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Trending 29 Marzo, 2020 @ 12:35

Il Coronavirus visto dallo yacht, l’isolamento del miliardario David Geffen fa infuriare i social

di Forbes.it

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David Geffen (Imeh Akpanudosen/Getty Images for UCLA)

Non basta essere un tycoon dei media e dell’entertainment per essere certi di sapersi sintonizzare sulle frequenze dello stato d’animo altrui.

Ne è una dimostrazione l’effetto indesiderato raccolto dalle esternazioni via Instagram del miliardario David Geffen, fondatore di Asylum Records, Geffen Records, DGC e anche della casa cinematografica DreamWorks.

In isolamento sul suo superyacht Rising Sun, al largo di Grenadine, Geffen ha rivolto un messaggio di vicinanza a tutte le persone che in queste ore stanno affrontando l’emergenza sanitaria del coronavirus.

Geffen, 77 anni, ha pubblicato una serie di immagini da sogno sul suo Instagram, sottotitolandone una: “Tramonto ieri sera … isolato nelle Grenadine per evitare il virus. Spero che tutti stiano al sicuro.

Nonostante i buoni propositi che hanno mosso le parole di Geffen, le Grenadine, 600 isole paradisiache nei Caraibi, non sono decisamente il posto dove la maggior parte dei mortali sta trascorrendo l’isolamento da coronavirus, come non lo è nemmeno la sua imbarcazione da diporto del valore di 570 milioni di dollari.

Così dopo il post su Instagram, i social media hanno fatto rapidamente una delle cose che sanno fare meglio: far esplodere l’odio (come testimoniato dai tweet che riportiamo nell’articolo). Tanto che successivamente all’accaduto Geffen ha chiuso il suo account Instagram.

Geffen è accreditato da Forbes di un patrimonio pari a 7,7 miliardi di dollari e occupa la 187esima posizione nella classifica Forbes Billionaires 2019. Oltre alla carriera nell’industria discografica e cinematografica, Geffen è considerato uno dei più importanti filantropi degli Stati Uniti, attivo soprattutto per il sostegno delle arti, di cui è grande collezionista.

 

Leader 23 Marzo, 2020 @ 12:01

Dalla A di Abramovich alla Z di Zuckerberg: le donazioni dei miliardari contro il Coronavirus

di Forbes.it

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di Hayley C. Cuccinello per Forbes.com

Ultimo aggiornamento: 23 marzo 2020.

Poiché la pandemia di coronavirus ha raggiunto quasi ogni angolo del mondo, alcuni dei più ricchi del pianeta stanno contribuendo agli sforzi globali per combattere la pandemia di Covid-19 e fare ciò che possono per l’economia.

Alcuni magnati della tecnologia, come Bill Gates, stanno donando milioni di dollari per aiutare la ricerca sui vaccini e sulle malattie. Molti proprietari di squadre sportive, tra cui Mark Cuban, supportano il personale dal momento che la stagione è in pausa. Altri, come Elon Musk di Tesla, sembrano molto meno preoccupati per l’epidemia o, come Richard Branson, stanno chiedendo ai loro dipendenti di farsi carico di un grosso fardello finanziario.

Forbes continuerà ad aggiornare questo elenco di miliardari (in ordine alfabetico) e su come stanno rispondendo alla pandemia di COVID-19:

Roman Abramovich: il proprietario del Chelsea ospiterà gratuitamente il personale del NHS presso lo Stamford Bridge Millennium Hotel, che si trova vicino al Westminster Hospital.

Sheldon Adelson: Il magnate del casinò ha chiuso le proprietà di Las Vegas Sands Corp. sulla Strip – The Venetian e The Palace – almeno fino al 1 ° aprile. La società ha dichiarato che non ci saranno licenziamenti e tutti i dipendenti saranno pagati durante la chiusura temporanea.

Massimiliana Landini Aleotti: Landini Aleotti e i suoi tre figli possiedono Menarini, una delle più grandi aziende farmaceutiche italiane. La società ha annunciato il 19 marzo che avrebbe convertito una linea di produzione nello stabilimento di Firenze per produrre gel disinfettante che sarà distribuito gratuitamente alla protezione civile.

Bernard Arnault: Il magnate dei beni di lusso sta invece convertendo tre fabbriche di profumi di Lvmh per produrre disinfettante per le mani. Sarà distribuito gratuitamente alle autorità francesi e al più grande sistema ospedaliero europeo.

Steve Ballmer: la fondazione filantropica dell’ex ceo di Microsoft ha donato $ 1 milione a enti della comunità di Los Angeles, incluso il distretto scolastico della contea.

Marc Benioff: Il fondatore di Salesforce ha twittato il 15 marzo che Salesforce e la rivista Time, di sua proprietà, continueranno a pagare i lavoratori nonostante la chiusura di tutti gli uffici.

Gayle Benson: Tre giorni dopo che la stella dei New Orleans Pelicans, Zion Williamson, si è impegnata a coprire una retribuzione di 30 giorni per tutti i dipendenti del Smoothie King Center, il proprietario miliardario dei Pelicans, Benson, ha annunciato in una dichiarazione il 16 marzo che gli stipendi dei dipendenti dei Pellicani che lavorano solo nei giorni della partita saranno coperti per il resto delle partite posticipate. Ha anche donato a un fondo $ 1 milione che verrà distribuito ai bisognosi tramite la Greater New Orleans Foundation.

Silvio Berlusconi: il tre volte primo ministro italiano e attuale parlamentare europeo ha donato $ 10,9 milioni alla regione Lombardia, destinata al nuovo ospedale che sarà costruito nell’ex quartiere fieristico di Fiera Milano nel capoluogo lombardo.

Patrizio Bertelli, Miuccia Prada: Il 19 marzo, i co-ceo del colosso della moda Prada hanno annunciato di aver donato due unità di terapia intensiva e rianimazione ciascuna agli ospedali Buzzi, Sacco e San Raffaele di Milano.

Stephen Bisciotti: The Baltimore Ravens e la fondazione del suo proprietario hanno donato congiuntamente $ 1 milione per sostenere quattro organizzazioni no profit nell’area di Baltimora, tra cui la Maryland Food Bank.

Arthur Blank: Il proprietario della squadra di Nfl Atlanta Falcons e del club di Mls Atlanta United compenseranno i dipendenti dello stadio Mercedes-Benz, sebbene non sia stato annunciato un piano specifico. La fondazione di Blank sta inoltre donando quasi 5,4 milioni di dollari per gli sforzi contro il Covid-19 ad Atlanta e nel Montana.

Michael Bloomberg: il miliardario dei media ha lanciato un’iniziativa da 40 milioni di dollari per prevenire o rallentare la diffusione di Covid-19 nei paesi a basso e medio reddito. Bloomberg Philanthropies sta collaborando con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’organizzazione sanitaria globale Vital Strategies.

Richard Branson: Dopo essere stato messo alla gogna per aver chiesto al personale della sua compagnia aerea Virgin Atlantic di prendere otto settimane di ferie non retribuite, il 22 marzo Branson ha annunciato che Virgin Atlantic fornirà 250 milioni di dollari nei prossimi mesi per supportare i suoi oltre 70mila dipendenti.

Rick Caruso: Il costruttore immobiliare di Los Angeles ha annunciato che i suoi centri commerciali all’aperto, tra cui il tanto visitato The Grove, rimarranno aperti al pubblico, sebbene siano aperti solo i negozi di alimentari e la farmacia. Il parcheggio è ora gratuito per tutti i visitatori. “Mentre seguiamo le direttive di rimanere a casa, i funzionari del governo e gli esperti medici hanno avvertito che uscire, parlare e godersi l’aria fresca rimangono opzioni salutari fintanto che osserviamo il corretto allontanamento sociale”, ha detto Caruso in una nota.

Brian Chesky, uno dei fondatori di Airbnb
Brian Chesky, uno dei fondatori di AirBnb (Justin Sullivan/Getty Images)

Brian Chesky: il ceo di Airbnb ha annunciato sabato 14 marzo che consentirà agli ospiti di tutto il mondo di annullare senza incorrere in commissioni fino al 14 aprile.

