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Leader 27 Giugno, 2020 @ 12:37

Cambia l’uomo più ricco della Cina, ecco chi ha tolto lo scettro a Jack Ma

di Forbes.it

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Ma Huateng (Gettyimages)

Le oscillazioni dei valori di Borsa dell’ultima settimana hanno dato vita a un ribaltone al vertice della classifica in tempo reale delle persone più ricche della Cina.

A guidare la classifica non è più Jack Ma, il co-fondatore ed ex presidente del gruppo di e-commerce Alibaba, superato da Ma Huateng, presidente di Tencent Holdings, gruppo con sede a Shenzhen.

Il patrimonio di Ma Huateng è cresciuto nella scorsa settimana di $ 3,4 miliardi, per un totale di $ 54,6 miliardi. Al contrario il patrimonio di Jack Ma è diminuito di $ 244 milioni questa settimana, chiudendo a $ 44,3 miliardi.

L’avvicendamento al vertice è effetto diretto del sorpasso avvenuto questa settimana da parte di Tencent ai danni di Alibaba nella classifica delle società cinesi quotate in Borsa di maggior valore, grazie a una capitalizzazione di mercato di quasi $ 603 miliardi.

Laureato in ingegneria all’Università di Shenzen, Ma Huateng, 48 anni enoto anche con il nomignolo di Pony Ma, è stato nel 1998 uno dei fondatori di Tencent, casa madre della popolare applicazione di messaggistica WeChat, che in Cina ha collezionato oltre un miliardo di utenti e che si è arricchita di una serie sconfinata di funzioni e servizi che accompagnano la vita dei cinesi dalla mattina appena svegli fino alla sera inoltrata, tra cui WeChat Pay, utilizzata per il pagamento delle spese personali.

Tencent possiede inoltre anche quote di minoranza in società come Tesla, Spotify e Snapchat.

Ma Huateng si posizionava al ventesimo posto a livello mondiale nell’edizione 2020 della Billionaires List di Forbes.

Leader 23 Giugno, 2020 @ 2:17

Quest’uomo (pressoché sconosciuto in Italia) è appena entrato nella top 10 dei più ricchi al mondo

di Forbes.it

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Mukesh Ambani
Mukesh e NIta Ambani in visita ufficiale in India. (Chris Jackson/Getty Images)

Articolo di Naazneen Karmali su Forbes.com

Mentre gran parte del mondo degli affari si è trovato a isolarsi dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19, l’uomo più ricco dell’Asia, Mukesh Ambani era impegnato a scrivere un’altra pagina di quella che può essere descritta solo come la nuova normalità. In poco meno di due mesi, per essere precisi 58 giorni, il gigante del petrolio e delle telecomunicazioni di Ambani, Reliance Industries, ha raccolto oltre 22 miliardi di dollari, nel mezzo di un rigoroso lockdown nazionale in India.

Questa raccolta fondi ha trovato la fiducia degli investitori e ha incrementato il valore delle azioni di Reliance, riportando Ambani tra i primi 10 miliardari più ricchi del mondo dopo una pausa durata nove anni. Ora alla posizione numero 10 (con un patrimonio netto di  64,1 miliardi di dollari), Ambani ha aggiunto 27,3 miliardi di dollari alla sua fortuna rispetto a quanti gliene venivano attribuiti nella Forbes World Billionaires di marzo, dove si posizionava al numero 21 con 36,8 miliardi di dollari.

Non si tratta della prima apparizione di Ambani nella top 10 dei più ricchi del mondo. Era entrato per la prima volta nell’esclusivo gruppo nel 2008, quando era stato il numero 5 della lista con 43 miliardi di dollari ed è rimasto tra i primi 10 per i successivi tre anni. Nel 2009, era al numero 7 sebbene il suo patrimonio netto fosse precipitato a 19,5 miliardi di dollari a seguito della crisi finanziaria globale del 2008. Nel 2010, era risalito al numero 4 con 29 miliardi di dollari, scendendo al numero 9 un anno dopo con 27 miliardi di dollari. E’ uscito dalla top 10 nel 2012 dopo essere stato superato da altri miliardari.

La rinascita di Ambani ha molto a che fare con il modo in cui il magnate ha fatto ruotare il suo gigante petrolifero e petrolchimico verso nuove iniziative in rapida crescita nel settore delle telecomunicazioni e della vendita al dettaglio. “Mukesh ha cambiato il volto di Reliance dai prodotti petrolchimici alla tecnologia”, afferma il collega miliardario Harsh Goenka, presidente del gruppo RPG. “Che gli investitori globali siano a caccia di un pezzo di Jio durante una pandemia globale, è a dir poco incredibile.”

Oltre i due terzi dei 22 miliardi di dollari sono stati raccolti trasferendo una quota del 25% nella Jio Platforms, l’unità di telecomunicazioni e banda larga in rapida crescita di Reliance, ad alcuni degli investitori più importanti del mondo. Questo gruppo includeva i miliardari Mark Zuckerberg, con Facebook che ha raccolto una quota del 10% per 5,7 miliardi di dollari, e il titano del private equity Robert Smith, titolare della società di investimento Vista Equity Partners, che ha pagato 1,5 miliardi di dollari per una quota del 2,3%.

Il mese scorso, Ambani ha anche concluso con successo un’emissione da 7 miliardi di dollari di azioni della Reliance, la prima in tre decenni. Il magnate ha sottoscritto oltre la metà di quell’offerta, un acquisto che gli costerà 3,6 miliardi di dollari. Gli investitori sembrano concordare con il voto personale di Ambani sulla fiducia nella crescita futura di Reliance: le azioni della società hanno guadagnato oltre l’80% negli ultimi tre mesi. (Nota: Reliance Industries possiede Network18, che pubblica Forbes India)

Questa spinta, afferma Sudeep Anand, responsabile della ricerca istituzionale presso IDBI Capital Markets & Securities è in parte dovuta a “gli investitori di razza che sono saliti a bordo e anche al fatto che Reliance ha sempre offerto risultati”.

Lo scorso agosto, Ambani aveva annunciato che Reliance, che aveva investito 46 miliardi di dollari per realizzare Jio Platforms, avrebbe avuto un debito netto pari a zero entro marzo 2021. Con un debito netto di 21,2 miliardi di dollari a partire da marzo 2020, la società dovrebbe raggiungere questo obiettivo una volta che i fondi arriveranno a destinazione. Prossimo passo nell’agenda di Ambani è quello di quotare sia le attività di vendita al dettaglio di Jio che quelle di Reliance. Ciò potrebbe dargli la possibilità di lottare per recuperare un posto tra i 5 più ricchi del mondo.

Leader 22 Giugno, 2020 @ 9:45

Storia di Jimmy John Liautaud, diventato miliardario partendo da un sandwich

di Francesco Nasato

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Un ristorante della catena Jimmy John’s (Gettyimages)

Il cibo è sempre stato una questione di famiglia nella vita di Jimmy John Liautaud. Non solo perché oggi secondo Forbes il patrimonio del nativo di Arlington Heights, Illinois, ammonta a circa 1,7 miliardi di dollari grazie a una catena di sandwich fondata al termine di vicende improbabili e senza prospettive certe. Il cibo ha riguardato da molto vicino anche la madre, di origini lituane, quando ha dovuto combattere contro la fame, vera, mentre cercava di sopravvivere in un campo profughi dopo l’invasione tedesca della Lituania e anche il padre, veterano della guerra di Corea e poi imprenditore. Un imprenditore che un paio di volte è andato vicino al fallimento delle proprie attività, costringendo così la famiglia ad arrangiarsi e andare avanti nell’incertezza.

