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SpaceEconomy 10 maggio, 2019 @ 10:18

L’uomo più ricco del mondo ha presentato un veicolo per andare sulla Luna

di Forbes.it

Staff

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Jeff Bezos introduces a new lunar landing module called Blue Moon during an event at the Washington Convention Center in Washington. (Photo by Mark Wilson/Getty Images)

Ci sono voluti anni di test ma ne è valsa sicuramente la pena. Il numero uno di Amazon, Jeff Bezos, fondatore della società Blue Origin che costruisce capsule e razzi riutilizzabili da inviare in orbita, ha presentato infatti un nuovo modulo di atterraggio lunare, destinato a portare sul satellite nel 2024 astronauti e materiali.

Il lander lunare, battezzato Blue Moon, è capace di trasportare diverse tonnellate di materiale grazie al suo razzo propulsore BE-7. In che modo? Il piano superiore e gli alloggiamenti inferiori possono facilmente ospitare un’ampia varietà di carichi utili, inclusi satelliti di classe ESPA; ci sono inoltre posizioni di montaggio più basse per un accesso più ravvicinato alla superficie lunare e per lo scarico. I sensori di guida e discesa di precisione, infine, utilizzano la tecnologia di apprendimento automatico per atterrare accuratamente su qualsiasi parte della superficie lunare.

Con il prototipo oramai ultimato, nell’agenda di Blue Origini ci sono ora i test per condurre missioni senza equipaggio, a cui dovrebbero seguire quelle con persone a bordo. E anche se Bezos non ha ufficialmente fatto riferimenti alla NASA e all’eventualità di trasportare i suoi astronauti, non si può fare a meno di notare che la data annunciata per il primo sbarco, il 2024, coincide con gli ultimi obiettivi dichiarati dall’agenzia spaziale americana. Che, peraltro, non ha ancora selezionato un lander per il ritorno sul satellite.

Inutile dire che la concorrenza è già agguerrita. Oltre alla società del patron di Amazon è in lista d’attesa anche Lockheed Martin, impresa statunitense attiva nel settore dell’ingegneria aerospaziale, che ha da poco completato la progettazione di un habitat in grado di assicurare una presenza sostenibile dell’uomo nell’orbita lunare.

Bezos, i cui piani hanno subito un’accelerazione con la spinta dell’amministrazione Trump alla Nasa per costruire una piattaforma spaziale nell’orbita della Luna, investe ogni anno un miliardo di dollari in Blue Origin e ha confermato di recente che la sua società lancerà per la prima volta un razzo di nuova generazione, New Glenn, nel 2021.

 

Classifiche 4 aprile, 2019 @ 11:00

Il giovane ingegnere italiano che vuole conquistare lo spazio

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
Tiziano Bernard è uno degli Under 30 2019 selezionati da Forbes Italia nella categoria “Science”.

Articolo apparso sul numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Da sempre l’universo affascina e fa sognare. E nel novero dei sognatori c’è sicuramente uno come Tiziano Bernard, ingegnere aerospaziale classe 1992, la testa tra le nuvole, fin da piccolo: “Ho viaggiato molto in giro per il mondo e il fatto stesso di volare era quasi più importante della destinazione”. È nata semplicemente così una passione prima per l’aeronautica e poi per lo spazio. “Tra le figure che più mi hanno ispirato c’è Galileo Galilei. Un pensatore che, guardando di notte la volta celeste e vedendola ruotare sopra la propria testa, ha avuto la geniale intuizione: forse non era il cielo ma la terra a ruotare!”.

Quando può Tiziano torna lassù. Ora però lo fa in qualità di pilota acrobatico. Impegno e dedizione hanno caratterizzato il suo percorso di studi. Dopo un diploma all’International school di Trieste, si è trasferito in Florida per studiare al Florida institute of technology, fondato per dare supporto al Kennedy Space Center, la struttura per il lancio di veicoli spaziali della Nasa. È stato team leader del progetto Florida tech Mars rover, dove ha disegnato e costruito un rover (veicolo di esplorazione), premiato dalla Northrop Grumman come migliore progetto di ingegneria dell’istituto e pensato per fare da supporto operativo a una futura eventuale colonia su Marte. Non solo. “Sono stato il primo a conseguire un nuovo master in flight test engineering dall’università (in Florida ndr), nel 2016. Ho studiato con Ralph Kimberlin, una colonna portante nel mondo delle prove di volo, autore tra l’altro del libro Flight testing of tixed wing aircraft”.

