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L’eccellenza veronese dell’arredamento che insegna l’amore per la tradizione alle nuove generazioni

Articolo tratto dal numero di giugno 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Trasmettere la passione e la sapienza dell’artigiano attraverso mobili ‘significanti’, che nascono dall’unione profonda tra le visioni dei designer e l’arte del saper fare. A darsi questo obiettivo sono aziende virtuose che mantengono in vita, proiettandole nel futuro, tecniche e lavorazioni antiche che altrimenti scomparirebbero. Tra queste c’è Morelato, una delle principali eccellenze italiane nel campo dell’ebanisteria, storico marchio veronese fondato agli inizi del secolo scorso da Aldo Morelato e specializzato nella produzione di mobili e complementi arredo in legno.

“Siamo cresciuti con l’idea che per creare bisogna saper fare”, dicono qui. E sul ‘saper fare’, Morelato ha creato una filosofia progettuale da cui prendono forma sistemi arredativi tailor made e collezioni di mobili dalle linee classiche – Biedermeier, Direttorio, ‘900 – oppure contemporanee. Mobili che racchiudono la maestria di chi li pensa e di chi li fa. “Morelato affonda le sue radici nell’alto artigianato”, spiega Alessandro Morelato, nipote del fondatore, alla guida dell’azienda insieme al padre Giorgio. “E nel realizzare mobili d’arte, ogni progetto è una sfida che ci insegna qualcosa nel dare nuova linfa alla connessione tra designer e artigiani. È un learning by doing che pratichiamo ogni giorno”. 

Un percorso che ha portato l’azienda a essere riconosciuta in tutto il mondo – in Russia, Stati Uniti e Medio Oriente ma anche in tutta Europa – e a ricevere, nel 2020, il premio di Maestri d’Arte e Mestiere da parte della Fondazione Cologni Mestieri d’Arte. Un riconoscimento prestigioso che suggella una storia radicata a un territorio, quello veneto, che deve la propria identità anche al lavoro di artigiani e di aziende dell’arredo. “Ci sono mobili che si acquistano con la testa e altri col cuore: ogni prodotto Morelato ha la sua storia ed è pensato per soddisfare ragione e sentimento”. Una storia che parte dal Centro Ricerche interno Maam e dalle idee di giovani e grandi designer come Ugo La Pietra, Luca Scacchetti, Giuseppe Viganò e Franco Poli, per poi approdare tra le mani di artigiani locali specializzati nella lavorazione del legno – rigorosamente massello, privo di imperfezioni estetiche e strutturali – della pelle, del marmo.

    Libreria Biblioteca, Chaise longue Joyce e tavolini Cino
    Libreria Maschera, tavolo e sedie Joyce, divano Bellagio
    Alessandro Morelato, nipote del fondatore, alla guida dell'azienda insieme al padre Giorgio.
    Libreria Scala, poltroncina Moby Dick e tavolo Layer

È un lusso gentile, quello di Morelato, espressione di una conoscenza profonda del legno – che è materia viva e vibrante – e di un amore incondizionato per la tradizione artigiana. “I nostri mobili nascono da lavorazioni tipiche della zona come la tornitura, l’intarsio, la placcatura, tutte tecniche che sopravvivono grazie ad artigiani esperti. Prediligiamo lavorazioni che non possono essere replicate a livello industriale e selezioniamo con cura i migliori materiali ed essenze”, continua Alessandro. 

Oltre a usare esclusivamente legni che provengono da coltivazioni programmate e vernici atossiche o ad acqua per la laccatura dei mobili, l’azienda fa suo il concetto di sostenibilità anche in altro modo. “Essendo costruiti e assemblati nel rispetto delle tecniche tradizionali, i nostri prodotti sono pensati per durare per sempre. Perché per noi, il vero mobile sostenibile è quello che viene tramandato di generazione in generazione. E al di là delle mode, gli arredi contemporanei sono quelli che rispondono alle esigenze del momento. Oggi è quella di avere mobili ecologicamente responsabili”. A raccogliere e raccontare l’insieme dei valori dell’azienda è la Fondazione Aldo Morelato, fondata nel 2000, che promuove la cultura delle arti applicate nel mobile attraverso attività di ricerca e sviluppo, laboratori, corsi di formazione e anche un museo, il Maam – Museo delle arti applicate nel mobile presso Villa Dionisi a Cerea, che custodisce le opere realizzate per l’azienda da grandi nomi del design e dell’architettura come Michele de Lucchi, Aldo Cibic e Mario Botta.

“Lo scopo della Fondazione è preservare la conoscenza del tessuto artigianale locale sensibilizzando i giovani. Spesso mi capita di notare che i ragazzi, pur amando l’artigianato e il confronto con gli artigiani, preferiscono intraprendere la carriera del designer. Un vero peccato, perché quello dell’artigiano è sì un lavoro che comporta sacrifici e anni di pratica, ma regala un’emozione impagabile. Ed è anche richiestissimo. Forse per cambiare le cose si dovrebbe agire a monte, puntando sulla formazione e sulla promozione della cultura del saper fare”.

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