Jimmy John’s Liautaud (Fonte immagine: www.jimmyjohns.com)

Una condizione generale di incertezza che ha caratterizzato anche l’adolescenza di Jimmy, i cui risultati scolastici alle superiori erano tutto meno che brillanti. Tra una dislessia non diagnosticata, come racconta ancora Forbes, e un liceo elegante in cui gli altri ragazzi provenivano da contesti ben diversi dal suo, come riporta il New York Times. Le prime birre e sigarette, qualche bravata, lo studio relegato tra gli ultimi dei pensieri e la sensazione di essere fuori posto. Anche il corpo docenti si convince sia così, di essere di fronte a un ragazzino irrecuperabile, destinato a essere abbandonato a se stesso e a chissà cosa altro. Tanto che si arriva a votare per l’espulsione di Jimmy dall’istituto. Sarebbe tutto finito, se non fosse che a mettersi di traverso rispetto alla questione è un personaggio piuttosto inatteso. Il preside, James Lyons, intuisce che dietro agli atteggiamenti sopra le righe di Jimmy si nasconde solo una profonda insicurezza dettata da una situazione famigliare particolare. “Se va via lui, me ne vado anche io” e così la situazione viene aggiustata, con Jimmy che prende il diploma anche se come penultimo studente della propria classe in quanto a votazione.

Nel frattempo il padre trova una certa stabilità a livello imprenditoriale con una ditta di stampaggio di materie plastiche, come ricostruisce Forbes. Forse intuendo le difficoltà scolastiche del figlio, forse per provare a dargli l’occasione di fare qualcosa di buono decide di fare con lui una sorta di scommessa padre-figlio: 25mila dollari a Jimmy per avviare la propria personale attività, ma se entro un anno le cose non vanno bene arriva l’obbligo di arruolarsi nell’esercito. La prima idea è legata agli hot dog, i costi eccessivi però fanno ripiegare verso i sandwich. Il giorno dopo il diciannovesimo compleanno di Jimmy, nel 1983, nasce così il primo negozio, aperto tra un gruppo di bar vicino alla Eastern Illinois University. La scelta del luogo non è casuale perché proprio i dormitori degli studenti universitari sono il primo target individuato per quei sandwich. Al contrario di quello che molti facevano all’epoca, Jimmy effettua le consegne e lo fa personalmente, con un sovrapprezzo di 25 centesimi per ogni sandwich. Le basi minime su come far andare avanti un’attività le impara un po’ dall’esperienza del padre, che pure c’era nonostante i risultati altalenanti, e in parte da neo-imprenditore autodidatta.

Jimmy John Liautaud (Fonte immagine: www.jimmyjohns.com)

Il primo anno di vita del negozio di sandwich racconta di 154mila dollari incassati secondo Forbes. Il secondo negozio arriva vicino all’Università dell’Illinois occidentale nel 1986 e l’espansione continua poi a Champaign, sempre nell’Illinois. Nel 1994 i negozi Jimmy John sono diventati 10 con 1 milione di dollari all’anno di profitti lordi a fronte di circa 4 milioni di dollari entrate. L’espansione del numero di attività in tutti gli Stati Uniti non ha però portato a un allargamento del menù che è sempre rimasto piuttosto contenuto e semplice nelle sue proposte. Un modo da una parte per distinguersi dalla concorrenza, dall’altro per contenere i costi. Una ricetta che comunque si è rivelata vincente per la storia di Jimmy e della sua catena di sandwich. Il successo infatti non si ferma: come ricorda il sito ufficiale di Jimmy nel 2007 è stata celebrata l’apertura della 500esima location. Nel 2010 è stata aperta la 1000esima sede, nel 2014 è stata poi la volta della sede numero 2000, mentre oggi il numero totale è intorno ai 2800 negozi. Jimmy non ha mai elaborato un piano aziendale, né si aspettava che la società crescesse nella misura in cui poi questo è accaduto.

Nel 2016, Jimmy ha venduto una quota di maggioranza della sua società a Roark Capital, società di private equity americana che nel complesso ha valutato la catena intorno ai 3 miliardi di dollari, mantenendo il 35% e rimanendo come presidente e singolo maggiore azionista individuale. Una nuova posizione che come racconta sempre Forbes gli permette di dedicarsi all’attività che ancora più gli piace legata alla sua creatura: quella di assaggiatore capo di quelli che chissà potrebbero diventare i nuovi panini da aggiungere al menù. Jimmy inoltre non ha dimenticato chi lo salvò dall’espulsione ai tempi del liceo, oltre a spendersi con una sua fondazione e numerose donazioni per sostenere borse di studio e i più svariati ambiti educativi e culturali. Nel 2008, infatti, ricorda il New York Times, ha donato 1 milione di dollari alla sua ex scuola superiore e ha chiesto che un edificio del complesso scolastico venisse intitolato proprio all’ex preside James Lyons. La scuola ha risposto che voleva usare anche il nome di Jimmy per quell’edificio: la sua storia avrebbe infatti potuto ispirare le vite di molti altri studenti.

Trending 16 Giugno, 2020 @ 11:14

La rocambolesca liberazione del settimo uomo più ricco di Cina dai suoi rapitori

di Forbes.it

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Articolo di David Dawkins su Forbes.com

He Xiangjian (Fonte immagine: www.midea-group.com)

Il miliardario cinese He Xiangjian è sopravvissuto a un tentato rapimento questo fine settimana dopo che i rapitori, dotati di esplosivo, hanno forzato l’ingresso nella sua casa nella provincia del Guangdong.

He Xiangjian, uno degli uomini più ricchi della Cina con un patrimonio netto stimato di 24,8 miliardi di dollari, è stato salvato domenica dopo che suo figlio, il 55enne He Jianfeng, è sgattaiolato fuori dalla casa di famiglia e ha attraversato a nuoto un lago per lanciare l’allarme, secondo fonti locali.

Secondo una dichiarazione pubblicata su Weibo, l’equivalente cinese di Twitter, la polizia ha risposto domenica scorsa con un’irruzione in un campo da golf a 18 buche nel centro sportivo di proprietà del gruppo Midea di He Xiangjian.

Sebbene la polizia non abbia nominato He Xiangjian nelle proprie dichiarazioni, un portavoce dell’ufficio di pubblica sicurezza di Foshan ha scritto su Weibo: “La vittima è al sicuro!” allegando la dichiarazione di polizia. Il gruppo Midea ha confermato l’incidente su Weibo e ha ringraziato i “media e tutti i settori della società per la loro preoccupazione”.

Chi è il miliardario He Xiangjian?

L’imprenditore He Xiangjian è il fondatore del colosso degli elettrodomestici Midea Group, che ha preso forma nel 1968 da un gruppo di 23 cittadini del Guangdong in un laboratorio di produzione di coperchi.

Oggi il gruppo Midea è quotato alla borsa di Shenzhen e ha oltre 200 filiali, tra cui la società di robotica tedesca Kuka. Xiangjian si è dimesso dalle sue attività nel 2012. Suo figlio He Jianfeng è ora direttore del gruppo Midea e Midea Real Estate Holding.

A gennaio, il gruppo Midea ha donato prodotti come condizionatori d’aria, scaldabagni, lavatrici e asciugatrici agli ospedali di Wuhan impegnati nella lotta al coronavirus.

He Xiangjian è attualmente il 7 ° miliardario più ricco in Cina, secondo la classifica in tempo reale di Forbes

Leader 15 Giugno, 2020 @ 1:21

Chi è Mark Russell, l’ultimo miliardario creato dai camion a idrogeno di Nikola

di Forbes.it

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Mark Russell, ceo di Nikola (Courtesy Nikola Motor)

Articolo di Alan Ohnsman su Forbes.com

La prima settimana di quotazione in borsa di Nikola Motor – contrassegnata da un’impennata del 104% lunedì scorso e seguita da un calo del 24% nell’arco dei due giorni successivi – ha aumentato la fortuna del fondatore Trevor Milton e ha creato un altro miliardario: il ceo della startup di camion a idrogeno Mark Russell.

