Ruja Ignatova finisce nella lista “most wanted”: chi è la “cryptoqueen” ricercata per truffa dall’Fbi

Ruja Ignatova
(wikimedia)
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Ruja Ignatova, secondo l’FBI colpevole di una truffa da 4 miliardi di dollari, è stata inserita nell’elenco dei dieci latitanti più ricercati. Ignatova è l’unica donna presente nella lista dei dieci fuggitivi più ricercati dell’FBI e solo l’undicesima donna nella storia a essere stata inserita in questo elenco. Il Federal Bureau of Investigation offre una ricompensa di 100.000 dollari a chiunque fornisca informazioni sul caso.

La truffa di OneCoin

Secondo l’Fbi, la Ignatova, di origine bulgara, è colpevole di aver mentito per attirare investitori verso OneCoin, la società da lei fondata nel 2014 che ha commercializzato una valuta virtuale definita da lei stessa come il “Bitcoin killer”.

Come spiegano i funzionari dell’Fbi in una nota, Ignatova ha capitalizzato l’entusiasmo attorno alle criptovalute e ha preso di mira investitori non esperti. Ad attirare le vittime sarebbero stati il suo curriculum e le strategie di marketing utilizzate da OneCoin. La truffa avrebbe seguito uno “Schema Ponzi” con investitori che coinvolgevano a loro volta amici e familiari.

Come affermato nel 2019 dall’allora vicedirettore in carica dell’Fbi William Sweeney Jr, a differenza delle autentiche criptovalute che tracciano la cronologia delle transazioni, OneCoin non poteva essere utilizzato per acquistare beni reali e “non aveva alcun valore reale”.

“OneCoin ha dichiarato di avere una blockchain privata”, ha detto l’agente speciale Ronald Shimko, che sta indagando sul caso dall’ufficio di New York dell’FBI. “Ciò è in contrasto con ciò che contraddistingue le altre valute virtuali, che hanno una blockchain decentralizzata e pubblica”.

Il mandato d’arresto e la fuga

Il 12 ottobre 2017, il tribunale distrettuale degli Usa ha condannato Ignatova e ha emesso un mandato federale per il suo arresto. Gli investigatori ritengono che Ignatova abbia ricevuto notizia delle indagini in corso. Ignatova infatti il 25 ottobre 2017 è fuggita da Sofia ad Atene e da allora non si è più vista. L’FBI ha spiegato che prima della sua scomparsa, Ignatova conduceva uno “stile di vita sontuoso”. Suo fratello Konstantin Ignatov si è dichiarato colpevole di frode e riciclaggio di denaro in relazione allo schema OneCoin nel 2019. Anche Europol il mese scorso ha aggiunto Ignatova alla sua lista dei “most wanted”.

Chi è Ruja Ignatova

Ignatova è nata a Sofia, Bulgaria, nel 1980. Emigrò in Germania con la sua famiglia all’età di dieci anni e trascorse parte della sua infanzia a Schramberg, nella regione del Baden-Württemberg. Secondo quanto dichiarato nel corso di un webinar organizzato da OneCoin, Ignatova avrebbe frequentato la Oxford University, avrebbe ottenuto un dottorato di ricerca a Costanza e avrebbe lavorato per un periodo con la società di consulenza manageriale, McKinsey and Company.

La genesi della truffa

Come racconta Jamie Bartlett, giornalista autore del podcast The Missing Cryptoqueen, Ignatova ha saputo costruire attorno a OneCoin un clamore mediatico senza precedenti.

Nel 2016, sul palco della Wembley Arena davanti a migliaia di fan adoranti, Ruja Ignatova ha promesso ai suoi seguaci una rivoluzione finanziaria: la sedicente criptoregina ha giurato di aver inventato il Bitcoin Killer.

A marzo 2017, OneCoin poteva contare su investimenti superiori ai 4 miliardi di dollari. Come spiega Bbc, in un articolo del 2019, in tutto il mondo, le persone stavano già investendo i loro risparmi in OneCoin, sperando di far parte di questa nuova rivoluzione. I documenti trapelati mostrano che i britannici hanno speso quasi 30 milioni di euro per OneCoin nei primi sei mesi del 2016, di cui 2 milioni in una sola settimana. Tra i Paesi da cui sono arrivati grandi investimenti ci sono il Pakistan, il Brasile, Hong Kong, la Norvegia, il Canada, lo Yemen e anche la Palestina.

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