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Resilienza, diversità e agilità: le leve della crescita secondo la multinazionale belga del farmaco Ucb

di Andrea Sermonti

Oltre ottomila dipendenti a livello globale, un mercato che abbraccia circa 40 Paesi e l’anno finanziario 2020 chiuso con un fatturato di 5,34 milioni di euro, in crescita di quasi il 9% rispetto al 2019, nonostante il periodo stregato dal Covid. Ucb è multinazionale del farmaco belga con una storia ormai centenaria, visto che è stata fondata nel 1928. A guidare l’affiliata commerciale italiana è l’amministratore delegato Federico Chinni. “La chiave di lettura del nostro successo è da ricercarsi principalmente nel nostro costante investimento in ricerca e sviluppo”, sostiene. “Siamo arrivati a reinvestire il 27% del fatturato annuo, molto più della media di settore”. Una crescita quella di Ucb che non riguarda solo il fatturato, ma anche le risorse umane. “Oggi abbiamo 135 dipendenti, ma all’inizio del 2020 eravamo solo 102. Nonostante la pandemia abbiamo operato un grande piano di sviluppo dell’affiliata, credendo nella nostra strategia, che dovrà supportare sei lanci nei prossimi sei anni, e in quello che il Paese Italia potrà dare in termini di supporto a questa crescita”.

Ucb lavora in due aree principali di business, l’immunologia e la neurologia. In quest’ultima ha un focus specifico sull’epilessia, mentre per l’immunologia entrerà tra pochi mesi nell’area dell’osteoporosi, nella quale già opera a livello internazionale (in Italia sta attendendo l’autorizzazione da parte di Aifa) con una soluzione terapeutica per il trattamento delle persone con fratture da fragilità. “Lo sviluppo futuribile è di continuare a lavorare in queste aree; in immunologia, nel campo della psoriasi, ad esempio, stiamo approntando la sottomissione alle agenzie regolatorie di un farmaco estremamente promettente, un inibitore dell’interleuchina-17 (IL-17), che potrebbe cambiare lo ‘standard of care’ della malattia”. Un’altra futura direttrice strategica nell’ambito della neurologia è quella delle malattie rare. “Nel campo della miastenia grave abbiamo un farmaco in sviluppo interno; lo scorso anno inoltre abbiamo acquisito un’azienda americana, la Ra Pharmaceuticals, che ha un farmaco in sviluppo sempre per la stessa patologia. E poi abbiamo acquisito anche la Handl Therapeutics BV, che si occupa di terapia genica; questo ci consentirà nel prossimo futuro di andare a lavorare proprio sulle cause delle malattie”. 

Le grandi aree di sviluppo per i prossimi anni, secondo la vision di Farmindustria, sono tre: partnership, sostenibilità e innovazione. “Si tratta di tre idee centrali”, commenta Chinni. “L’importanza di essere partner strategici del sistema sociale ed economico italiano è emersa molto chiaramente dalla pandemia, che ha fatto capire come la salute è economia, e che non c’è economia senza salute”. Insieme ad altre aziende del farmaco sono stati promotori di uno studio commissionato ad Altems – l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’università Cattolica del Sacro Cuore – che ha evidenziato un dato molto interessante: ogni euro speso in studi clinici in Italia, genera un effetto leva di 2,77 euro per il servizio sanitario. “Dunque, l’idea di essere anche un volano in questo settore dell’economia secondo me è molto pertinente e dovrebbe essere centrale anche nel piano di ripresa e resilienza del nostro Paese”. 

