I taxi volanti a Wall Street: Joby Aviation si quota con la Spac dei fondatori di LinkedIn e Zynga

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Il taxi volante di Joby Aviation (foto Joby Aviation)
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Il taxi volante di Joby Aviation (foto Joby Aviation)

Questo articolo di Jeremy Bogaisky è apparso su Forbes.com.

Gli investitori potranno presto scegliere tra le molte aziende che stanno costruendo il futuro della mobilità. Un futuro in cui nuovi e rivoluzionari velivoli rimpiazzeranno le auto per gli spostamenti urbani. 

La startup californiana Joby Aviation, una delle società leader nella corsa ai taxi volanti elettrici, si quoterà in borsa attraverso una fusione inversa con Reinvent Technology Parteners, una Spac da 690 milioni di dollari controllata dal co-fondatore di LinkedIn Reid Hoffman e dal fondatore di Zynga, Mark Pincus. Le stesse società hanno annunciato l’operazione mercoledì 24 febbraio. L’accordo è stato progettato con restrizioni di lunghezza insolita sulla vendita del titolo da parte di player chiave, che dovrebbero proteggere Joby, almeno in parte, dalla instabilità e dal focus sul breve termine tipico di Wall Street. Hoffman e Pincus si sono impegnati a giocare un ruolo di mentori a lungo termine che viene assunto, di norma, da investitori di venture capital.

La società frutto della fusione sarà quotata alla borsa di New York. Ci si attende che la capitalizzazione di mercato sarà di 6,6 miliardi di dollari. Tenendo conto anche di un’operazione di collocamento di azioni tra i privati che si svolgerà in parallelo, l’accordo porterà nelle casse di Joby 1,6 miliardi di dollari di finanziamenti freschi. Abbastanza, dicono dall’azienda, per consentire al suo prototipo di velivolo a cinque posti di affrontare l’estenuante e costoso processo necessario per ottenere le certificazioni di sicurezza, oltre che per costruire lo stabilimento produttivo da 42mila metri quadrati che la startup sta sviluppando nella contea di Monterey assieme al suo finanziatore chiave, Toyota Motor. Una struttura in cui l’amministratore delegato di Joby, JoeBen Bevirt, ha in programma di produrre migliaia di velivoli all’anno, per dare vita a una rete di taxi volanti che – a suo giudizio – cambierà il modo in cui le persone si muovono nelle città e nei loro sobborghi.

Bevirt, che ha fondato Joby nel 2009, ha lavorato in segreto per larga parte dello scorso decennio per sviluppare il suo velivolo, ancora privo di un nome. Il taxi è progettato per decollare e atterrare verticalmente, come un elicottero, e per muoversi su ali come un’aeroplano. Trasporterà un pilota e quattro passeggeri per 240 chilometri, a una velocità massima di 320 km/h. Toyota ha fornito, oltre a un aiuto sulla parte ingegneristica, cospicui finanziamenti: circa 400 milioni di dollari nel 2020. L’azienda giapponese si è aggiunta ad altri investitori, come la Capricorn Investment Group del miliardario Jeff Skoll e la Emerson Collective di Laurene Powell Jobs.

Hoffman e Pincus rappresentano nuovi partner interessanti. Quando, lo scorso anno, lanciarono Reinvent Technology Partners, dissero di volere adottare un approccio diverso rispetto a quello di molte altre Spac, la cui strategia è quella di guadagnare soldi rapidamente. La loro, avevano affermato, avrebbe puntato a rapporti di lungo periodo con i partner scelti per le fusioni: una relazione che hanno definito con l’espressione “venture capital su larga scala”. In un periodo storico in cui le società di venture capital, di norma, lasciano le startup nelle mani dei mercati, Reinvent Technology Partners avrebbe impiegato una maggiore quantità di denaro per guidare le aziende verso “il successivo decennio” di crescita. Per riuscirci, avrebbe attinto all’esperienza di Pincus nella costruzione di Zynga e a quella di Hoffman con PayPal, LinkedIn e la miriade di società in cui ha investito negli anni attraverso Greylock Partners, tra le quali Airbnb e Facebook.

Hoffman e Pincus difettano chiaramente di esperienza sul fronte dell’hardware, e in particolare nel settore aerospaziale, caratterizzato da normative arzigogolate e dalla necessità di capitali enormi. Secondo Bevirt e l’executive chairman di Joby, Paul Sciarra, sono però i partner giusti.

