La storia di Peter Lim, l’ex cameriere diventato miliardario con l’olio di palma

Peter Lim
(foto Manuel Queimadelos Alonso/Getty Images)
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L’indice di gradimento di Peter Lim a Valencia punta con decisione verso il basso. Tutta colpa del calcio. L’imprenditore indonesiano, patrimonio stimato da Forbes in circa 2,6 miliardi di dollari, è infatti il proprietario della squadra della città, tra le più blasonate del calcio spagnolo. L’arrivo di Lim alla guida del club aveva acceso le fantasie dei tifosi, vista la sua disponibilità economica. Anche in questa stagione, però, il Valencia ha faticato ed è rimasto a stento nella massima serie. Di recente è andata in scena una manifestazione di piazza dei tifosi dai toni duri. Lim, però, non sembra sia stato turbato. Forse perché, nella sua vota, è passato attraverso momenti molto più difficili di una contestazione pubblica.

Chi è Peter Lim

Peter Lim, ricostruisce la testata giornalistica online di Singapore e Malesia Vulcan Post, nasce nel 1953 in una famiglia umile. Padre pescivendolo e madre casalinga, Lim e i suoi sei fratelli crescono in un appartamento governativo con due camere da letto in un complesso residenziale di Bukit Ho Swee, zona nota per uno dei più grandi incendi della storia di Singapore, avvenuto nel 1961. Peter è spesso costretto a dormire in soggiorno o ovunque possa trovare spazio per appoggiare il materasso per la notte. Si dimostra tuttavia uno studente dotato, tanto da riuscire a entrare alla Raffles Institution, la più antica scuola di Singapore, fondata nel 1853. Per gli studi universitari, invece, la scelta è ancora più audace e coraggiosa: cambiare paese e continente, con la consapevolezza di dover fare affidamento quasi soltanto sulle proprie forze per mantenersi.

Peter Lim finisce così in Australia, a Perth, per studiare presso l’università dell’Australia occidentale, dove riesce a laurearsi in finanza e contabilità, ricorda The Straits Times, quotidiano di Singapore riconosciuto come uno dei più autorevoli giornali in inglese dell’Estremo Oriente. Accanto a lezioni, libri ed esami ci sono le prime piccole esperienze lavorative part time, tra cui quelle come cuoco, cameriere e tassista.

I primi passi

Proprio durante uno di questi impieghi, spiega ancora Vulcan Post, Lim avrebbe iniziato a osservare con occhi diversi come si svolgevano le cose intorno a lui. Durante la sua esperienza nel fast food australiano Red Rooster, specializzato in pollo arrosto, Lim studia infatti come è iniziato il business della catena, come è cresciuto e si è sviluppato e come si è ingrandito e allargato nel corso degli anni.

Il primo vero lavoro di Peter è come contabile. Il mondo dei numeri, come conferma lui stesso, è il suo habitat naturale: “È qualcosa con cui mi trovo molto a mio agio, qualcosa che capisco. Dammi i numeri. Li guardo e sono felice. Può essere in qualsiasi settore”. Dopo appena tre mesi, però, si sposta sulla consulenza fiscale.

La vera svolta arriva quando diventa un agente di cambio in Borsa. Accanto soprattutto a clienti indonesiani, riporta Vulcan Post, il lavoro di Lim è strabiliante, tanto da guadagnarsi, nel corso degli anni, il soprannome “Remisier King” (“Remisier” è la parola indonesiana per “agente di cambio”). Grazie alle commissioni Lim guadagna milioni, ma a metà anni ’90, quando è al culmine della sua attività, lascia tutto per occuparsi di pratiche di divorzio. Curiosamente, o forse no: anche lui è impegnato nella separazione dalla moglie. 

Peter Lim diventa miliardario

Nello stesso periodo Lim diventa un investitore privato e, come riporta The Straits Times, indovina l’investimento giusto: 10 milioni di dollari puntati su Wilmar International, giovane startup che si occupa di olio di palma. Una scelta non del tutto casuale, perché il fondatore della startup è un ex cliente e amico dello stesso Peter Lim.

Nonostante la crisi finanziaria asiatica che di lì a poco sarebbe arrivata, l’investimento non viene abbandonato, perché la filosofia di Lim da questo punto di vista, come raccontato a The Business Times nel 2007, è chiarissima: “Devi investire con una mentalità a lungo termine. Compri una buona azione, poi la lasci lì per 10 anni. La durata minima dei miei investimenti va da 5 a 6 anni, se non da 10 a 12”. Detto, fatto: nel 2010 l’imprenditore di Singapore passa all’incasso con le sue azioni in Wilmar International, nel frattempo cresciuta a dismisura, così come la domanda di olio di palma a livello globale. Per la prima volta, Peter Lim ha un patrimonio superiore al miliardo di dollari (1,5, per l’esattezza). La cifra viene reinvestita subito, evidenzia Forbes, su proprietà immobiliari, assistenza sanitaria e sport.

La presidenza del Valencia

Lim punta soprattutto sul calcio. Prima tenta, senza successo, di acquisire la maggioranza del Liverpool, poi ottiene, nel maggio 2014, quella del Valencia, alle prese con una grave crisi finanziaria. Da allora la squadra è tornata in Champions League, ha raggiunto le semifinali di Europa League nel 2019 e nella stessa stagione ha vinto la Coppa del Re, la coppa nazionale spagnola, a 11 anni dall’ultimo successo.

Oggi, però, la situazione sembra diversa e l’insofferenza verso Lim monta. Guardando alla sua storia, però, sembra difficile pensare che i suoi piani di business possano cambiare da un momento all’altro. Senza una visione di lungo periodo.