Yvon Chouinard: da venerdì 13 marzo, la sua catena di abbigliamento outdoor Patagonia ha chiuso tutti i negozi e gli uffici, ma continuerà a pagare i suoi dipendenti.

Mark Cuban: Cuban possiede i Dallas Mavericks, che stanno offrendo un rimborso completo ai dipendenti per colazione o pranzo effettuati da stabilimenti locali indipendenti nella regione di Dallas. Cuban ha confermato a Forbes che i dipendenti dello stadio dell’American Airlines Center verranno pagati come se la stagione non fosse stata interrotta. Ha anche collaborato con i giocatori Luka Doncic e Dwight Powell per donare $ 500mila per sostenere gli operatori sanitari presso il Southwestern Medical Center dell’Università del Texas e il Parkland Health & Hospital System di Dallas.

Michael Dell: Il gigante della tecnologia che porta il suo nome ha donato $ 284mila (2 milioni di yuan) per fornire forniture mediche come maschere chirurgiche agli ospedali in Cina. Dell inoltre ha donato 853mila dollari (6 milioni di yuan) in servizi IT al Center for Disease Control and Prevention nella provincia di Hubei. La società ha anche stanziato 3 milioni di dollari in fondi e donazioni di natura tecnologica per aiutare gli sforzi di Covid-19 in tutto il mondo.

Jack Dorsey: il miliardario di Twitter ha pubblicato il 18 marzo che sta “inviando denaro alla gente” tramite l’app Cash, chiedendo agli utenti di rispondere con il loro “cashtag”.

Bill Gates
Al Bello – Getty Images)

Bill Gates: il co-fondatore di Microsoft ha annunciato il 5 febbraio che la Fondazione Bill e Melinda Gates avrebbe impegnato $ 100 milioni per aiutare il rilevamento globale, l’isolamento e il trattamento di Covid-19. Più della metà sarà destinata allo sviluppo di vaccini, terapia e diagnostica. Ha anche chiesto un sistema di localizzazione nazionale per coronavirus negli Stati Uniti.

Dan Gilbert: il Quicken Loans Community Fund e la fondazione della famiglia Gilbert stanno donando 1,2 milioni di dollari combinati per aiutare gli sforzi del coronavirus a Detroit. Gilbert è il proprietario di maggioranza della Cleveland Cavaliers della NBA, che ha annunciato che “sta sviluppando un piano di compensazione per continuare a pagare il nostro personale dell’evento e la forza lavoro oraria”.

David Green: il miliardario della catena di Hobby Lobby mantiene i negozi aperti fino a quando non saranno obbligati a chiudere con ordini locali, statali o federali. Secondo una nota aziendale emersa su Twitter, i dipendenti dei negozi chiusi riceveranno il 75% della loro retribuzione oraria per due settimane – determinata dal numero medio di ore lavorate nelle sei settimane precedenti – dopo aver esaurito tutte le indennità di fine retribuzione. “Mentre non sappiamo con certezza cosa riserva il futuro o per quanto tempo durerà questa interruzione, possiamo tutti riposare nel sapere che Dio ha il controllo”, ha scritto Green in un memo. “Per contribuire a garantire che la nostra azienda rimanga forte e pronta a prosperare ancora una volta, ciò potrebbe essere necessario” stringere la cinghia “nel prossimo futuro”. La Hobby Lobby ha rifiutato di commentare o chiarire a Forbes quanti dipendenti ricevono questi benefici.

Ken Griffin: Il 4 febbraio, Citadel, la società di hedge fund del miliardario, si è impegnata a contribuire con $ 7,5 milioni ad aiutare la provincia cinese di Hubei, l’epicentro dell’epidemia di coronavirus.

Reed Hastings: Netflix ha annunciato il 20 marzo di aver creato un fondo di soccorso da $ 100 milioni per i professionisti della produzione che non stanno lavorando – compresi cast e troupe – molti dei quali sono pagati a ore e sulla base di un progetto. Gli aiuti non si limitano ai lavoratori dei progetti di Netflix. Il gigante dello streaming si è anche impegnato a pagare due settimane a tutto il personale per le produzioni che sono state sospese.

Jim Irsay: il proprietario degli Indiana Colts ha donato $ 1 milione alla Gleaners Food Bank, che aiuta gli organismi umanitarie e le scuole in 21 contee nell’Indiana centrale e sud-orientale.

Marian Ilitch: Il proprietario di Little Caesars Pizza ha creato un fondo da 1 milione di dollari per coprire i salari di un mese per il personale part-time per le partite cancellate di Detroit Red Wings, Detroit Pistons e Detroit Tigers. Il fondo si applica anche ai dipendenti interessati dal rinvio di concerti e altri eventi presso la Little Caesars Arena e il Fox Theater.

Jeremy Jacobs: Il proprietario dei Boston Bruins, squadra di NHL, non ha annunciato piani per pagare il personale del Delaware North, la società di servizi alimentari che offre concessioni in oltre 50 arene sportive, tra cui TD Garden, che è di proprietà di Jacobs ed è dove i Bruins giocano. The Bruins e Delaware North non hanno risposto alla richiesta di commento di Forbes in tempo per la pubblicazione.

Jim Justice: il governatore miliardario della West Virginia ha cancellato la scuola almeno fino il 27 marzo e ha impedito ai dipendenti statali di viaggiare. È soddisfatto della risposta del presidente Trump alla pandemia di Covid-19. “Per quelli che lo criticano, è ingiusto e dovrebbero essere presi a calci in culo”, ha detto a Forbes.

Ted Leonsis: proprietario dei Wizards di NBA, dei Capitals di NHL, dei Washington Mystics della WNBA e di due squadre di AFL, Leonsis ha annunciato che pagherà tutti i 500 dipendenti che lavoreranno all’ormai chiusa Capital One Arena di Washington DC fino alla fine di marzo.

Jack Ma
Jack Ma (Photo by Andrew Burton/Getty Images)

Jack Ma: il cofondatore di Alibaba ha promesso $ 14 milioni per aiutare a sviluppare un vaccino Covid-19. Il 13 marzo ha annunciato che donerà anche 500mila kit di test e 1 milione di maschere agli Stati Uniti (e anche all’Italia), con la prima spedizione che lascerà Shanghai il 15 marzo.

Janice McNair: ha donato $ 500mila alla Houston Food Bank e Interfaith Ministries of Greater Houston Meals on Wheels, che serve più di 4.300 anziani domiciliati nella zona di Houston e della contea di Galveston.

Tom Morris: Il proprietario di Home Bargains, una catena di negozi del Regno Unito, ha creato un fondo da 35 milioni di dollari per aiutare il personale a sostenere l’epidemia di coronavirus. Morris ha anche confermato su Twitter che Home Bargains pagherà il personale che deve autoisolarsi per un massimo di due settimane.

Elon Musk: Mercoledì 18 marzo, Musk ha sfidato l’ordine di uno sceriffo di “riparo sul posto” mantenendo aperta la fabbrica di Tesla a Fremont, California, e ai dipendenti è stato detto che la fabbrica era “infrastruttura critica”. Dopo che Tesla si è confrontata con il dipartimento dello sceriffo della contea di Alameda lo stesso giorno, la fabbrica ha tagliato il personale in loco da 10mila a 2.500. Mercoledì sera, Musk, che in precedenza ha liquidato il panico del coronavirus come “stupido”, ha twittato che Tesla è pronta a “creare ventilatori in caso di carenza”. Ha aggiunto venerdì 20 marzo che pensa che i ventilatori “probabilmente non saranno necessari”. Da allora Musk ha parlato con il produttore di ventilatori Medtronic.

Robert Pera: il ceo di Ubiquiti Networks e proprietario di Memphis Grizzlies, secondo quanto riferito, pagherà tutti i dipendenti della serata per tutte le partite perse durante l’intera stagione. Questa misura non copre tutti i dipendenti dello stadio, come i lavoratori in concessione, che sono pagati da un fornitore di terze parti.