Obiettivi ambiziosi quelli di Ucb. Ma qual è la ricetta per realizzarli? “Un elemento molto importante è il connecting health care, cioè essere un’organizzazione capace di costruire alleanze varie tra i diversi stakeholder del sistema. Il sistema salute è fatto da diversi interlocutori, ognuno portatore di interesse. Non potremmo uscire da questa pandemia se non con una visione condivisa, anche in un’ottica di partnership pubblico-privato. Crediamo che il nostro ruolo sia proprio questo: creare alleanze, mettere insieme le persone a parlare del futuro”. Un altro asset caratterizzante di UCB è quello della sostenibilità. Lo scorso anno la multinazionale belga ha ridotto di un clamoroso 60% le sue emissioni di anidride carbonica. “Questo è un tema non solo di moda ma non più eludibile. A livello globale il mondo produce 51 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno che devono essere azzerate entro il 2050. Un impegno che in Ucb abbiamo preso molto sul serio. Sono quattro i pilastri della nostra strategia di sostenibilità: l’innovazione, cioè l’idea di andare a lavorare solo su aree che attualmente non siano coperte da farmaci, cioè gli unmet needs. L’accesso ai farmaci, che vogliamo riguardi il più ampio numero possibile di pazienti (in Italia abbiamo realizzato il progetto UCB@casa, un servizio di consegna a casa dei farmaci a distribuzione ospedaliera durante la pandemia e il servizio SiCura che permette al paziente di sapere in quale farmacia può trovare i nostri farmaci). Il terzo pilastro è rappresentato dalle persone: riteniamo che sicurezza, wellbeing, e la salute delle nostre persone abbia un impatto positivo sulla sostenibilità. Infine, il tema dell’ambiente; qui abbiamo un obiettivo ancor più ambizioso, ovvero quello di essere una compagnia carbon-neutral entro il 2030”. Meta che va ad aggiungersi ad altri due obiettivi per il 2021: ridurre del 20% il consumo di acqua nella produzione di farmaci e del 25% la produzione dei rifiuti rispetto al 2020.

Ucb crede fermamente anche nell’innovazione e nella trasformazione digitale. Lo dimostrano i tanti progetti in corso. Lo scorso febbraio ha siglato una partnership globale con Microsoft nell’ambito della drug discovery, utilizzando le loro tecnologie di servizi computazionali, intelligenza artificiale e cloud. “Riteniamo che il digitale potrà aiutarci anche a ridurre i tempi per la scoperta dei farmaci. A livello nazionale, durante la pandemia abbiamo attivato una partnership con Talent Garden, un network milanese di startup e un erogatore di formazione nell’ambito digitale; con loro abbiamo creato una data digital academy, facendo un percorso di sette mesi per tutta la popolazione aziendale, indistintamente rispetto ai ruoli, per far capire l’importanza dei dati”. 

Altro focus quello sul lavoro ‘agile’, una metodologia che si è sviluppata nel campo del software con progetti multifunzionali che lavorano su percorsi molto rapidi per arrivare a soluzioni, campagne, progetti, in maniera veloce e articolata. Il passo successivo è quello di rendere operativo il ‘digital assistant’, che assisterà dall’iPad gli informatori suggerendo loro la cosiddetta next best action. “È una direzione molto importante ma ci tengo a precisare che per me, in tutta questa trasformazione digitale, l’uomo resta sempre al centro. Dal 2017 in Ucb Italia stiamo investendo sulle nostre persone con corsi e training di intelligenza emotiva. Riteniamo che il filone della lettura delle emozioni e di come le emozioni abbiano un impatto anche sulle nostre attività e sui nostri risultati sia qualcosa che deve andare di pari passo con tutta la trasformazione digitale”. 

Le persone sono al centro dunque nella filosofia Ucb. E per quanto riguarda l’universo femminile, nessuno tetto di cristallo in azienda. “Oggi, su 135 persone nella nostra azienda, abbiamo 67 donne e 68 uomini”, afferma Chinni, precisando che la parità di genere riguarda anche posizioni di leadership: a capo della direzione del personale, di importanti business unit e della direzione medica ci sono delle donne. Un presente di successo che per essere proiettato nel futuro dovrà comunque andare incontro a ulteriori trasformazioni. “Per continuare ad avere successo in futuro dobbiamo tener d’occhio tre indicatori: la capacità di essere resilienti, di piegarci senza spezzarci, la capacità di abbracciare la diversità e quella di essere agili, di rispondere in fretta alle sollecitazioni: perché credo che sempre più nel prossimo futuro ci troveremo ad affrontare situazioni inedite, impreviste, veloci”. Resilienza, diversità e agilità. Sono questi gli elementi che permetteranno a Ucb di essere un’azienda di successo anche nei prossimi dieci anni.

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