Bevirt e Sciarra sono convinti di avere azzeccato il design del loro velivolo, dopo oltre mille voli di prova, e di avere la strada spianta per ricevere la certificazione di sicurezza della Federal aviation administration (Faa) – l’agenzia del dipartimento dei Trasporti statunitense che regolamenta l’aviazione civile – nel 2023. Se raggiungessero l’obiettivo, il loro taxi volante elettrico diventerebbe probabilmente il primo a ottenerla. Bevirt e Sciarra assicurano inoltre di avere un piano solido per procedere con la produzione in serie.

Entrambi ritengono che Pincus e Hoffman, che entreranno nel consiglio di amministrazione di Joby, potrebbero dare un apporto cruciale nella prossima fase: quella dello sviluppo di “vertiporti”, di software e degli altri strumenti necessari alla costruzione della rete di trasporto. Un’impresa con molti punti di contatto – dicono – con i social network nella cui costruzione Hoffman si è già dimostrato tanto abile.

“Tutta la mia carriera è stata dedicata alla ridefinizione delle reti umane, che amplificano il valore dell’individuo e quello della società”, ha dichiarato Hoffman a Forbes.

Tutte le parti coinvolte nell’accordo stanno assumendo un impegno a lungo termine. I precedenti investitori di Joby, che manterranno la maggioranza della società, il team dirigenziale e Reinvent si impegnano a bloccare le loro azioni per un periodo di cinque anni. In questo lasso di tempo, le azioni verranno liberate a blocchi, su base annua, con la piena maturazione dei diritti per i fondatori di Reinvent solo quando il valore del titolo raggiungerà i 50 dollari, equivalente a una capitalizzazione di mercato superiore ai 30 miliardi.

“Nessuno sta cercando una via di uscita dopo la transazione”, afferma Sciarra. “Al contrario, tutti – vecchi e nuovi investitori e manager – hanno unito le forze per la costruzione di un progetto a lungo termine. E questa idea è stata la ragione stessa dell’operazione”.

L’impegno a lungo termine potrebbe avere un valore inestimabile per Joby, nel caso in cui le cose non dovessero procedere come da programma, proteggendola dalla pressione degli azionisti.

Le strade che le startup del settore della mobilità aerea urbana stanno esplorando per spingersi al limite dello sviluppo tecnologico sono molte, ma altrettanto numerosi sono gli scenari in cui le loro speranze potrebbero essere deluse. La Faa procederà probabilmente con cautela nella valutazione: l’agenzia non ha ancora concesso certificazioni a velivoli elettrici di alcun tipo, tanto meno a quelli a decollo e atterraggio verticale. È possibile che, per autorizzare il volo dei taxi elettrici aerei, la Faa richieda modifiche in nome della sicurezza. Per esempio, potrebbe pretendere aggiunte di pesi che limiterebbero le prestazioni e farebbero venire meno la convenienza economica dell’operazione. Le startup hanno anche il difficile compito di far accettare alle persone l’idea di taxi che volano nei cieli delle città e della costruzione di vertiporti tra le loro case.

Un altro grande punto interrogativo riguarda le batterie: potranno immagazzinare energia sufficiente a permettere a qualche startup di mettere in aria velivoli con autonomia e capacità tali da essere convenienti? Joby sostiene di avere risolto il problema tramite l’uso di batterie che circolano già oggi sulle auto elettriche.

Ecco il primo video pubblicato da Joby che mostra il suo velivolo in aria:

Negli ultimi anni, dozzine di startup e giganti del settore aerospaziale, come Boeing, Airbus e Bell, hanno sviluppato progetti o prototipi per i taxi volanti elettrici. Gli scettici si domandano anche dove le startup troveranno i miliardi necessari per superare la fase dei prototipi e portare davvero un velivolo sul mercato. I dubbi riguardano, in particolare, aziende come Joby, che puntano a svolgere anche la funzione – molto costosa – di costruire e gestire un loro network di taxi volanti, invece di vendere ad altri il velivolo.

Alcuni ritengono che il boom delle Spac sia la soluzione al problema. L’accordo trovato da Joby, che da tempo è la startup di taxi volanti meglio finanziata, arriva una settimana dopo che la sua concorrente Archer Aviation, sostenuta da Marc Lore, aveva annunciato una fusione con una Spac che porterà nelle sue casse 1,1 miliardi. A quanto appreso da Forbes, anche la tedesca Lilium potrebbe annunciare a breve un accordo con una Spac. E anche Volocopter, secondo alcune fonti, sta cercando un partner per una fusione inversa.

Bevirt ha dichiarato, nella conference call in cui ha annunciato l’accordo, che Joby conta di lanciare il suo servizio in quattro città nel 2024 e di generare un profitto entro il 2026, con ricavi per 2 miliardi di dollari. “Il limite”, ha affermato, “non sarà dato dalla domanda, ma da quanti velivoli riusciremo a produrre”.