J.B. Pritzker: Il governatore miliardario dell’Illinois ha limitato assembramenti a meno di 50 persone, ha chiuso le scuole e ha chiuso i servizi di ristorazione in bar e ristoranti. Tuttavia, le primarie democratiche dell’Illinois il 17 marzo, lo stesso giorno della prima morte dello stato per Covid-19, non sono state rinviate.

Jerry Reinsdorf: il proprietario dei Chicago Bulls di NBA e dei Chicago White Sox di MLB sta collaborando con Rocky Wirtz, proprietario dei Chicago Blackhawks di NHL, per pagare i 1.200 dipendenti dello United Center durante il resto della stagione originariamente prevista.

Antony Ressler: Il miliardario di private equity e proprietario di maggioranza degli Atlanta Hawks ha dichiarato all’Atlanta Journal-Constitution che i dipendenti della State Farm Arena, dove giocano gli Hawks, saranno comunque pagati.

Stephen Ross: Il proprietario dei Miami Dolphins ha promesso $ 500mila per sostenere programmi di pasti per studenti delle scuole pubbliche e popolazioni scarsamente servite nel sud della Florida, nonché interventi di soccorso della chiesa a Miami Gardens.

Remo Ruffini: Ruffini è il presidente e amministratore delegato del marchio di abbigliamento sportivo di lusso Moncler, che ha contribuito con 10,9 milioni di dollari alle autorità della regione lombarda duramente colpita per la costruzione di un nuovo ospedale. La nuova struttura sarà ubicata in un’area precedentemente sede del centro espositivo Fiera Milano e ospiterà oltre 400 unità di terapia intensiva.

Facebook COO Sheryl Sandberg (Justin Sullivan/Getty Images)

Sheryl Sandberg: il chief operating officer di Facebook ha collaborato con altri miliardari tecnologici – tra cui Scott Cook di Intuit, Aneel Bhusri di Workday e l’investitore Reid Hoffman – per raccogliere un fondo di emergenza alimentare da $ 7 milioni per la Bay Area di San Francisco. Sandberg e il suo fidanzato Tom Bernthal hanno raccolto il primo milione di dollari.

Herb Simon: il magnate immobiliare e proprietario dei Pacers di NBA sta dando un aiuto finanziario ai lavoratori part-time presso il Bankers Life Fieldhouse, secondo Bob Kravitz di The Athletic.

Masayoshi Son: Il 10 marzo, il ceo di SoftBank ha interrotto una pausa di tre anni su Twitter per dire che è “preoccupato” per il coronavirus. In un tweet di follow-up, ha promesso di fornire 1 milione di test gratuiti. Dopo che la sua proposta è stata criticata a causa di strutture mediche e operatori sanitari potenzialmente sovraccarichi, Son ha twittato di aver riconsiderato il suo piano. Un portavoce di SoftBank ha confermato a Business Insider che Son di averci ripensato. Più recentemente giovedì 12 marzo ha twittato che avrebbe donato 1 milione di maschere alle case di cura e agli operatori sanitari.

Sy Siblings: SM Prime, il più grande costruttore immobiliare filippino, ha rinunciato ai canoni di locazione per tutti gli inquilini dei suoi supermercati SM dal 16 marzo al 14 aprile. SM ha inoltre stanziato circa $ 1,9 milioni per fornire rivestimenti medici di protezione attrezzature come maschere, abiti, visiere, guanti e copriscarpe.

Jon Stryker: l’erede della compagnia di apparecchiature mediche, insieme ai miliardari Michael Bloomberg e Ken Griffin, ha donato un fondo da 75 milioni di dollari per erogare sovvenzioni e prestiti senza interessi alle organizzazioni non profit di New York City. Hanno contribuito anche la fondazione benefica della società di cosmetici Estée Lauder e Jonathan Soros, figlio del magnate degli hedge fund George Soros.

David Tepper: il proprietario dei North Carolina Panthers ha donato oltre 2,6 milioni di dollari per sostenere gli sforzi contro il Covid-19 nelle Carolina. I beneficiari includono le scuole Charlotte-Mecklenburg e Atrium Health, un sistema sanitario senza fini di lucro con 900 centri di assistenza.

Il presidente americano Donald Trump. (Win McNamee/Getty Images)

Donald Trump: il presidente miliardario americano ha dichiarato il coronavirus un’emergenza nazionale il 13 marzo. L’amministrazione Trump ha ripetutamente minimizzato la gravità dell’epidemia di Covid-19 ed è stata lenta nell’attuare i test per il virus. Quando gli è stato chiesto durante una conferenza stampa, il presidente Trump ha rifiutato di assumersi qualsiasi responsabilità per l’implementazione fallita dei test. Secondo quanto riferito, Trump ha licenziato il personale dei suoi hotel a New York, Las Vegas e Washington DC.

Joe Tsai: L’executive di Alibaba e proprietario dei Brooklyn Nets di NBA hanno twittato il 14 marzo che gli impiegati del Barclays Center, dove giocano i Nets, saranno pagati per tutto il mese di maggio come se la stagione non fosse finita.

Denise York e famiglia: i San Francisco 49er, di proprietà della famiglia di York, stanno impegnando $ 500mila per supportare i dipendenti e la comunità. Il team investirà immediatamente $ 49mila in un fondo per organizzazioni no profit a Santa Clara e San Mateo.

Eric Yuan: Il fondatore di Zoom Video Technologies sta rendendo gratuito il suo software di videoconferenza per un uso illimitato per tutte le scuole K-12 interessate in Cina, Giappone, Italia e Stati Uniti.

Mark Zuckerberg: la sua Chan Zuckerberg Initiative sta lavorando con l’UC San Francisco e la Stanford University per quadruplicare la capacità di test e diagnostica della Bay Area, incluso l’acquisto di due macchine diagnostiche approvate dalla FDA. Il 17 marzo, Facebook ha annunciato una sovvenzione di $ 100 milioni per aiutare le piccole imprese colpite da Covid-19. Il colosso dei social media si è anche impegnato a donare 20 milioni di dollari alla Fondazione delle Nazioni Unite, all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (CDC).

Trending 18 Marzo, 2020 @ 5:17

Coronavirus, da Agnelli a Berlusconi: le maxi-donazioni degli imprenditori italiani

di Massimiliano Carrà

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donazioni coronavirus miliardari italiani
(Imagoeconomica)

Continuano senza sosta le donazioni da parte dei miliardari italiani per combattere l’emergenza sanitaria ed economica dettata dal coronavirus. Oltre al decreto cura Italia del governo e al sostegno di Intesa Sanpaolo, sono infatti tanti gli aiuti economici che stanno arrivando in queste ore: da Ferrero, fino ad arrivare alla famiglia Agnelli e a Berlusconi.


Partendo proprio da quest’ultimo, il leader di Forza Italia, come si legge anche sul suo profilo Facebook, per combattere il coronavirus ha deciso di donare alla Regione Lombardia 10 milioni di euro “per la realizzazione del reparto di 400 posti di terapia intensiva alla fiera di Milano (o, eventualmente, per altre emergenze)”.

Come precisato dal governatore lombardo Attilio Fontana, la donazione da 10 milioni di euro di Silvio Berlusconi sarà presa in carico da Guido Bertolaso, neo consulente del presidente della Regione Lombardia, al lavoro per reperire macchinari e personale medico.

Coronavirus: le donazioni dei miliardari italiani

Come dicevamo però Silvio Berlusconi non è l’unico tra i miliardari italiani ad aver effettuato una sostanziosa donazione per fronteggiare l’emergenza coronavirus. All’assegno da 1,25 milioni di euro staccato da Giorgio Armani, in questi giorni si sono susseguite altre importanti donazioni.

Giuseppe Caprotti (Esselunga)

Tra le donazioni più sostanziose per contrastare l’ascesa del coronavirus, è importante segnalare quella effettuata da Giuseppe Caprotti. Il primogenito del fondatore di Esselunga ha dato vita a un fondo (che sarà coordinato dalla regione Lombardia e dal comune di Milano) da 10 milioni di euro per aiutare le persone più bisognose, quelli che non hanno gli strumenti per curarsi, e le categorie più deboli.

