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Business 30 Giugno, 2020 @ 12:22

Tesla, il decennio in Borsa è da record: +5.100%

di Massimiliano Carrà

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elon musk tesla
Elon Musk negli anni 2000 al lancio della Tesla Roadster (Vince Bucci/Getty Images)

+5.100%. È questo in un solo ed emblematico numero il successo ottenuto da Tesla in Borsa in un solo decennio, ossia dal 29 giugno 2010, giorno in cui la società fondata il 1º luglio 2003 da Martin Eberhard e Marc Tarpenning è sbarcata a Wall Street.

Dai 19,20 dollari per azione della sua prima quotazione a 1000,9 dollari per azione. Così Tesla ha stupito e continua a stupire il mondo e i suoi investitori, soprattutto coloro che fin dall’inizio hanno creduto nelle sue potenzialità (e che adesso si ritrova in mano delle azioni d’oro). Tra questi, per esempio, spicca senza dubbio la figura eccentrica del suo ceo e leader Elon Musk (che, tra l’altro, vuole dar vita ai viaggi ipersonici).

Infatti, entrato in azienda come investitore di riferimento, Elon Musk ha da una parte portato Tesla a raggiungere una capitalizzazione di mercato di oltre 180 miliardi di dollari (valendo quindi più di Volkswagen per esempio) e dall’altra ad aggiudicarsi, in piena pandemia, uno dei bonus più alti mai registrati per un direttore di azienda.

La storia in Borsa di Tesla

La crescita delle azioni di Tesla è stata immediata, visto che già dopo 2 anni dalla sua quotazione in Borsa, il titolo era andato incontro a un incremento di oltre il 50%, passando quindi da 19,20 dollari per azione a quasi 30 dollari per azione. Questo però era solo l’inizio di uno dei rally più entusiasmanti della storia.

A partire da marzo 2013, infatti, la società guidata da Elon Musk in soli 5 mesi ha fatto registrare un rialzo senza precedenti di oltre il 429%. Le azioni sono quindi volate da un prezzo di 34 dollari ad azione ad uno di 182 dollari per azione. Da quel momento in poi Tesla non ha più smesso di tenere il pedale sull’acceleratore. Tant’è che a settembre 2014, le azioni schizzarono fino a un prezzo di 246 dollari. Ciò significa che da marzo 2013 a settembre 2014 il titolo fu capace di realizzare un incremento di valore superiore al 600%. 

Il record però non era ancora stato raggiunto, anzi tutto il contrario. Infatti, se per cinque anni le quotazioni rimasero pressoché costanti, qualcosa è cambiato a partire da novembre 2019. Dal 29 novembre le azioni della società americana hanno ripreso a schizzare verso l’alto, facendo segnare, giorno dopo giorno, incrementi di circa il 20% a seduta, che hanno permesso a Tesla prima di sfondare il muro dei 100 miliardi di capitalizzazione (rendendo felice Elon Musk) e poi di chiudere questo primo decennio in Borsa (conclusosi con la giornata di ieri) con una crescita totale del 5.100%, che ha fatto volare le azioni da 19,20 a 1000,9 dollari dollari.

Tanto per fare un esempio: chi aveva investito 1929 dollari al tempo della quotazione, aggiudicandosi quindi 100 azioni, oggi potrebbe vendere la sua quota al prezzo di 100mila dollari.

I ricavi di Tesla 

Il successo di Tesla, ovviamente, non è descritto solo dal suo percorso in Borsa ma anche dal giro d’affari generato negli anni. Infatti, come riporta Forbes.com, l’azienda diretta da Elon Musk è passata da 200 milioni di dollari di ricavi (attestati nel 2011) ai 25 miliardi di dollari, registrati lo scorso anno.

Ciò significa che ogni anno i ricavi sono più che raddoppiati rispetto all’anno precedente. Per il 2021, complice anche la pandemia, si avrà un rallentamento del ritmo di crescita, visto che le aspettative di consenso prevedono ricavi per 38 miliardi di dollari.

Business 30 Aprile, 2020 @ 3:35

Spotify: Wall Street premia i risultati, ma senza pendolari lo streaming rallenta

di Massimiliano Carrà

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spotify (trimestrale)
shutterstock

Cambiano le abitudini e le modalità d’ascolto, diminuiscono le entrate pubblicitarie, ma Spotify continua a crescere. È questo il sunto dei risultati ottenuti dal colosso dello streaming audio nell’ultima trimestrale che ha permesso al titolo, quotato a Wall Street, di andare incontro nella giornata di ieri a un rally dell’11,45% con il prezzo delle azioni che è volato da 139,78 dollari per azione a 155,78 dollari per azione.

Come sottolinea la stessa Spotify, in una lettera indirizzata agli azionisti, “nonostante l’incertezza globale causata dal COVID-19, la nostra attività nel primo trimestre ha soddisfatto o superato le nostre previsioni per tutte le principali metriche”.

Spotify trimestrale: aumentano gli abbonati

Anche se le entrate economiche si sono attestate a livelli leggermente inferiori al quarto trimestre del 2019 (1,848 miliardi di dollari contro 1,855 miliardi di dollari) a causa soprattutto – come sottolinea la stessa azienda – della diminuzione dei ricavi pubblicitari, i ricavi ottenuti da Spotify nei primi tre mesi del 2020 hanno comunque registrato un incremento del 22% rispetto al corrispondente periodo di un anno fa. 

