Questo Under 30 ha creato un’app per tracciare le tue abitudini alimentari

Pietro Ruffoni
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Articolo tratto dal numero di maggio 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Al giorno d’oggi, la mancanza di tempo per l’attività sportiva, le scorrette abitudini alimentari e lo stress dettato dai ritmi frenetici sono spesso le cause di problemi come obesità e patologie cardiovascolari. Ecco perché quando nel 2018 Pietro Ruffoni ha deciso di fondare la startup HealthyFood aveva due obiettivi principali: diffondere nuovi modelli di consumo alimentare sano e condividere la sua esperienza nel settore nutrizionale per andare incontro a tutti coloro che soffrono di particolari allergie e intolleranze. Il primo progetto dell’imprenditore, che nel frattempo ha deciso di mettere in pausa i suoi studi in Lingue per il commercio all’Università di Verona per dedicarsi al business, è stato lanciare la cosiddetta Carta d’identità alimentare, un documento digitale gratuito che racchiude tutte le informazioni sul proprio stile alimentare, che in pochissimo tempo ha raggiunto oltre 80mila iscritti. “L’idea è partita da un fatto molto banale, ovvero la mia avversione per il broccolo che mi capitava spesso di ritrovare in piatti ordinati al ristorante, e questo anche malgrado non fosse indicato espressamente tra gli ingredienti”, racconta Pietro. 

Un sistema che fa della versatilità il suo plus principale: una volta creata, la Carta potrà essere condivisa con il proprio ristoratore di fiducia o con la struttura alberghiera scelta per trascorrere le vacanze, potendola esibire ogni volta che si decide di mangiare fuori. Negli ultimi anni, da parte dei consumatori l’attenzione verso cibi sani è cresciuta sensibilmente, evidenziando un trend in continuo aumento: “Lo possono dimostrare anche i dati del nostro centro studi: il 48% delle persone che hanno una Carta d’identità alimentare ha almeno un’esigenza specifica. E contiamo oltre 10mila celiaci e 12mila latto-intolleranti”. Secondo gli ultimi dati elaborati dal ministero della Salute, infatti, sono 206.561 i celiaci ufficialmente diagnosticati in Italia nell 2017, circa 10mila in più rispetto all’anno precedente. “Inoltre il 71% delle persone che ha una Carta d’identità ha almeno una non preferenza alimentare o un’intolleranza: quest’ultimo dato dimostra che l’attenzione al cibo aumenta sempre di più e, in questo senso, anche la pandemia ha contribuito a creare maggiore coscienza rispetto al tema dell’alimentazione salutare”. 

Nel dicembre del 2019, poi, Pietro ha deciso di compiere un altro step di un progetto di consapevolezza alimentare decisamente più ampio con l’app MyCia, che mette a contatto i gusti e le esigenze delle persone con i piatti dei ristoranti in grado di rispettarli. “Chi utilizza MyCia vede automaticamente i piatti dei locali, filtrati e adattati secondo i suoi gusti, e visualizza subito quello che può mangiare. Una tecnologia che abbiamo messo a punto per dare un senso di sicurezza in più all’utente che può effettuare anche ricerche per piatto o per un vino, trovando il locale più vicino che li abbia nel proprio menù”. 

Oggi l’azienda conta più di 6.200 locali interni al network di cui oltre 2.700 hanno anche i servizi digitali tra cui My Contactless Menù e Order & Pay. My Contactless Menu, ad esempio, è un menù digitale con traduzione automatica in 60 lingue, che può essere visionato inquadrando con il proprio cellulare il Qr code presente sul tavolo. Il menù è aggiornabile dal ristoratore in tempo reale e visualizzabile da remoto, garantendo l’ingresso nel network delle 150mila persone che hanno scaricato l’app. “Dopo questi obiettivi che ci eravamo prefissati e che abbiamo raggiunto nei tempi stabiliti, il prossimo traguardo è far diventare MyCia il più grande portale italiano di menù online sempre aggiornati e filtrabili in base alle esigenze delle persone. Da qui ai prossimi cinque anni, MyCia e i nostri progetti faranno parte di un unico ecosistema che vuole diventare lo strumento indispensabile per chi mangia fuori casa allargandosi alla compravendita di prodotti, al lifestyle e alla gamification”.