Famiglia Agnelli

La stessa cifra è stata messa in campo anche da una delle famiglie più importanti e ricche d’Italia: la famiglia Agnelli. Come annunciato sul sito ufficiale della Juventus e della Ferreri, la famiglia Agnelli, insieme alle sue società, ha donato 10 milioni di euro a beneficio del Dipartimento della Protezione Civile. Lo scopo è quello di sostenere la cura dei malati predisposta dal servizio sanitario Ma non è tutto. Come si legge nella nota ufficiale, “Exor e le sue società controllate Fiat Chrysler Automobiles, Ferrari e Cnh Industrial – alle quali si sono aggiunte anche Ermenegildo Zegna e Fondazione Pesenti – hanno individuato e stanno acquistando presso vari fornitori esteri un totale di 150 respiratori oltre a materiale medico-sanitario, approntandone l’immediato trasporto aereo in Italia”.

Nerio Alessandri (Technogym)

Anche la cesenate Technogym, guidata da Nerio Alessandri, ha donato un milione di euro per l’acquisto urgente di postazioni e macchinari per i reparti di terapia intensiva di cui gli Ospedali della Romagna hanno bisogno. “In un momento di emergenza come questo è, più che mai, necessario sostenere il nostro sistema sanitario e l’incredibile lavoro che i nostri medici, infermieri ed operatori sanitari stanno svolgendo per arginare l’impatto del Covid-19”  ha commentato Alessandri.

Famiglia Ferrero

Sulla stessa scia si è aggiunta anche la famiglia Ferrero. Tramite la Ferrero Italia, infatti, è arrivata un’altra donazione da 10 milioni di euro che sarà devoluta alla struttura commissariale nazionale di emergenza presieduta da Domenico Arcuri. Anche questa volta, come da tradizione quando si tratta di iniziative di solidarietà, la famiglia Ferrero non ha rilasciato alcuna dichiarazione. 

Lavazza

Oltre agli assegni delle famiglie Agnelli e Ferrero, il Piemonte è riuscito a catturare un’altra donazione, sempre da 10 milioni di euro, da parte del Gruppo Lavazza. Come sottolinea l’azienda, saranno così distribuiti:

  • 6 milioni di euro alla raccolta fondi #IOCISONO Regione Piemonte-Sostegno emergenza Coronavirus, per l’acquisto di quanto necessario a sostenere le strutture sanitarie e il personale in prima linea ad affrontare questa situazione;
  • 3 milioni di euro verranno devoluti alla Fondazione La Stampa-Specchio dei tempi per dotare gli ospedali di nuove apparecchiature e di materiale sanitario per le terapie intensive e i pronto soccorso, per un’avanzata apparecchiatura in grado di velocizzare i test per l’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, per fornire kit igienizzanti gratuiti alle scuole torinesi che ne fanno richiesta e per portare agli anziani in difficoltà fisiche ed economiche generi di prima necessità.
  • 1 milione di euro a favore di una pluralità di enti e associazioni attive sul territorio piemontese, a sostegno delle fasce più deboli e disagiate della popolazione.

Famiglia Benetton

Tra le altre donazioni più sostanziose dei miliardari italiani, va anche evidenziata quella effettuata settimana scorsa dalla famiglia Benetton. Attraverso la sua holding, Edizione Srl, è stato infatti staccato un assegno da 3 milioni di euro per sostenere i progetti e le necessità urgenti di quattro Istituti ospedalieri, come contributo concreto all’emergenza derivante dalla diffusione epidemiologica del coronavirus in Italia. La donazione, come si legge nella nota ufficiale, riguarda gli ospedali Ca’ Foncello di Treviso, Luigi Sacco di Milano, Lazzaro Spallanzani e policlinico Agostino Gemelli di Roma.

Infine, tra le innumerevoli donazioni arrivate in queste settimane, vanno anche segnalate quella da 10 milioni di euro effettuata dal gruppo Moncler per la realizzazione dell’ospedale che sorgerà nei pressi dell’ex fiera di Milano.

Business 5 Marzo, 2020 @ 9:56

La cinese Geely crea i propri satelliti e sfida Elon Musk

di Simona Politini

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Li Shufu, miliardario cinese presidente del colosso automotive Geely
Li Shufu (ph gettyimages.it)

E mentre Wuhan è ancora blindata nella speranza di porre fine alla diffusine del coronavirus, a oltre 1000 km di distanza, la città di Taizhou riceve un ingente investimento nel settore automotive. Il miliardario Li Shufu, fondatore e presidente del colosso automobilistico cinese che controlla Volvo Cars, Zhejiang Geely Holding Group, ha appena annunciato un investimento di 325 milioni di dollari finalizzato alla costruzione di un centro di produzione e collaudo per realizzare propri satelliti per la guida autonoma.

Come riporta il comunicato ufficiale “Il nuovo impianto istituito dalla controllata di Geely Holding Group, Geely Technology Group, segna la prima volta che un’impresa privata inizia a produrre satelliti in Cina. La struttura all’avanguardia includerà un centro di produzione satellitare modulare, un centro di collaudo satellitare, un centro di ricerca e sviluppo satellitare e un centro di cloud computing. Sfruttando appieno l’esperienza di Geely nella produzione modulare intelligente, la struttura sarà in grado di sviluppare e produrre una varietà di modelli satellitari diversi.”

I satelliti di Geely saranno impiegati da Geespace, un’unità operativa istituita nel 2018 per lo sviluppo di satelliti a bassa orbita. La società prevede di iniziare a lanciare i suoi satelliti nello spazio entro la fine dell’anno.

Li Shufu vs Elon Musk: il miliardario cinese vuole mandare in orbita i suoi satelliti personali per la guida autonoma

Li Shufu si va ad aggiungere così al piccolo, ma ricchissimo, nucleo di imprenditori che sta investendo nella costruzione di satelliti e del quale fanno parte i più noti Elon Musk, il ceo miliardario di Tesla e SpaceX, e  Jeff Bezos di Amazon.

“Il ritmo con cui la scienza e la tecnologia si stanno sviluppando – ha dichiarato Shufu – ha raggiunto un livello senza precedenti, cambiando la società umana al suo interno. Oggi l’industria automobilistica deve affrontare sfide enormi e opportunità altrettanto enormi. Geely deve prendere l’iniziativa per abbracciare il cambiamento, svilupparsi attraverso l’innovazione, trovare nuove sinergie online e offline e collaborare con partner internazionali per diventare un leader tecnologico globale, guidare il cambiamento nella mobilità e creare un nuovo valore per gli utenti. “.

Il miliardario cinese Li Shufu guarda alle stelle e punta alla leadership nell’automotive

L’avvio di una produzione propria di satelliti per la guida autonoma è solo l’ultimo passo del fondatore Li Shufu per diventare leader del settore automotive a livello globale. Gli ultimi anni, infatti, hanno visto la sua holding protagonista di importati acquisizioni.

Nel febbraio 2018, come avevamo raccontato anche su Forbes, con un investimento di circa 7,5 miliardi di euro il gruppo Geely diviene il primo azionista di Daimler AG.

Nel marzo 2019 Geely Holding Group rileva il 50% di Smart per costituire insieme al costruttore tedesco una joint venture per rilanciare il marchio a livello globale come “puramente elettrico”.

A settembre 2019  Geely acquista il 10% della startup tedesca  Volocopeter , obiettivo: lanciare un servizio di taxi volante in Cina.

Secondo Forbes oggi Li Shufu possiede un patrimonio stimato pari a 14 miliardi di dollari ed è il 12esimo uomo più ricco della Cina (China Rich List 2019) e il 91esimo miliardario più ricco al mondo (Billionaires 2019).

Trending 27 Febbraio, 2020 @ 2:48

I miliardari che hanno perso più soldi a causa del coronavirus

di Massimiliano Carrà

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sheldon adelson (miliardari che hanno perso più soldi a causa del coronavirus)
Sheldon Adelson, presidente di Las Vegas Sands – Foto: Ethan Miller, Getty Images

E’ impossibile tracciare tutte le conseguenze economiche che la diffusione del coronavirus ha già prodotto. Anche quelle generate in maniera indiretta sulle attività economiche che fanno riferimento ad alcune delle persone più abbienti al mondo. 

