzo poi nei dettagli. In questo modo si partecipa, si vive intensamente l’ippica e ci si costruisce un sogno come quello che abbiamo realizzato noi con Vitruvio”. Un sogno che parte da lontano, dall’acquisto dei puledri alle aste, e che Gaetano e Guglielmo Miccichè continuano a portare avanti. Da ippici.