Russell, che era presidente e coo del conglomerato industriale Worthington Industries, prima di unirsi a Nikola nel febbraio 2019, deteneva azioni e opzioni nella società con sede a Phoenix per un valore di poco superiore a 1,3 miliardi di dollari (al 12 giugno), secondo quanto stimato da Forbes. Milton, che è il maggiore azionista di Nikola, ha chiuso la settimana con un patrimonio netto di 7 miliardi di dollari. Le azioni hanno raggiunto i 64 dollari al Nasdaq nella negoziazione di venerdì.

Supportato da investitori che includono il gruppo Blackstone, peso massimo del private equity, ValueAct e il produttore europeo di veicoli commerciali CNH Industrial, la quotazione di Nikola sul Nasdaq questo mese  (tramite una fusione inversa con VectoIQ) è il debutto più audace di Wall Street per una startup di trasporto ad alta tecnologia dopo quello di Tesla. La società prevede miliardi di dollari di entrate dalla vendita e dal noleggio di futuristici camion e pickup che non emettono alcun gas di scarico. Al momento la società non ha però praticamente ancora registrato ricavi.

Potenziale concorrente della Tesla di Elon Musk nei camion elettrici (che sta citando in giudizio per violazione del design), Nikola ha raccolto circa  600 milioni di dollari prima della sua quotazione al Nasdaq per procedere con la produzione di camion a idrogeno in uno stabilimento di Coolidge, in Arizona. Inizialmente, la società produrrà autoarticolati Nikola Tre costruiti in collaborazione con l’unità Iveco di CNH in Germania per la vendita in Europa e negli Stati Uniti nel 2021. La società si sta anche preparando ad annunciare un’alleanza di produzione separata con una società automobilistica per produrre il suo Badger pickup con celle a combustibile.

Russell è diventato ceo di Nikola questo mese, dopo la fusione inversa con VectoIQ, mentre Milton è passato al ruolo di presidente esecutivo. Il fondatore di Nikola, che ha lasciato il college al suo primo anno, ha lavorato per un breve periodo per Russell in Worthington, la quale ha fornito finanziamenti per la fase iniziale a Nikola. Russell è stato anche un mentore. “Ho sognato di trasformare Trevor in un dirigente aziendale – un sogno che è durato fino a quando è stato al college”, ha detto Russell a Forbes in un’intervista del 2019. Milton ha dichiarato in un’intervista che aveva bisogno di una mano esperta per aiutare a costruire e gestire la sua startup e ha reclutato Russell come presidente di Nikola l’anno scorso. Mark Russell mantiene tale titolo oltre ad essere ceo.

Nikola ha ordini di camion per un valore di 10 miliardi di dollari da aziende come Anheuser-Busch, che vuole 800 dei suoi colossi non inquinanti. La società stima che le vendite saliranno da 150 milioni di dollari nel 2021 a 3,2 miliardi  di dollari entro il 2024 man mano che la produzione aumenterà. Nel 2024, Nikola prevede di vendere o noleggiare 7.000 unità a batteria e 5.000 camion a celle combustibili a idrogeno, secondo un documento depositato presso la SEC. La società potrebbe raccogliere ulteriori 700 milioni di dollari tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, secondo il deposito. Potrebbe anche emettere debito nel 2023 e nel 2024 per un totale di 500 milioni di dollari. La costruzione di ricarica di stazioni di idrogeno per i suoi camion, che produrranno il combustibile pulito dall’acqua e dall’elettricità rinnovabile, raggiungerà quasi 1 miliardo di dollari dal 2022 al 2024.

La tecnologia delle celle a combustibile, che produce elettricità in una reazione chimica che coinvolge idrogeno e ossigeno con solo vapore acqueo come sottoprodotto, è in circolazione dagli anni ’60, ma le approssimazioni precedenti erano troppo costose e non abbastanza resistenti per un uso quotidiano pesante. Questo è cambiato radicalmente nell’ultimo decennio, con i costi per i materiali e i serbatoi di carburante che diminuivano costantemente man mano che la tecnologia maturava. Mentre l’idrogeno industriale proviene in genere dal gas naturale, i nuovi metodi per la generazione di idrogeno “verde” dall’acqua e l’elettricità dai parchi solari o eolici hanno reso il combustibile molto più interessante per i regolatori ambientali in California, Europa, Giappone, Corea del Sud e Cina.

Leader 15 Giugno, 2020 @ 10:46

Storia di Yoshiko Shinohara, diventata miliardaria a 82 anni

di Francesco Nasato

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Yoshiko Shinohara sulla copertina del suo libro in vendita su Amazon (Fonte immagine: Amazon)

Nel 2017 Yoshiko Shinohara è diventata la prima donna giapponese miliardaria self made, ovvero in grado di creare da sé la propria fortuna senza ereditare un’azienda già esistente. Ipotesi oltretutto complicata nel suo specifico caso, visto che si parla di una donna il cui padre è morto quando lei aveva appena 8 anni e che è stata cresciuta dalla madre rimasta vedova, insieme all’altro figlio, senza più risposarsi e con un impiego come levatrice per cercare di far sopravvivere tutti quanti in casa. Ma non basta. A rendere la storia ancora più unica c’è il fatto che Yoshiko ha conquistato un traguardo storico per le donne giapponesi a 82 anni, come ricorda un articolo di Forbes del 2017, dopo una lunga rincorsa iniziata nel 1973 senza nemmeno ben sapere cosa sarebbe successo.

Yoshiko nasce nel 1934, cresce durante la Seconda Guerra Mondiale e come detto a 8 anni perde il padre, preside in una scuola media. La mamma prosegue nella faticosa opera di crescita ed educazione dei figli, con Yoshiko che si diploma al liceo, ma poi come tante volte accadeva, e accade ancora oggi a tante donne, viene data in sposa giovane a un uomo che lei non aveva scelto come quello con cui trascorrere il resto della propria vita. Tanto è vero che poco tempo dopo le nozze, avvenute quando Yoshiko ha 20 anni, ecco la decisione che spiazza tutti, a partire dai famigliari, come raccontato in un’intervista alla Harvard Business Review: “Poco dopo il mio matrimonio mi sono resa conto che avrei preferito non sposarmi e che quella non era la persona giusta per me. Così ho deciso sarebbe stato meglio divorziare il prima possibile, una decisione per cui mia madre e mio fratello si arrabbiarono molto. Ma avevo deciso: dovevo fare qualcosa per me stessa”.

Come racconta ancora Forbes, la scelta di Yoshiko per se stessa è quella di non rimanere in Giappone, magari costretta a svolgere uno di quei lavori per tutta la vita in qualche modo riservati alle donne secondo il modello culturale dell’epoca, a cui però lei non era interessata. Così parte e trascorre del tempo in Inghilterra, prima di spostarsi successivamente in Australia, lavorando come segretaria. Proprio durante il periodo australiano Yoshiko racconta, sempre alla Harvard Business Review, di incontrare un modo diverso di lavorare, impensabile nel Giappone dell’epoca: “Ho visto le donne lavorare come interinali ed è così che ho imparato le primissime nozioni di questo genere di lavoro”. Rientrata in Giappone e a Tokyo, nel 1973 decide così di avviare la propria agenzia di lavoro interinale dall’appartamento in cui viveva, come riferisce sempre Forbes. Una sorta di start up prima delle start up, vedendo il momento di partenza di questa avventura e il settore interessato. Perché l’attività di Yoshiko va ad inaugurare di fatto un settore che in Giappone non solo non era previsto, ma non era neppure consentito.