Forbes.com ha preso in considerazione quattro billionaire direttamente colpiti dal virus: Sheldon Adelson (Usa), Micky Arison (Usa), Terry Gou (Taiwan), Stelios Haji Ioannou (Gran Bretagna). Riportando per ciascuno la variazione del patrimonio stimato, a causa della discesa dei titoli quotati dei rispettivi gruppi, tra l’inizio del 2020 e il 24 febbraio.

Sheldon Adelson

Adelson, secondo Forbes, ha perso a causa del coronavirus la bellezza di 2,66 miliardi di dollari, circa l’8% del suo attuale patrimonio economico che è di 35,8 miliardi di dollari. Adelson è ceo e presidente della società di casinò Las Vegas Sands. Secondo i calcoli di Forbes, grazie ai casinò a Las Vegas, Singapore e Macao (Cina), possiede circa la metà del giro d’affari dell’impero del gioco d’azzardo. 

Mr. 1 milione di dollari l’ora, come lo ha definito il The New Yorker, ha perso circa 2,6 miliardi di dollari a causa della chiusura, per il coronavirus, dei casinò, e degli hotel annessi, a Macao (noto centro asiatico del gioco d’azzardo) e a Singapore (dove tra l’altro è stato trovato positivo al virus un uomo che aveva soggiornato all’interno del suo Marina Bay Sands il 23-24 gennaio 2020).

Micky Arison

Patron della squadra Nba Miami Heat (dal valore di quasi 2 miliardi), l’imprenditore israeliano, naturalizzato statunitense,  avrebbe visto decrescere il suo patrimonio di 1,15 miliardi per le perdite che il coronavirus ha causato alla sua Carnival Corporation (di cui è presidente e maggiore azionista): il più grande operatore di navi da crociera. 

Infatti, secondo i calcoli la Carnival Corporation serve quasi 11,5 milioni di viaggiatori all’anno: circa il 50% del mercato crocieristico globale. Tra l’altro, gestisce alcuni dei marchi di crociere più noti del settore, tra cui la sua ammiraglia Carnival Cruise Line, il marchio Princess Cruises e la Holland America Line. E due delle navi da crociera della Carnival Corporation, la MS Westerdam e la Diamond Princess, si sono trasformate in un inferno per i passeggeri in quanto sono state due focolai di coronavirus.

Terry Gou

A seguire Sheldon Adelson e Micky Arison, vi è l’imprenditore Terry Gou. L’imprenditore di Taiwan, fondatore di Hon Hai Precision, meglio conosciuta come Foxxcon, il più grande produttore mondiale di contratti di elettronica (che ha tra i suoi principali clienti Apple e Huawei) a causa del coronavirus avrebbe perso 950 milioni di dollari.

Per il virus, infatti, la Hon Hai Precision che ha diversi stabilimenti in tutta la Cina, ha dovuto chiudere i propri centri, compreso quello principale di Shenzen (riaperto da qualche settimana, ma non a pieno regime). Questo, ovviamente, oltre a causare delle perdite all’azienda stessa ha costretto per esempio Apple a tagliare le stime fornite per il trimestre di marzo e di conseguenza ad andare incontro a un rarissimo warning. 

Stelios Haji Ioannou

Chiude l’elenco Stelios Haji-Ioannou. Di origini greco-cipriote, l’imprenditore britannico, fondatore della compagnia aerea Easyjet (e proprietario del marchio Easy attraverso la sua azienda EasyGroup) ha visto scendere il proprio patrimonio economico a 1,3 miliardi a causa dei 120 milioni di dollari persi per il virus cinese, circa quindi il 10%.

E se anche Stelios Haji Ioannou non ha alcun rapporto con l’Italia, tuttavia deve la maggioranza delle sue perdite proprio al Belpaese. Da quando il virus si è iniziato a diffondere in Italia (nel fine settimana scorso) la compagnia aerea ha ceduto in Borsa il 27%. Da venerdì 21 febbraio ad oggi, le azioni Easyjet hanno quindi subito un vero e proprio tracollo. 

Leader 15 Gennaio, 2020 @ 2:33

Chi è il miliardario che cerca una moglie da portare in luna di miele nello spazio

di Simona Politini

Staff

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Yusaku Maezawa, il miliardario cerca moglie da portare sulla luna
(Pascal Le Segretain/Getty Images)

E dopo il matrimonio si parte per la luna di miele, e questa volta non è un modo di dire: il miliardario giapponese Yusaku Maezawa cerca moglie e la destinazione scelta per il viaggio di nozze sarà proprio la Luna.

Il miliardario giapponese Yusaku Maezawa cerca moglie da portare sulla luna con un concorso tv

Ho 44 anni. Mentre i sentimenti di solitudine e di vuoto iniziano lentamente ad affiorare in me, c’è una cosa a cui penso: continuare la mia vita con accanto una donna da amare.”

Quando dicono che i soldi non fanno la felicità… Potremmo leggerla così la lettera firmata da Yusaku Maezawa pubblicata sul sito web dedicato al programma Full Moon Lovers che andrà in onda sulla rete televisiva online AbemaTV: una sorta di concorso destinato a diventare un reality che mira a trovare una consorte al miliardario. Questo infatti è il modo in cui il Maezawa ha deciso di  trovare la sua dolce metà.

Ogni fanciulla in cerca di marito potrà partecipare alla selezione per il programma a patto che: sia ovviamente single e con più di 20 anni, con una personalità brillante e sempre positiva, interessata ad andare nello spazio e in grado di partecipare alla preparazione per il viaggio interplanetario, piena di voglia di godersi la vita al massimo e desiderosa della pace nel mondo. Beh, in fondo non sembra poi così complesso anche se la competizione sembra già accesa se si contano i retweet (oltre 25.000) e i “mi piace”  (oltre 70.000) ottenuti dal tweet di Maezawa sul suo profilo che lancia la competizione con tanto di hashtag #MZ_looking_for_love. Le “candidature” potranno essere inviate online entro il 17 di gennaio.

Yusaku Maezawa, il milardario giapponese che vuole portare la sua futura moglie sulla Luna

Yusaku Maezawa: da giovane musicista rock a leader dell’e-commerce

Proposta a dir poco eccentrica, ma da un personaggio come Yusaku Maezawa in fondo non stupisce. Nato nel 1975 a Kamagaya, città a circa 30 km a est di Tokyo, con velleità da musicista rock dopo il liceo decide di trasferirsi in California.

L’esperienza non è proprio un successo, ma Maezawa nel frattempo si era organizzato per rivendere il merchandising musicale nel proprio Paese. Rientrato in Giappone intorno agli anni ’90 si butta sulla vendita per corrispondenza, tramite catalogo prima e online poi. Da qui il passo verso il successo è breve. Nel 1998 Yusaku Maezawa fonda Start Today che nel 2004 muta in Zozotown, il più grande rivenditore di abbigliamento online giapponese.

Quotata alla Borsa di Tokyo con un valore di mercato di 15 miliardi di dollari Usa, nel settembre 2019 Zozotown è stata venduta al gruppo Softbank e Yusaku Maezawa ha lasciato il suo ruolo di ceo.

Oggi Maezawa possiede un patrimonio netto stimato da Forbes pari a 2 miliardi di dollari e ricopre il 22esimo posto nella classifica delle 50 persone più ricche in Giappone.

Arte, spazio e benessere sociale: le passioni del miliardario giapponese Yusaku Maezawa

Certo, soprattutto in questi ultimi anni, Yusaku Maezawa non è passato inosservato.

Nel 2017, come riportato da Forbes, la sua passiona per l’arte l’ha catapultato sui magazine internazionali per aver speso 110,5 milioni di dollari per il dipinto “Untitled” di Jean-Michel Basquiat del 1982 venduto all’asta da Sotheby’s. L’acquisto ha infranto il record della più alta cifra spesa per un dipinto di Basquiat avvenuta sino ad allora.

