Anche il design sperimenta gli Nft. L’incursione crypto di Nemo Lighting

Federico Palazzari
Federico Palazzari
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Articolo tratto dal numero di aprile 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Dopo l’arte, anche il design si sta aprendo al fenomeno dei Non-fungible token, opere digitali registrate tramite blockchain, che hanno una proprietà univoca e certificata. Un’apertura ancora timida, quella del design italiano, che può essere tanto innovativo e proteso verso il futuro a volte, quanto ancorato al passato e fedele alla sola esperienza fisica, materica.

Il design sperimenta il virtuale: l’esempio di Nemo Lighting

Capofila dell’incursione nel crypto design è Nemo Lighting, azienda di illuminazione fondata da Franco Cassina nel 1993, acquisita da Federico Palazzari nel 2012. Oltre a produrre alcune delle opere più celebri dei maestri del Novecento come Le Corbusier, Charlotte Perriand, Vico Magistretti e Franco Albini, la realtà milanese realizza nuove icone contemporanee in collaborazione con designer e architetti di fama mondiale. La sua vocazione all’esplorazione parte dal nome, Nemo, personaggio del romanzo di Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari. E prosegue con la volontà di puntare lo sguardo anche verso altri settori, dall’arte all’architettura fino all’abbigliamento tecnico.

Come sarà il primo spazio espositivo virtuale

Luca Baldocchi
Un’opera dLuca Baldocchi

A febbraio Nemo Lighting ha fatto il suo debutto nel mondo degli Nft con due opere digitali realizzate da Luca Baldocchi, digital art designer di SodlabStudio nonché pioniere nella creazione di progetti 3D a cavallo tra arte e design. È stato lui a reinterpretare in versione metafisica due icone del design: Nuvola di Mario Bellini e Potence Pivotante di Charlotte Perriand. Ne sono nate opere d’arte dagli accenti psichedelici e pop, protagoniste della mostra digitale Not For Today con cui l’azienda ha inaugurato il suo Nemo Virtual Museum, spazio espositivo virtuale che accoglierà mostre a rotazione, consentendo una fruizione interattiva delle opere. Una novità che ha aperto all’universo digitale il percorso di Nemo Lighting nell’arte, cui il ceo Federico Palazzari, collezionista appassionato, ha dato impulso anche con l’acquisizione nel 2020 della storica azienda torinese di illuminotecnica Ilti Luce (oggi Nemo Studio), che sviluppa soluzioni per l’illuminazione architetturale nei settori del museale, retail e outdoor.

“Da anni seguiamo l’arte illuminando mostre, chiese, gallerie” spiega Palazzari. “È un mondo che ci appartiene, e questo progetto è nato dalla voglia di sondare terreni ancora poco battuti. Se è vero che altri settori hanno già esplorato cryptovalute, blockchain e metaverso, non vale lo stesso per il design. Ma non possiamo fare finta che tutto ciò non esista perché ormai è entrato prepotentemente nella nostra vita quotidiana, occupando tempo e pensieri. Cercare di comprendere questo nuovo orizzonte virtuale non è più un’opzione. Eppure, spesso, è più comodo rifiutare le innovazioni piuttosto che mettersi in gioco e abbracciarle”.

Promuovere un concetto di arte flessibile

In linea di continuità con il progetto, l’azienda ha lanciato un’altra novità: tre opere digitali inedite di Luca Baldocchi, protagoniste all’inaugurazione del Nemo Virtual Museum, saranno oggetto dell’attività di minting, processo di coniazione che permette ai dati di un Nft di essere inseriti in modo irremovibile e pubblico su una blockchain, dando vita a una vera e propria collezione Nemo di Nft. Ma non è tutto perché, tramite Foundation, piattaforma che consente ad artisti e creativi di utilizzare la blockchain di Ethereum per valorizzare il proprio lavoro, le opere potranno essere acquistate. Un’operazione importante per l’azienda, che non solo offrirà sostegno agli artisti digitali, ma servirà anche per creare spunti, ispirare e stimolare riflessioni sulla smaterializzazione del design.

Le strategie di crescita del gruppo

“Non credo che il metaverso o più in generale il mondo digitale sostituirà mai quello fisico, ma può essere un accessorio interessante, anche nel design”. Con una crescita media del 20% all’anno e un fatturato stimato per il 2022 di circa 30 milioni, Nemo Lighting ha acquisito il 10% della storica azienda italiana Slam, produttrice dal 1971 di abbigliamento da vela. “Attraverso il veicolo di investimento Vam 26, promosso dal fondo Vam, abbiamo co-investito nell’acquisizione di questo brand dall’heritage indiscusso, che fa parte del nostro immaginario nautico. Vogliamo creare una comunità aperta ed eterogenea attorno al nostro mondo quindi, operazioni come questa, sono uno dei tanti ponti che costruiamo verso altri settori”.

Di recente, l’azienda ha rilevato anche il 2% del gruppo Zumtobel, colosso austriaco nel campo dell’illuminotecnica. “Io la chiamo libertà dell’Ebitda, una libertà di gestione che permette di affrontare le innovazioni senza ossessioni. Pur essendo un’azienda di dimensioni medie, contiamo circa 100 dipendenti tra Usa, Francia e Italia, a Torino e Milano. Rappresentiamo una nicchia, soprattutto culturale, e per questo comunque di grande valore. Stiamo portando avanti investimenti importanti”. Il filo rosso che lega le operazioni dell’azienda, dagli Nft all’abbigliamento per la vela? “Uno solo: la passione per i viaggi verso nuovi mondi”, conclude Palazzari.

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