Ricorda ancora Yoshiko: “Ho lanciato l’azienda senza prenderla troppo sul serio. Da subito però ho incontrato l’opposizione del Ministero del lavoro giapponese. L’occupazione a vita era la norma in Giappone e il lavoro temporaneo da parte di compagnie private era vietato dalla legge, quindi venivo spesso convocata dal ministero. Non riuscivo a capire perché fosse illegale fornire dipendenti temporanei ad aziende che ne avevano disperatamente bisogno”. Di fatto Yoshiko rischia il carcere perché la sua azienda offre un servizio non legale in quel Giappone. Per sua fortuna però la legge da questo punto di vista cambia, anche grazie alle richieste portata avanti da altre agenzie simili a quella di Yoshiko, e così l’attività può continuare, anche se all’inizio non è facile far quadrare i conti: Yoshiko per arrotondare insegna inglese di notte. I sacrifici pagano, dopo cinque anni quella che oggi è la Temp Holdings si trasferisce in un vero spazio adibito a ufficio.

Se la prima spinta importante per la Temp arriva sotto il profilo normativo, una seconda altrettanto fondamentale arriva per una scelta di business decisa da Yoshiko che inizia a inserire anche degli uomini in un’azienda che fino a quel momento era stata unicamente al femminile, anche per le sue motivazioni originali di nascita: “Nel 1988 mi sono detta: “E se inserissimo anche gli uomini in questo business?” I miei manager, donne, hanno detto: “No, grazie, non ne abbiamo bisogno”. Ma ne avevamo bisogno. Una nostra succursale assunse un uomo part-time, e wow, il volume dei nostri affari aumentò! Questa è stata la svolta. Il trucco era raggiungere il giusto mix di uomini e donne all’interno della Temp Holdings”. Quell’equilibrio che spesso è indispensabile per ottenere risultati, a prescindere dall’ambito in cui ci si trova.

Come ricorda Forbes, gli anni ’90 sono in controtendenza per la Temp rispetto al resto del Giappone. Il Paese infatti precipita in una situazione economica complicata, mentre la Temp decolla perché le aziende cercavano di tagliare i costi assumendo lavoratori a tempo parziale anziché dipendenti. Oggi la Temp Holdings fornisce reclutamento, outsourcing, consulenza e sviluppo di sistemi, anche se il personale a tempo parziale rimane il suo segmento più ampio e importante. La quotazione in borsa è avvenuta nel 2008. Yoshiko nel frattempo è diventata presidente emerito della società ad aprile 2016 e non si è mai risposata. Nel 2014 ha donato circa il 5% delle azioni della società per creare la Yoshiko Shinohara Memorial Foundation, ente che fornisce borse di studio per le studentesse del Giappone che vogliono diventare infermiere, assistenti sociali o lavorare negli asili nido.

 

Leader 5 Giugno, 2020 @ 9:07

Cristiano Ronaldo è diventato il primo miliardario della storia del calcio

di Forbes.it

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Articolo di Christina Settimi apparso su Forbes.com

Si aggiunge un altro zero alla rivalità più costosa del calcio.

Cristiano Ronaldo ha guadagnato $ 105 milioni prima delle tasse l’anno scorso, arrivando al numero 4 della Forbes Celebrity 100 del 2020, una posizione sopra il suo principale rivale sportivo, Lionel Messi, e diventando il primo giocatore di calcio nella storia a guadagnare $ 1 miliardo durante tutta la sua carriera da giocatore.

L’attaccante 35enne è solo il terzo atleta a superare questa quota mentre è ancora in attività, seguendo Tiger Woods, che ci è riuscito nel 2009 a seguito del suo accordo di sponsorizzazione a lungo termine con la Nike e Floyd Mayweather, che lo aveva fatto nel 2017 e ha realizzato la maggior parte delle sue entrate dalle vendite pay-per-view per i suoi incontri di boxe.

Ronaldo, il primo a raggiungere tale traguardo in uno sport di squadra, ha guadagnato $ 650 milioni sul campo durante i suoi 17 anni da professionista e dovrebbe raggiungere i 765 milioni di dollar di stipendio in carriera grazie al suo attuale contratto, che si concluderà nel giugno del 2022. Messi, che ha iniziato a giocare a livello senior tre anni dopo Ronaldo, dal 2005 ha guadagnato un totale di 605 milioni di dollari di stipendio. L’unico atleta di squadra ad arrivare vicino (seppur a distanza impressionante) a quei numeri era l’ex degli New York Yankees Alex Rodriguez, che si è ritirato nel 2016 dopo 22 anni nel Major League Baseball dopo aver guadagnato 450 milioni di dollari di stipendio. Neanche la leggenda del calcio David Beckham vi si è avvicinata, concludendo la sua carriera con un guadagno totale di $ 500 milioni, metà dei quali derivanti da sponsorizzazioni fuori dal campo.

“Cristiano Ronaldo è uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, nello sport più popolare del mondo, in un’era in cui il calcio non è mai stato così ricco”, ha dichiarato Nick Harris di Sporting Intelligence, il cui sondaggio “Global Sports Salaries” classifica le squadre di tutto il mondo in base agli stipendi totali.

Gli scontri diretti tra Ronaldo e Messi hanno iniziato a scaldarsi nel 2009 nella Liga spagnola, dove Ronaldo ha giocato per il Real Madrid e Messi per il Barcellona. I loro scontri in campo hanno innescato una battaglia di nove anni per vantarsi del titolo di miglior giocatore, e di quello del più pagato, nello sport, uno scontro che li ha spinti a rinegoziare i contratti in blocco e monopolizzare i riflettori del gioco.

La rivalità è stata tanto divertente quanto redditizia, ed è arrivata proprio mentre i club di tutto il mondo stavano assistendo a un’impennata di partecipazione e un afflusso di denaro dai diritti televisivi. I due erano perfettamente abbinati per la battaglia, dentro e fuori dal campo. Ronaldo ha perfezionato uno spettacolo fatto di potenza e di stile, mentre Messi gioca le partite in tranquillità, ma con un’elevatissima prolificità. Ronaldo impettito dopo ogni goal. Messi un maestro nel ringraziare i suoi compagni di squadra.

Entrambi hanno raggiunto i risultati. Il Barcellona ha vinto sei volte il titolo della Liga e due Champions League con Messi in squadra. Il Real Madrid ha vinto il titolo spagnolo due volte e la Champions League quattro volte con Ronaldo. Durante i loro anni in campionato, ogni giocatore ha conquistato il Pallone d’Oro quattro volte, ed El Clásico, il soprannome degli scontri diretti tra i due club, è stato un evento televisivo da record in tutto il mondo.

Ma quando si tratta di sfruttare le celebrità, non ci sono dubbi. Guidato da Jorge Mendes di Gestifute, uno degli agenti più potenti del mondo, Ronaldo ha accumulato un seguito sempre crescente di fan e consumatori attirati dal suo bell’aspetto da ragazzo poster, dalle sue acconciature di tendenza, dal suo impeccabile senso della moda e, ultimamente, dal suo lato più morbido come uomo di famiglia i cui bambini compaiono nei suoi post sui social media. A gennaio, è diventato la prima persona con 200 milioni di follower su Instagram, parte di un esercito di fan sui social media che ha raggiunto i 427 milioni su Facebook, Instagram e Twitter, cosa che lo rende l’atleta più popolare del pianeta.