Gli utenti attivi hanno fatto segnare un aumento del 31% rispetto al 2019, attestandosi a 286 milioni, ossia in linea con le previsioni dell’azienda. Tra l’altro, la stessa Spotify ha affermato che “questo è il terzo trimestre di fila” che evidenzia una crescita superiore al 30%.

In crescita anche la percentuale degli abbonati premium, che si è attestata a 130 milioni (il 31% in più rispetto all’anno scorso). Il piano familiare, sottolinea l’azienda, “è stato ancora una volta un fattore determinante per la nostra sovraperformance”.

Gli effetti del Covid-19 su utenti e modalità d’ascolto

Riguardo gli effetti scaturiti dal coronavirus sul business di Spotify, l’azienda ha tenuto a precisare che in mercati fortemente colpiti dal Covid-19, come l’Italia e la Spagna, “si è assistito a un notevole declino degli utenti attivi e dei consumi giornalieri. Ma nelle ultime settimane abbiamo assistito a un rimbalzo dell’ascolto e in molti mercati i consumi si sono notevolmente ripresi”.

In questo contesto, l’azienda afferma che “stiamo assistendo a un’evoluzione della relazione di Spotify con i suoi consumatori”. Infatti, anche se da una parte “non sorprende il calo dell’utilizzo nelle piattaforme Car, Wearable e Web; dall’altra, contestualmente, si è potuto assistere a un incremento di oltre il 50% di tutto quel pubblico che ha deciso di ascoltare Spotify su altre piattaforme, come smart TV e console di gioco”. 

Questi dati, evidenzia Spotify, sono frutto del fatto che ormai la nostra routine è cambiata in modo significativo: ogni giorno ora sembra il fine settimana. “Questa tendenza – conclude l’azienda – è stata osservata in modo più significativo nei podcast che nella musica, probabilmente a causa del fatto che il fenomeno del pendolarismo è cambiato in modo rilevante”. 

 

Business 29 Aprile, 2020 @ 11:00

Cosa dicono i risultati trimestrali di Google sul mercato pubblicitario nell’era Covid

di Forbes.it

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Quartier generale di Alphabet (Google)
Il quartier generale di Google (Shutterstock)

Articolo di Sergei Klebnikov apparso su Forbes.com

Le azioni di Alphabet, la holding di Google, sono cresciute del 4% dopo che la società ha riportato nel primo trimestre un incremento degli utili superiore alle aspettative, nonostante i venti contrari dovuti alla diffusione globale del coronavirus.

Nel dettaglio, Alphabet ha registrato nel primo trimestre del 2020 ricavi per 41,2 miliardi di dollari, quasi 1 miliardo in più rispetto alle aspettative di Wall Street che prevedevano 40,3 miliardi di dollari. Bisogna comunque precisare che il tasso di crescita dei ricavi dell’azienda è sceso al 13%, dal 17% riportato nel trimestre precedente.

Le vendite pubblicitarie rappresentano ancora la maggior parte delle entrate totali di Alphabet (82%) e sono salite a 33,8 miliardi di dollari, rispetto ai 30,6 miliardi dell’anno scorso. I costi di acquisizione del traffico sono stati pari a 7,45 miliardi, rispetto alla previsione di 7,51 miliardi di dollari.

Alphabet ha riportato un utile di 9,87 dollari per azione, leggermente inferiore rispetto alla previsione di Refinitiv di 10,33 dollari per azione.

Trimestrale Alphabet: il peso del mese di marzo

Il segmento “altri ricavi” di Google ha registrato un buon rialzo nel primo trimestre, attestandosi a 4,4 miliardi rispetto ai 3,6 miliardi di dollari dell’anno scorso, con entrate cloud pari a 2,8 miliardi di dollari.

Anche YouTube, che negli anni ha dimostrato di essere negli anni un’acquisizione estremamente redditizia per Alphabet, ha continuato a mostrare una crescita, con $ 4 miliardi di entrate pubblicitarie trimestrali.

“La performance è stata importante durante i primi due mesi del trimestre, ma poi a marzo abbiamo registrato un significativo rallentamento delle entrate pubblicitarie”, ha dichiarato in un comunicato il direttore finanziario di Alphabet, Ruth Porat.

Inoltre, ha dichiarato che la società prevede di “attenzione sull’esecuzione in modo più efficiente” in quanto si trova ad affrontare un secondo trimestre che potrebbe prevedere un ulteriore rallentamento delle entrate pubblicitarie.

Vinti i timori degli azionisti

“Google ha riportato una significativa decelerazione (alla singola cifra) nella crescita delle entrate da annunci di ricerca, il che suggerisce un importante colpo alla crescita della loro attività di ricerca a causa del Covid-19 a partire da metà marzo o successivamente, ma non così grave come avrebbe potuto essere”, secondo il principale analista di eMarket, Nicole Perrin. “La decelerazione delle attività di pubblicità display di Google è stata inferiore e si è nuovamente allineata con i nostri scenari relativamente ottimistici per la pubblicità digitale nel primo trimestre.” Suggerisce una “prospettiva cautamente ottimistica” per i guadagni di Alphabet nel secondo trimestre.

