Victoria’s Secret: Angels and Demons, arriva la docu-serie che racconta i lati oscuri del brand e il suo legame con Jeffrey Epstein

Behati Prinsloo durante uno show del 2014 di Victoria’s Secret (Photo by Tristan Fewings/Getty Images for Swarovski)
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Tra il 1990 e il 2000 Victoria’s Secret aveva raggiunto il massimo del suo successo. Le “angels”, come venivano chiamate le sue modelle, tra cui si distinguevano Adriana Lima, Gisele Bündchen, Heidi Klum, Miranda Kerr, Gigi Hadid, Naomi Campbell, sfilavano sulle passerelle con ali da sessanta libbre e reggiseni da un milione di dollari.

Adesso, una miniserie tv rivela i lati più oscuri dell’azienda e del suo management, che hanno portato al tracollo finanziario. In Victoria’s Secret: Angels and Demons, appena presentata al Tribeca Film Festival di New York, e in onda su Hulu dal 14 luglio 2022, il regista americano e giornalista investigativo, Matt Tyrnauer, intervista molti personaggi per provare il coinvolgimento del brand con l’uomo d’affari, e criminale, Jeffrey Epstein e il ruolo dell’enigmatico miliardario Les Wexner, ex ceo, che ha sempre negato di essere a conoscenza di tutto.

Già noto per i documentari Valentino: The Last Emperor (2009), Citizen Jane: Battle for the City (2016), Scotty and the Secret History of Hollywood (2017), Studio 54 (2018) e la serie The Reagans (2020), Matt si è posto di scoprire prima di tutto la verità. Rivela così come Epstein non fosse soltanto consulente di Les Wexner, ma connesso con i suoi soci e amici di lunga data e come gli fosse concesso il potere di gestire le finanze personali e professionali dell’azienda, di essere coinvolto nelle assunzioni e di come utilizzasse il suo ruolo per avere accesso alle modelle e aspiranti modelle.

Diverse di loro hanno confessato di essere state molestate dallo stesso Epstein, che si fingeva addirittura recruiter, come di essere state messe sotto pressione dal personale stesso di Victoria’s Secret per essere magrissime, sviluppando disturbi alimentari. “L’espressione ‘chiudere un occhio’ è una frase chiave che domina in tutta questa serie” confessa Matt. Nel suo documentario si vede come Epstein fosse stato presentato a Wexner a metà degli anni ’80 da un dirigente assicurativo.

Presto divenne suo gestore finanziario, in un momento in cui la sua compagnia, allora chiamata Limited, e poi ribattezzata L Brands, era al massimo dei guadagni. Si vede, inoltre, come Epstein abbia ricevuto la piena procura, abbia sostituito la madre di Wexner nel consiglio della sua fondazione, e abbia ricevuto il denaro proprio da Wexner per la sua villa nell’Upper East Side, dove lui e la sua compagna molestarono diverse giovani donne.

“La serie mette in luce la bizzarra dinamica tra Wexner ed Epstein, e come sia stata accennata per anni dagli stessi media di New York. Tutto questo accadde nella New York degli anni ’80, ’90 e successivamente. Trionfava un atteggiamento particolare in quel mondo, che ora ci sembra perduto, ma che ha gettato le basi per tutto quello che sarebbe successo dopo. Nel 1985 Wexner ebbe una copertina da New York magazine con lui affiancato da due modelle col titolo “The Bachelor Billionaire”, lo scapolo miliardario. Allora era corteggiato da giornalisti di gossip, come da donne e da enti di beneficenza.

Quella copertina era il sipario per il prossimo nuovo miliardario che stava per fare un salto nell’arena. Era l’epoca di Donald Trump, Saul Steinberg, Henry Kravis,…” spiega Matt. “Molti dei miei film sono studi sul potere e sul modo in cui certe figure si muovono nei loro mondi rarefatti. Penso che la storia più oscura che ho raccontato nei miei documentari sia stata quella di Roy Cohn, un vero furfante a New York che ricevette il consenso dai poteri forti per il suo comportamento. Lo stesso accadde per Epstein e altri simili a lui”, aggiunge.

(nymag.com)

Ma cosa ne sarà di Victoria’s Secret, ora che sono usciti di scena i personaggi negativi che hanno caratterizzato la sua storia? Lo abbiamo chiesto a una delle più note analiste finanziarie americane, e fondatrice di A Line Partners, Gabriella Santaniello, che è considerata “l’arma segreta” per gli investitori in questo settore. Tra l’altro è di origini italiane: “La famiglia di mio padre viene da Quindici, un paese in provincia di Napoli, e sono cresciuta in una cittadina del Sud della California chiamata San Marino, che è affiliata all’omonima città italiana. Per anni ho lavorato a Wall Street e ora vivo a Hermosa Beach, presso Los Angeles”, racconta. Hermosa Beach e Manhattan Beach sono anche i luoghi dove risiede principalmente la gente che lavora in finanza a Los Angeles. 

