Blockchain, videogiochi e numeri della lotteria: come gli attivisti aggirano la censura russa

manifestazione Ucraina
Una marcia di protesta contro la guerra in Ucraina a Berlino (foto Sean Gallup/Getty Images)
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Questo articolo di Marty Swant è apparso su Forbes.com

All’inizio dello scorso anno Tobias Natterer, copywriter dell’agenzia pubblicitaria Ddb Berlin, iniziò a riflettere su come eludere la censura russa.

Il suo cliente, il ramo tedesco della no-profit Reporter senza frontiere (Rsf), cercava metodi più efficaci per permettere ai cittadini russi di ricevere le notizie che il governo non voleva far vedere loro. Rsf duplicava siti web censurati e li piazzava su server ritenuti troppo importanti perché i governi li bloccassero. Una tattica conosciuta come libertà collaterale. “Se il governo cerca di chiudere il sito”, spiega Natterer, “deve chiudere anche i suoi. È per questo che si usa il termine ‘collaterale’”.

Il problema era come aiutare le persone a trovare i siti ‘specchiati’. Fu allora che nacque un’idea folle: perché non provare ad aggirare i censori russi nascondendo gli articoli come gli Easter egg dei videogiochi, per poi permettere alla gente di sbloccarli con un codice segreto? E perché non usare numeri generati dalla stessa Russia, come quelli dei vincitori della lotteria nazionale? Ogni volta che nuovi numeri venivano pubblicati, il team poteva usarli per creare un nuovo indirizzo web. Chiunque cercasse quei numeri su Twitter o su altre piattaforme avrebbe poi trovato link al sito bandito e alla notizia proibita.

È stato un esempio clamoroso dell’importanza del tempismo. Proprio quando la strategia era sul punto di essere lanciata in Russia e in altri due paesi, il presidente Vladimir Putin ha dato l’ordine di invadere l’Ucraina. Il Cremlino ha subito messo sotto controllo la copertura mediatica nazionale sulle sue azioni. L’esperimento di Rsf e Ddb è diventato così ancora più importante.

Le due organizzazioni hanno specchiato il sito di Meduza, una testata giornalistica indipendente che si occupa di Russia ed era stata bollata come agente straniero dal governo di Mosca nell’aprile 2021. Dopo l’invasione, il traffico sul sito con il numero della lotteria è stato così intenso che il team ha dovuto comprare altro spazio sul server e aggiornare il portale. Rsf e Ddb stanno anche sperimentando alcuni modi per usare la tecnologia blockchain per pubblicare articoli e fotografie della guerra. E intendono aggiungere altri siti nei prossimi giorni.

“Vogliamo assicurarci che la libertà di stampa non sia vista solo come qualcosa che i giornalisti stessi devono difendere”, ha dichiarato Lisa Dittmer, advocacy officer per la libertà di internet di Rsf Germania. “È una parte fondamentale di ogni democrazia e della difesa di qualsiasi tipo di libertà”.

La propaganda è sempre stata un punto cardine della guerra. Dalle bombe che facevano piovere opuscoli sulle truppe nemiche fino alla censura in patria, controllare i messaggi è spesso visto come la chiave per ottenere il sostegno pubblico. Lo stretto controllo di Putin su ciò che viene comunicato ai russi a proposito della guerra in Ucraina è sotto attacco su più fronti: dai social media alle campagne di telemarketing, fino ai video su Telegram e tanto altro. Gli imprenditori ucraini stanno addirittura sfruttando le loro stesse app per fare in modo che i russi sappiano cosa sta succedendo. Questi tentativi hanno avuto esiti alterni, ma dimostrano che è necessario essere ingegnosi per vincere una battaglia sull’informazione che è vecchia quanto la guerra stessa.

Gli attivisti hanno trovato altri modi per far arrivare in Russia la verità sull’invasione. Nel Regno Unito, una campagna di crowdfunding ha raccolto 40mila sterline per indirizzare ai russi annunci digitali con notizie vere sulla guerra (gli organizzatori affermano di avere fatto pervenire 57 milioni di annunci prima di essere bloccati all’inizio di questa settimana). Gli hacker hanno anche organizzato azioni dal basso: il gruppo Anonymous ha chiesto di valutare i ristoranti e i negozi russi su Google Maps e di scrivere recensioni in cui spiegano che cosa sta succedendo in Ucraina. Al contempo, un’organizzazione chiamata Squad303 ha costruito uno strumento online che permette di inviare automaticamente sms, messaggi WhatsApp e e-mail alla popolazione russa.