Nel 2018 Maezawa ha acquistato il primo viaggio di SpaceX intorno alla Luna programmato per il 2023. Ma il miliardario non si è limitato a prenotare il proprio posto in prima fila vista cosmo, porterà infatti con sé un gruppo di artisti dagli stili diversi i quali, ispirati dal viaggio, al ritorno sulla Terra creeranno le loro opere d’arte dando vita al progetto #DearMoon.

Last but not least, prima a Capodanno 2019 e nuovamente a Capodanno 2020, Yusaku Maezawa, ha lanciato online ciò che lui stesso definisce un “esperimento sociale” regalando 1 milione di yen (9 milioni di dollari) a 1.000 suoi seguaci Twitter scelti a caso tra quelli che hanno ritwittato il suo post del 1° gennaio. Obiettivi: comprendere, attraverso sondaggi regolari, quanto questi soldi possano realmente aumentare la felicità dei vincitori e stimolare il dibattito sul reddito di base anche in Giappone. Nemmeno a dirlo, il suo è diventato il tweet più ritwittato di sempre.

Business 14 Gennaio, 2020 @ 2:37

+47.500% in 30 anni: questa famiglia di miliardari è la regina di Wall Street

di Forbes.it

Staff

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I membri della famiglia Mendelson (Fonte immagine: Heico.com)

di Abram Brown per Forbes.com

“Tutti ci hanno detto che era impossibile”, afferma Victor Mendelson. “Che non si poteva fare”, aggiunge suo fratello Eric. “Che avremmo fallito”, aggiunge Victor.

È ora di pranzo di giovedì a Miami e i fratelli sono seduti nei loro uffici con il padre Laurans: insalate su piatti da picnic e un sacchetto da condividere di patatine fritte. Eric e Victor stanno finendo i pensieri gli uni degli altri, come fanno spesso, soprattutto quando si tratta di una storia che amano raccontare, e amano molto raccontare questa storia, quella dell’origine di Heico Corp., il loro produttore di parti di ricambio degli aerei. Perché invece di fallire, Eric, 54, Victor, 52, e il loro papà, 81, sono riusciti ad avere successo in modo spettacolare.

Dal 1990, quando i Mendelson rilevarono l’attività di Hollywood, in Florida, Heico ha generato un rendimento complessivo di circa il 47.500%. (No, non è un errore di battitura. Tutte queste cifre sono corrette.) Negli ultimi dieci anni, le sue azioni sono aumentate del 1.270%, superando l’S&P 500 (250%) e persino, diciamo, Berkshire Hathaway (240%). Questo è bastato per i Mendelson, che controllano il 17% dell’azienda, per accumulare una fortuna che Forbes stima in 1,2 miliardi di dollari. Le entrate hanno raggiunto 2,1 miliardi con un profitto di 328 milioni nell’anno fiscale 2019, entrambi da record.

Tutti questi numeri sono una prova abbastanza solida che i loro detrattori all’inizio si erano sbagliati: i Mendelson sono stati in grado di guadagnare un punto d’appoggio in un settore dominato dai cosiddetti produttori di apparecchiature originali, come GE e Boeing, che sono i primi a sviluppare le componenti e mantenere alti i prezzi delle parti di ricambio per aiutare a recuperare i costi originali di ricerca e sviluppo. Lo hanno fatto acquisendo 78 aziende nel corso degli anni e proponendo le loro componenti a basso costo. L’anno scorso, con Larry come ceo e presidente e i fratelli come co-presidenti, Heico ha prodotto quasi 100mila pezzi, venduti a quasi tutte le principali compagnie aeree del mondo e ai clienti della difesa come il governo degli Stati Uniti. Ciò include qualsiasi cosa, dalle ruote ai freni, alle luci e ai cavi di alimentazione, fino al piccolo chiavistello che fissa l’armadio di un assistente di volo.

Leggi anche: Bezos, Buffett e gli altri miliardari: chi ha guadagnato di più negli ultimi 10 anni

“Si tratta di numeri sicuramente anomali”, afferma Ken Herbert, amministratore delegato di Canaccord Genuity. “Voglio dire, è difficile immaginare aziende familiari che abbiano avuto così tanto successo per così tanto tempo. Sono rimasti molto disciplinati, attaccati al lavoro e fanno bene quello di cui si occupano”.

Le origini di questa storia hanno radici nella 116th Street di Manhattan alla Columbia University. Lì, i fratelli studiarono economia e commercio e si interessarono in modo particolare a una delle tendenze più diffuse dell’epoca: il gioco del buyout. Più imparavano, più si convincevano di riuscire a realizzare anche un LBO. Victor fu quello che trovò Heico – fondata nel 1957 e quotata nel 1960 – dopo aver chiacchierato con un amichevole agente di cambio che conosceva la compagnia.

Pensarono che loro padre, un ex contabile di Arthur Andersen e un investitore immobiliare in Florida, avrebbe fornito il capitale. Dopo aver studiato i dati finanziari e le relazioni annuali di Heico in una biblioteca della Columbia, Victor decise che poteva essere un obiettivo perfetto: un’azienda manifatturiera con numeri solidi ma dirigenti poco coinvolti. “Il consiglio non possedeva nulla, non possedeva azioni”, ricorda Larry. “Non erano motivati”. Victor lanciò l’idea a suo fratello e suo padre, e dopo aver acquistato 3 milioni in azioni Heico – metà contanti, metà debito – nel gennaio 1990 assunsero il controllo dell’azienda. Uscirono i vecchi dirigenti, entrarono i Mendelson.

All’epoca Heico vendeva un singolo articolo, una camera di combustione del motore, dopo aver acquisito i diritti e i dati per realizzarlo alcuni anni prima dal produttore originale, Pratt & Whitney. Non passò molto tempo prima che cercassero simili opportunità nel mercato post-vendita, che trovarono particolarmente allettanti. Tutto aveva bisogno dell’approvazione della Federal Aviation Administration, che garantiva che non tutti  potessero facilmente entrare nel settore. Inoltre, le parti di ricambio non erano generalmente protette da brevetto, quindi tutto ciò che i Mendelson dovevano fare era ingegnerizzarle al contrario, quindi provare alla FAA che erano all’altezza di farlo.

Per fare ciò, Eric arrivò praticamente a vivere nei corridoi del quartier generale della FAA a Washington. “Erano davvero molto, molto lunghi”, dice. Ma Eric li ha percorsi tutti con le sue riflessioni. “Effettuiamo un’ispezione su ogni singolo lotto di parti che produciamo”, afferma. Il motivo per cui lo facciamo è perché non possiamo permetterci di sostenere un guasto. “Nel 1991, la FAA ha dato a Heico il via libera alla produzione della sua seconda componente, un tubo utilizzato nei motori a reazione. Questa era la chiave per conquistare i clienti, così come l’investimento di Lufthansa in Heico – un tacito marchio di approvazione – sei anni dopo.

Mentre la loro attività prendeva quota, Larry ha insistito sul fatto di rispettare una regola ferrea: “Non cerchiamo di fregare il cliente”. Heico mantiene i suoi prezzi bloccati tra un terzo e la metà di quello che un produttore originale addebiterebbe. Il margine netto di Heico si aggira intorno al 15%. Potrebbe essere più di questo se i Mendelson spingessero più forte (e alcuni prodotti per la difesa sono più redditizi). “Sono storicamente riluttanti a fissare un margine superiore al 20%”, afferma Hebert, analista di Canaccord. “Non vogliono mai essere percepiti come truffatori o trarre eccessivo profitto”.

I Mendelson sono acquirenti astuti, che nel 2019 hanno completato altre sette acquisizioni. “Le aziende che acquistiamo hanno una spiccata origine imprenditoriale: sono imprenditori che hanno iniziato anni fa, hanno avviato attività commerciali nei loro garage”, afferma Larry. “Hanno iniziato con niente”, che, dice, significa “guardano ogni nichel”. In generale, le aziende acquisite hanno circa 10 milioni di utili e margini superiori al 20%. I Mendelson di solito non acquistano un’intera azienda. Più spesso, ne lasciano un quinto nelle mani dei proprietari o dei dirigenti per mantenerli incentivati.

