Cosa si mangia nello spazio? Ecco l’azienda pugliese che fornisce cibi made in Italy per gli astronauti

Raffaele Tiberino (a destra) insieme all’astronauta Luca Parmitano.
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di Fabiola Fiorentino

Trascorriamo la nostra esistenza domandandoci come si possa sopravvivere nello spazio in totale assenza di gravità. E anche l’atto stesso del nutrirsi in quelle condizioni diventa una meravigliosa dimostrazione di assoluta conquista.

Vediamo da sempre gli astronauti come viaggiatori intrepidi, frutto di lunghe ed estenuanti preparazioni fisiche e psicologiche. Imparano a lavorare, dormire e mangiare fluttuando tra i corridoi delle loro stazioni spaziali in orbita attorno alla Terra e ci sembra lecito a questo punto chiedersi: come fanno a fare tutto ciò? Di cosa hanno bisogno per restare in forma? “La dieta degli astronauti è da sempre oggetto di studi in tutti i centri di ricerca del mondo; soprattutto in relazione delle condizioni ambientali in cui il personale si trova e che rendono unici la preparazione e il consumo di un pasto. A gravità 0 la produzione di cellule ossee si riduce sensibilmente; la percezione del salato e del dolce si amplifica tanto da dover eliminare il sale e ridurre di molto lo zucchero, modifiche che influiscono sui metodi di produzione e di conservazione di certi tipi di cibi”, racconta Raffaele Tiberino, export manager di Sudalimenta srl, società fondatrice del marchio Tiberino che dal 1906 tramanda i sapori e le eccellenze gastronomiche della Puglia e che nel 2007 – dopo un intenso lavoro di ricerca e sperimentazione – viene selezionato dalla Nasa per produrre cibi adatti ai protocolli aerospaziali diventando così la prima azienda nella storia a produrre cibo per gli astronauti.

    courtesy Tiberino
    courtesy Tiberino

“Tiberino si è avvalso dell’assistenza di un team di nutrizionisti per l’ideazione di pasti che garantiscano il corretto apporto di vitamine e minerali. I criteri con cui sono composti prediligono l’equilibrio tra leggerezza, flessibilità e un valore nutrizionale adeguato alle esigenze. Con l’obiettivo di dare un giusto supporto fisico e mentale agli astronauti, cercando di rievocare i sapori di casa e far sentire il legame col pianeta Terra anche a kilometri di distanza. E in questa direzione, una grande occasione è stata portare la Puglia e le sue eccellenze in orbita con Paolo Nespoli, ex astronauta e ingegnere italiano”.

Paolo Nespoli

Dal momento che sulla ISS, International Space Station, non sono ancora previsti veri e propri sistemi di cottura, i cibi devono rispettare determinate caratteristiche. Tutti i prodotti alimentari, per esempio, devono sottoporsi a un processo di precottura e termo-stabilizzazione che ne garantiscono una conservazione a temperatura ambiente per diversi mesi. E prima del consumo vengono riscaldati in una sorta di fornetto a resistenza. I pasti, quindi, sono, umidi, precotti e termo-stabilizzati utilizzando ingredienti in grado di resistere alla pastorizzazione e mantenendo inalterate le loro caratteristiche organolettiche. I prodotti alimentari di punta targati Tiberino sono primi piatti disidratati realizzati con ingredienti accuratamente selezionati. La linea comprende più di cinquanta ricette tra pasta, risotti, zuppe e cous cous. La maggior parte delle ricette sono oltretutto vegane. Il che offre non soltanto un’esperienza gourmet per gli astronauti, ma sottolinea anche una particolare attenzione e una consapevolezza dell’azienda verso ciò che si porta in tavola in relazione ai temi odierni.

Nonostante un 2020 difficile e decisamente sconfortante dal punto di vista economico per il settore commerciale a causa della pandemia da Covid-19, Tiberino è stata fortunata, registrando al 31 dicembre scorso un aumento del fatturato che ha sfiorato il 50%, rispetto al corrispettivo precedente. “Pur consapevoli della passione e delle capacità che ogni giorno mettiamo nel nostro lavoro, non ci saremmo mai aspettati un successo simile, successo che sembra replicarsi anche in questi primi mesi del 2021”.

Ma adesso gli obiettivi aerospaziali si spingono un po’ più in là. Perché la sfida più grande è quella di poter un giorno attivare sistemi di coltura in nuove superfici extra-terrestri; portando così la vita e il nutrimento a un nuovo stato di conquista scientifica. Con la fortuna di gustarsi un buon piatto di calde orecchiette alle cime di rapa. “In ogni caso mai dire mai! La Luna o ancora meglio Marte sarebbero traguardi fantastici e noi siamo sempre pronti alla sfida”, conclude speranzoso Tiberino, che con un piccolo pasto per l’uomo, ha fatto un grande passo per l’azienda e per il papà Nicola, il portavoce della storia del gruppo.