Nike lo paga $ 20 milioni all’anno, dopo aver firmato un contratto a vita nel 2016, come prima di lui avevano fatto solo Michael Jordan e LeBron James, legati allo Swoosh per l’eternità. A maggio, il produttore di calzature ha annunciato l’uscita di un’edizione celebrativa dell’anniversario dei 10 anni dalla sua prima Mercurial Superfly e una versione per bambini per celebrare il decimo compleanno di suo figlio, con tanto della sua famosa posizione, firma e logo. Gli spot per Clear, Herbalife e per il produttore farmaceutico Abbott contribuiscono a portare le sue entrate da sponsorizzazioni a $ 45 milioni.

La Ronaldo Inc. ha persino un marchio — CR7, un mix tra le sue iniziali e il suo numero di maglia — parte di un brand di lifestyle che Forbes stima rappresenti un quarto delle sue entrate annuali da sponsorizzazioni, tra cui biancheria intima di marca, che ha debuttato nel 2013, seguita da una linea di scarpe, profumi e abbigliamento in denim. Nel 2015 ha collaborato con Pestana Hotel Group per aprire la sua prima proprietà l’anno successivo nella sua città natale di Funchal, a Madeira, proprio sopra il Museu CR7, un santuario per i suoi trofei e un punto vendita al dettaglio del suo merchandising. Da allora ha aggiunto i club CR7 con Crunch Fitness, pubblicato programmi di allenamento su YouTube e affiancato il suo nome a un corso sul social media influencing offerto dall’università online italiana eCampus.

E la rivalità è tutt’altro che conclusa.

Le entrate di Ronaldo per il 2020 includono uno stipendio di $ 60 milioni, leggermente inferiore rispetto allo scorso anno a causa di una riduzione del 30% dello stipendio che ha accettato a causa della pandemia. Messi, che ha guadagnato $ 104 milioni nell’ultimo anno dopo aver effettuato una riduzione delle retribuzioni per coronavirus è pronto a superare $ 1 miliardo complessivi già il prossimo anno, prima della scadenza del suo attuale contratto con il Barça.

Classifiche 2 Giugno, 2020 @ 1:01

La rete di bugie di Kylie Jenner: per Forbes non è più miliardaria. E forse non lo è mai stata

di Forbes.it

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Kylie Jenner (Frazer Harrison/Getty Images)

Articolo di Chase Peterson-Withorn e Madeline Berg apparso su Forbes.com

All’inizio di quest’anno, Kylie Jenner ha venduto metà della sua azienda di cosmetici in uno dei più grandi affari mai messi a segno da una celebrità. Ma la documentazione relativa all’affare rivela che avrebbe gonfiato le dimensioni e il successo della sua attività. Per anni.


Nota dell’editore, 1 giugno 2020: questo articolo è stato aggiornato per includere una dichiarazione dei rappresentanti di Kylie Jenner.

 

Dopo più di un decennio di fama, i Kardashian-Jenners tendono a indurre gli stanchi consumatori di media ad alzare gli occhi al cielo e a tirare sospiri. Ma quando si tratta della loro ricchezza, anche i critici della prima famiglia dei reality sono incuriositi; la macchina Kardashian-Jenner – e il denaro che genera – è stata oggetto di articoli, podcast e persino libri. Ma nessuno si preoccupa più dell’argomento quanto la stessa famiglia, che ha trascorso anni a cercare di convincere Forbes a concedergli punteggi più alti nelle liste annuali della ricchezza e della celebrità.

Quindi, quando la più giovane del clan, Kylie Jenner, ha venduto il 51% della sua Kylie Cosmetics al colosso della bellezza Coty raggiungendo un accordo del valore di 1,2 miliardi di dollari questo gennaio, è stato un momento fondamentale per la famiglia. Uno dei più grandi incassi per una celebrità di tutti i tempi, la transazione sembrava confermare ciò che Kylie aveva sempre detto e ciò che Forbes aveva dichiarato a marzo 2019: e cioè che Kylie Jenner era, in effetti, miliardaria, almeno prima del coronavirus.

“Kylie è un’icona moderna, con un incredibile senso del consumatore di bellezza”, aveva commentato Peter Harf, presidente di Coty, quando aveva annunciato l’acquisizione a novembre.

Ma nella documentazione relativa all’affare è emersa una verità meno lusinghiera. I numeri rilasciati da Coty negli ultimi sei mesi hanno messo a nudo uno dei segreti meglio custoditi della famiglia: l’attività di Kylie è significativamente più contenuta e meno redditizia di quanto la famiglia abbia fatto credere all’industria cosmetica e ai media, tra cui Forbes.

Naturalmente, ci si devono aspettare omissioni e vere e proprie invenzioni dalla famiglia che ha perfezionato e poi monetizzato il concetto di “famoso per essere famoso”. Ma, analogamente all’ossessione pluridecennale di Donald Trump per il suo patrimonio netto, le insolite lungaggini a cui i Jenner sono stati disposti ad andare, incluso l’invito di Forbes nelle loro dimore e nei loro uffici, e persino la creazione di dichiarazioni dei redditi che probabilmente erano state contraffatte, rivela solo quanto alcuni ricchi possano essere ossessionati dall’apparire ancora più ricchi.

“È corretto affermare che tutto ciò che la famiglia Kardashian-Jenner fa è sovradimensionato”, afferma Stephanie Wissink, analista azionario che copre i prodotti di consumo per Jefferies.

Sulla base di queste nuove informazioni, oltre a considerare l’impatto di Covid-19 sui titoli della bellezza e sulla spesa dei consumatori, Forbes ora pensa che Kylie Jenner, anche dopo aver intascato dalla vendita circa 340 milioni di dollari dopo le tasse, non sia una miliardaria.


Come altre imprese di Kardashian, l’attività di Kylie è iniziata come un modo per fare cassa da un piccolo scandalo. La più giovane della famiglia, ha trascorso più di un anno a negare le speculazioni dei tabloid secondo cui stava usando iniezioni di filler per labbra. Lungi dall’essere imbarazzata per essere stata scoperta, lei e la sua accorta madre, Kris, hanno colto lo scandalo come un’opportunità di marketing.

Con $ 250.000 provenienti dai suoi guadagni dall’attività di modella, dalle sponsorizzazioni e dalle sue apparizioni nel programma TV Keeping Up With The Kardashians, Kylie ha lanciato il suo primo lotto di 15.000 kit labbra, composti da una matita per le labbra e da un rossetto abbinato, nel novembre 2015. Grazie al marketing intelligente di Instagram, i kit da $ 29 sono stati venduti in meno di un minuto. “Prima ancora di aggiornare la pagina, tutto era esaurito”, ha detto in seguito Forbes .

Alla fine del 2016, Kylie aveva dozzine di nuovi prodotti e la reputazione di un astro nascente nel settore cosmetico. Pochi mesi dopo che sua sorella Kim Kardashian West aveva raggiunto la copertina di Forbes nel luglio 2016, i collaboratori della Jenner hanno iniziato una campagna per “avere una cover di Forbes per Kylie”. I ricavi sono stati pari a $ 400 milioni nei primi 18 mesi di attività, hanno detto, con un guadagno personale di $ 250 milioni per Kylie. Messi alla prova, aprirono i loro libri. Durante le riunioni al sontuoso Hidden Hills di Kris Jenner, in California, accompagnati dall’ufficio contabile di famiglia, a Forbes furono mostrate dichiarazioni fiscali che dettagliavano $ 307 milioni di ricavi nel 2016 e un reddito personale di Kylie di oltre $ 110 milioni in quello stesso anno. Sarebbe bastato per metterla al numero 2 nella lista Celebrity 100, dietro solo a Taylor Swift, sottolineò subito il contabile. Ma i documenti, nonostante sembrassero autentici e recassero la firma di Kylie Jenner, non erano esattamente convincenti, poiché la storia che raccontavano, del marchio di ecommerce Kylie Cosmetics che passava dal nulla a $ 300 milioni di vendite in un solo anno, era difficile da credere.