Vaughn Barnes, co-fondatore di Corona, è uno di questi. Lui e i suoi partner hanno venduto la loro attività, che produce la pellicola isolante che raffredda il motore a combustione di un aereo, a Heico nel 1999 per circa 35 milioni. Le vendite ammontavano quindi a circa 17 milioni e da allora sono aumentate di oltre sei volte. “Fintanto che fai quello che dici ti lasciano in pace”, dice Barnes.

Fin dall’inizio, Larry, Eric e Victor – riflesso l’uno dell’altro con i loro sorrisi, cravatte ben annodate e gemelli – hanno operato in modo particolare. “Tutte le principali decisioni devono essere unanimi”, afferma Larry. “Staremo insieme, e uno di noi potrebbe non essere d’accordo, ma alla fine tutto avrà funzionato bene”. Mentre Larry resta a casa a Miami, i fratelli sono in viaggio due giorni alla settimana per rivedere le operazioni presso le strutture della società sparse in tutto il mondo. “Se c’è un problema particolare, ci sediamo e ne parliamo. “

I Mendelson vivono a 20 minuti l’uno dall’altro e dall’ufficio, Eric a Miami Beach e Victor e Larry a Coconut Grove. La casa di Larry è ricca della sua arte, è un collezionista infaticabile (“Mi piace Miró. Mi piace Renoir. Mi piace Roy Lichtenstein, Andy Warhol”), e cataloga attentamente ogni acquisto in una cartella. Pranza spesso al vicino Capitol Grill.

Heico ha arricchito anche molte altre persone. Il maggiore azionista della compagnia, l’amico di Mendelsons, Herbie Wertheim, è diventato miliardario in parte grazie alla sua quota del 10%. Ma non solo Wertheim. I Mendelson hanno da tempo incoraggiato i loro dipendenti a trarre vantaggio da un redditizio piano pensionistico. Scambiano fino al 5% di ciò che i lavoratori dismettono, non in contanti ma in azioni Heico. In altre parole, le azioni hanno trasformato molti impiegati comuni, in particolare i primi impiegati, in milionari.

No, non è corretto, dice Larry. “Multimilionari.”

Leggi anche: Da Netflix a Domino’s Pizza, i 10 titoli più performanti del decennio

Trending 10 Gennaio, 2020 @ 4:59

Chi sono i miliardari che hanno aperto i portafogli per l’emergenza in Australia

di Massimiliano Carrà

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(Shutterstock)

di Tracy Wang per Forbes.com

Da novembre, ossia da quando gli incendi nei boschi hanno iniziato a distruggere diverse aree dell’Australia, in tutto il mondo milioni di persone hanno effettuato delle donazioni economiche per supportare i soccorsi. Tant’è che su Facebook è stata creata una campagna fondi che fino ad oggi è la più grande mai realizzata: 34 milioni di dollari raccolti da oltre 1,2 milioni di persone. 

La comica australiana Celeste Barber, ideatrice della campagna social, ha inoltre evidenziato che Gine Rinehart, la donna più ricca del Paese, non era tra i primi donatori, così sul suo profilo Twitter l’ha sollecitata a partecipare alla donazione con una quota maggiore dello 0,001%. Il tutto anche in virtù del fatto che per l’incendio di Notre Dame, le società francesi e i principali miliardari hanno donato in poco tempo 670 milioni di dollari. 

Andrew Forrest: il miliardario che ha donato di più

Dopo la provocazione rilanciata sui social dalla comica australiana, Gine Rinehart ha immediatamente risposto con una dichiarazione ai notiziari australiani affermando di aver donato una somma non specificata alla causa anche perché “preferisce donare privatamente”.

In seguito al tweet di Celeste Barber, la Paul Ramsay Foundation ha annunciato che si è assunta l’impegno di donare in beneficenza 21 milioni di dollari in modo da aiutare la ricostruzione. La fondazione è l’eredità del compianto miliardario australiano Paul Ramsay, che ha guidato un impero sanitario prima della sua morte nel 2014 e ha lasciato la maggior parte della sua fortuna da 3,2 miliardi di dollari alla sua fondazione.

Successivamente, sempre per gli incendi in Australia, è arrivato il più grande sforzo fatto finora da un singolo: l’impegno da 48 milioni di dollari del miliardario minerario australiano da parte del miliardario minerario australiano Andrew Forrest, attraverso la sua Minderoo Foundation. 

L’importo totale sarà così distribuito: 7 milioni di dollari per i volontari specializzati, 7 milioni di dollari per recuperare le aree colpite dagli incendi, e 34 milioni di dollari per lo sviluppo di un piano per combattere la possibilità futura che l’Australia possa essere ancora devastata dagli incendi. 

Classifiche 24 Dicembre, 2019 @ 11:51

Bezos, Buffett e gli altri miliardari: chi ha guadagnato di più negli ultimi 10 anni

di Forbes.it

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(Forbes Italia)

di Jonathan Ponciano, Forbes Staff

La filosofia di investimento di Warren Buffett – acquistare e detenere titoli per sempre – si è rivelata una delle strategie più performanti di tutti i tempi. Ha anche fruttato particolarmente bene negli ultimi dieci anni.

Nonostante abbia dato in beneficenza grandi quantità di azioni della Berkshire Hathway dal 2006 (circa $ 34 miliardi in totale), l’Oracolo di Omaha sta chiudendo il 2019 con un patrimonio netto di circa $ 89 miliardi, in aumento di $ 42 miliardi dal 2010. Il che lo posiziona al settimo posto tra i miliardari che hanno guadagnato di più negli ultimi 10 anni. Buffett non ha mai venduto niente della Berkshire e circa il 98% della sua fortuna è costituito dalle azioni della stessa società.

Questa strategia ha funzionato anche per la maggior parte degli altri grandi miliardari del decennio, tutti più ricchi di almeno 40 miliardi di dollari rispetto al 2010. Complessivamente i dieci hanno aggiunto alle loro fortune 555 miliardi di dollari. A testimonianza del mercato toro più lungo mai registrato, tutti sono fondatori o dirigenti a lungo termine, passati e presenti, di società pubbliche, i cui titoli hanno dominato il decennio. Come Buffett, hanno raggiunto tale traguardo mantenendo le loro enormi posizioni in quelle aziende.

L’ex ceo di Microsoft Steve Ballmer, ad esempio, ha lasciato il suo ruolo all’attuale amministratore delegato Satya Nadella nel febbraio 2014, dopo aver supervisionato la crescita per oltre un decennio, ma è stato rapido a dichiarare il suo impegno con il gigante del software. “Ho dato l’anima per Microsoft – per 34 anni e continuerò a farlo “, ha detto Ballmer quando si è dimesso dal board mesi dopo. “La società crescerà a livelli ancora più alti. Sarò orgoglioso e trarrò beneficio dalla mia proprietà azionaria”, ha aggiunto.

Otto di questi dieci miliardari traggono l’80%, o anche di più, della loro fortuna in azioni della società che hanno fondato o precedentemente guidato. Ciò include non solo Ballmer e Buffett, ma anche Mark Zuckerberg di Facebook, Bernard Arnault di Lvmh e Jeff Bezos di Amazon. Nonostante abbia subito il divorzio più costoso della storia, Bezos è anche in cima a questa classifica del decennio, dopo aver aggiunto 97,4 miliardi di dollari dal 2010. Ora è la persona più ricca del mondo, rispetto alla posizione 43 di inizio decennio.

Jack Ma, ex insegnante di inglese cresciuto in povertà in Cina, detiene circa il 60% della sua fortuna in Alibaba, colosso dell’e-commerce che ha iniziato appena 20 anni fa con $ 60mila di capitale. La quotazione di Alibaba alla Borsa di New York a settembre 2014 è stata la più grande Ipo di allora. Un altro 9% del suo patrimonio netto deriva dalla società affiliata fintech dell’azienda, Ant Financial, che è l’unicorno con la più alta valutazione del mondo, circa $ 150 miliardi. La persona più ricca della Cina aveva iniziato il decennio con “soli” $ 1,2 miliardi di patrimonio.

