Turbine a chilometro zero: l’azienda friulana che produce impianti e componenti sostenibili

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Quando lui aveva 23 anni, il suo professore di meccanica ha detto alla classe di ricordare sempre che la differenza tra energia rinnovabile ed energia termica sta nel fatto che la seconda se non viene usata è risparmiata, ma quella rinnovabile se non viene utilizzata è sprecata: il vento soffia, l’acqua scorre e non c’è modo di recuperarli. “Questa frase mi è servita più di mille lezioni, così ho ripensato il mondo dell’energia”, dice Andrea Forgiarini, ceo di Pelfa Group, realtà industriale italiana specializzata nella produzione di impianti, macchine, componenti meccanici ed elettrosaldati destinati a diversi settori e per cui la vera forza sta da sempre nel gruppo.

Tracciando a ritroso la linea temporale per dare i natali alla società, secondo gli archivi storici si arriva addirittura al Quattordicesimo secolo, ma la storia contemporanea fa il risalire al 1979 la fondazione a opera di Redento Fabbro che all’epoca si occupava di manutenzione per le Ferriere Nord. Oggi l’azienda conta 150 dipendenti, 30 milioni di fatturato, di cui tra il 5% e il 10% destinati agli investimenti, circa 70mila metri quadrati di superficie totale e una capacità produttiva annuale di 15mila tonnellate di ferro per 250mila ore lavorate. 

È la crisi del 2008 a spingere Fabbro ad allargare lo sguardo fino a posarlo su un settore nuovo, l’idroelettrico. “Siamo nati come compagnia che lavora per aziende siderurgiche, ma da quel momento abbiamo avviato la produzione delle componenti delle turbine, perfezionandola sempre di più negli anni. Forse in Italia per conformazione del territorio il settore non ha lo stesso sviluppo che ha in Nord Europa dove ci sono più fiumi e più grandi, ma questo è il nostro modo di partecipare al cambiamento”, spiega Indira Fabbro, responsabile marketing, socia e figlia del fondatore di Pelfa Group. 

Dal piccolo al grande, il contributo alla sostenibilità ambientale della società con sede nel cuore del Friuli-Venezia Giulia parte a chilometro zero: i loro capannoni dispongono di 500 chilowatt di impianto fotovoltaico che copre il 60-70% del fabbisogno e dall’anno scorso di un nuovo sistema di illuminazione con luci al led per un risparmio sui costi dell’80%. Costanti investimenti in macchinari di ultima generazione permettono a Pelfa Group di rendere il lavoro più efficiente, competitivo e all’avanguardia, dando un valore aggiunto alla qualità della produzione sia in tema ambientale sia di innovazione tecnologica. “A parte le turbine per l’idroelettrico lavoriamo nel settore delle acciaierie, servendole sia direttamente, sia vendendo le parti a chi le costruisce in giro per il mondo. Ci occupiamo di abbattimento delle polveri, di efficientamento energetico, lavoriamo nel settore dell’oil&gas e ultimamente anche in quello civile”, racconta Forgiarini

E se in Italia la costruzione di grandi turbine non è possibile e si procede con interventi minori, è oltre confine che Pelfa Group individua i clienti tipici del settore idroelettrico: sono austriaci, francesi, tedeschi e russi, attirati dalla necessità di cambiare il paradigma che sta spingendo all’esaurimento delle risorse naturali sfruttandone il consumo sproporzionatamente rispetto alla loro capacità di rigenerarsi e alla garanzia dell’azienda di fornire un processo produttivo completo. Dall’acquisizione dell’ordine al prodotto finale, passando per la gestione della commessa, la progettazione, l’acquisto della materia prima, le operazioni di taglio della lamiera e dei profilati, la saldatura, i trattamenti termici, le lavorazioni, la sabbiatura, la verniciatura, il montaggio, il collaudo meccanico e l’installazione, tutto viene fatto a Buja, in provincia di Udine. L’output finale di Pelfa Group sono macchine speciali. “Non ne abbiamo mai fatte due uguali, ogni volta è un’invenzione a sé. Esistono mille applicazioni, i clienti hanno bisogno di una serie di macchine e noi cerchiamo di realizzarle”, prosegue Forgiarini. 

La questione ambientale è una priorità a livello europeo, per cui è stata proposta una legge comune per il clima per trasformare l’impegno politico in obbligo giuridico, puntando a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, tagliare le emissioni del 55% entro il 2030 e investire in nuove tecnologie, decarbonizzazione ed efficienza energetica. È intanto in discussione una prima bozza della prossima direttiva Ue sulle energie rinnovabili che sarà presentata a luglio e che probabilmente individuerà parametri più conformi agli obiettivi del Green New Deal, dove la quota di energia da fonti rinnovabili per il 2030 dovrebbe raggiungere il 38%-40%, a differenza di quella attuale che si ferma al 32%. “Gli interventi economici nazionali ed europei daranno un impatto positivo alle aziende che vorranno innovare, ma insieme serve la politica che dovrebbe intervenire snellendo i processi. Tutti vogliamo innovazione, un mondo sostenibile e respirare aria pulita, ma se vogliamo essere protagonisti, tocca a tutte le categorie ascoltarsi e dare il proprio contributo”, spiega Indira. 

Volgendo lo sguardo al futuro, Pelfa Group vuole rafforzare il management dell’azienda, non tanto inserendo nuove figure, ma formando ancora di più quelle già presenti e rendere l’azienda sempre pronta alle nuove sfide. Intanto, il gruppo ha intrapreso una nuova linea di business relativa ai motori elettrici, implementando un nuovo reparto per la riparazione, l’efficientamento e la costruzione ex novo di motori, generatori e componenti. La formula a costo zero per un futuro sostenibile non è ancora stata trovata, ma “formazione scolastica sin da bambini, innovazione e nuove tecnologie, mettere a frutto le idee dei più giovani, una politica attenta a cittadini e aziende, possono essere un punto di partenza. Ogni intervento umano lascia una traccia, vanno cercate quelle meno profonde”, conclude Indira. Il vero cambiamento sta nel raggiungere le nuove generazioni.