Kering investe nel mercato second-hand di Vestiaire Collective. L’obiettivo? Rilanciare i valori della moda green

Francois-Henri Pinault (Photo by Jamie McCarthy/Getty Images)
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Francois-Henri Pinault (Photo by Jamie McCarthy/Getty Images)

Il mercato second-hand dovrebbe toccare i 60 miliardi di euro di giro d’affari nel 2025. Non sorprende quindi che un colosso come Kering abbia messo gli occhi su una piattaforma come Vestiaire Collective, di cui ora controlla il 5%, che in un solo anno ha registrato un volume per transazioni in crescita di oltre il 100%. Il round di finanziamento da 178 milioni di euro, sostenuto dal colosso del miliardario François Pinault (44 miliardi di patrimonio secondo Forbes) avrà l’obiettivo di rafforzare un segmento, quello del mercato di seconda mano, che nemmeno la crisi è riuscita a piegare, a conferma dell’interesse del consumatore di fascia alta nei confronti dell’usato di lusso e, allo stesso tempo, del valore della sostenibilità. A partecipare al round, che conferisce a Vestiaire Collective lo status di unicorno (società non quotata dal valore superiore al miliardo di dollari), è stata anche Tiger Global Management, società di investimento nel settore tecnologico (ha già supportato aziende come Facebook e Spotify), che aiuterà il marketplace di moda nell’espansione sul mercato a stelle e strisce.

“Questo ultimo round conferma l’incredibile processo di sviluppo di Vestiaire Collective, fondata durante la crisi del 2008, il cui modello ha dimostrato la sua incredibile resilienza anche in condizioni difficili. Il settore della rivendita è in rapida crescita, soprattutto tra i Millennials e la Gen Z, e contribuirà a plasmare il panorama della vendita al dettaglio del futuro”, ha commentato Maximilian Bittner, numero uno di Vestiaire. Nel dettaglio, l’operazione servirà per ampliare la roadmap di innovazione tecnologica, accelerando soprattutto il suo impegno a favore dell’economia circolare. Primo step? Condurre un’azione strategica mirata per ridurre l’impronta ambientale e diventare carbon neutral entro il 2026.

(vestiairecollective.com)

Che l’industria della moda abbia bisogno di un cambiamento in questa direzione è ormai cosa nota, basti pensare che, a livello globale, ha prodotto circa 2,1 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra solo nel 2018. Ed è qui che entra in gioco l’etica del riutilizzo dei capi promossa dal sito del rivenditore parigino. L’acquisto di oggetti di seconda mano aiuta infatti a contenere i danni ambientali causati dalla produzione di moda (il semplice atto di acquistare una borsa di seconda mano su Vestiaire Collective può ridurre l’impatto ambientale fino al 91%). Con oltre il 50% degli ordini completati tramite spedizione diretta, il servizio ha già risparmiato oltre 1.150 tonnellate di CO2 dal lancio. E come se non fosse abbastanza, l’azienda offrirà anche più opzioni di spedizione eco-compatibili, attraverso un sistema di imballaggio riciclato e riciclabile.

“Il lusso usato ora è un vero e proprio trend; piuttosto che ignorarlo, vogliamo contribuire a influenzare il futuro del nostro settore con pratiche più innovative e green”, ha aggiunto François-Henri Pinault. “Il tutto in linea con il nostro spirito imprenditoriale, e la nostra pionieristica strategia di sostenibilità e la visione moderna del lusso”.