La ricetta del digital summit di Pitti Immagine per il futuro del lusso

Un’immagine del salone Pitti immagine uomo 95 (pittimagine.com)
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Un’immagine del salone Pitti immagine uomo 95 (pittimagine.com)

di Eva Desiderio

Come saranno i negozi del futuro? Quali le conseguenze immediate della digital excalation dei consumi di moda di questi ultimi mesi? Come sta cambiando lo shopping e le emozioni che procura? “Le boutique diventeranno le ambasciate dei brand”, racconta Giacomo Santucci, presidente di Camera Buyer, “e si integreranno sempre più con l’online, grazie allo sviluppo dei video che sveleranno a 360° i prodotti. La strategia di prodotto è fondamentale come quella di branding. Le ultime ricerche dicono che ormai i clienti non scelgono tanto il brand ma i valori che rappresenta. Specie i ragazzi della generazione Z perché per i giovani vengono prima di tutto i valori”. Una rivoluzione che condizionerà d’ora in poi il mondo dello stile e del lusso emersa nelle parole e nelle analisi di Giacomo Santucci come in quella dei molti partecipanti al convegno online promosso oggi da Pitti Immagine alla Pelota di Milano, intitolato “e-P Summit 2020” introdotto dall’amministratore delegato Raffaello Napoleone.

Dunque i consumatori di domani avranno nuovi valori per valutare i marchi, primo fra tutti la sostenibilità, ecologica e sociale. “Il sistema valoriale sarà sempre più rilevante”, continua il presidente di Camera Buyer, “e il consumatore nuovo si formerà e informerà sul digital. Auspico che le aziende possano interagire tra loro, con un approccio sistemico alla filiera della moda”. Anche Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, intervenendo al e-P Summit 2020, ha ricordato come l’Italia sia stata per il mondo l’apripista ai temi della sostenibilità e poi anche nei confronti della pandemia che “abbiamo affrontato prima di altri”. Per Capasa le priorità del nuovo modo di fare sistema in questi mesi di grande difficoltà sono affermare l’idea che la moda è la seconda industria del Paese e la prima per le esportazioni, “cosa non scontata specie a livello politico, perché la moda non ha un ruolo di forza strategica”.

Insomma, finora non ci sono state mai risposte verticali sulla filiera. “Oggi la crisi è vera, perdiamo in media il 30%, siamo sui 30 miliardi di euro”, continua Capasa, “parliamo con troppe voci e non abbiamo avuto dal Governo misure reali. E poi non si fa nulla per salvare i piccoli produttori. I fondi strategici non ci sono per superare questo difficile guado”. I fatti dicono che in Italia si lavora alla sostenibilità con grinta e determinazione, stando attenti alla circolarità dell’economia e alla sostenibilità sociale, come dimostra l’impegno di molte aziende associate a Camera Moda. Per il presidente Capasa sarà centrale la formazione dei giovani, nella moda c’è carenza di tante figure professionali, ci sono pochi istituti tecnici che andrebbero invece potenziati. “Ci sono anche carenze sul digital”conclude.

Per Giacomo Santucci bisogna creare fondi per salvare la piccola e media azienda, sull’esempio di quanto fatto a luglio dalla Francia che ha avviato la nazionalizzazione. Poi serve più facile accesso al capitale e alle ristrutturazioni finanziarie. “Nessuna azienda uscirà da questa crisi”, ha detto Santucci”, se non condividerà dati e strategie, bisogna uscire dal mero interesse della singola azienda e cominciare a discutere di tutta la filiera. Con grande attenzione al capitale sociale. Il vero lusso oggi è quello di creare le condizioni per stare bene e le parole d’ordine del futuro sono circolarità, digitalizzazione e sostenibilità”.