Prima della pubblicazione degli utili riportati nella trimestrale dall’azienda, il titolo Alphabet è sceso del 3% poiché gli investitori si sono preoccupati del fatto che gli inserzionisti, verso la fine del primo trimestre e quindi nel bel mezzo della pandemia da coronavirus, hanno iniziato a ritirarsi. Gli analisti prevedono un ulteriore successo nel settore degli annunci durante il secondo trimestre di Alphabet.

Investimenti 28 Aprile, 2020 @ 4:01

Tesla rimbalza in Borsa, così per Musk si avvicina un maxi-bonus da 600 milioni $

di Forbes.it

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elon musk ceo tesla
Elon Musk (Getty Images)

Articolo di Alan Ohnsman apparso su Forbes.com

Elon Musk ha realizzato cose straordinarie e inaspettate con Tesla negli ultimi 16 anni, ossia da quando la compagnia di auto elettriche ha debuttato con il suo primo prototipo.  Aggiungete all’elenco la probabilità che l’imprenditore miliardario si sta avvicinando a centrare gli ultimi requisiti per aggiudicarsi un bonus in azioni del valore di circa 600 milioni di dollari, o anche di più, in un periodo che si preannuncia come il peggior crollo economico dalla Grande Depressione.

Sei settimane fa, con gli indici azionari statunitensi e le azioni Tesla in calo a causa dei timori crescenti per la pandemia da COVID-19, le probabilità che Elon Musk potesse raggiungere la prima tranche del suo pacchetto di bonus da 55 miliardi di dollari sembrava ormai essersi affievolita.

Tuttavia, Forbes ora stima che, grazie al rimbalzo del 100% del titolo rispetto al recente minimo del 18 marzo, Tesla sia sulla buona strada per raggiungere una capitalizzazione media di mercato su un arco temporale di sei mesi (e anche nei soli ultimi trenta giorni), di 100 miliardi di dollari all’inizio di maggio.

Quando queste due condizioni si dovessero verificare contemporaneamente, il consiglio di amministrazione della società assegnerebbe a Elon Musk 1,69 milioni di azioni Tesla che, considerando un prezzo di esercizio di 350,02 dollari per azione, avrebbero un valore netto di almeno 600 milioni di dollari. Dal 18 marzo il rimbalzo di Tesla ha superato di gran lunga l’incremento del 18% dell’S&P500 e l’aumento del 30% di General Motors.

Il bonus di Elon Musk è il “pagamento più audace nella storia Tesla”

Il pacchetto di compensazione previsto per Musk si protrarrà fino al 2028 ed è stato presentato più di due anni fa, molto prima dell’attuale crisi sanitaria. A gennaio del 2018, il New York Times lo ha definito il “piano di pagamento più audace nella storia dell’azienda”. Non si pensa mai in piccolo, tant’è che Musk ha dichiarato al giornale: “In realtà vedo il potenziale per Tesla di diventare una compagnia da migliaia di miliardi di dollari in un periodo di 10 anni”.

Certamente, il tempismo del bonus è imbarazzante. Per il ceo e co-fondatore sudafricano di Tesla, con un patrimonio che al 27 aprile Forbes stima in 40 miliardi di dollari infatti, potrebbe trasformarsi nel giorno di maggior soddisfazione economica della sua vita, in un momento di turbolenza economica caratterizzato anche dalla perdita di tanti posti di lavoro negli Usa e nelle principali economie sviluppate.

Per fare un esempio, nelle ultime sei settimane oltre 26 milioni di americani hanno presentato richiesta per sussidi di disoccupazione. A questo va aggiunto il fatto che il lockdown imposto per il coronavirus sta spingendo verso la recessione, in concomitanza col fatto che la spesa federale ha toccato livelli senza precedenti. Tesla stessa ha tagliato in maniera generalizzata gli stipendi a tutti i dipendenti e ha fornito assistenza a migliaia di operai americani.

“È come Maria Antonietta che dice ai contadini di mangiare la torta se non c’è pane. Tuttavia, Musk non è mai stato preoccupato per le apparenze e potrebbe pensare di esserselo guadagnato ”, afferma il professor John Coffee della Columbia Law School.

Il rally in Borsa delle azioni

Lunedì le azioni Tesla, quotate sul Nasdaq, sono aumentate del 10% fino ad arrivare a 798,75 dollari per azione. La capitalizzazione di mercato si è quindi attestata a 147 miliardi di dollari. Questo aumento giornaliero ha fatto salire la ricchezza di Elon Musk di 2,6 miliardi di dollari, il più grande guadagno tra i miliardari presenti nella classifica di Forbes.

Sulla base dei dati di S&P Global Capital IQ, la capitalizzazione di mercato media di Tesla, dal 25 ottobre 2019 al 24 aprile 2020, è di 95,5 miliardi di dollari. Analizzando l’arco temporale di 30 giorni, la capitalizzazione di mercato della società con sede a Palo Alto è di 104 miliardi di dollari.

Ciò significa che se il prezzo delle azioni rimarrà sulla media a 10 giorni di 718,57 di dollari per altre otto sessioni, la capitalizzazione di mercato richiesta per l’orizzonte temporale dei sei mesi sarebbe soddisfatta con esattezza alla conclusione della seduta di mercoledì 6 maggio.

