L’India vuole bandire i bitcoin: in arrivo multe per chi possiede criptovalute

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(foto Dan Kitwood -Getty Images)
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Durissimo attacco del governo indiano guidato dal primo ministro Narendra Modi contro le criptovalute: multe salate per gli operatori del settore, ma anche per chi detiene semplicemente bitcoin. Una doccia fredda per 8 milioni di investitori.

Il disegno di legge, in attesa di approvazione, si annuncia come una delle politiche più severe al mondo contro la creazione e circolazione di criptovalute, delle quali verrebbero criminalizzati il possesso, l’emissione, l’estrazione, il commercio e il trasferimento. Nel 2019, un comitato governativo aveva ipotizzato pene fino a 10 anni di carcere per chi estrae, genera o vende criptovalute, ma non è chiaro se questa proposta sia stata conservata intatta nel nuovo disegno di legge.

La misura proposta in India fa impallidire perfino quella adottata dal governo cinese, che, sebbene vieti l’estrazione e lo scambio delle criptovalute, non colpisce chi le possiede.

La legge sulle criptovalute

Dal mese di gennaio il governo indiano sta lavorando a una riforma profonda del mercato, che prevede la nascita di criptovalute pubbliche autorizzate e la messa al bando di quelle create da privati, come i bitcoin. Nuova Delhi non avrebbe infatti intenzione di perdere o condividere il controllo del mercato con iniziative private.

“Daremo ai possessori di bitcoin e altre criptovalute sei mesi di tempo per liquidarli, poi scatteranno le sanzioni”, ha detto a Reuters un funzionario. Il disegno di legge ha buone possibilità di essere approvato, poiché la maggioranza che fa capo a Modi è piuttosto ampia.

Il boom del bitcoin in India

Nonostante le minacce di sanzioni, il mercato indiano delle criptovalute ha registrato una crescita esponenziale negli ultimi tempi. Conta infatti già 8 milioni di investitori, che, secondo le stime degli analisti, possiedono 100 miliardi di rupie, equivalenti a circa 1,2 miliardi di euro.

L’exchange di criptovalute ZebPay, che ha sede a Singapore ma opera anche in India e in Australia, ha fatto sapere di avere registrato, in una giornata media di febbraio, un volume di transazioni enorme, corrispondente a tutto il mese di febbraio del 2020. Il tutto a dispetto della minaccia governativa già nell’aria. 

Gli investitori si trovano in una condizione in cui, se da un lato possono vedere moltiplicato il loro patrimonio iniziale, dall’altro sanno di dovere affrontare la stretta imminente. Nel corso dell’ultimo anno il parco degli investitori in bitcoin è cresciuto di trenta volte.

Nel marzo 2020, la Corte suprema indiana si era espressa invece in senso opposto all’attuale orientamento governativo: aveva annullato un ordine della banca centrale che vietava agli istituti di credito di trattare criptovalute. Un segnale incoraggiante, forse, anche per il futuro.