Under 30

Con la sua associazione un under 30 pugliese vuole combattere il bullismo nelle scuole

Articolo tratto dal numero di aprile 2024 di Forbes Italia. Abbonati!  

Secondo i dati della Sorveglianza Health Behaviour in School-aged Children – Hbsc Italia 2022, gli 11enni vittime di bullismo sono il 18,9 % dei ragazzi e il 19,8% delle ragazze. I recenti fatti di cronaca non sono incoraggianti e spesso a fare da teatro a episodi di molestia sono le scuole.

La storia di Mirko Cazzato

Una mattina di fine gennaio 2016, Mirko Cazzato si trovava tra i banchi dell’Istituto Superiore Costa di Lecce, dove nel 2020 avrebbe conseguito il diploma tecnico economico informatico. Era in aula con i suoi compagni, quando il professore di informatica li informò di una notizia appresa dai giornali: una dodicenne di Pordenone aveva tentato il suicidio per atti di bullismo, lanciandosi dal terzo piano di casa.

“Per un istante, pensai fossimo noi i colpevoli”, ricorda Cazzato, che oggi ha 22 anni. “Questo senso di colpa mi ha fatto capire come fosse necessario agire per contrastare questa piaga”. Qualche tempo dopo è natoa MaBasta, associazione anti bullismo che gli ha permesso di essere uno dei dieci finalisti del Global Student Prize 2021, premio per il miglior studente del mondo ideato dalla Varkey Foundation insieme a chegg.org.

Il modello MaBasta

“Abbiamo creato il modello MaBasta, un protocollo di sei semplici azioni che ogni classe d’Italia può adottare per prevenire e contrastare atti di bullismo e cyberbullismo a scuola”, spiega Mirko. La prima azione consiste nello scegliere in ogni classe un docente referente con il compito di ascoltare i ragazzi. La seconda è la compilazione da parte di tutti gli alunni del MabaTest, un questionario anonimo utile al professore per sondare la situazione in classe. La terza consiste nell’eleggere due studenti con il compito di monitorare eventuali focolai.

“Questo è un ruolo importante che abbiamo deciso di affidare ai ragazzi perché sono i primi ad accorgersi di eventuali atti in classe e possono intervenire tempestivamente”. La quarta è l’installazione nella scuola di una bullibox, un’urna dove chiunque, anche in modo anonimo, può imbucare segnalazioni. Poi c’è il MabaDAD – digital antibullying desk, una sorta di bullibox virtuale, presente anche sul sito dell’associazione, che permette a chiunque di effettuare segnalazioni attraverso smartphone, tablet e pc. La sesta azione, infine, è più un obiettivo: ottenere il titolo di classe debullizzata.

L’incontro con le scuole

Finora, con il suo team di 40 ragazzi dai 14 ai 17 anni, Mirko ha conosciuto tante scuole, oltre 500 classi in Italia: “La situazione è delicata. Ho notato che tutti i dirigenti e docenti sono pronti a risolvere questo problema. Ma c’è poca informazione su quello che le scuole possono fare”. Per poter arginare il bullismo è fondamentale mantenere alta l’informazione. “Tra noi ragazzi lo facciamo, ma ci siamo resi conto che bisogna parlare tanto anche con gli adulti”. MaBasta ha collaborato finora con enti pubblici e privati e aziende.

Le collaborazioni

“Negli ultimi tre anni abbiamo raggiunto tanti enti e società, come Regione Puglia, ActionAid, Figc, Banca Sella, Fastweb. Una nuova collaborazione, per sensibilizzare sul bullismo in oltre 800 scuole, è partita a dicembre con Regione Sicilia e Usr Sicilia, e tra i partner del progetto ci saranno anche Fondazione Carolina e Telefono Azzurro”. Il progetto di Mirko ha destato anche l’attenzione del presidente Mattarella e di attori come Tom Holland. Da tre anni, inoltre, MaBasta è approdato in Francia grazie a una docente che insegna italiano in una scuola media francese.

“Insieme ai ragazzi che compongono il team abbiamo rafforzato la consapevolezza che nelle scuole il problema del bullismo non riguarda solo i ragazzi, ma anche gli adulti. Proprio per questo, continueremo a diffondere il nostro modello sperimentando nuove idee per aiutare dirigenti, docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario ad affrontare questo problema. L’iniziativa si chiama CresceReteSereni, e la chiave sarà costruire una grande rete nazionale. Per ora la stiamo sperimentando a Lecce, poi si vedrà”.

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