A settembre, un giudice del Delaware ha stabilito che il consiglio di amministrazione di Tesla dovrà difendere il pacchetto di compensazione di Musk da una causa intentata da un azionista. Il vice cancelliere Joseph Slights della Delaware Court of Chancery ha, infatti, respinto la richiesta di Tesla  che chiedeva a sua volta di rimandare al mittente l’accusa dell’azionista Richard Tornetta, il quale afferma che Elon Musk si arricchirebbe ingiustamente.

Infine, va anche ricordato che domani, mercoledì 29 aprile, dopo la chiusura delle normali negoziazioni di mercato, Tesla pubblicherà gli utili del primo trimestre. Se superanno le aspettative di consenso, il titolo potrebbe salire ancora più in alto.

Elon Musk potrebbe ricevere ulteriori premi

Anche se attualmente il principale stabilimento americano di Tesla a Fremont, in California, è inattivo a causa della chiusura del coronavirus, il nuovo Gigafactory a Shanghai, aperto a gennaio, sta accelerando la produzione di berline Model 3. La società, che ha sfidato brevemente un’ordinanza locale a Fremont per smettere di fabbricare automobili il mese scorso, come riportato da Bloomberg, potrebbe richiamare alcuni lavoratori già dal 29 aprile. Tesla, infatti, avrebbe già avvertito i dipendenti che vuole riavviare la produzione a Fremont entro il 4 maggio.

Riguardo Elon Musk, i bonus non sono finiti. Il ceo dell’azienda potrebbe ricevere pagamenti molto più consistenti, sotto forma di 11 premi aggiuntivi di 1,69 milioni di dollari in azioni Tesla, se dovesse raggiungere obiettivi sempre più importanti in termini di capitalizzazione di mercato, entrate e utili rettificati fino al 2028 .

Per ricevere il pagamento massimo di 20,3 milioni di dollari in azioni, la capitalizzazione di mercato di Tesla dovrebbe raggiungere i 650 miliardi di dollari, oltre cinque volte il livello attuale. Le entrate annue dei veicoli elettrici, delle batterie e dei pannelli solari di Tesla dovrebbero attestarsi a 175 miliardi di dollari con un utile rettificato di 14 miliardi di dollari.

Tesla ha dichiarato nella sua relazione annuale del 13 febbraio che Elon Musk ha raggiunto “due traguardi operativi”, con un fatturato annuo di 24,6 miliardi di dollari nel 2019 e un utile ante imposte rettificato annuo di almeno 1,5 miliardi di dollari. A quel tempo, come aveva dichiarato la società, “non erano stati raggiunti traguardi di capitalizzazione di mercato”.

 

Business 3 Marzo, 2020 @ 10:17

Perché le Borse mondiali stanno rimbalzando

di Massimiliano Carrà

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wall street (perché ha guadagnato dopo il coronavirus)
Getty Images

Dopo una settimana da incubo che ha mandato Wall Street indietro di 12 anni, precisamente alla crisi da Lehman Brothers, ieri i principali indici americani hanno reagito con forza ai timori legati al coronavirus e sono tornati in scia positiva. 

Tra i tre indici di riferimento, il Dow Jones è stato in assoluto il migliore di Wall Street, tant’è che ha guadagnato il 5,1%. Sulla stessa scia anche l’S&P500 e il Nasdaq che hanno fatto segnare un rally positivo rispettivamente del 4,6 e del 4,5 per cento. 

La corsa di Wall Street ha permesso, nell’ultima ora di contrattazioni di ieri, anche alle borse europee di rispondere alle paure legate al coronavirus e di ritornare parzialmente in carreggiata dopo diverse sedute in profondo rosso. 

Il nostro Ftse Mib, che ha aperto le contrattazioni di oggi in positivo del 2,5%, nella giornata di ieri, ha più che dimezzato le perdite e ha ceduto in definitiva l’1,5%. Bene anche Parigi, Londra e Francoforte, che oltre ad aver chiuso la giornata di ieri sopra la parità, al momento della scrittura stanno guadagnando circa il 2 per cento. 

I motivi dei guadagni di Wall Street

Anche se, ovviamente, è sempre difficile capire il perché dell’andamento dei mercati, tuttavia secondo Forbes.com ieri il guadagno fatto registrare da Wall Street va ricercato in un motivo ben preciso, o meglio, in un nome: Federal Reserve.

Infatti, come riporta Forbes.com, gli analisti di Goldman Sachs ritengono che la banca centrale americana taglierà nella prossima riunione del 18 marzo, forse anche prima, di 50 punti base i tassi di interesse. Tra l’altro questa mattina il presidente degli Usa Donald Trump sul suo profilo Twitter ha continuato il suo duro attacco contro la Fed proprio sul taglio del costo del denaro. 

Il futuro taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale americana, rilanciato dagli analisti di Goldman Sachs, arriva sulla scia d’apertura già fornita dalla Banca del Giappone e della Banca d’Inghilterra, che entrambe si sono dette pronte a rispondere con nuove misure agli effetti legati coronavirus.

Haruhiko Kuroda, governatore della Banca del Giappone, ha infatti dichiarato che la banca centrale “si adopererà per fornire ampia liquidità e garantire stabilità nei mercati finanziari attraverso operazioni di mercato appropriate e acquisti di attività”.

