Le ombre della crisi Ucraina-Russia spingono al rialzo petrolio, gas e oro. Ma non solo

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Si acuiscono sempre di più le tensioni tra Russia e Ucraina, dopo che ieri sera, in un discorso alla nazione, il presidente Vladimir Putin ha annunciato il riconoscimento dell’indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Ordinando, al tempo stesso, l’invio di truppe proprio nella regione del Donbass. Una decisione che, oltre ad aver mandato in allarme i paesi occidentali, pronti a comminare ingenti multe al Cremlino, ha fatto schizzare al rialzo le quotazioni delle principali commodities, come il petrolio, il gas, e i metalli preziosi. 

Verso la soglia dei 100 dollari

Nella giornata di oggi, il petrolio WTI light crude ha evidenziato guadagni limitati facendo segnare un massimo di 94,65 dollari al barile, per poi scendere a 93,95 dollari. Il Brent è salito fino a 97 dollari al barile, per poi retrocedere intorno ai 96. “Partendo dal presupposto che la Russia è uno dei principali produttori di greggio assieme a Stati Uniti e Arabia Saudita, in caso di ulteriore escalation della crisi con l’Ucraina riteniamo che il Brent possa oltrepassare nel breve la quota di 100 dollari al barile”, avverte Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia.

Preoccupazione evidenziata anche da Alberto Gallo e Gabriele Foà, portfolio managers di Algebris Global Credit Opportunities Fund. In caso di sanzioni nei confronti di Mosca, i due analisti prevedono una riduzione dell’offerte di materie prime. E un “ulteriore aumento dei prezzi del 20% in Usa e in Europa, che potrebbe aggiungere circa un punto percentuale all’inflazione“.

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Gas, metalli preziosi e mais: i risvolti della crisi Ucraina-Russia

In seguito alla decisione del cancelliere tedesco, Olaf Scholz, di sospendere la certificazione del gasdotto Nord Stream 2, il “gas naturale con il contratto TTF quotato ad Amsterdam, è la commodity energetica che ha fatto registrare il balzo più elevato (+10%)”, evidenzia Diodovich. Che pone l’accento anche sul nickel e sull’alluminio che hanno fatto registrare proprio in queste ore nuovi massimi. Anche in virtù del fatto che la Russia, insieme al Sud Africa, è il principale produttore al mondo proprio di alluminio.

Tra le soft commodities le quotazioni del mais e del grano segnano nuovi picchi annuali. Mentre “tra i metalli preziosi i nostri favoriti sono oro e platino. L’oro è il safe haven per eccellenza e continua a salire con un massimo a 1914 dollari per oncia, mettendo nel mirino l’ambizioso obiettivo di 2000 dollari in caso di aumento delle tensioni”, aggiunge Diodovich.

Opportunità interessanti per gli investitori

Infine, chiudendo il quadro anche “obbligazioni ed azioni stanno uscendo perdenti da questa situazione. E affronteranno le prossime settimane in un clima teso”, dichiara Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti AM. “Se questo è il quadro di breve periodo, in una logica strategica, si stanno iniziando tuttavia a ricreare delle condizioni interessanti per gli investitori che mirano al lungo periodo e hanno una propensione al rischio più alta”, conclude Allegri.

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