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Infine, il dottorato: “Durante gli studi del master ho assistito lo Human-centered design institute del Florida Institute of Technology per un progetto su un simulatore Boeing 737-800. Il rettore, sorpreso dal mio modo di lavorare e dalla mia preparazione in aeronautica applicata, mi ha offerto un dottorato di ricerca. Durante il PhD ho analizzato il comportamento dei piloti per identificare la componente umana della perdita di controllo. Abbiamo lavorato in realtà virtuale e attualmente l’università ha depositato un brevetto temporaneo per proteggere la mia invenzione: metodo e configurazione di analisi in ingegneria cognitiva”.

Tiziano Bernard lavora alla Garmin International, società statunitense specializzata in tecnologie di aviazione con sede a Kansas City, negli Stati Uniti.

Tiziano si è distinto anche in ambito astronautico, con la progettazione e realizzazione di un prototipo di tuta spaziale adatta a risolvere problemi di orientamento e navigazione in orbita. “L’ambiente aerospaziale è un mondo dove l’uomo non può vivere. Studiare la perdita di controllo in ambito aerospaziale significa analizzare molto attentamente l’interazione tra uomo e sistema-macchina”.

Oggi Tiziano lavora presso la Garmin International, società statunitense specializzata in tecnologie di aviazione con sede a Kansas City, negli Stati Uniti. “Progettiamo le cabine di pilotaggio per gli aerei. Lavoriamo in particolare a progetti molto avanzati, direi futuristici”. Ma non ha abbandonato la ricerca: “Sono nel consiglio scientifico dell’Applied human factors and ergonomic conference (Ahfe) per lo spazio, dove ho dato vita a una nuova sessione per gli studi sui fattori umani nel turismo spaziale. Ho anche intenzione di organizzare un evento, possibilmente con il supporto di qualche università, dedicato ai giovani più brillanti. Vorrei offrire loro un’occasione per scambiarsi idee sul futuro del mondo, non solo aerospaziale. Ma anche su altri argomenti, come la politica ambientale”.

Intanto Bernard guarda alle nuove sfide dell’umanità nei cieli. “Credo che la prossima grande scoperta sia la propulsione supersonica silenziosa. Il trasporto aereo è in crescita e siamo sempre più dipendenti dal fattore tempo. Vogliamo volare più velocemente. E poi, penso alla colonizzazione di Marte: sarà senza dubbio l’evento del secolo, come fu l’atterraggio sulla Luna in quello scorso”.

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Un cervello in orbita, insomma. “Non mi considero un cervello in fuga. Sono sempre in contatto con l’Italia, anche con realtà aerospaziali molto attive, e spesso prendo in considerazione l’ipotesi di rientrare in patria. Bisogna ricordarsi che le opportunità non esistono solo all’estero. Certo, a volte dobbiamo essere creativi nel creare nuove occasioni. Se tornassi, lo farei con l’intenzione di dare il mio contributo per aiutare, come posso, il mio paese. Siamo noi gli artefici del nostro futuro”.

SpaceEconomy 28 marzo, 2019 @ 3:39

Agenzia Spaziale Italiana: logo e sito nuovi, ma stessa intenzione di pesare

di Emilio Cozzi

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Giornalista e autore classe 1974, scrive di tecnologia, videogiochi, esport e cultura videoludica per Forbes, Il Sole 24 Ore e Wired. Editorialista di Red Bull Games, ama lo spazio o qualsiasi cosa lo solchi. Lui lo attraversa, ogni notte, in realtà virtuale. Per questo motivo per Forbes cura anche la sezione SpaceEconomy. chiudi

Un nuovo logo, con relativa inaugurazione del merchandise, dell’e-shop e di un font di proprietà, ribattezzato “Galileo Asi”, e un nuovo sito internet, online fra un mese circa, senza pagine statiche, ma con scroll più adatto alla fruizione mobile.

Queste le novità appena presentate dall’Agenzia Spaziale Italiana per bocca del suo commissario straordinario, Piero Benvenuti.

Il resto della conferenza stampa conclusa pochi minuti fa è stato un chiaro messaggio strategico e ha confermato un’intenzione, questa sì, non nuova: alla prossima Ministeriale dell’Esa, l’appuntamento più importante per la politica spaziale europea previsto il prossimo novembre, la prima in cui invece del ministro del Miur, Marco Bussetti, l’Italia sarà rappresentata da Giancarlo Giorgetti, il presidente del Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale, l’Italia tenterà di ribadire il proprio primato in alcuni ambiti spaziali, se possibile aumentando i finanziamenti soprattutto dedicati alla ricerca scientifica.

I successi dell’Italia nello spazio

Indicativamente intitolata “Uno sguardo verso il futuro”, la conferenza dell’Asi è stata inaugurata da un video tributo a “Prisma”, il satellite per l’osservazione della Terra lanciato qualche giorno fa dallo spazioporto di Kourou, in Guyana Francese.