Trending 25 Febbraio, 2020 @ 12:01

La storia di Moderna, l’azienda che ha sviluppato il primo vaccino in test per il coronavirus

di Massimiliano Carrà

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moderna (vaccino contro coronavirus)
Gettyimages

Dopo tante ricerche, il vaccino contro il coronavirus è pronto per essere testato sull’uomo. A renderlo noto è la stessa società che lo ha realizzato, ossia la società di biotecnologia Moderna. Con sede a Cambridge, nel Massachusetts, Moderna è una società specializzata nella scoperta e nello sviluppo di farmaci basati sull’RNA messaggero. Proprio per questo, il suo nome originario era ModeRNA.

La notizia della realizzazione di un vaccino contro il coronavirus sta già facendo il giro del mondo. Ovviamente, come ha dichiarato Anthony Fauci al Wall street Journal, direttore dell’Istituto Nazionale americano di allergia e di malattie infettive (parte dell’Istituto Nazionale della Salute a cui sono state inviate le fiale necessarie) i tempi non saranno brevissimi. 

Infatti, Fauci ha sottolineato che si aspetta di far partire la sperimentazione su circa 20-25 pazienti sani ad aprile e di avere a disposizione i primi risultati tra luglio e agosto. Entrando, invece, proprio nel merito scientifico, il vaccino contro il coronavirus creato da Moderna si chiama mRna-1273 e la sua principale componente vaccino è la proteina S che ospita l’infezione cellulare, come è già avvenuto con la Sars.

Moderna: la storia dell’azienda

Come tutte le aziende biotecnologiche, la storia di Moderna è abbastanza recente. Tant’è che anche se è stata fondata nel 2010, in realtà ha rivelato ufficialmente le sue attività al pubblico a partire dal 2013.  Fino a dicembre 2012 Moderna ha infatti lavorato in modo invisibile, il suo sito web era abbastanza vago e tutti i dipendenti nello svolgere le loro attività rispettavano uno stretto accordo di riservatezza. Lo studio dell’azienda si basa soprattutto sul lavoro scientifico di base di Derrick Rossi ad Harvard, il cui laboratorio ha sviluppato un metodo per modificare l’mRNA.

Sul finire del suo “lavoro invisibile” e quindi prima di presentarsi ufficialmente alla gente, Moderna è riuscita a raccogliere 40 milioni di dollari dall’unità VentureLabs di Flagship Ventures e da altri investitori privati. Nel marzo 2013, Moderna e AstraZeneca hanno firmato un accordo di opzione esclusiva di cinque anni per scoprire, sviluppare e commercializzare le terapie dell’mRNA per il trattamento di gravi malattie cardiovascolari, metaboliche e renali, nonché obiettivi selezionati in oncologia. 

L’accordo prevedeva un pagamento anticipato di 240 milioni di dollari a Moderna, ossia uno dei più grandi investimenti iniziali mai registrati in un accordo di licenza dell’industria farmaceutica che non comporta un farmaco già testato in studi clinici.

In meno di due anni di incentivi e di ricerca, dall’ottobre del 2013 all’inizio di gennaio 2015, Moderna ha raccolto quasi un miliardo di dollari di finanziamenti, con precisione 950 milioni di dollari per collaborazioni, ricerche e per combattere le malattie rare, orfane, infettive e le armi biologiche. Sempre a gennaio 2015, precisamente l’8, Moderna ha lanciato Valera, un’impresa focalizzata esclusivamente sull’avanzamento di vaccini e terapie per la prevenzione e il trattamento delle malattie virali, batteriche e parassitarie. 

Successivamente ha annunciato un accordo di licenza e collaborazione con Merck per la scoperta e lo sviluppo di vaccini contro le malattie virali. Nel maggio 2015 Moderna ha lanciato Elpidera, un’impresa focalizzata esclusivamente sullo sviluppo di medicinali a base di RNA messaggero (mRNA) per il trattamento di malattie rare e il 22 ottobre 2015, ha lanciato Caperna, focalizzata sui vaccini personalizzati per il cancro. 

Come si può vedere anche da quanto pubblicato sul loro sito, Nel gennaio 2016, Moderna ha stipulato un accordo quadro per un progetto sanitario globale con la Fondazione Bill & Melinda Gates per promuovere progetti di sviluppo basati sull’mRNA per varie malattie infettive.

Come afferma l’azienda, la Bill & Melinda Gates Foundation ha infatti investito 20 milioni di dollari per sostenere il progetto per aiutare a prevenire il virus dell’immunodeficienza umana o l’HIV, le infezioni. I progetti successivi stipulati con la Fondazione potrebbero portare, come dichiara l’azienda stessa, a un totale di finanziamenti di 100 milioni di dollari.

Dopo aver ricevuto altri notevoli investimenti e altre collaborazioni, tra cui quella nel 2016 con AstraZeneca per sviluppare due programmi di immuno-oncologia mRNA o con Merck per autorizzare un programma di vaccinazione per un virus non divulgato e per sviluppare vaccini antitumorali personalizzati, a dicembre 2018 Moderna ha rivelato la sua decisione di quotarsi in Borsa a Wall Street (sul Nasdaq).

