“Un buon leader sa scegliere il team giusto”: chi è l’innovatore che ha portato l’intelligenza artificiale in Silicon Valley

Intelligenza artificiale
(Shutterstock)
Share

“Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia”, scriveva Goethe. Parlando con Nicolai Wadstrom risuonano nella mente le sue parole. Perché Nicolai è un imprenditore che non ha avuto paura di rischiare. Di origini svedesi, ha fondato nel 2008 BootstrapLabs, venture capital della Silicon Valley specializzato in intelligenza artificiale applicata.

Ha iniziato la sua carriera facendo coding e come sviluppatore di software all’età di 10 anni, realizzando giochi per computer. A quindici anni già era un imprenditore e creava software commerciali. E a ventidue anni ha lanciato la sua prima startup tecnologica.

“BootstrapLabs ha rivolto il suo interesse all’intelligenza artificiale, quando ancora non sapevamo esattamente come si sarebbe sviluppata. Erano in molti a credere che l’AI non sarebbe andata lontano o non sarebbe stata rilevante… Oggi nessuno dubita del suo impatto”, dice. Al momento sta anche valutando l’apertura di un ufficio BootstrapLabs in Europa.

Come si è appassionato alla tecnologia?

Restai folgorato quando mi regalarono il mio primo computer a dieci anni. Da bambino mi piaceva smontare le cose e rimetterle insieme. Cominciai a programmare commodore computer e a costruire sempre più cose. Già intorno ai 15 anni mi sono avvicinato al mondo del lavoro. All’inizio guadagnavo costruendo software per le aziende. E guadagnavo abbastanza per fare quello che volevo.

Perché ha deciso di diventare un imprenditore?

Ero affascinato da come potevo sviluppare software che potessero essere di beneficio alle persone. A 20 anni poi ho co-fondato la mia prima azienda.

Nicolai Wadstrom
Nicolai Wadstrom

In che modo è riuscito ad avere successo?

Mi interessava mettere insieme persone di talento indirizzandole verso una missione: dare vita a tecnologie che avessero valore per la gente, lavorare con menti da tutto il mondo con lo stesso spirito innovativo. Ero convinto che se il mio team fosse stato così, avremmo creato grandi progetti insieme. All’inizio non potevo permettermi di pagare molto, ma sono comunque stato in grado di riunire alcuni tra i migliori professionisti. Del resto, per me essere un buon leader significa essere in grado di scegliere il team giusto.

Come è nata la sua passione per la tecnologia invece?

Sono cresciuto in un ambiente creativo, mio padre era un pittore e mia madre, anche se adesso è in pensione, ancora dipinge. Ero circondato da un ambiente artistico e mi piacevano le arti visive e i giochi al computer. Con altri due soci ho lanciato la scuola Malmö Hacker Academy per la comunità It e, parallelamente, un’azienda che realizzava computer games ed effetti visivi come effetti speciali, programmi interattivi. Con tutto il team abbiamo lavorato anche al successo di un popolare show svedese di Natale per bambini, The Mystery on Greveholm. Abbiamo anche collaborato alla realizzazione di show musicali. Ma a quei tempi era più difficile ottenere gli effetti speciali perché le macchine per la realtà virtuale erano estremamente costose. Così ho avuto l’idea di rendere tutto più accessibile. Mi interessava anche molto l’aspetto educativo e incrementare la produttività.

Perché ha deciso di trasferirsi in Silicon Valley?

Nel 1999 ho co-fondato Vioma, una società di software per aziende, ma non ho voluto spostarne la sede in America. Ho trascorso, invece, molto tempo negli Stati Uniti tra gli anni ’90 e i 2000, sviluppando contatti, scoprendo idee, nuovi progetti e prodotti. Sono stato a New York, in Florida, ad Atlanta, a Boston, a Seattle, a San Francisco e poi sono tornato in Europa, lavorando per molto tempo a Londra. Qui ho co-fondato altre aziende operando come angel investor. Dopo alcuni mesi ai Caraibi, mi sono reso conto che la Silicon Valley era il centro di tutto, per quello che riguardava il settore tecnologico. Se volevo diventare qualcuno, era lì che dovevo stare. Lì stavano costruendo il futuro.