“Un grande successo della nostra industria – ha commentato Benvenuti – a partire dal lanciatore”, realizzato a Colleferro dalla Avio, che con lui vanta 14 lanci nominali in fila, un record storico. “E poi un satellite tutto italiano”, che precede altri satelliti made in Italy per l’Osservazione della Terra pronti a essere mandati in orbita, “il tedesco è in ritardo di due anni”, ha detto il commissario con un certo orgoglio.

“Il successo di Prisma ha una importanza strategica fondamentale perché ribadisce un’eccellenza italiana, che continuerà presto con COSMO-Skymed 2. Prisma contribuirà al monitoraggio del nostro Pianeta sfruttando caratteristiche uniche, come l’osservazione iperspettrale, in grado di individuare la composizione chimico fisica degli elementi e la sua evoluzione nel tempo.

Le sue applicazioni innovative, ancora da definire in dettaglio, saranno molteplici e ricchissime. L’accesso ai suoi dati, aperto a chiunque, permetterà alla nostra industria e ai nostri scienziati di mettersi in una posizione di predominanza in futuro. Siamo arrivati prima di ogni altro a questo risultato, dobbiamo esserne orgogliosi”.

Agenzia Spaziale Italiana: il nuovo logo web Asi
Il nuovo logo di ASI

Ariane e Avio, partita ancora aperta

Non sono parole di circostanza quelle del commissario, il cui successore potrebbe peraltro essere già annunciato la prossima settimana (le indiscrezioni vorrebbero sia Giorgio Saccoccia). In vista della Ministeriale, che determinerà i budget da destinare a ogni Paese membro oltre alla parte obbligatoria e proporzionale al Pil di ciascuno, le parole del capo dell’Asi pesano, o vorrebbero pesare, come macigni. Fra le altre, ai vertici Esa sta infatti disputandosi anche una lotta sull’utilizzo dei futuri lanciatori. Sul ring la francese Ariane, con il suo Arianne 6, e la Avio con Vega C.

“L’Italia – ha proseguito Benvenuti – si sta impegnando a trovare un accordo che sostenga gli sforzi sostenuti fin qui. I successi accumulati ci saranno d’aiuto, ma non sarà facile, vista la relazione a sua volta complessa fra Ariane e Avio. Riteniamo di avere colto per tempo le nuove tendenze del mercato, oggi orientate all’impiego di payload sempre più leggeri, una specificità di Vega – il vettore Ariane è invece progettato per portare in orbita carichi pesanti, nda – nulla però è da dare per scontato e la settimana scorsa abbiamo minacciato di porre il veto a un primo documento d’intesa. La discussione riprenderà fra pochi giorni; fino a novembre punteremo a un investimento dell’Agenzia Spaziale Europea che ci porti ad avere la nostra posizione di privilegio e sosterremo la complementarità fra i due lanciatori”.

Italia-Cina: insieme nello spazio

È un fine gioco di equilibrismo che si riproporrà anche per le promettenti relazioni con la Cina. Sancito la scorsa settimana tra l’Asi e la China National Space Administration, il protocollo d’intesa sulla missione “China Seismo-Electromagnetic Satellite 02” mette l’Italia in una posizione delicata nei confronti della Nasa e, soprattutto, del governo statunitense.

“Il Cse2 – ha spiegato Benvenuti – contribuirà al monitoraggio dell’alta ionosfera e della magnetosfera terrestre in relazione ai movimenti sismici, un tema fondamentale sia per la Cina che per noi, come purtroppo hanno dimostrato tragedie recenti.

L’accordo non è stato facile, ma ha confermato una collaborazione con l’Agenzia Spaziale Cinese, che sta emergendo con un’accelerazione incredibile. In più è un’ulteriore testimonianza della volontà, da parte di entrambi i paesi, di collaborare alla realizzazione di una base spaziale cinese, ambito nel quale l’Italia vanta un’esperienza consolidata”. Prospettiva non esattamente ambita dal governo americano.

“Abbiamo un solido accordo con Esa e Nasa per quanto concerne la Stazione spaziale internazionale e il suo futuro – ha sottolineato il commissario – è un accordo che mette l’Italia in una posizione privilegiata sia per quanto concerne il volo umano che la futura sperimentazione in orbita. Sarà tuttavia fondamentale si riesca a garantire che verso la Cina non ci siano trasferimenti tecnologici poco graditi al governo statunitense”.

Una space diplomacy su cui Benvenuti si rivela prudente ma ottimista. “Mi auguro che fra qualche anno si possano vedere astronauti ed esperimenti italiani sulla stazione cinese. L’intero panorama spaziale sta cambiando. Dovranno fare lo stesso tanti accordi in essere”.