Arriva il passaporto digitale per la moda green. Federico Marchetti: “Tutti hanno il diritto di sapere se ciò che acquistano è sostenibile”

Federico Marchetti e il principe Carlo d’Inghilterra. Crediti: Mike Wilkinson
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Per stare sul mercato i marchi della moda – e non solo – dovranno essere sempre più trasparenti dimostrando, anzitutto, il loro livello di sostenibilità. Il consumatore finale vuole conoscere la vita del prodotto, quanto inquina, cosa si muove nel retrobottega. E così, Federico Marchetti ha radunato una quindicina di marchi, produttori e retailer di punta spingendoli a implementare il passaporto digitale e il protocollo di sostenibilità.

Sono strumenti che, perlopiù tramite un Qr code, forniscono informazioni su come i prodotti sono progettati, fabbricati e distribuiti. Dati cui si aggiungono servizi circolari come la cura e la riparazione del manufatto. L’operazione, ci spiega Marchetti, è iniziata a maggio. “Da sempre sono impegnato nell’accompagnare la moda nel digitale. Così ho messo a frutto la mia esperienza ventennale affinché la moda, settore che mi ha dato tanto, diventi ancora più sostenibile. Del resto, lo esige il consumatore. I clienti stanno chiedendo che la moda inquini sempre meno”, osserva il fondatore di Ynap, docente alla Bocconi e nel cda Armani e Gedi. Ma anche presidente della Fashion Taskforce, cordata di marchi leader dell’industria della moda (da Armani a Cucinelli, Zalando, Burberry, Chloé) riuniti dal principe Carlo d’Inghilterra per affrontare le sfide in tema di sostenibilità.

Per questo il passaporto digitale è stato presentato sabato nel corso del G20 nella residenza dell’ambasciatore britannico. E’ questa la direzione irrinunciabile verso la quale deve andare la moda? La Fashion Taskforce potrebbe fungere da traino di un processo ineluttabile? Abbiamo girato la domanda a Marchetti. “Noi abbiamo dato il via. Immagino e spero che si verifichi un effetto a cascata per cui un po’ tutti i marchi si muoveranno in questa direzione”.

La svolta verde è ormai improrogabile se si considera che l’industria della moda è la più inquinante dopo quella del petrolio e gas. “Le persone hanno il diritto di sapere se ciò che acquistano è creato in modo sostenibile ed è fondamentale dire loro se si crede veramente nei principi condivisi di trasparenza, responsabilità e conseguenti misure di attuazione. La moda è uno dei settori più inquinanti al mondo, ma questo passaporto digitale mostra come il business si sia impegnato in un cambiamento significativo e misurabile”.