Credibilità, coerenza, coraggio: la ricetta di successo della signora del vino Dominga Cotarella

Dominga Cotarella
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Articolo tratto dal numero di luglio 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Nata in una famiglia dove si è sempre parlato e trattato di vino ai massimi livelli, Dominga Cotarella è rimasta la ragazza che stupì tutti quando, dopo il liceo linguistico, decise di iscriversi ad Agraria. Una passione per questo prodotto di eccellenza, che ha segnato la sua storia professionale. Laureata con i massimi voti, passa 10 anni da Antinori, occupandosi di marketing e comunicazione, per poi entrare definitivamente nell’azienda di famiglia. L’esordio dei Cotarella risale agli anni Sessanta a Monterubiaglio, con la cantina di produzione propria creata da Antonio e Domenico, seguita nel 1979 dall’Azienda Vinicola Falesco a Montefiascone, fondata dai fratelli Renzo e Riccardo, che oggi hanno aperto la porta con intelligenza e lungimiranza alle figlie: Dominga, appunto, e le cugine Enrica e Marta.

Oggi lei è affermata supermanager del brand Famiglia Cotarella. Quali tappe della carriera le sono risultate meno facili e quali i traguardi su cui sta lavorando?

Fin dai 4 anni zio Antonio mi faceva assaggiare di nascosto acqua e vino. Un piccolo segreto mantenuto ben stretto, anche perché mi piaceva quel prodotto della terra che vedevo nascere dalle vigne e poi in cantina. L’università prima e l’esperienza nella storica cantina Marchesi Antinori mi hanno permesso nel 2005 di entrare nell’azienda di famiglia dalla porta principale. Gli affari andavano già bene, un business florido, sano, orientato più sull’export. Invece, ho sempre pensato che occorra essere forti prima in casa, partendo dalle radici, per essere forti fuori. Mio padre si occupava di 80 aziende, mio zio era sempre in Antinori, non si occupavano direttamente dell’azienda, affidata a grandi manager, orientati verso altri mercati. Così, è partita la sfida, poi vinta, di creare un mercato interno credibile, grazie anche alla fiducia di cui ho sempre goduto da parte di mio padre. Aiutata dalla possibilità di incrociare con Antinori nel 2008, la parte commerciale, condividendo la forza vendita da nord a sud in Italia, mantenendo ognuno la propria gestione ma con un confronto costante. In particolare con Enrico Chiavacci, oggi direttore marketing Antinori mondo, a cui devo molto. 

Non si è accontentata di questi primi successi però…

Nel 2014 ho pensato che il vino non dovesse essere l’unico ingrediente nella mia vita. Ne ho parlato con le cugine, con cui ho sempre condiviso tutto da vere sorelle, con cui ho ereditato l’azienda, e ho posto loro il quesito: siamo sicure che sia nostra fino in fondo? Dice un poeta tedesco, “Se vuoi che una cosa sia veramente tua, la devi reinterpretare”. Con una narrazione e codici davvero tuoi. Viaggiando nel mondo e parlando con i ristoratori, era venuto fuori un problema comune: i ragazzi che vogliono fare tutti gli chef, non si trova personale di sala già formato. Ho convinto così mamma zia e sorelle a creare un’accademia, un campus dove i  giovani si appassionino all’accoglienza. Nasce così Intrecci, scuola di alta formazione con studenti da tutto il mondo.

Qual è il segreto per creare un gioco di squadra al femminile, con un buon equilibrio di ruoli e competenze? 

Credibilità, coerenza, coraggio. Tre “C” fondamentali. Se riesci a esercitarle contemporaneamente, difficilmente chi ti sta vicino non proverà a fare lo stesso; io poi sono sempre andata più d’accordo con le donne. Si crea facilmente un rapporto di stima e fiducia reciproco. 

Quanto conta un bell’aspetto oltre a una buona cultura nel mondo pragmatico e a volte rude del vino? 

Se ci fossimo imposte solo come ‘figlie di’ o per il nostro background, avremmo perso. Ci siamo avvicinate partendo da altre prospettive, divertendoci di più. Il mondo del vino è autoreferenziale, per creare energia si deve trovare una sinergia tra settori. Economia circolare è proprio questo: cibo, vino, accoglienza, anche moda. Un cerchio, in poche parole il made in Italy. Quello che poteva essere un limite per una seconda generazione per noi è diventato un vantaggio, ci siamo inventate la nostra storia di successo.

Con chi le piacerebbe intraprendere un’eventuale joint venture?

Stiamo già collaborando a un progetto di formazione in India. E valutando di aprire una scuola a New York. Per quanto riguarda il vino, mi piacerebbe avere la holding nella Tuscia, acquisendo altre piccole realtà, massimo 4-5 ettari, in diverse zone d’Italia. 

Suo marito, Pier Paolo Chiasso, le attribuisce un solo difetto: troppo istintiva. Quanto le ha giovato nelle sfide e quanto invece l’ha penalizzata?

Sono ariete ascendente ariete. Essere immediate, spontanee non è manageriale, lo so bene, e ci sto lavorando. Però mi riconosco un pregio: sono altrettanto sensibile, so ascoltare, è questa la mia forza. 

Un altro uomo importante nella sua vita, Bruno Vespa, ha messo la firma su un Prosecco rosé, Per dom (prodotto da Villa Sandi, famiglia Polegato) ‘dedicato a una grande donna del vino’. Quando si è accorta di essere apprezzata, da vera leader?

Da bambina ero timida, alle elementari dissero che non avrei superato le medie. Come il brutto anatroccolo. Ma io ero sicura che sarebbe arrivato il mio momento. In terza liceo, dai 6 sono a passata ai 10. E nel 2014-2015 ho avuto la conferma: avrei lasciato un segno. 

Che cosa consiglierebbe a una ragazza che voglia intraprendere questa strada? Agraria è ancora la facoltà giusta?

Quello che dico sempre anche ai miei figli, 15 e 11 anni: non siate superficiali. Al di là dei talenti, occorre andare in profondità, senza trascurare i dettagli, le sfumature. Studiare, applicarsi, puntare alto.

Da quale la cultura ha tratto ispirazione e buone idee?

Adoro la Francia e i francesi, la lingua, i vini. Tanto che 3 anni fa è nato il progetto Liaison, numeri omeopatici, 4 barrique, entrata in portafoglio dei Cotarella. Che mi permette di raccontare un territorio e un prodotto eccezionali. E andare in Francia ogni 2 mesi.

Inclusione, sostenibilità i suoi valori. Come intende declinarli per il rilancio delle eccellenze italiane nei prossimi mesi?

Da aprile studio il progetto (ho promesso, è l’ultimo…) della Fondazione Cotarella, a difesa della mia terra, l’Umbria. Nel rispetto della sostenibilità, della natura legata al sociale. Partiamo con una fattoria didattica dove i ragazzi con diverse abilità possono trovare un ambiente idoneo. E poi ci sarà il tema del cibo e vino, trattato con leggerezza ma con un approccio scientifico, che riassuma tutto quello che abbiamo fatto finora. Partendo dal territorio. Stiamo parlando con ospedali, centri ricerca, università… Il progetto ha l’obiettivo di fare conoscere la filiera ed educare a una sana alimentazione. Evitando squilibri, perché non diventino disturbi alimentari. 

Con che vino brinderà ai prossimi successi?

Lascio scegliere a mio marito.