La storia di Anatoly Chubais, il più importante funzionario russo ad avere rotto con Putin

Anatoly Chubais
(foto Alexander Aleshkin/Epsilon/Getty Images)
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È stato l’architetto delle grandi privatizzazioni degli anni ’90. Ha dato un contributo fondamentale all’affermazione dei principi dell’economia di mercato in Russia e ha offerto a Vladimir Putin il primo lavoro al Cremlino. Da qualche ora Anatoly Chubais, dal 2020 inviato per il clima di Mosca, è però soprattutto il più alto funzionario russo a essersi dimesso in seguito all’invasione dell’Ucraina. Secondo media russi citati da vari giornali, tra cui il Guardian, Chubais avrebbe già lasciato il Paese e si troverebbe in Turchia.

Chi è Anatoly Chubais

Nato nel 1955 a Borisov, nell’attuale Bielorussia, Chubais è il figlio di un colonnello dell’Armata rossa diventato insegnate di filosofia. Dopo la laurea a San Pietroburgo, rimase nell’allora Leningrado e divenne uno dei primi economisti sovietici a sostenere i principi del libero mercato e a denunciare i limiti della pianificazione centrale. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 sostenne l’ascesa politica di Anatoly Sobchak, primo sindaco eletto per via democratica a San Pietroburgo, considerato il mentore di Vladimir Putin e del suo delfino, Dmitry Medvedev.

L’ingresso di Chubais sulla scena nazionale avvenne nel 1991, quando l’allora presidente, Boris Eltsin, lo mise a capo del dipartimento incaricato della privatizzazione delle proprietà dello stato. Negli anni successivi è stato anche capo dello staff del presidente e più volte vice primo ministro.

“La rapina del secolo”

L’anno chiave della carriera di Anatoly Chubais fu il 1996, quando guidò il comitato per la rielezione di Eltsin. Poche settimane prima delle elezioni, i sondaggi attribuivano al presidente uscente un bassissimo livello di consenso e davano per favorito il leader del Partito comunista, Gennady Zyuganov. Come ha scritto Fabrizio Dragosei sul Corriere della Sera, “Chubais mise in piedi un piano per ottenere l’appoggio degli oligarchi e assicurare la rielezione di Eltsin. In cambio lo Stato dovette cedere a prezzo di svendita alcune delle sue più importanti aziende”. L’operazione fece guadagnare miliardi a imprenditori ancora oggi tra i più ricchi del Paese e fu bollata dai critici come “la rapina del secolo”.

Prima di diventare inviato per il clima, Chubais, nell’era Putin, ha guidato la United Energy System of Russia, monopolio statale dell’energia tra gli anni ’90 e il 2008, e Rusnano, la società istituita dal governo per lo sviluppo delle nanotecnologie nel Paese.

L’invasione dell’Ucraina

Il mese scorso la Associated Press ha citato Chubais tra i principali personaggi russi che aveva espresso dissenso verso l’invasione dell’Ucraina. Chubais, in particolare, aveva pubblicato sui social una foto di Boris Nemtsov, oppositore di Putin assassinato a Mosca nel 2015. Sempre via social, invece, Kira Yarmysh, portavoce dell’oppositore del Cremlino Alexei Navalny, ha scritto che “Chubais ha lasciato la Russia solo perché teme per la sua pelle e per i suoi soldi”.

La scorsa settimana, come ricorda Forbes.com, Putin aveva annunciato che avrebbe intrapreso azioni contro chi criticava la guerra e aveva definito l’iniziativa come “una necessaria auto-purificazione”. Secondo l’organizzazione russa per i diritti umani Ovd-Info, la polizia ha già arrestato 15mila persone per avere protestato contro l’invasione dell’Ucraina.

Poche ore dopo che le dimissioni di Chubais sono state rese note, il New York Times ha scritto che negli ultimi giorni anche diversi giornalisti si sono dimessi. Almeno quattro dipendenti della tv di stato avrebbero lasciato per “il rammarico per il ruolo svolto nella diffusione di storie false sull’Ucraina”. Uno dei quattro, intervistato dal quotidiano statunitense, ha spiegato di non volere più fare parte di un’operazione “che ha l’obiettivo di sterminare vite”.

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