L’andamento in Borsa di Moderna

Oltre che aver dato una speranza molto grande, la notizia di aver sviluppato un vaccino contro il coronavirus permetterà senza ombra di dubbio alle azioni del  titolo Moderna di volare a Wall Street. Secondo le diverse indicazioni, infatti, il titolo dell’azienda biotecnologica ha chiuso le contrattazioni after hour in rialzo del 16 per cento. 

Nella giornata di ieri, prima che venisse comunicata la notizia del vaccino contro il coronavirus, il titolo Moderna ha comunque chiuso in positivo dell’1,94%. Un vero e proprio miracolo visto che nella giornata di ieri il Nasdaq ha ceduto il 3,89%.

In sei mesi il titolo dell’azienda del Massachusetts ha guadagnato a Wall Street il 24,18%, su un arco di tempo annuale invece la performance è negativa per 13 punti percentuali e mezzo.  

Business 21 Febbraio, 2020 @ 11:37

E-Trade, dal trading online al tempio di Wall Street

di Massimiliano Carrà

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morgan stanley sede
Mario Tama – Getty Images

È tutto vero: Morgan Stanley acquisirà per 13 miliardi di dollari una delle piattaforme di trading online più famose di Wall Street e non solo: E-Trade. Oltre ad aver scosso la giornata americana di Borsa di ieri, l’operazione finanziaria intentata da Morgan Stanley è già storia: è la più grande acquisizione dalla crisi finanziaria scoppiata negli Usa a causa dei mutui subprime.

Inseguita fin dal 2002, come hanno rilevato i vertici di Morgan Stanley, la fusione con E-Trade ha un obiettivo preciso per la banca americana fondata nel 1935: accelerare e completare la trasformazione del gruppo in un leader della gestione di fondi per conto di piccoli investitori e risparmiatori.

I dettagli dell’operazione tra Morgan Stanley e E-Trade

Entrando nei dettagli dell’operazione, l’acquisizione di E-Trade lanciata da Morgan Stanley è una transazione orchestrata tutta in azioni. In sintesi un’offerta pubblica di scambio che permetterà agli investitori del broker online di ricevere 1,0432 azioni di Morgan Stanley per ognuna di quelle di E-Trade in loro possesso, ossia circa 58,74 dollari, con un premio del 30% rispetto alla chiusura di mercoledì.

Come rivelato dalle due aziende protagoniste, l’acquisizione dovrebbe concludersi nel quarto trimestre 2020 (quindi a fine anno), e permetterà a Morgan Stanley di acquisire 5 milioni di clienti, una banca online e 360 miliardi di dollari di attività, che si sommano al suo portafoglio di 3 milioni clienti e ai 2.700 miliardi di dollari di attivi dei clienti. 

Di conseguenza, una volta completata la fusione, le operazioni di wealth management di Morgan Stanley avranno complessivamente oltre otto milioni di utenti e attività in gestione stimate in 3.100 miliardi. Ma non è tutto. Secondo i calcoli fatti dalla banca stessa e dagli analisti, Morgan Stanley con l’acquisizione di E-Trade dovrebbe risparmiare fino a circa 400 milioni di dollari in costi e creare sinergie per circa 150 milioni di dollari.

Perché è nata l’operazione E-Trade e Morgan Stanley?

Quando si concretizza un’acquisizione di questa rilevanza economica, e non solo, le motivazioni e le implicazioni sono ovviamente diverse e innumerevoli. Dal punto di vista strategico è sicuramente una risposta alla fusione tra la banca americana Charles Schwab e il broker online TD Ameritrade.

Proprio per questo motivo, l’acquisizione da parte di Morgan Stanley è una vera e propria ancora di salvataggio per E-Trade, che in seguito alla fusione di Schwab e TD Ameritrade aveva visto decrescere sostanzialmente le sue quotazioni. Per la banca americana, invece, rappresenta un’opportunità in più in materia anche e soprattutto di servizi offerti. Infatti, oltre ad aver un gruppo di 15.500 advisers dediti al servizio di clienti con patrimoni milionari, l’anno scorso ha lanciato un servizio online mirato a risparmiatori non ricchi.

Adesso, quindi grazie alla potenza e fame di E-Trade potrà ampliare e rafforzare tutto ciò. Nella gestione di azioni per conto di dipendenti, la futura Morgan Stanley infatti potrà far leva su oltre 4.000 clienti corporate.

Le reazione in Borsa dei titoli

Vista l’importanza dell’operazione, la reazione in Borsa dei titoli delle due società è stata abbastanza evidente, sia positivamente, sia negativamente. Il sentiment degli investitori di Morgan Stanley e di E-Trade è stato infatti totalmente opposto.

I primi non sono risultati molto convinti della decisione intrapresa, tant’è che nella seduta di ieri il titolo quotato alla Borsa di New York ha ceduto il 4,55%, con le azioni che sono passate da 56,51 dollari per azione a 53,75 dollari per azione.

Totalmente contraria, invece, la reazione degli investitori di E-Trade. Quotato sul Nasdaq, il titolo della piattaforma di trading online è andato incontro a un rally positivo del 21,81%, con le azioni che sono volate da 44,93 dollari per azione e 54,73 dollari per azione. 

