L’importanza della digitalizzazione nel percorso di ripresa delle imprese italiane

Fioroni
Michele Fioroni
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Il processo di digitalizzazione nazionale è una tassello fondamentale nel percorso di ripresa delle imprese italiane. La mancanza di una visione per una politica industriale ed energetica di lungo periodo per l’Italia ha rappresentato una delle principali debolezze strutturali nostrane. Ne abbiamo parlato con Michele Fioroni, Coordinatore della Commissione Innovazione tecnologica e digitalizzazione, nell’ambito della Conferenza delle Regioni. Fioroni è inoltre Assessore allo Sviluppo economico, innovazione, digitale e semplificazione della Regione Umbria. La sua è un’esperienza decennale nel mondo dell’innovazione, prima come imprenditore e consulente, poi nella politica. Per capire come andare incontro agli sviluppi futuri attraverso l’adozione di tecnologie nuove e audaci, ne abbiamo discusso con lui.

L’arretratezza dell’Italia sul fronte della digitalizzazione è una delle più grandi sfide del momento. Quali sono i rischi e le opportunità che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni?

L’attuale crisi energetica ha reso evidente come sia mancata nel nostro paese una visione di politica industriale di lungo termine. Quello che si è deciso, o ancora peggio non si è deciso ieri, ha prodotto i suoi effetti negativi molti anni dopo, Con questa consapevolezza dobbiamo guardare anche all’altra grande sfida industriale del nostro tempo, quella digitale, che può generare vantaggi competitivi enormi nel breve, medio e soprattutto lungo termine. Se l’Italia si è fatta trovare impreparata sui grandi temi dell’energia, purtroppo non possiamo affermare che nel digitale la situazione sia tanto differente. L’indice Desi, che riassume gli indicatori sulle prestazioni digitali dei paesi dell’Unione Europea da sempre fornisce un quadro preoccupante del tasso di crescita in Italia. Se ultimamente abbiamo recuperato qualche posizione, non possiamo illuderci di avere risolto i nostri problemi. Siamo alle soglie di un cambiamento tecnologico epocale che richiede, necessariamente, adeguamenti infrastrutturali.

Il 5G può aiutare le imprese italiane a sviluppare la digitalizzazione del Paese e può rappresentare il mezzo necessario per la crescita delle nostre città, cambiando radicalmente il modo in cui le viviamo. Quali vantaggi porterà questa tecnologia?

La rivoluzione del futuro si chiama 5G e cambierà radicalmente il contesto socioeconomico in cui viviamo, introducendo numerose opportunità in ogni ambito. Guida autonoma, smart cities, filiere produttive connesse, ma non solo. Si pensi infatti a come, grazie alle nuove modalità di connessione stabile e bassa latenza, sarà possibile fare diagnosi e pianificare trattamenti a distanza, superando, ad esempio, i problemi di sovraffollamento degli ospedali.

Un decennio fa, sarebbe stata fantascienza. Quali saranno i settori maggiormente toccati dalla trasformazione digitale?

Si tratta di innovazioni destinate a sconvolgere diversi ambiti, dal turismo, alla formazione, alla manutenzione dei macchinari industriali, fino ad arrivare alla formazione, allo smart working e perfino alla sanità.
Tutto bellissimo? Sicuramente. Tuttavia, c’è un “però”, ancora una volta legato all’incapacità di pianificare, all’assenza di una visione di lungo termine. Affinché il nostro paese possa cogliere le opportunità del 5G è necessario procedere ad una modifica normativa in materia di emissioni elettromagnetiche. L’Unione Europea, infatti, basandosi sugli studi scientifici e sulle linee guida emessa dall’International Commission on Non-Ionizing Radiation Protectio (Icnirp) e dalla Commissione sulla sicurezza elettromagnetica dell’Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici, (Ieee Ices) ha raccomandato ai paesi membri di adottare soglie di emissione elettromagnetica conformi a quanto emerso dalle ricerche per tutelare la salute pubblica. La grandezza fisica utilizzata per valutare gli impatti elettromagnetici sulla salute consiglia, in via precauzionale, di adottare un fattore complessivo di circa 50 volte più basso rispetto a quello ritenuto dannoso. La stragrande maggioranza dei paesi fa riferimento a questa soglia per la definizione delle normative nazionali.

E l’Italia invece?

L’Italia ha adottato una normativa molto più restrittiva, che porta la soglia di emissione a un limite 5mila volte più basso rispetto alla soglia degli effetti ritenuta nociva. Questo limite normativo impatta pesantemente sulla progettazione delle reti cellulari di nuova generazione. Infatti l’abbassamento della potenza elettromagnetica emessa porta necessariamente ad una riduzione dell’area raggiunta dal segnale e della sua qualità.

Un limite importante che esclude le aree più remote del territorio italiano, esacerbando il divario digitale che già caratterizza la nostra popolazione.

Esattamente. Se si fossero mantenuti fermi gli attuali limiti di emissione, attualmente, parti del territorio non potrebbero essere coperte dalla tecnologia 5G in quanto hanno già saturato le soglie normative. Anche nei luoghi nei quali si potrebbero installare nuove stazioni, non potrebbero essere comunque implementate le applicazioni innovative inerenti al 5G. La qualità della rete sarebbe pessima e la copertura presenterebbe dei buchi.
Quella che può apparire a prima vista una “specifica tecnica” a favore della salute del cittadino, rischia quindi di minare pesantemente il nostro percorso di transizione digitale, con tutto ciò che questo comporta come servizi alla società civile, nonché allo sviluppo e alla competitività del tessuto imprenditoriale. È una “miopia” che non possiamo permetterci.

Quali sono, dunque, a suo parere le possibilità di cui l’Italia dispone per evitare di perdere quest’occasione importante di sviluppo economico?

È necessario ed imperativo dunque procedere ad una revisione normativa. Già anni fa quando l’Italia dovette scegliere come impostare la politica energetica e perdemmo un treno importantissimo ed oggi ne paghiamo tutte le conseguenze. Serve osare e assumersi la responsabilità di scelte prudenti ma coraggiose, capaci di comprendere oggi come evolverà la realtà nei prossimi decenni e iniziare ad accompagnarla già da ora. Per quanto le tecnologie stanno evolvendo, infatti, la macchina del tempo probabilmente non sarà tra le invenzioni distruptive dei prossimi decenni, e non avremo una seconda opportunità per rimediare alle scelte – o non scelte – del presente.

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