L’ottimismo dei leader

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In questo particolare momento storico, ritengo fondamentale per le aziende italiane saper trasferire e far in modo che si respiri sempre un sano ottimismo. Quasi fosse una profezia che si autoavvera, infatti, sono convinto che l’ottimismo edifichi la realtà.

Parto da una storia, quella di Peter e di James, rispettivamente 40 e 42 anni, entrambi al pronto soccorso per un attacco di cuore. Inizialmente le loro condizioni sembrano simili. Uno dei due, però, vede sempre il bicchiere mezzo pieno, l’altro invece lo vede mezzo vuoto. Secondo gli studi sull’ottimismo – cito ‘Ottimisti di natura’ di Tali Sharot – i pessimisti muoiono più giovani. Restando sull’esempio dei due infartuati, la persona più negativa tra le due comincia a pensare: “È inutile faticare con la riabilitazione, tanto la mia vita si concluderà presto”. E così si lascia andare. Non fa nulla perché avvenga la ripresa, non evita i cibi grassi e il sale, non fa attività fisica, non fa nulla, insomma, per migliorare la situazione. Mentre l’altro reagisce in maniera positiva e così camperà di più. Davvero.

Non intendo propugnare l’ottimismo di chi vede la ‘vie en rose’ a tutti i costi, o così vuole raccontarcela, come alcuni ‘scienziati’ l’estate scorsa, che raccontandoci di un Covid ormai debellato ci hanno di fatto spinti a comportamenti che ci hanno buttati nel baratro di una una seconda ondata della pandemia, forse ancor più pericolosa della prima. Dico piuttosto che nelle aziende, in questo momento, i leader devono essere in grado di infondere un sano ottimismo, ma con realismo.

La psicologia delle organizzazioni ci parla, a questo proposito, del Paradosso di Stockdale. Tradotto molto semplicemente, il paradosso racconta di un ammiraglio Usa che, dopo molti anni di prigionia in Vietnam, dichiarò: “Tutti quelli che dicevano ‘usciremo per Natale’ (e il Natale arrivò e passò) e poi ‘usciremo per Pasqua’ (e Pasqua arrivò e passò) non sopravvissero. Fu una lezione molto importante: non devi mai confondere la fede che alla fine ce la farai – cosa che non ti puoi mai permettere di perdere – con la disciplina per affrontare i fatti più brutali della tua realtà attuale, qualunque essi possano essere”.

Ecco, in questo momento, secondo me, i leader delle nostre aziende devono comunicare con successo il fatto che non è molto probabile che nel breve ci sia un ritorno alla normalità precedente, ma è invece estremamente probabile che ci sia un periodo di passaggio in cui le aziende dovranno riorganizzarsi dopo questa pandemia che ci ha così colpiti, ma soprattutto che ci sarà una nuova realtà, un nuovo equilibrio, una nuova stabilità.

L’abilità dei leader ora è avere due competenze al tempo stesso: un sano ottimismo, e la capacità di costruire una narrativa al proprio team che non racconti: “ok, teniamo duro ancora un mese e poi sarà tutto passato”, bensì che trasferisca il fatto che, nel corso del 2021, andremo ad atterrare e ad ancorarci in una realtà che non sarà esattamente identica a quella precedente, anzi sarà ben diversa. Avremo un nuovo equilibrio, dove ad esempio lo smartworking, così presente nel 2020, continuerà a essere presente nelle nostre vite, sia pur in maniera diversa, così come le videocall e molte altre cose che hanno cambiato la nostra vita lavorativa in questo anno così complicato e così inaspettato.

Certo, non è un ruolo facile da ricoprire quello del leader nel 2021, in bilico tra ottimismo e realismo: ci vorranno entrambi per guidare le aziende e i team con successo.

 

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