Leader 4 Febbraio, 2020 @ 11:28

Tesla senza freni: +20% in Borsa. E Musk si avvicina alla top 20 dei più ricchi

di Massimiliano Carrà

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Elon Musk , cofondatore e Amministratore Delegato Tesla
VCG – Getty Images

Tesla non si scarica mai e viaggia veloce verso la storia. Detta così, sembrerebbe il claim di una nuova pubblicità, eppure è l’estrema sintesi della performance della casa automobilistica in Borsa. Nella giornata di ieri il titolo Tesla, quotato a Wall Street, ha guadagnato quasi il 20%, con precisione, il 19,89%. 

Un rally importante che ha permesso all’azienda guidata dal miliardario e filantropo Elon Musk di far volare il prezzo delle azioni e di mettere a segno la migliore seduta da maggio 2013. Infatti, se venerdì alla chiusura delle contrattazioni, il prezzo delle azioni era di 650,47 dollari per azione, ieri alla chiusura è balzato a 780 dollari per azione, ossia quasi 130 dollari in più. Ma non è tutto. Per la gioia di Elon Musk (che da ciò ne guadagnerebbe un mega bonus) ormai la capitalizzazione di mercato di Tesla è stabilmente sopra il muro dei 100 miliardi di dollari. Ieri infatti si è attestata a 140,59 miliardi di dollari. 

Tesla: quali sono le motivazioni del rally?

Tra le motivazioni che hanno spinto il titolo Tesla a guadagnare quasi il 20% in Borsa nella seduta di ieri:

  • il fatto che gli analisti di Argus Research hanno aumentato l’obiettivo di prezzo per Tesla da 556 a 808 dollari, ossia tra i più alti di Wall Street, soprattutto per gli ottimi risultati che l’azienda ha ottenuto nel quarto trimestre;
  • la società di investimento ARK Investment Management ha recentemente aggiornato il suo modello di valutazione per riflettere l’enorme potenziale al rialzo di Tesla. Tant’è che ritiene che il titolo potrebbe valere dai 7mila ai 15mila dollari entro il 2024.

Ovviamente, va anche sottolineato che la scorsa settimana Tesla ha battuto gli utili (segnalando il secondo trimestre consecutivo di redditività) e che grazie anche al lancio della Gigafactory a Shaghai, ha impressionato Wall Street con le crescenti consegne. Tant’è che Elon Musk ha promesso di aumentare le vendite globali di veicoli di oltre un terzo nel 2020 e di “superare comodamente” mezzo milione di unità (rispetto alle 367.000 dell’anno scorso).

Azioni Tesla: +149% in 12 mesi, Musk aumenta il suo patrimonio

Come dicevamo, le continue performance positive in Borsa di Tesla ormai nell’ultimo anno non sono una novità. Negli ultimi 12 mesi infatti il titolo della casa automobilistica americana ha fatto registrare una crescita straordinaria: +149,29%.  Infatti, se lunedì 4 febbraio 2019 alla chiusura delle contrattazioni le azioni si attestavano a 312,89 dollari per azione, adesso si attestano a 780 dollari per azioni, ossia 467,11 dollari in più per azione.

Ciò significa che chi aveva 10mila azioni e non l’ha vendute (ed il titolo Tesla è il più “shortato” a Wall Street) ad oggi in un anno ha guadagnato 4,6 milioni di dollari. Questo può rendere l’idea di quanto stia guadagnando Elon Musk (che adesso punta a rientrare tra la top 20 degli uomini più ricchi al mondo), visto che l’imprenditore americano detiene circa il 19% di Tesla.

Business 23 Dicembre, 2019 @ 11:00

Perché i bonus di Wall Street non sono più quelli di una volta

di Paolo Mossetti

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Il floor del Nyse
Il floor del Nyse di New York (Eduardo Munoz Alvarez/Getty Images)

Quest’anno sarà un Natale piuttosto magro per i manager di Wall Street. Magro per modo di dire, ovviamente. Nonostante, in un anno, il NYSE Composite, l’indice di mercato che copre tutte le azioni della Borsa di New York, abbia raggiunto una crescita del +19.62% mentre il Nasdaq del +29.33%, le società quotate distribuiranno ai loro manager il 9% di bonus in meno rispetto allo scorso anno: da circa 27,5 miliardi di dollari a 25 miliardi. Una cifra che rappresenta comunque da sola il doppio di quanto guadagna il milione di lavoratori che percepisce il salario minimo.

Tradizionalmente, i bonus sono emessi – o almeno annunciati – dai primi di dicembre fino ai primi di gennaio. Il loro andamento attuale riflette i tempi difficili per il settore bancario, colpito da tassi d’interesse bassi o negativi, guerre commerciali, tensioni politiche e mercati molto volatili. Eppure, il fatto che Wall Street abbia chiuso l’anno in territorio decisamente positivo e un tasso di disoccupazione negli Stati Uniti che resta ai minimi storici non bastano, da soli, a garantire l’incremento dei bonus nel settore delle securities.

Le riforme proposte dopo la gigantesca bolla dei mutui del 2008 e la conseguente crisi della finanze, che avrebbero dovuto mettere un freno alla politica dei bonus stellari (considerati un incentivo a rischi eccessivi) non hanno quasi mai tagliato il traguardo. E quando sono state trasformate in legge hanno lasciato molti margini di discrezionalità, nei quali si sono infilate di nuovo le aziende quotate. E ciò nonostante molte banche stiano autonomamente scegliendo di ridurre i bonus, oppure optino per modalità di compensazione differita, ad esempio in forma di azioni anziché in liquidità.

