L’azienda del lodigiano che esporta in tutto il mondo tappeti afghani tessuti a mano

Lo showroom Amini
Share

Articolo tratto dal numero di ottobre 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Dall’Afghanistan all’Italia, mantenendo intatto quel sistema di valori da cui nascono tappeti realizzati con le mani, il tempo e il cuore. Ferid Amini, ceo del gruppo Abc Italia (Amini Brothers Company), insieme ai tappeti ci è nato e cresciuto. Suo padre, Sultan Amini, nel 1962 fondò a Herat quella che oggi è l’azienda leader nel settore dei tappeti tessuti a mano per volumi di produzione in Italia ed Europa. Un piccolo impero che ha la sua base tra Lodi e Piacenza, da dove ogni anno vengono spediti oltre 3 milioni di tappeti in tutto il mondo.

“La storia del marchio è legata a quella del nostro Paese di origine”, racconta Amini. “L’ambizione di mio padre e dei miei fratelli è sempre stata quella di far conoscere l’immenso bagaglio di tradizioni, conoscenze ed eccellenze che si nasconde dietro ai tappeti afghani e non solo”. Quando il padre si trasferì a Kabul entrò in contatto con un ambiente internazionale, conoscendo persone da tutto il mondo. Fu proprio grazie a questi contatti che dopo l’invasione dell’Unione Sovietica nel 1979 riuscì a spostare l’azienda in Europa. Dopo aver trascorso alcuni anni in Germania, verso la fine degli anni ‘80 trovò tra Lodi e Piacenza il luogo ideale per far crescere l’azienda, sia dal punto di vista logistico sia grazie alla vicinanza con Milano e il mondo del design.

Dei quattro marchi che racchiude oggi Abc Italia – Amini Carpets, Loomier, Jalal e Vivace – è il primo, Amini Carpets, a rappresentare la connessione più forte con il design. Negli anni, il brand ha coltivato varie collaborazioni con designer italiani e internazionali che hanno realizzato collezioni contemporanee come le ultime create da Elisa Ossino e Rodolfo Dordoni – Campiture e Rd Gris – presentate al Supersalone di settembre e nello showroom di via Borgogna. “Abbiamo sempre nutrito una forte passione per il design. Se pensiamo ai motivi che percorrono i tappeti, alla scelta dei colori, delle lane e dei materiali, tutto questo è sempre stato design, ma è anche il frutto di una creatività tessile ispirata alla storia dei popoli. Nel 2009 abbiamo dato il via a un dialogo con gli archivi di Gio Ponti, e nel 2014 abbiamo iniziato a creare collezioni ad hoc per il settore del design”.

L’obiettivo, da sempre, è quello di creare qualcosa che abbia una vita lunghissima, sia dal punto di vista estetico sia con riferimento alla qualità. “Il tappeto è un elemento fondamentale per la struttura di un ambiente, non può seguire le tendenze del momento. Per questo, ad esempio, i nostri cataloghi di dieci anni fa sono ancora attualissimi”.

Lo showroom Amini

Una filosofia che traspare nei tappeti dall’eleganza sottile, mai ostentata né spettacolare, quasi parte integrante dell’architettura. Realizzati con materiali come lana, seta, viscosa e seta di bambù, sono prodotti in Nepal, India, Afghanistan, Turchia e Marocco, luoghi dove la tessitura rappresenta ancora oggi un’arte. Proprio qui, Amini mette in pratica il suo impegno nella sostenibilità. “Per noi, da sempre, sostenibilità significa prendersi cura della qualità di vita di chi è coinvolto nei vari processi produttivi, a partire da chi tosa la pecora fino a chi tesse e intreccia il tappeto e il cliente finale. Non potremmo mai creare qualcosa che danneggia la natura in cui viene prodotta, né che inquina l’aria di chi acquista un nostro tappeto. Ed esattamente come 30 anni fa, il 98% della nostra produzione viaggia via mare, non in aereo. Ma la sostenibilità non è una moda, è un valore. Dev’essere connessa con tutte le persone che sono coinvolte nella produzione”. E fu proprio in tempi non sospetti, ben 12 anni fa, che l’azienda sviluppò i primi tappeti in Pet riciclato. “A quei tempi, il filato costava più di qualsiasi altro materiale ed era complicatissimo da trasformare in tappeto. Ci prendevano per pazzi. Ora che sono in molti a produrre tessuti di questo tipo, sappiamo che è stata una scommessa vincente. Quest’anno abbiamo presentato una nuova collezione in Pet riconvertito, Le Fil Vert, disegnata da Carlotta Fortuna.”

Amini Campiture Ossino

Amini collabora anche con Label Step, l’organizzazione indipendente no profit impegnata a garantire il benessere dei lavoratori dell’industria dei tappeti fatti a mano e la qualità dell’ambiente in cui operano. “In Afghanistan, insieme a Label Step avevamo in cantiere un progetto di implementazione di alcuni impianti a energia solare e di purificazione delle acque. Ora, con i cambiamenti degli ultimi mesi, siamo stati costretti a metterlo in stand by. Prevediamo che ci saranno rallentamenti, stiamo cercando di capire quale sarà l’impatto del nuovo regime sulla produzione e sulla logistica. In ogni caso, non molleremo e continueremo nella nostra missione”. 

Difficoltà che l’azienda affronta con una filosofia. “Dietro a ogni tappeto c’è il lavoro di circa 70 persone, una catena di eccellenze che non tutti conoscono. Il lavoro del tintore, ad esempio, è un mestiere di sensibilità, di occhio, di conoscenza profonda del tessuto e dei colori. Sono aspetti che a volte, quando si guarda un manufatto finito, rimangono nascosti. Noi cerchiamo di raccontarli attraverso i nostri tappeti. Perché i tappeti, si sa, parlano: quando i materiali e i colori sono di una certa qualità, se sono fatti con amore, tutto ciò si sente, sempre”.