Crede che la Silicon Valley sia ancora il centro dell’imprenditoria e dell’innovazione?

Le idee rivoluzionarie nascono ovunque nel mondo, ma ritengo che si debba essere in Silicon Valley per svilupparle al meglio. Con BootstrapLabs volevo costruire un ponte tra i talenti, gli ecosistemi locali di diversi luoghi e il centro imprenditoriale globale, San Francisco. Mi piace pensare che possano aumentare il loro impatto sul mondo, mantenendo le loro radici nei loro paesi d’origine. Le società di intelligenza artificiale che BootstrapLabs ha in portafoglio sono cresciute di 2 miliardi di dollari solo negli ultimi cinque anni. E hanno raccolto 785 milioni di dollari in finanziamenti. Da quando BootstrapLabs è stato lanciato nel 2008, il valore del nostro portafoglio è cresciuto di circa 4 miliardi di dollari.

Perché ha deciso di investire sull’AI quando nessuno ancora ci credeva?

Era l’area più interessante di quella nuova tecnologia che stava nascendo. Lavorare come imprenditore fin da quando ero un teenager mi aveva messo in contatto con tanti professionisti, come professori universitari e ricercatori, scienziati e ingegneri di software. Ho imparato moltissimo. E questo mi ha ispirato a comprendere meglio il futuro e dove investire. Insomma, mi sono affidato alla mia esperienza.

BootstrapLabs investe solo su aziende che hanno un impatto positivo sul mondo.

Voglio dare valore finanziario a imprese che hanno un impatto reale, quelle che per me sono i futuri ‘pilastri’ della società. Sono convinto che le maggiori opportunità vengono dalla mobilità, dalle soluzioni energetiche e climatiche, dal machine learning, dalle misure di sicurezza, dalla salute mentale. Per esempio, l’AI può anche verificare come reagirà il fegato di un paziente a un trattamento medico, come aiutare a trovare nuove cure per il Covid o a prevenire le pandemie. Un altro settore interessante è anche quello della cybersecurity.

Investite anche in aziende italiane?

Per il momento i nostri investimenti sono per startup e aziende con sede negli Stati Uniti. Vogliamo essere allo stesso tempo una piattaforma per aziende europee che vengono negli Usa. In generale, posso dire che molti talenti nel settore dell’intelligenza artificiale provengono dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Germania. Anche Israele è un luogo interessante che ha saputo creare solidi e duraturi contatti con gli Usa. Ma quando BootstrapLabs sbarcherà in Europa sarà paneuropeo. Il nostro fine è cercare fondatori che mirano a realizzare qualcosa di grandioso.

Come prevede si svilupperà il settore in futuro?

Negli Stati Uniti ci sono molti hub. Prevedo sempre più startup in diverse parti del mondo oltre che in Silicon Valley, dove tutto è molto costoso. Altrove si può creare innovazione con meno risorse ma la Silicon Valley resterà sempre il punto di riferimento di tutto. Al tempo stesso, le grandi aziende europee saranno destinate a scomparire o a essere sostituite da nuove, se non terranno il passo con l’innovazione.

Le qualità migliori per essere un buon investitore?

Quello che mi ha colpito quando sono stato in America è che molti investitori non avevano seguito un percorso tradizionale come in Europa. Non avevano frequentato una business school ma erano stati loro stessi imprenditori. E questo aiuta moltissimo a essere un investitore di successo. Inoltre, si deve essere in grado di affrontare molti rischi. Se non sei in grado di calcolarli, meglio non lavorare come venture capitalist. Infine, un buon investitore deve puntare prima di tutto sulle persone.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.