Connessi al futuro: ecco come FiberCop vuole modernizzare l’infrastruttura di rete in Italia

Carlo Filangieri
Share

Articolo tratto dal numero di maggio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Un mondo in trasformazione, con sempre maggiore connessione tra persone, oggetti, imprese e Pubblica amministrazione. E infine, l’impulso che l’Ue e gli stati membri stanno dando allo sviluppo di grandi e moderne infrastrutture digitali. Il mondo di domani, nel settore delle reti di telecomunicazioni, lo racconta Carlo Filangieri, amministratore delegato di FiberCop, società del Gruppo Tim (58%) partecipata da Fastweb (4,5%) e dal fondo Kkr Infrastructure (37,5%).

L’azienda ha come obiettivo la digitalizzazione del Paese tramite lo sviluppo di connessioni in fibra ottica in tecnologia fiber to the home. Ingegnere elettronico, con esperienza all’estero – è stato cto di Tim Brasil -, prima di diventare ad di FiberCop negli ultimi anni ha guidato l’organizzazione Open Access, nel cui ambito operano i circa 18mila tecnici e professionisti che gestiscono la rete di accesso di Tim, e l’area commerciale Wholesale.

Che mondo digitale è quello di oggi, in Italia?

L’Italia ha ancora un grande potenziale di sviluppo sul fronte del digitale e dal punto di vista infrastrutturale stiamo facendo importanti passi avanti. A confermarlo è l’indice Desi, che monitora le prestazioni complessive e i progressi dei singoli paesi dell’Ue nella competitività digitale. Nei prossimi anni bisognerà lavorare ancora su alcuni aspetti per colmare il gap con la media Ue.

Qualcosa è cambiato?

Sicuramente. Il progressivo utilizzo del lavoro agile e della teledidattica, l’utilizzo della rete per mantenere i rapporti personali, la sempre crescente popolarità delle piattaforme streaming è solo uno dei driver che sta convincendo la fascia di popolazione che fino ad oggi utilizzava internet solo su smartphone ad attivare una linea fissa in fibra. Questo trend è ancora più vero nel mondo del lavoro: lo smart working, oltre a rendere cruciale un collegamento impeccabile nelle nostre case, ha reso più frequente l’utilizzo delle seconde case che pertanto necessitano di una connessione internet di qualità.

C’è anche il tema della Pubblica amministrazione.

La Pa sta procedendo verso la digitalizzazione. Un esempio è la prenotazione dell’appuntamento via internet e l’apertura degli sportelli online che consentono il dialogo diretto in videochiamata: ho avuto modo di provare il servizio recentemente lanciato dall’Agenzia delle entrate e ne ho apprezzato la funzionalità. Il risparmio di tempo per queste attività è un dato positivo. Tutto questo ci fa ben sperare per il futuro, confermando la validità degli investimenti che stiamo portando avanti per dotare il Paese di connessioni in fibra con velocità superiore al gigabit.

FiberCop opera con un modello di coinvestimento aperto a tutti gli operatori, rappresentando il primo caso in Europa di applicazione su scala nazionale delle direttive Ue.

Corretto. Nei prossimi anni continueremo a sviluppare la copertura in fibra fino alle abitazioni dei clienti, con velocità di connessione superiori a un gigabit. Come Gruppo Tim vogliamo accelerare il rollout Ftth fiber to the home, attraverso FiberCop, raggiungendo il 60% delle unità immobiliari tecniche a livello nazionale entro il 2026. Per accompagnare questo piano, seguendo le linee guida europee che suggeriscono l’utilizzo di questo modello per lo sviluppo di grandi infrastrutture, abbiamo varato un’offerta di coinvestimento, aperta a tutti gli operatori.

Con quali benefici?

Fermo restando che il nostro compito è quello di modernizzare l’infrastruttura di rete del Paese e che questo richiede investimenti ingenti, grazie al modello adottato siamo in grado di recuperare parte delle risorse grazie alla condivisione con altri operatori. Chi aderisce al coinvestimento, oltre al beneficio infrastrutturale e alla possibilità di indirizzare lo sviluppo della rete, ottiene condizioni trasparenti, prezzi stabili nel tempo e parità di trattamento. Abbiamo previsto diverse formule di adesione per andare incontro alle esigenze sia dei grandi operatori nazionali che di quelli locali, come dimostrano i sei accordi di coinvestimento che abbiamo siglato nei primi nove mesi di vita della società, che si aggiungono a quelli con i nostri azionisti Tim e Fastweb.

Come vede il framework normativo italiano rispetto al processo che state mettendo in atto?

Il Governo ha fatto un grande sforzo per disegnare una nuova cornice che consenta di mettere a terra le risorse stanziate con il Pnrr. Con il decreto legge Semplificazioni si vuole superare la difficoltà dell’Italia di impiegare completamente i fondi comunitari, che deriva in buona parte dai processi per il rilascio dei permessi. Al tempo stesso sarà fondamentale che le disposizioni connesse siano recepite anche a livello locale e da parte dei principali enti che sono coinvolti nell’iter delle autorizzazioni.

Quale contributo daranno le infrastrutture digitali nei prossimi anni?

Prima del 2007 era difficile immaginare le funzionalità di un oggetto costantemente connesso alla rete come uno smartphone. Siamo in nel pieno di una rivoluzione digitale e la diffusione della conoscenza grazie alla rete genererà cambiamenti epocali. Da qui a dieci anni vedremo un modo completamente diverso: la rete sarà più pervasiva e connetterà tutti gli oggetti di uso comune – automobili, elettrodomestici, abiti – in modo da farli diventare più sicuri, ecologici e confortevoli. La diffusione della realtà virtuale darà l’opportunità alle persone disabili di visitare luoghi altrimenti inaccessibili e agli studenti di chirurgia di esercitarsi su pazienti ‘digitali’. Alla base di tutto questo ci sarà la fibra ottica per collegare case, uffici e stazioni radiomobili alla rete.

Lo sviluppo delle tecnologie digitali si collega anche alle tematiche ambientali. Che impatto ha la fibra ottica su questo fronte?

La fibra ottica è un abilitatore di diversi scenari che possono avere un impatto positivo sull’ambiente: è un fattore chiave per una maggior digitalizzazione e consente una serie di servizi tecnologicamente avanzati come quelli relativi alle smart cities. Inoltre, per sua natura, è una tecnologia eco-efficiente, permette di contenere il consumo energetico massimizzando le prestazioni. Il modello di coinvestimento scelto aiuta a evitare la duplicazione delle infrastrutture e quindi a minimizzare gli impatti ambientali in termini di sprechi e di utilizzo delle risorse. Tutto questo FiberCop lo realizza all’interno di una strategia di sostenibilità di gruppo che prevede tra l’altro che Tim utilizzi il 100% di energia da fonti rinnovabili entro il 2025 e di diventare Net zero entro il 2040.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.