Come questa azienda sta digitalizzando il settore della diagnostica e dell’analisi clinica

Stefano Massaro, ceo di Cerba HealthCare Italia
Stefano Massaro, ceo di Cerba HealthCare Italia
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Articolo tratto dal numero di ottobre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Viviamo più a lungo e meglio: l’Italia supera la media dei Paesi Ocse per aspettativa di vita (83,6 anni rispetto a una media di 81) e per percentuale di popolazione in buone condizioni di salute (73% contro una media di 68.5%). Il valore della sanità italiana viene riconosciuto anche grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, dove operano numerosi attori. A livello nazionale, la filiera delle scienze della vita impiega circa 1,75 milioni di addetti  secondo i dati di Assolombarda e il settore è destinato a crescere e consolidarsi. 

Con nuove opportunità e necessità, gestire la salute in modo differente sarà la sfida del futuro di operatori sanitari, pazienti e aziende. “I cambiamenti più importanti arriveranno dai consumatori, come è accaduto per tutte le trasformazioni tecnologiche più rilevanti nella storia”, racconta Stefano Massaro, ceo di Cerba HealthCare Italia, gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale e alle analisi cliniche, presente in 16 nazioni. Massaro, avvocato specializzato in diritto amministrativo e sanitario, è stato per oltre un decennio imprenditore e amministratore delegato di Delta Medica, network milanese della diagnostica ambulatoriale che ha conosciuto una crescita esponenziale fin dai primi anni 2000, cambiando per primo il paradigma di offerta integrata di centri medici e laboratori di analisi, con particolare attenzione all’innovazione digitale e al wellness. Solo in Italia il gruppo conta oggi duemila dipendenti e migliaia di professionisti su 440 tra centri medici e di prelievo e ogni anno eroga i suoi servizi a oltre sei milioni di pazienti.

Quale strategia state seguendo per l’espansione del gruppo?

Cerba HealthCare è sbarcata in Italia con approccio selettivo nel 2017. Ho vissuto questo metodo in prima persona poiché ero a capo della prima azienda italiana acquisita nel Paese e ricordo la rigorosità dell’analisi sulla nostra qualità operativa e gestionale. La mentalità di Cerba è quella di acquisire e costruire il proprio cammino scegliendo con attenzione le strutture da integrare in una strategia di lungo termine. In questo modo, nei primi quattro anni ha realizzato un gruppo solidissimo sia in termini economici che operativi, entrando tra i primi tre operatori a livello nazionale. Il 2021 è stato l’anno della svolta dimensionale attraverso l’acquisizione di Lifebrain: oggi Cerba HeathCare Italia è il primo operatore nazionale per dimensioni ed è impegnata nella fase di integrazione di centinaia di strutture su tutto il territorio nazionale, per sviluppare gli standard qualitativi per cui il gruppo è conosciuto a livello mondiale. Ciò non fermerà l’attività di espansione per linee esterne, che verrà condotta secondo la tradizione di Cerba, che è quella di massima cura nell’individuare le realtà target.

Perché l’Italia risulta essere un mercato interessante per il settore sanitario? 

Da 20 anni gli advisor parlano di frammentazione del mercato, solo che negli ultimi dieci il consolidamento è avvenuto in Italia come negli altri paesi. Forse in maniera leggermente più lenta, ma è avvenuto. Oggi la frontiera degli investimenti non riguarda più la corsa agli asset, ma la capacità di gestire diversamente la salute delle persone tenendo conto di una domanda in costante crescita e del problema delle risorse a disposizione.

L’uso della telemedicina si sta espandendo anche in Italia. Quali azioni lo promuoveranno? 

L’uso verrà esteso in base a quanto le strutture sanitarie saranno capaci di sviluppare servizi e di educare anche gli operatori all’utilizzo di soluzioni digitali che sappiano soddisfare le esigenze dei pazienti.

Che ruolo avrà la prevenzione in tutto il campo sanitario? 

Rappresenterà il primo motore di contenimento della spesa da un lato e di miglioramento della qualità della vita dell’individuo dall’altro. La medicina intesa come capacità di curare ci ha consentito di allungare sensibilmente l’aspettativa di vita; la medicina, intesa come prevenzione ci consentirà una qualità della vita superiore.

Che tipo di sistema sanitario integrato dovrà avere l’Italia nei prossimi 20 anni e che ruolo avranno i centri privati? 

Oggi si parla con moltissima enfasi di Pnrr senza tenere in considerazione i rischi connessi. L’ondata di spesa pubblica non sempre segue in maniera efficiente lo sviluppo del sistema e la costante necessità di innovazione. È fondamentale il ruolo che verrà attribuito al privato in questi ambiti. In questo contesto, ad avere una grande responsabilità saranno le istituzioni. Se vorranno inseguire la narrazione dell’intervento pubblico a tutti i costi, infatti, si troveranno con un debito colossale senza aver ottenuto nessuno dei risultati auspicati. Il modello di gestione sanitaria più virtuoso che abbia mai visto è quello che persegue l’equilibrio pubblico/privato stimolando entrambi al miglioramento. Mi auguro quindi che i privati non vengano relegati a un ruolo di supplenza ogni qual volta il pubblico non riesce a dare risposte ai cittadini: questo finirebbe solo per aumentare la spesa per la popolazione insoddisfatta del Servizio sanitario nazionale e incentivare la mera speculazione da parte di operatori più orientati alla finanza che alla salute.

Quali trend vede rispetto all’uso della tecnologia in ambito medico? 

La tecnologia è il primo motore dei progressi in ambito medico da molti decenni, solo che ce ne si dimentica perché siamo innamorati dell’idea di essere sempre i primi attori del cambiamento. Non sono passati secoli da quando la diagnostica prenatale era effettuata con una campana di ceramica il cui uso era affidato alle mani del medico condotto. Pensate a cosa abbiamo a disposizione, ora tra test genetici e diagnostica per immagini. È solo un esempio tra moltissimi possibili. Auspico però uno sviluppo ulteriore: le innovazioni degli ultimi decenni hanno consentito enormi passi avanti dal punto di vista scientifico, ma hanno anche moltiplicato il numero di prestazioni senza necessariamente porre il tema della loro appropriatezza. Oggi la tecnologia è chiamata a ottimizzare e rendere più efficiente tutto il percorso diagnostico del paziente. L’utilizzo dei dati, accompagnato a strumentazioni in continuo sviluppo, potrà dare un grande impulso in questa direzione. 

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