Dopo aver parlato con una manciata di analisti ed esperti del settore che ritennero non plausibili le affermazioni della famiglia Jenner, abbiamo optato per una stima più ragionevole all’interno della nostra lista Celebrity 100 del 2017: 41 milioni di dollari di guadagni complessivi per Kylie, che le valsero il 59 ° posto . Kris era “così frustrata”, fece subito sapere il gruppo di pubbliche relazione dei Jenner. “Abbiamo fatto così tanto.”

Due mesi dopo, un’altra storia apparve su WWD , una pubblicazione conosciuta come “la Bibbia della moda”, dove venivano usati gli esatti numeri che i Jenner avevano cercato di dare inizialmente a Forbes. “Ci sono state violente speculazioni sulla dimensione della sua attività, con stime che vanno da $ 50 milioni a $ 300 milioni”, si leggeva nell’articolo. “Bene, ecco le cattive notizie per i più affermati player del mondo della bellezza: Jenner ha superato con facilità le stime più alte. Kylie Cosmetics ha effettivamente realizzato $ 420 milioni nelle vendite al dettaglio – in soli 18 mesi – ha rivelato Kris Jenner. . . ” “Era la prima volta che i Jenner rivelavano pubblicamente le dimensioni dell’azienda, si vantava l’articolo” “e hanno fornito a WWD la documentazione”.

Quell’ammontare di entrate altissimo – ripetuto ovunque da People a CNBC e Fortune – prese piede. Nell’estate del 2018, quando Forbes iniziò a calcolare il patrimonio netto di Kylie per la lista delle donne self-made più ricche, l’opinione del settore sull’attività di Kylie era cambiata. Quelle enormi entrate erano “totalmente possibili”, disse un’analista, aggiungendo che lei stessa aveva sentito numeri simili. Un altro fatturato suggerito è stato di circa $ 350 milioni. Le stime continuavano a salire. I ricavi erano di $ 400 milioni, secondo una nota di ricerca di Piper Jaffray nel 2018. Un rapporto di Oppenheimer prevedeva che le vendite avrebbero superato i $ 700 milioni entro il 2020.

La famiglia Jenner ci offrì i suoi numeri: i ricavi del 2017 sono aumentati del 7%, hanno detto, a $ 330 milioni. “Nessun altro influencer ha mai ottenuto un tale volume o ha avuto i fan scatenati e la coerenza che Kylie ha avuto negli ultimi due anni e mezzo,” disse a quel tempo a Forbes un dirigente della piattaforma di ecommerce Shopify, che gestisce il negozio online di Kylie. Sulla base del suo rapido successo, certificato da fonti del settore, oltre che dalle dichiarazioni dei redditi del 2016, Kylie apparve sulla copertina della rivista Forbes a luglio 2018, classificandosi al 27 ° posto nella nostra lista delle donne self-made più ricche. A 20 anni, aveva un patrimonio stimato di $ 900 milioni, e sarebbe presto diventato il miliardario self-made più giovane di sempre.

“Grazie per questo articolo e per il riconoscimento”, Kylie postò su Instagram . Kim Kardashian West twittò invece le sue congratulazioni, due volte. “Sono così orgogliosa”, scrisse Kris Jenner, finalmente soddisfatta.

Il mese successivo Kylie festeggiò il suo ventunesimo compleanno nella discoteca Delilah di West Hollywood, in una festa a tema Barbie, con spettacoli di Travis Scott e Dave Chappelle — e baristi in magliette nere con stampata la copertina di Forbes. Il suo viso era accanto alle parole “America’s Women Billionaires”. All’inizio dell’anno successivo, varcò ufficialmente la soglia del miliardo di dollari .


Tutti i dubbi sul fatto che Kylie potesse non essere una miliardaria furono apparentemente fugati nel novembre 2019, quando Coty annunciò che stava valutando Kylie Cosmetics circa $ 1,2 miliardi. L’accordo diede a Coty, società di 116 anni ma un po’ appannata, un marchio alla moda, esperto di social media, che avrebbe potuto contribuire a invertire i suoi numeri discendenti. Diede a Kylie una grande possibilità di espansione, oltre a un carico di denaro in contanti e una prova apparentemente chiara del suo status di miliardaria.

In una telefonata con gli analisti finanziari, il direttore finanziario di Coty annunciò l’accordo come “un’equazione finanziaria convincente” che avrebbe aiutato a “rendere Coty un attore moderno, in crescita e redditizio del mercato della bellezza”. Gli analisti furono immediatamente scettici. Sembrava che Coty pagasse troppo per il marchio di una celebrity che poteva rivelarsi solo una moda passeggera. Un altro analista chiese come Coty potesse essere sicura che Kylie avrebbe continuato a promuovere l’attività negli anni a venire.

Poi arrivarono i dati finanziari di Kylie. Ricavi per il periodo di 12 mesi precedenti l’accordo: $ 177 milioni, secondo la presentazione di Coty, molto più bassi rispetto alle stime pubblicate al momento. E, ancor più stranamente, Coty affermò che le vendite erano aumentate del 40% rispetto al 2018, il che significava che l’azienda aveva generato solo circa $ 125 milioni quell’anno, una cifra molto diversa dai $ 360 milioni che i Jenner avevano portato Forbes a credere. La linea di cura della pelle di Kylie, che è stata lanciata a maggio 2019, ha realizzato entrate per $ 100 milioni nel primo mese e mezzo, ci hanno detto i rappresentanti di Kylie. I documenti mostrano che la linea era in realtà destinata a finire l’anno con solo vendite per $ 25 milioni.

“Penso che tutti siano rimasti sorpresi”, afferma Wissink, l’analista di Jefferies, che era in collegamento telefonico. “Ciò di negativo che è emerso da quell’annuncio è stato che il business era molto più piccolo di quanto tutti si aspettassero”

Tanto più piccolo, da rendere praticamente impossibili i numeri che i Jenner avevano venduto negli anni precedenti. Se Kylie Cosmetics avesse realizzato vendite per $ 125 milioni nel 2018, come avrebbe potuto ottenere $ 307 milioni nel 2016 (come presumibilmente dichiarano le dichiarazioni fiscali della società) o $ 330 milioni nel 2017?

Una spiegazione: gli affari di Kylie sono calati tranquillamente di oltre la metà in un solo anno. Se così fosse stato, Coty avrebbe pagato per un marchio “ad alta crescita” che in realtà era un business molto più piccolo di quanto non fosse solo pochi anni prima. (Coty preferisce non rispondere a nessuna domanda su Kylie Cosmetics per questo articolo). I dati della società di ecommerce Rakuten, che tiene traccia di un numero selezionato di entrate, suggeriscono che c’è stato un calo del 62% nelle vendite online di Kylie tra il 2016 e il 2018.

Tuttavia, praticamente tutti gli esperti del settore intervistati da Forbes pensano che il business non avrebbe potuto collassare così rapidamente“Sembra improbabile che molte entrate possano essere evaporate dall’oggi al domani”, afferma l’analista di Evercore Omar Saad. “Non sembra esserci alcuna prova che il business sia crollato”, aggiunge il veterano dei cosmetici Jeffrey Ten, che ha guidato aziende come Note Cosmetics, Nyx e Calvin Klein Beauty. “Se è così, perché Coty lo avrebbe acquistato?”

Più probabilmente il business non è mai stato così grande fin dall’inizio e i Jenner hanno mentito su di esso ogni anno dal 2016. Inclusa la bozza contabile con dichiarazioni e numeri falsi, presentati per aiutare a stilare le stime di Forbes sugli utili e sul patrimonio netto di Kylie. Anche se non possiamo dimostrare che quei documenti fossero falsi, sebbene sia probabile, è chiaro che lo staff di Kylie ha mentito.

