Poke Sun-Rice è la prima catena di poke in Italia ad accettare i pagamenti in criptovaluta

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Una novità nel panorama food diventata a tutti gli effetti una storia di imprenditoria di successo. Grazie soprattutto all’ausilio della tecnologia e alla voglia di dare ai clienti un servizio sostenibile.

Si tratta di Poke Sun-Rice, community dedicata all’healthy food nata nel 2019 a Vicenza. E che per il futuro vuole continuare a espandersi. La realtà, nata da un singolo punto vendita, si è ormai consolidata grazie a un team di diverse professionalità guidato dal giovane ceo e fondatore Mario Traverso, 34 anni. Poke Sun-Rice è parte di Tbt Food, gruppo specializzato in food e retail in Italia e con un prossimo progetto rivolto anche al mercato estero. L’azienda conta ora più di cento dipendenti e supererà i duecento alla fine dell’anno.

La prima catena di poke in Italia ad accettare i criptopagamenti

Poke Sun-Rice ha chiuso il 2021 con 13 sedi attive e oltre 7 milioni di fatturato (segnando +300% rispetto al 2020). E per il 2022 ha come obiettivo quello di chiudere sopra i 20 milioni, raggiungendo più di 30 punti vendita attivi in tutta Italia. Questa crescita ha indotto il gruppo a intercettare le esigenze della sempre più numerosa clientela e a offrire quindi la possibilità di pagare in Bitcoin, diventando, con l’estate 2022, la prima catena di poke in Italia a accettare pagamenti in criptovaluta.

Mario Traverso

“Una scelta che ci permette di guardare al futuro e di farlo in modo cosciente e sostenibile”, spiega Traverso. “Siamo infatti consapevoli che l’utilizzo delle criptovalute, specialmente a causa del mining, sia un’attività particolarmente energivora. Per questo abbiamo deciso di avviare una collaborazione periodica con la Onlus Worldrise che sviluppa progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino, devolvendo loro parte dei pagamenti in Bitcoin che riceveremo in tutti i nostri ristoranti. Una scelta che permetterà ai nostri clienti, dall’estate 2022, di pensare oltre che alla loro salute, anche a quella dell’ambiente”.

Grande attenzione alla sostenibilità

I più recenti dati dell’Università di Cambridge, che monitora in modo continuo il consumo di energia della rete blockchain, dicono infatti che il consumo annuale di energia per la produzione di Bitcoin sia intorno a 103,31 TWh. Inoltre, una singola transizione Bitcoin utilizza circa 2.100 kilowattora.

“Vista l’origine hawaiana della poke”, continua Traverso, “abbiamo deciso di compensare l’impatto e di dare il nostro contributo all’ambiente partendo proprio dalla salvaguardia dei mari e dalla loro valorizzazione. È stata quindi scelta la collaborazione con Worldrise in quanto Onlus che sviluppa progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino attraverso percorsi incentrati sulla sensibilizzazione, la creatività e l’educazione. Grazie al coinvolgimento di giovani studenti e neolaureati l’organizzazione facilita la formazione dei futuri custodi dell’immensa ricchezza dell’ambiente marino.”

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