Alcune delle strategie più efficaci si basano su tecnologie datate. L’uso delle reti private virtuali (vpn, virtual private networks) è lievitato in Russia dall’inizio della guerra. Questo potrebbe spiegare perché l’autorità che regola le telecomunicazioni abbia obbligato Google a rimuovere migliaia di url collegati a siti vpn.

Paulius Senuta, un dirigente pubblicitario lituano, sostiene che l’arma migliore sia il telefono. Di recente ha lanciato CallRussia, un sito web che permette a chi parla il russo di chiamare cittadini russi a caso, pescati da un archivio di 40 milioni di numeri di telefono. Coloro che visitano il sito ricevono un numero di telefono e un canovaccio preparato da psicologi che consiglia di presentare i propri legami con la Russia e il proprio status di volontari prima di chiedere al destinatario della chiamata di ascoltare cosa succede davvero. Tra le frasi suggerite c’è “l’unica cosa che Putin sembra temere è l’informazione”, che permette poi a chi chiama di sottolineare la necessità di metterla “nelle mani di russi che conoscono la verità e si impegnano per fermare la guerra”. Nei primi otto giorni, dice Senuta, utenti dell’Europa orientale e di altre parti del mondo hanno messo assieme quasi 100mila chiamate verso sconosciuti in Russia.

In un mondo moderno pieno di spam, truffe e altri messaggi di marketing indesiderati, questi sforzi funzionano? L’impatto dell’impegno dei volontari non è così chiaro. “Un conto è chiamare, un altro conto è sapere cosa dire”, spiega Senuta. Come accade con ogni telefonata con fini di marketing, le risposte sono state diverse. Alcuni si mostrano ricettivi, altri si arrabbiano per l’interruzione o sospettano che sia un trucco. “Come parli a qualcuno che vive in un ambiente mediatico diverso?”.

È una buona domanda. Dopo tutto, le autorità russe sono da tempo ostili alle notizie che non seguono la linea ufficiale. “Affronti questa propaganda dappertutto”, dice Oleg Kozlovsky, un ricercatore russo di Amnesty International. Entro pochi giorni dall’invasione, l’autorità che regola la comunicazione ha accusato siti locali di diffondere informazioni inaffidabili e false e ha ordinato di usare solo fonti ufficiali del governo. Termini come “guerra”, “invasione” o “aggressioni” sono banditi dai mezzi di informazione. Il loro utilizzo è punibile con multe fino a cinque milioni di rubli (pari a circa 46mila euro) o con pene fino a 15 anni di carcere. “La situazione sta diventando sempre peggiore”, afferma Kozlovsky.

Secondo Kozlovsky, le attuali piattaforme a prova di censura, come Telegram, dovrebbero essere preferite rispetto a strumenti del tutto nuovi. (La scorsa settimana Arnold Schwarzenegger ha caricato un lungo videomessaggio ai russi su Telegram, con sottotitoli sia in russo, sia in inglese). In ogni caso, ciò non significa che sia un male sperimentare anche qualcosa di nuovo.

“Non puoi sapere in anticipo quali mezzi funzioneranno e quali no”, dichiara Kozlovsky. “È molto difficile prevederlo, perciò è una buona cosa provare a raggiungere i cittadini russi con vari sistemi e diverse iniziative”.

Il nodo è capire se i russi si rendano conto di essere nutriti con una dieta mediatica a base di menzogne sostenute dal governo e di criminalizzazione della verità. Dittmer è convinto che molti russi vogliano sapere che cosa sta succedendo davvero. Finora la campagna “La verità vince” di Rsf è stata vista più di 150mila volte in Russia. (Tra i tentativi compiuti in precedenza da Ddb e Rsf in vari paesi ci sono l’inserimento di notizie censurate in una libreria virtuale dentro Minecraft e una playlist su Spotify).

La censura, d’altro canto, lavora in tutti e due i sensi. Se le autorità russe hanno bandito Facebook e Instagram in quanto “estremisti”, le testate occidentali hanno a loro volta tagliato ogni legame con i media controllati dal Cremlino per via della campagna di disinformazione di Putin. E se ritirare prodotti e partnership dalla Russia può inviare un forte messaggio al Cremlino, questo genere di isolamento rischia di lasciare intatta la bolla della disinformazione. Per fortuna “è quasi impossibile censurare in modo efficace”, secondo Dittmer, che parla di altri tentativi di usare la blockchain e la tecnologia dei videogiochi per diffondere le notizie. “Possiamo giocare al gatto con il topo con i censori di internet in modi leggermente più sofisticati”.

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