C’è anche la questione dei profitti: Forbes aveva stimato che la sua attività stava registrando un margine netto del 44%. Ma le dichiarazioni di Coty indicano che i profitti di Kylie sono probabilmente inferiori a quanto immaginassimo, dal momento che il suo margine Ebitda – che tiene conto di alcune delle sue spese, ma non di tutte – è solo del 25% circa.

Per anni, i Jenner hanno insistito sul fatto che tutti quei profitti andavano direttamente a Kylie perché possedeva la società in modo diretto. Ma l’accordo di acquisto di Coty cita in particolare un “KMJ 2018 Irrevocable Trust”, controllato da Kristen M. Jenner, in quanto titolare di un interesse in Kylie Cosmetics. Al momento della vendita, il documento afferma che il trust avrebbe ottenuto una partecipazione nella società. Inizialmente i Jenner dissero a Forbes che il trust deteneva i soldi guadagnati da Kylie Jenner prima di compiere 18 anni e che Kylie ne è la beneficiaria. Ma il trust sembra essere stato creato ben dopo il 18esimo compleanno di Kylie e i Jenner hanno rifiutato di offrire qualsiasi prova a sostegno delle loro affermazioni. Data la mancanza di chiarezza e le precedenti menzogne, preferiamo essere cauti e assumere che il trust appartenga a Kris Jenner. Ciò significa che Kylie Jenner possiede circa il 44,1% di Kylie Cosmetics, anziché il 49%.

“Si deve ricordare che sono nel settore dell’intrattenimento”, afferma Jeffrey Ten. “Tutto nell’intrattenimento deve essere esagerato per attirare l’attenzione”.


Prendendo in considerazione tutte queste nuove informazioni e prendendo in considerazione la pandemia, Forbes ha ricalcolato il patrimonio netto di Kylie e ha concluso che non è miliardaria. Una contabilità più realistica della sua fortuna personale la colloca a poco meno di $ 900 milioni, nonostante i titoli che circondarono l’accordo di Coty che sembra confermare il suo status di miliardario. Oltre un terzo della sua ricchezza deriva dai 340 milioni di dollari in contanti al netto delle imposte che si stima abbia intascato dalla vendita della maggior parte della sua azienda. Il resto è costituito da utili rivisti sulla base delle dimensioni più ridotte della sua attività e su una stima più prudente della sua redditività, oltre al valore della sua quota rimanente di Kylie Cosmetics, che non è solo inferiore a quella che i Jenner ci hanno fatto credere, ma che vale anche meno ora di quanto non fosse nel momento dell’annuncio, visti gli effetti economici del coronavirus.

Il prezzo delle azioni Coty è sceso di oltre il 60% da quando l’accordo è stato concluso, ma anche i concorrenti con le migliori prestazioni come Ulta Beauty ed Estée Lauder  registrano cali. A ciò si aggiunga il fatto che Wall Street tende a pensare che Coty abbia pagato troppo fin dall’inizio e che non c’è realisticamente modo di spingere il valore netto di Kylie oltre un miliardo, nonostante il suo massiccio incasso.

Come al solito, abbiamo chiesto ai Jenner un commento ai nostri numeri. Ma sollecitata a rispondere circa le molte discrepanze, la famiglia, tipicamente loquace, ha fatto qualcosa di estremamente strano: ha smesso di rispondere alle nostre domande.

Nota dell’1 giugno 2020: Dopo la pubblicazione di questo articolo, rappresentanti di Kylie e Kris Jenner hanno inviato una lettera a Forbes per negare che Kylie abbia mentito o che le dichiarazioni dei redditi del Jenner inviateci contenessero numeri falsi. “Le accuse secondo cui i Jenner, e/o i loro contabili, avrebbero falsificato le dichiarazioni dei redditi e mentito sulle entrate del 2016 negli ultimi quattro anni, sono assolutamente false”, recita la lettera.

Classifiche 26 Maggio, 2020 @ 4:47

I 25 più ricchi del mondo hanno guadagnato $ 255 miliardi in soli due mesi

di Forbes.it

Staff

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Marck Zuckerberg, fondatore di Facebook, è quello che tra i più ricchi del mondo ha guadagnato di più negli ultimi due mesi. (Photo by Drew Angerer/Getty Images)

Articolo di Jonathan Ponciano apparso su Forbes.com

I super ricchi sono molto più ricchi di quanto non fossero due mesi fa. Venticinque delle persone più ricche nella lista dei miliardari del mondo di Forbes valgono ben $ 255 miliardi in più rispetto a quando il mercato azionario degli Stati Uniti ha raggiunto i minimi durante la pandemia il 23 marzo.

Insieme, queste 25 persone – Forbes ha esaminato solo quelli in lista con fortune legate a titoli quotati – valgono quasi $ 1,5 trilioni, che rappresentano circa il 16% della ricchezza totale detenuta dai miliardari del mondo.

Il ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, è quello che ha guadagnato di più. Le azioni di Facebook sono aumentate di quasi il 60% negli ultimi due mesi, raggiungendo il record venerdì 22 maggio. Gli investitori hanno risposto positivamente al debutto del servizio Shops di mercoledì, lo sforzo di Facebook di ospitare vetrine digitali per i proprietari di piccole imprese. Zuckerberg, che ora ha un patrimonio di 86,5 miliardi di dollari, è diventato la quarta persona più ricca del mondo, salendo dal 7° posto della Billionaires del 2020, pubblicata a inizio aprile. Il 36enne è ora più ricco di Warren Buffett, del fondatore di Inditex, Amancio Ortega, e del co-fondatore di Oracle, Larry Ellison.

Il secondo maggior guadagno in termini di dollari è quello dell’uomo più ricco del mondo, il fondatore e ceo di Amazon, Jeff Bezos. Le azioni del colosso dell’e-commerce hanno continuato ad accelerare spinte dall’aumento della domanda, da quando il coronavirus ha provocato la chiusura dei negozi fisici. Le azioni Amazon sono aumentate del 29% dal 23 marzo. Alla fine della giornata di venerdì, Bezos valeva $ 146,9 miliardi, in aumento di $ 30 miliardi, del 26%, dal 23 marzo.

LEGGI ANCHE: “Chi sono i 36 italiani nella classifica 2020 dei miliardari di Forbes, in testa sempre Ferrero”

Il maggior guadagno in termini di percentuale appartiene a Colin Zheng Huang, il fondatore quarantenne del secondo mercato online più grande della Cina (dietro ad Alibaba), Pinduoduo. Incoraggiati dal modello di social shopping dell’azienda, in cui gli utenti condividono gli acquisti con amici e familiari, unito a una campagna aggressiva di offerte agevolate ai consumatori, le azioni di Pinduoduo sono quasi raddoppiate dal 23 marzo e Huang, che è anche ceo, ha aggiunto $ 17,9 miliardi alla sua fortuna; ora è la terza persona più ricca della Cina, con un patrimonio di $ 35,6 miliardi.

Chi ha guadagnato ancora? Mukesh Ambani è diventato la persona più ricca dell’Asia ad aprile, dopo che Facebook ha annunciato un investimento di $ 5,7 miliardi in Reliance Jio, con sede a Mumbai, una filiale delle telecomunicazioni del tentacolare conglomerato fondato dal defunto padre di Ambani. Da allora la società ha raccolto molti finanziamenti, inclusi $ 1,5 miliardi dal colosso del private equity Kkr venerdì e $ 750 milioni dalla società di investimento Silver Lake all’inizio di questo mese. In totale, ha raccolto $ 10 miliardi di nuovo capitale in meno di un mese. Ambani ora vale $ 52,7 miliardi, in crescita di quasi $ 20 miliardi dalla depressione del mercato.