Le somme di cui parliamo restano in ogni caso strabilianti, arrivando tranquillamente a sei o sette cifre, costituendo talvolta un terzo o più del compenso annuale dei dirigenti aziendali. Il valore medio dei bonus pagati ai mogul di Wall Street è stato di circa 153 mila dollari nel 2018 – già in calo del 17% rispetto all’anno precedente, nonostante una ripresa degli utili nel settore finanziario. Il salario medio per i manager della borsa newyorkese è stato di circa 422 mila dollari nel 2017 (ultimi dati disponibili), vale a dire oltre cinque volte più alto di quello di un salario medio nel settore privato degli Stati Uniti.

Rispetto agli anni passati, i dirigenti di Wall Street non hanno aperto bocca su ciò che sta succedendo con i bonus; perché, come riporta Reuters resta ancora da vedere come andrà il mercato dei prestiti overnight alla fine di dicembre, e sul possibile effetto a catena su altri mercati. Nel frattempo, riferisce Cnbc, Morgan Stanley starebbe licenziando più di 1.000 persone – il 2% della sua forza lavoro: un annuncio che arriva prima della fine dell’anno per “evitare di pagare i bonus”. La banca si è giustificata citando “una incerta prospettiva economica globale”, e i suoi tagli potrebbero essere seguiti presto da altri istituti di credito.

La situazione è in forte contrasto con quello che succedeva 10 anni fa, quando i bonus di Wall Street erano fantasmagorici a dispetto di una economia afflitta dalla grande recessione (prodotta in larga misura dalle banche) e di un settore finanziario salvato grazie a mastodontici bailout governativi. Bisogna però considerare, scrivono su Axios, quanto il calo dei bonus possa avere un effetto negativo sulle metropoli che vivono dell’indotto di Wall Street. A tremare, in particolare, ci sono gli impiegati nel settore immobiliare.

I bonus della classe manageriale finanziaria, prima della crisi del 2008, funzionavano un po’ da barometro per il real estate: se erano in salita si scatenavano gli acquisti nelle contee più ricche ed esclusive di Long Island e del New Jersey; al primo segno di calo, si scatenava il panico tra gli intermediari. Adesso le cose non funzionano più così, e chi si è arricchito in questo modo deve adattarsi alla situazione.
Inoltre, piaccia o no, i bonus del settore delle securities sono sempre stati una risorsa per New York, dal punto di vista fiscale. Il loro calo vuol dire meno introiti per lo Stato e fondi in diminuzione per i programmi governativi. Allo stesso tempo, secondo la società di consulenza finanziaria Johnson Associates, i manager degli hedge fund non dovrebbero subire la medesima sorte, e i pagamenti del settore dovrebbero addirittura aumentare del 5%.

Innovazione 14 Agosto, 2019 @ 4:57

Ora è ufficiale: WeWork in Borsa entro il 2019, ma con un fardello di 900 milioni $

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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La sede di WeWork a New York. (Shutterstock.com)

Da tempo attesa e da molti anticipata, Wework ha infine ufficializzato il suo sbarco in Borsa. Il colosso del co-working, ora noto come The We Company, ha annunciato di aver depositato la documentazione necessaria per la quotazione alla Sec che prevede con ogni probabilità l’ipo già il mese prossimo, con ticker di negoziazione che sarà WE. L’unicorno statunitense si aggiunge così alle numerose quotazioni di compagnie tecnologiche avvenute nel 2019.

Dal prospetto depositato emerge che la società ha registrato ricavi per 1,54 miliardi di dollari, ma una perdita netta di oltre 900 milioni nei primi sei mesi di quest’anno (circa il 25% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). L’anno scorso è stato archiviato con una perdita di 1,9 miliardi di dollari. Una cifra superiore a quella di altri due colossi da poco in Borsa: Uber (perdita di 1,8 miliardi nel 2018) e Lyft (900 milioni di dollari).

L’unicorno con base a New York ha però raggiunto una valutazione di 47 miliardi di dollari a gennaio, raccogliendo $ 8,4 miliardi da quando nel 2010 è stato fondato da Adam Neumann e Miguel McKelvey – ai quali Forbes stima un patrimonio netto rispettivamente di $ 4,1 miliardi e $ 2,9 miliardi. Tra i suoi investitori ci sono gruppi come SoftBank, Benchmark, T. Rowe Price, Fidelity, Goldman Sachs. Nel prospetto, WeWork fa anche riferimento a operazioni di emissioni di debito fino a 6 miliardi di dollari che conta di chiudere in concomitanza con l’Ipo.

Nel tentativo di diversificare il proprio business, inoltre, la società si sta espandendo anche nel settore dei complessi co-abitativi con il suo brand WeLive, così come nell’educazione scolastica con le attività di WeGrow, e nel settore dell’health e del wellness con WeRise.

Infine, a novembre 2018 WeWork aveva annunciato il proprio sbarco in Italia. L’azienda di coworking aprirà i suoi primi spazi a Milano, in Via Giuseppe Mazzini e in via Meravigli, nel 2020. “L’apertura in Italia è stata per noi una scelta naturale”, aveva commentato Audrey Barbier-Litvak, general manager, WeWork Southern Europe.