Come questi tre designer hanno fondato un’azienda che produce tappeti naturali annodati a mano in Nepal

Da sinistra: Daniele Lora, Nelcya e Fabrizio Cantoni, fondatori di cc-tapis
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Articolo tratto dal numero di marzo 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Da elemento decorativo a nobile protagonista degli spazi. In soli dieci anni, cc-tapis è riuscita a capovolgere la percezione del tappeto nel mondo del design. Un traguardo non certo facile, raggiunto con un’idea: approcciarsi al tappeto in un’ottica progettuale, lasciando spazio alla sperimentazione di forme, storie e pensieri. In parole povere, alla libertà. Fondata nel 2011 da Nelcya e Fabrizio Cantoni, insieme a Daniele Lora, oggi art director del marchio, cc-tapis produce tappeti 100% naturali annodati a mano da artigiani tibetani in Nepal, dove il marchio ha aperto un atelier dando lavoro a oltre 400 persone.

Una tradizione antichissima, quella dell’annodatura a mano tibetana, che Nelcya e Fabrizio Cantoni hanno avuto modo di approfondire lavorando per Maison Chamszadeh, l’azienda del padre di Nelcya che realizza tappeti persiani artigianali. Proprio da qui sono partiti quando hanno deciso di fondare cc-tapis a Milano. “Guardavamo quei meravigliosi tappeti persiani e ci dicevamo: pensa che bello se fossero gialli o rosa, oppure se contenessero questa o quella geometria. cc-tapis è nata con l’idea di fare qualcosa di inedito”, raccontano.

(Courtesy cc-tapis)

Da allora sono cambiate molte cose, e cc-tapis è diventata sinonimo di tappeto contemporaneo di design. Per il marchio hanno collaborato i nomi più celebri (e anche i più promettenti) del design internazionale, da Martino Gamper a Patricia Urquiola (che ha partecipato anche a una delle ultime collezioni, Gesture) passando per Bethan Laura Wood, Sabine Marcelis, Faye Toogood, Philippe Malouin e altri. “Lavoriamo con designer che appartengono ai mondi creativi più disparati, ma se vedi un nostro tappeto capisci subito che è cc-tapis. Perché è il nostro know-how a definirci, è l’interpretazione che diamo al tappeto”.

cc-tapis produce tappeti 100% naturali annodati a mano in Nepal, dove il marchio ha aperto un atelier che occupa oltre 400 persone.

Oggi, allo scoccare del decimo anniversario, i tre fondatori sono pronti a svelare una serie di novità fuori dagli schemi. Innanzitutto, un calendario di lanci a cadenza mensile, che stravolge l’abitudine pre-pandemica di presentare i nuovi prodotti esclusivamente durante le fiere. “Ogni mese sveleremo dei progetti inediti senza attendere gli appuntamenti fieristici. Seguiremo una nostra timeline, approfittando delle fiere solo per condividere le novità con i nostri clienti. Alcuni dicono che siamo matti, che non è strategico fare una presentazione al mese, ma fa parte della nostra indole sperimentatrice, vogliamo dimostrare che invece può diventarlo. Le fiere sono un ottimo strumento per rendersi visibili, ma non devono rimanere l’unico momento in cui presentare le novità. Anche se dobbiamo ammettere che per il prossimo Salone ne abbiamo in serbo una speciale. Insomma, è rimasto il nostro approccio anticonformista che ci caratterizza fin dall’inizio”.

Ad accompagnare i nuovi progetti è poi un manifesto programmatico che mette nero su bianco i valori del brand. C’è la sostenibilità, naturalmente, sia ambientale che sociale. “A partire da quest’anno, tutti i tappeti cc-tapis vengono spediti all’interno di un nuovo packaging 100% plastic free, una sorta di denim molto resistente realizzato in India utilizzando tessuti riciclati. Proporremo anche delle idee su come riciclare ulteriormente questo tessuto, per farne delle borse o delle t-shirt in un’ottica di economia circolare. Dato che i nostri tappeti sono già sostenibili, venendo realizzati con materiali naturali e annodati a mano, ci siamo concentrati su quello che li circonda: il packaging”.

Ma questa non è l’unica novità sul fronte dell’approccio sostenibile. “Insieme a Econyl integreremo un filato realizzato con la plastica recuperata negli oceani alla nostra produzione lato contract. Per la prima volta useremo un tessuto artificiale, ma a fin di bene. Inoltre, abbiamo reso il nostro catalogo 100% digitale per usare meno carta possibile, ed entro la fine del 2021 saremo in grado di comunicare l’impatto ambientale di ogni singolo tappeto che vendiamo”.

(Courtesy cc-tapis)

E la sostenibilità di cc-tapis non è solo ambientale. Nel 2015, il brand ha fondato la onlus cc-foreducation, che ha lo scopo di sostenere l’educazione dei bambini nepalesi. “Per ora abbiamo finanziato l’istruzione di circa 70 alunni, e da poco abbiamo iniziato ad aiutare anche studenti universitari. Oltre a devolvere il 2% dei nostri ricavi alla onlus, promuoviamo eventi benefici come Design for Nepal e cerchiamo di sensibilizzare i marchi e le persone con cui lavoriamo”.

Tra impegno e leggerezza, in questi ultimi mesi cc-tapis è anche riuscita a dare il via a un progetto phygital che mette il sorriso: Academy, un luogo dove incontrarsi online per seguire lezioni di yoga (rigorosamente su tappeti cc-tapis), partecipare a corsi di flower design, o, perché no, imparare a fare l’impasto della pizza. “In un’epoca così pesante, l’importante è ricordarsi di rimanere leggeri, sempre”.