I miliardari con un patrimonio netto legato alle partecipazioni in società tecnologiche hanno aperto la strada a guadagni durante la pandemia. Il Nasdaq, l’indice ad alto contenuto tecnologico, è tornato positivo questo mese ed è aumentato del 37% dal 23 marzo. L’S&P 500 e Dow Jones, nel frattempo, sono aumentati di circa il 31% ciascuno, ancora in calo rispettivamente di circa il 10% e il 15% da inizio l’anno.

Dal 23 marzo non è uscita una sola persona dalla top 25. Le fortune di Jim, Alice e Robert Walton, per esempio, sono cresciute meno in termini percentuali, ma sono comunque aumentate di $ 3,6 miliardi ciascuna. Le azioni di Walmart hanno raggiunto il massimo storico a metà aprile, dopo che la prima iniezione di stimoli è arrivata nei conti bancari americani, riuscendo così a restare vicini alla vetta. Martedì, l’azienda ha registrato ricavi trimestrali che sono saliti di quasi il 10% a $ 134,6 miliardi, sostenuti da un aumento del 74% delle vendite online. Insieme, i tre miliardari eredi Walmart hanno un patrimonio combinato di quasi $ 165 miliardi.

Le cifre sono in netto contrasto con quelle dell’altra estremità dello spettro di ricchezza. Negli Stati Uniti le richieste di disoccupazione totali sono salite a 39 milioni da metà marzo, colpendo circa un quarto della forza lavoro statunitense.

Ecco quanto i 25 miliardi più ricchi del mondo hanno guadagnato negli ultimi due mesi
La variazione del patrimonio netto va da lunedì 23 marzo a venerdì 22 maggio.

#. Nome
Paese
Patrimonio totale, guadagno in due mesi

1 | Jeff Bezos
Usa
Patrimonio: $146,9 miliardi, +$29,9 miliardi

2 | Bill Gates
Usa
Patrimonio: $106,5 miliardi, +$11,9 miliardi

3 | Bernard Arnault
Francia
Patrimonio: $94,1 miliardi, +$12,8 miliardi

4 | Mark Zuckerberg
Usa
Patrimonio: $86,5 miliardi, +$31,4 miliardi

5 | Warren Buffett
Usa
Patrimonio: $ 69,2 miliardi, +$6 miliardi

6 Larry Ellison
Usa
Patrimonio: $66,4 miliardi, +$10,4 miliardi

7 | Steve Ballmer
Usa
Patrimonio: $65,4 miliardi, +$14 miliardi

8 | Larry Page
Usa
Patrimonio: $63,6 miliardi, +$14,2 miliardi

9 | Sergey Brin
Usa
Patrimonio: $61,3 miliardi, +$13,7 miliardi

10 | Amancio Ortega
Spagna
Patrimonio: $60,5 miliardi, +$5,2 miliardi

11 | Jim Walton
Usa
Patrimonio: $55,2 miliardi, +$3,6 miliardi

12 | Alice Walton
Usa
Patrimonio: $55 miliardi, +$3,6 miliardi

13 | Rob Walton
Usa
Patrimonio: $54,8 miliardi, +$3,6 miliardi

14 | Francoise Bettencourt Meyers
Francia
Patrimonio: $54,2 miliardi, +$6,4 miliardi

15 | Mukesh Ambani
India
Patrimonio: $52,7 miliardi, +$19,9 miliardi

16 | Carlos Slim Helu
Messico
Patrimonio: $51,2 miliardi, +$4,2 miliardi

17 | Mackenzie Bezos
Usa
Patrimonio: $47,8 miliardi, +$10,4 miliardi

18 | Ma Huateng
Cina
Patrimonio: $46,4 miliardi, +$6,8 miliardi

19 | Jack Ma
Cina
Patrimonio: $41,3 miliardi, +$3 miliardi

20 | Phil Knight
Usa
Patrimonio: $37,7 miliardi, +$9,9 miliardi

21 | Elon Musk
Usa
Patrimonio: $36,7 miliardi, +$9,5 miliardi

22 | Colin Zheng Huang
Cina
Patrimonio: $35,6 miliardi, +$17,9 miliardi

23 | Francois Pinault
Francia
Patrimonio: $31,8 miliardi, +$2,1 miliardi

24 | Sheldon Adelson
Usa
Patrimonio: $30,7 miliardi, +$1,4 miliardi

25 | Michael Dell
Usa
Patrimonio: $28,3 miliardi, +$3,5 miliardi

Leader 26 Maggio, 2020 @ 2:19

Il re miliardario dei casinò di Macao lascia l’impero ai 17 figli

di Forbes.it

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Vista notturna dei casinò di Macao (Shutterstock)

Articolo di Robert Olsen apparso su Forbes.com

Stanley Ho, il patriarca dietro il più grande impero del gioco in Asia, è morto all’età di 98 anni. Ho ha costruito un impero di casinò nel territorio cinese di Macao attraverso la sua SJM Holdings, che ha contribuito a trasformare l’ex colonia portoghese nel più grande centro di gioco d’azzardo del mondo.

Prima di dimettersi da presidente di SJM nel 2018, Ho aveva diviso il suo impero tra i vari membri della sua famiglia. Nella sua vita Ho ha sposato quattro donne da cui ha avuto 17 figli, molti dei quali ora siedono al timone di compagnie che rappresentano metà delle sei licenze di gioco di Macao.

Pansy Ho , la figlia maggiore avuta dalla sua seconda moglie, è stata in passato classificata come la donna più ricca di Hong Kong prima che la sua fortuna scendesse al livello attuale di $ 3,7 miliardi. Aveva sostituito suo padre come presidente di Shun Tak Holdings, un gruppo immobiliare che gestisce traghetti tra Hong Kong e Macao e gestisce anche hotel. Sua sorella Daisy Ho è diventata presidente di SJM quando il padre si è ritirato dalla carica due anni fa.

Lawrence Ho, anch’esso figlio avuto dalla seconda moglie, controlla l’operatore di casinò Melco Resorts quotato sul Nasdaq, tramite la Melco International Development quotata a Hong Kong. Il suo patrimonio netto è attualmente stimato in $ 2 miliardi.

Angela Leong, co-presidente di SJM e secondo maggiore azionista, la quarta moglie di Ho, ha un patrimonio netto stimato in $ 3,2 miliardi.

Soprannominato il “re di Macao”, Ho era il pronipote di Sir Robert Hotung, un importante uomo d’affari e filantropo di Hong Kong dei primi del 20° secolo che si era distinto per essere stato il primo cinese a vivere sul prestigioso Victoria Peak della città.

Sebbene fosse nato in una famiglia di ricchezza e privilegio, Ho avrebbe sperimentato la povertà durante l’adolescenza. Quando il Giappone invase Hong Kong nel 1941, Ho fuggì a Macao dove fece la sua prima fortuna contrabbandando merci in Cina.

Nel 1962, Ho, insieme a un gruppo di investitori, ottenne il diritto esclusivo di gestire tutte le operazioni di gioco d’azzardo di Macao fino al 2001.

Dopo che Macao fu restituita alla Cina dopo oltre 400 anni di dominio portoghese, le licenze di gioco furono assegnate a SJM insieme a Galaxy Entertainment Group, Melco Resorts & Entertainment, MGM China Holdings, Sands China e Wynn Macau.

Ho ha subito una ferita alla testa a causa di un incidente domestico a metà del 2009 che ha richiesto un intervento chirurgico al cervello. Nel 2011, le famiglie della sua seconda e terza moglie hanno combattuto per il controllo della sua attività che alla fine ha portato il magnate a ristrutturare il suo impero.