The New Victoria’s Secret – Advocating For Women: così sta cercando di rilanciarsi questo brand. Come pensa sopravviverà?

Il brand sta puntando adesso a concetti totalmente nuovi: diversità e body positivity. Ha usato la pandemia per fare una sorta di reset generale. Nel periodo più duro del lockdown non ha chiuso solo tutti i negozi, ma addirittura il suo website per almeno quattro mesi. Ha attuato una profonda trasformazione, ha cambiato il suo management, ha scelto un nuovo team di designer e, soprattutto, ha imparato ad ascoltare i feedback dei clienti. In passato le decisioni erano prese da un piccolo gruppo di uomini al potere e non dalle donne, che sono le maggiori acquirenti.

Sarà possibile dimenticare il passato?

L’azienda ora sta facendo del suo meglio per distanziarsi da quel passato oscuro, ha riconosciuto i suoi errori e chiede al cliente di fidarsi della sua nuova immagine. Sta forgiando una nuova identità. Perfino i negozi sono cambiati, ci sono fotografie di donne con corpi diversi rispetto alle immagini di prima. Dal 2021 inoltre Victoria’s Secret ha annunciato che non userà più il termine “angels” per le sue modelle, e ha creato partnership con donne influenti, imprenditrici e attiviste come Priyanka Chopra, Eileen Gu, Paloma Elsesser e Megan Rapinoe.

Victoria’s Secret fu fondata nel 1977 da Roy Raymond a San Francisco, dopo che aveva avuto un’esperienza imbarazzante nell’acquistare biancheria intima per la moglie in un grande magazzino. Ma fu Les Wexner a salvare l’azienda dalla bancarotta, negli anni ’80, e a trasformala in un grande brand… Da cosa è dipeso questo successo?

Wexner veniva dall’Ohio ed era chiamato il ‘Merlino dei grandi magazzini’, perché era un maestro delle vendite. O acquistava brand che andavano male e li reinventava o lanciava qualcosa di totalmente nuovo, ma aveva l’istinto per farlo divenire popolare nella società di quel periodo che lui conosceva bene. Quando acquistò Victoria’s Secret, Wexner era il proprietario di L brands. E, a un certo punto, il suo gruppo possedeva Victoria’s Secret, Abercrombie & Fitch, che è anche crollato dopo le accuse di discriminazione, come si vede nel documentario su Neflix White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch, Express e Bath & Body Works.

Come si arrivò alla crisi?

Per molti anni Victoria’s Secret non ha avuto competitor. Esistevano solo il suo brand o i grandi magazzini. Ma, soprattutto, è cambiata la società e in America ha cominciato a trionfare la body positivity. E, poi, sono arrivati il #MeToo Movement e lo scandalo di Epstein… La maggior parte delle donne non si sono più identificate nella visione di Victoria’s Secret.

Così l’azienda rischiò la chiusura…

Cercò di rimediare, annunciando su Instagram Ali Tate-Cutler, la prima modella plus-size, di taglia 14, ma nei negozi ancora non avevano immagini di modelle formose come manichini dalle taglie forti… Altri danni furono provocati da Ed Razek. Fu scelto come capo del marketing nel 1995. Allora si rivelò una scelta giusta, perché lanciarono il primo dei tanti popolari fashion show, con famosi fotografi, registi, celebrities. Nel 1997 fu creata la collezione Angels, che diede il nome alle modelle di Victoria’s Secret, nel 2000 fu lanciato il brand PINK per teenagers. Ma poi le cose cominciarono ad andare male quando il brand smise di comprendere le tendenze del mercato. Poi Razek disse che non volevano modelle transgender, ignorando come la diversità e l’uguaglianza si stavano diffondendo in tutti i settori, compreso quello della biancheria intima.

Come si evolverà questo settore in futuro?

Credo che un grande disrupter fu American Eagle Aerie che promosse, per primo, la body positivity, rivolgendosi a una nuova generazione di donne che erano più consapevoli, felici di avere anche corpi normali e non sempre da modelle. Ora altri brand vincenti sono ThirdLove, Adore Me, Negative Underwear, CUUP, Honeylove. La competizione è forte e bisogna stare al passo con le esigenze dei clienti.

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