L’unico di questa lista che non detiene la maggior parte della sua fortuna in un titolo è Bill Gates. Il visionario del software ha venduto o ceduto la maggior parte delle azioni Microsoft che lo hanno reso ricco, costruendo invece un impero di investimento più diversificato. Ha guadagnato $ 54,6 miliardi in questo decennio.

I 10 miliardari che hanno guadagnato di più negli ultimi 10 anni

10. Jack Ma
Cina
Guadagno: $ 40,8 miliardi
Patrimonio 2010: $ 1,2 miliardi
Patrimonio 2019: $ 42 miliardi

9. Sergey Brin
Usa 
Guadagno: $ 41,3 miliardi
Patrimonio 2010: $ 17,5 miliardi
Patrimonio 2019: $ 58,8 miliardi

8. Steve Ballmer
Usa 
Guadagno: $ 41,8 miliardi
Patrimonio 2010: $ 14,5 miliardi
Patrimonio 2019: $ 56,3 miliardi

7. Warren Buffett 
Usa 
Guadagno: $ 41,8 miliardi
Patrimonio 2010: $ 47 miliardi
Patrimonio 2019: $ 88,8 miliardi

6. Larry Page
Usa 
Guadagno: $ 43,5 miliardi
Patrimonio 2010: $ 17,5 miliardi
Patrimonio 2019: $ 61 miliardi

5. Amancio Ortega 
Spagna
Guadagno: $ 49,9 miliardi
Patrimonio 2010: $ 25 miliardi
Patrimonio 2019: $ 74,9 miliardi

4. Bill Gates 
Usa 
Guadagno: $ 54,6 miliardi
Patrimonio 2010: $ 53 miliardi
Patrimonio 2019: $ 107,6 miliardi

3. Mark Zuckerberg
Usa 
Guadagno: $ 68 miliardi
Patrimonio 2010: $ 4 miliardi
Patrimonio 2019: $ 72 miliardi

2. Bernard Arnault 
Francia 
Guadagno: $ 80,2 miliardi
Patrimonio 2010: $ 27,5 miliardi
Patrimonio 2019: $ 107,7 miliardi

1. Jeff Bezos 
Usa 
Guadagno: $ 97,4 miliardi
Patrimonio 2010: $ 12,3 miliardi
Patrimonio 2019: $ 109,7 miliardi

Classifiche 24 Dicembre, 2019 @ 9:56

I miliardari che nel 2019 sono diventati un po’ meno ricchi

di Forbes.it

Staff

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L’ex ceo, non ché fondatore di Uber, Travis Kalanick, uno dei miliardari che hanno perso di più nel 2019 (Justin Sullivan/Getty Images)

Jeff Bezos, il miliardario che aveva guadagnato di più l’anno scorso, è stato uno dei più grandi perdenti del 2019. Il motivo principale è stato il divorzio da oltre 30 miliardi di dollari con quella che era sua moglie da 25 anni, MacKenzie Bezos. La sua fortuna è diminuita “solo” di circa $ 13 miliardi, poiché le azioni di Amazon sono aumentate del 18%, contrastando i costi del divorzio.

Bezos non è stato però il miliardario più impattato dallo scorrere del 2019. Il magnate della tecnologia indiana Azim Premji, che è presidente della società IT Wipro da $ 8,4 miliardi (entrate nel 2018), ha annunciato a marzo di aver donato oltre il 60% della sua partecipazione in Wipro nel corso degli anni. “A chi è stato dato molto, sarà dato ancora tanto”, ha detto a Forbes in quell’occasione.

Forbes.com ha raccolto i nomi di coloro tra i miliardi che più hanno visto ridimensionarsi il loro patrimonio. Per redigere l’articolo Forbes ha esaminato la variazione del patrimonio netto di oltre 2.200 miliardari tra il 28 dicembre 2018 e il 13 dicembre 2019. Abbiamo calcolato i maggiori vincitori e vinti in termini di dollari assoluti e abbiamo preso in considerazione solo i miliardari che possiedono azioni di società quotate in borsa.

1. Azim Premji

– $ 14,1 miliardi

Patrimonio netto: $ 7,2 miliardi

A metà marzo, il magnate della tecnologia indiana Premji ha annunciato di aver spostato una quota di $ 7,5 miliardi dalla  società di outsourcing IT, Wipro Limited, alla sua fondazione di beneficenza. Questa mossa ha portato le donazioni totali effettuate nel corso della vita a $ 21 miliardi, secondo quanto dichiarato dalla fondazione. Alla morte di suo padre, Premji lasciò Stanford nel 1966 per rilevare l’azienda di olio da cucina della sua famiglia. Ha spostato il business in software e ha ampliato il business di Wipro fino a $ 8,5 miliardi (entrate del 2019). Alla fine si è laureato a Stanford nel 2000.

Jeff Bezos

– $ 13,1 miliardi

Patrimonio netto: $ 109,7 miliardi

Jeff Bezos e sua moglie, MacKenzie, hanno annunciato a gennaio 2019 che stavano divorziando dopo 25 anni di matrimonio. Come parte dell’accordo sul divorzio, il fondatore e CEO di Amazon Bezos ha trasferito il 25% della sua partecipazione nella società a MacKenzie, che ora possiede circa il 4% del colosso dell’e-commerce. Dopo che il trasferimento è stato finalizzato a luglio, Forbes ha calcolato che il patrimonio netto di Bezos è diminuito di $ 36,8 miliardi. Da allora le azioni di Amazon sono aumentate, annullando gran parte del calo.

3. Subhash Chandra

– $ 3,4 miliardi

Patrimonio netto: $ 660 milioni

Il presidente del conglomerato dei media indiano Essel Group, Chandra ha avuto un 2019 complicato. A gennaio, alcune notizie sostenevano che Essel era collegata a una società indagata dall’Ufficio per le indagini sulle frodi gravi in ​​India per transazioni sospette; secondo quanto riferito, Essel ha negato le accuse. Dall’inizio di gennaio, il prezzo delle azioni di Zee Entertainment Enterprises, una delle società di media di Essel, è crollato del 41%. Un’altra società del gruppo Essel, Dish TV India, ha avuto problemi e il suo prezzo delle azioni è sceso del 65% nello stesso periodo di tempo. Il gruppo, che ha ceduto parte delle sue attività per rimborsare i finanziatori, ha venduto una quota dell’11% di Zee Entertainment Enterprises a Invesco Oppenheimer Developing Markets Fund a luglio per oltre $ 600 milioni.

4. Travis Kalanick

– $ 3,1 miliardi

Patrimonio netto: $ 2,8 miliardi

Uber, una delle Ipo più attese quest’anno, ha fatto flop in borsa. Le azioni sono diminuite di oltre il 30% dalla sua quotazione a maggio. Ciò ha ridotto il patrimonio netto dell’ex ceo Travis Kalanick, che possedeva circa l’8,6% della società all’Ipo. Inoltre, Kalanick ha venduto quasi il 90% delle sue azioni Uber da quando il blocco è scaduto all’inizio di novembre. Ogni volta che vende – ha ceduto più di $ 2 miliardi di azioni – deve pagare delle tassi statali e federali sulle plusvalenze, un altro colpo al suo patrimonio. Kalanick, che ha co-fondato Uber nel 2009, si è dimesso da CEO nel giugno 2017 dopo una serie di scandali, ma rimane un membro del consiglio di amministrazione.

5. Yan Zhi

– $ 3 miliardi

Patrimonio netto: $ 2,1 miliardi

Ad agosto, il gruppo Zall Smart Commerce di Yan Zhi ha registrato una riduzione del 74% degli utili per l’anno fiscale conclusosi a giugno 2019. In una lettera agli investitori di settembre, il copresidente Yan ha riconosciuto le sfide che il gruppo ha dovuto affrontare, parlando “un periodo caratterizzato da complesse condizioni economiche internazionali e da una crescente pressione al ribasso sull’economia domestica”. La società è nata nel 1996 come sviluppatore di centri commerciali, per poi dedicarsi al commercio elettronico, al commercio all’ingrosso, alla logistica e al deposito.