Un modello multicloud semplice e flessibile, ecco come Nutanix favorisce le esigenze di business delle aziende

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Semplicità, sicurezza, velocità, con tutti i gradi di libertà possibili, sempre a favore delle esigenze di business delle aziende. Sono questi i principi seguiti da Nutanix, società di software leader nell’hybrid multicloud computing. L’azienda americana offre ai suoi clienti una piattaforma cloud semplice, flessibile ed economica, che consente un modello ibrido e multicloud, grazie a una struttura iperconvergente.

Alberto Filisetti, country manager di Nutanix.

La nascita di Nutanix

Dieci anni fa i fondatori dell’azienda hanno lavorato duramente per rendere l’infrastruttura una commodity. L’obiettivo prefissato era semplice: soddisfare tutti i clienti. Questo ha portato a creare un nuovo paradigma con cui fare il loro center, con l’hardware che risulta una commodity, costruito con l’iperconvergenza (in cui non c’è più la separazione fiscia del server), con una piattaforma cloud semplice e flessibile. Questo comportava una semplicità di gestione e di manutenzione.

Con l’ingresso nel mercato enterprice, termine che indica approcci organizzativi orientati a nuovi modelli aziendali, Nutanix ha portato il suo paradigma con un hardware iperconvergente: “Il nostro sforzo è stato svincolarci dalla vendita dell’hardware legato a un singolo produttore, per far girare la nostra soluzione su ogni tipo di componente fisico”, dichiara il country manager di Nutanix, Alberto Filisetti. “Con questo sistema l’azienda si deve rivolgere a meno specialisti rispetto a prima, con un notevole guadagno di tempo. E’ un approccio più orientato al business rispetto a quello delle infrastrutture tradizionali”.

La soluzione si è evoluta nel tempo, tanto da attirare l’attenzione di aziende come Microsoft e NWC, con cui ha stretto partnership importanti. L’approccio di Nutanix consente di avere piena autonomia nel gestire l’infrastruttura, con il cliente che può concentrare i suoi sforzi sul business da seguire.

“Stiamo andando a togliere il vincolo del public cloud. I clienti sanno che possono far girare le applicazioni nel loro private ma anche su uno dei public. Non c’è un cloud meglio dell’altro. Dipende sempre dal suo utilizzo e dalle esigenze di business. Ha ragione di esistere tanto uno quanto l’altro”, aggiunge Filisetti.

Il successo del multicloud ibrido

Di recente, l’azienda ha reso noti i risultati della quarta edizione dello studio globale Enterprise Cloud Index (ECI), realizzato per valutare i progressi delle imprese nell’adozione del cloud. L’analisi ha coinvolto circa 170 responsabili delle decisioni IT.

Il 51% degli intervistati, ha dichiarato che l’ambiente operativo IT maggiormente utilizzato rimane il multicloud. In questa pratica, l’Italia è seconda solo al Brasile (54%) e al Regno Unito (53%). Per affrontare le principali sfide legate all’interoperabilità, alla sicurezza, ai costi e all’integrazione dei dati, l’84% degli intervistati italiani ha ritenuto il modello multicloud ibrido l’ideale.

“Le aziende sono ben consapevoli dei potenziali ostacoli legati alla complessità di ambienti multicloud, dell’importanza della sicurezza e della mobilità delle applicazioni. Ecco perchè è fondamentale adottare strumenti che, indipendentemente dal tipo di cloud, forniscano visibilità unificata, protezione e controllo dell’intera infrastruttura multicloud ibrida”.

Il report ha messo in evidenza tra le principali sfide la gestione della sicurezza (54% il dato italiano, 49% quello globale). Tuttavia, un numero sempre maggiore di leader IT, si sta rendendo conto che non esiste un approccio unico al cloud, il che rende il modello ibrido l’ideale secondo gli intervistati (51% in Italia).

Spostare le app

Con l’inizio della pandemia, le aziende hanno cambiato il modo di lavorare, e il multicloud ha dato il giusto supporto a questa nuova logica. “Chi aveva scelto il paradigma Nutanix è riuscito ad approcciare alle sue esigenze utilizzando il private cloud. Le aziende che invece si appoggiavano a uno tradizionale hanno trovato il cloud pubblico la possibilità di scalare velocemente, cosa che non potevano fare sugli altri sistemi. Le aziende, una volta finito il periodo di pandemia, hanno ripensato tutto in un’ottica nuova. Penso che il cloud abbia dato una grossa mano in questo”.

Come è emerso dal report, la mobilità delle applicazioni rimane al primo posto. Il 97% delle aziende italiane (91% a livello globale) ha spostato una o più applicazioni in un nuovo ambiente IT negli ultimi 12 mesi. Tra le ragioni più frequenti dello spostamento, c’è la sicurezza, come dichiarato dal 44% delle aziende italiane intervistate.

L’evoluzione del multicloud

Nutanix si è evoluta nel tempo, concentrando i suoi sforzi verso il concetto di hybrid cloud e la possibilità di monitoraggio per tutti i suoi clienti:

Dovevamo pensare a qualcosa di diverso. Qualche anno fa abbiamo introdotto il concetto di hybrid cloud, che consiste nello spostare il proprio cloud privato verso uno pubblico per permettere alle applicazioni di ‘galleggiare’ da un ambiente all’altro senza nessun tipo di complicazione. Contestualmente a questo modello, abbiamo dato ai clienti la possibilità di monitorare i costi tanto sul private cloud quanto sul public, in modo tale da sapere in anticipo a cosa andranno incontro”.

Nonostante i competitor, Nutanix sta raccogliendo una serie di successi che la pongono tra i leader del settore. Aziende di tutto il mondo utilizzano ormai i suoi sotware, sfruttando un’unica piattaforma per gestire qualsiasi applicazione: “Sul mercato ci stiamo facendo sentire. Tutti i nostri clienti sono più che soddisfatti. Stanno facendo da traino rispetto agli altri. Abbiamo le nostre unicità e le aziende stanno ottenendo diversi benefici”, conclude Filisetti.

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