Apple, Eni, Ford e non solo: quali sono le grandi aziende che hanno preso provvedimenti contro la Russia

Ford
Share

L’inasprimento del conflitto tra Russia e Ucraina sta portando con sé diverse conseguenze. Si va dalle sanzioni, decise dalle istituzioni del mondo Occidentale, alla decisa opposizione di alcune aziende, estere e italiane, verso le politiche di Vladimir Putin. Si tratta di decisioni che condizionano una mole non trascurabile di esportazioni e accordi commerciali. E che, inevitabilmente, avranno delle ripercussioni sull’economia di Mosca.

Come riporta Forbes.com, da Apple a Ford per arrivare persino a Netflix, la lista delle compagnie che hanno deciso di agire concretamente contro l’invasione russa dell’Ucraina è fitta e in costante aggiornamento. Giovedì 3 marzo anche Ikea, come riporta Ansa, ha annunciato lo stop alle attività in Russia e Bielorussia. 

Trasporti e autoveicoli

Per quanto riguarda il mercato automobilistico, un portavoce della BMW ha dichiarato al Wall Street Journal che la società “fermerà la produzione locale e l’esportazione per il mercato russo fino a nuovo avviso” e ha affermato che l’azienda “condanna l’aggressione contro l’Ucraina”. Una decisione più impattante rispetta a quella presa da Ford che ha scelto di sospendere la sua joint venture in Russia “fino a nuovo avviso”. Ma il mercato dei mezzi di trasporto non riguarda solo le automobili.

Secondo Politico, Boeing, produttore di velivoli per uso sia civile che militare, ha dichiarato martedì di aver sospeso le principali attività a Mosca compresi i servizi di manutenzione e supporto tecnico per le compagnie aeree russe, chiudendo anche il suo ufficio di Kiev. Anche Honda ha sospeso le esportazioni delle sue auto e moto in Russia. Inoltre, come riporta Sky TG24, Renault ha chiuso un impianto produttivo a Mosca per problemi di logistica, mentre la svedese Volvo ha annunciato prima la sospensione delle consegne di automobili in Russia  e poi ha deciso di mettere in pausa la produzione e le vendite nel Paese.

Anche il settore dei trasporti marittimi si è schierato duramente contro l’invasione russa, con delle decisioni che lasceranno strascichi economici potenzialmente devastanti. Il colosso dei trasporti navali danese Maersk smetterà di accettare nuovi ordini non essenziali da e verso la Russia. Citando come causa l’impatto delle sanzioni, “le prenotazioni da e verso la Russia saranno temporaneamente sospese, ad eccezione di generi alimentari, forniture mediche e umanitarie”.

Anche Msc, Mediterranean Shipping Company,  ha comunicato che sospenderà tutti i servizi di prenotazione di merci non essenziali da e per la Russia, comprese tutte le rotte nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nell’Estremo Oriente russo.

Le compagnie petrolifere

Anche le grandi compagnie produttrici di energia si sono schierate con decisione contro la Russia e lo hanno fatto principalmente discostandosi dai partner russi. Il gigante petrolifero Shell ha annunciato che intende chiudere le joint venture con la compagnia di gas statale russa GazpromLa società ha affermato che le sue attività con la Russia avevano alla fine del 2021 un valore di 3 miliardi di dollari e che abbandonarle causerà inevitabilmente una svalutazione e delle perdite.

Il gigante petrolifero BP ha ceduto una partecipazione di circa il 20% nella compagnia petrolifera russa Rosneft. Ha anche annunciato le dimissioni immediate di due membri del consiglio di Rosneft nominati dalla BP. Il presidente BP Helge Lund  ha definito l’attacco della Russia all’Ucraina un “atto di aggressione”. Ha inoltre affermato che  “il coinvolgimento con Rosneft, un’impresa statale russa, non può continuare”. ExxonMobil, compagnia petrolifera statunitense, ha annunciato martedì che uscirà da una joint venture al largo dell’isola di Sakhalin nell’Estremo Oriente russo e che non investirà in altri sviluppi nel paese dopo l’invasione dell’Ucraina.

In Italia Eni ha comunicato che cederà la propria quota della partecipazione con Gazprom per il gasdotto Blue Stream. Il costo del gasdotto è stato di 3,2 miliardi di dollari con avvio delle operazioni nel 2003. 

La risposta dei colossi della tecnologia e dello streaming

La risposta più decisa è arrivata sicuramente dalle compagnie che si occupano di tecnologia e di streaming: Apple, Spotify, Netflix, Meta, Roku, Dell, Google. Per quanto riguarda Spotify, la piattaforma streaming per ascoltare la musica, ha chiuso il suo quartier generale russo a tempo indeterminato e ha seguito l’esempio dei colleghi leader tecnologici Google e Apple limitando diversi contenuti gestiti dai media russi affiliati allo Stato d rimuovendo i contenuti di Russia Today e Sputnik. A seguito dell’invasione dell’Ucraina, Apple ha interrotto le vendite di tutti i suoi prodotti in Russia.

Apple ha poi affermato di voler  rimuovere le app RT News e Sputnik News dagli App Store al di fuori della Russia. E ha disabilitato il traffico e le funzionalità di avvisi live di incidenti in Ucraina come “misura di sicurezza e precauzione” per i cittadini locali.

Anche Netflix non si è fatta attendere e ha messo in pausa tutti i progetti prodotti in Russia. Si aggiunge così a Disney, Warner Bros, Sony e Universal, che hanno fatto sapere che non distribuiranno più le loro produzioni nelle sale cinematografiche russe. Snap, la società madre di Snapchat, ha comunicato che la piattaforma social ha smesso di pubblicare annunci pubblicitari in Russia, Bielorussia e Ucraina e che ne interromperà la vendita in Russia e Bielorussia. YouTube ha bloccato i canali gestiti da Russia Today e Sputnik News finanziati dallo stato russo in tutta Europa, pochi giorni dopo aver demonetizzato temporaneamente RT e altri canali e impedendogli così di guadagnare denaro attraverso la pubblicità.

Anche i brand di abbigliamento si schierano contro la Russia

Adidas, come risposta all’invasione, ha preso una decisione forte: interrompere con effetto immediato la partnership con la Federcalcio Russa. Ma anche Nike ha agito di conseguenza: la società, attraverso una nota condivisa nel sito ufficiale, ha comunicato di aver disabilitato gli acquisti online in Russia, indirizzando i clienti agli store fisici locali.

Secondo Forbes.com, il rivenditore di abbigliamento H&M, oltre ad aver chiuso per ragioni di sicurezza i suoi negozi ucraini, ha temporaneamente sospeso le vendite in Russia. La casa moda italiana Maison Valentino ha comunicato attraverso un post Instagram di aver donato 500.000 euro all’UNHCR per supportare i rifugiati ucraini.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.