Una nuova identità e un miliardo di fatturato: quali sono i piani di Faac Technologies per il futuro

Faac
Ezechiele Galloni
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Articolo tratto dal numero di novembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Una nuova denominazione societaria che rispecchia la diversificazione dell’offerta e la focalizzazione sull’innovazione di prodotto che il gruppo ha portato avanti negli ultimi anni. Faac, acronimo di Fabbrica automatismi apertura cancelli, lo storico marchio protagonista dagli anni Ottanta della serie di fortunati spot televisivi del leone che hanno permesso al gruppo di diventare sinonimo in Italia di automatismo per cancelli e garage, si chiama ora Faac Technologies. “Un nuovo nome, un nuovo brand, un nuovo sito di gruppo e una nuova veste identitaria, che incorpora un forte richiamo ai temi della sostenibilità, accentuando allo stesso tempo il focus strategico sull’eccellenza del servizio alla clientela e sul nostro primato tecnologico nel settore”, spiega Ezechiele Galloni, chief financial officer di Faac Technologies.

“Il rebranding nasce infatti per sottolineare la spiccata vocazione tecnologica del gruppo, oggi più che mai principio ispiratore della sua azione e motore del suo successo strategico e commerciale. Il nuovo nome viene inoltre affiancato dal payoff ‘we open worlds’, fortemente evocativo della visione strategica del gruppo, sempre più orientata alla fornitura completa di prodotti e servizi altamente performanti volti a soddisfare al meglio i bisogni di mobilità e connessione delle persone in tutto il mondo”. 

Le attività di ricerca e sviluppo sono centrali in Faac Technologies. Il gruppo dispone infatti di 12 centri dedicati in nove paesi con quasi 300 professionisti all’opera e un investimento che, negli ultimi cinque anni, ha raggiunto i 100 milioni di euro. L’azienda, attiva nell’automazione e nel controllo degli accessi veicolari e pedonali, così come nelle soluzioni smart per la mobilità sostenibile, si propone così oggi al mercato con un’offerta molto articolata, organizzata per tre principali linee di business. “Access automation, i sistemi di automazione per l’accesso veicolare, gli ingressi pedonali automatici, i portoni industriali per applicazioni residenziali, uffici, alberghi, aziende e industrie; access control, le soluzioni a marchio Magnetic pensate per il controllo accessi in ogni ambito e necessità: parcheggi, trasporti pubblici, aeroporti, caselli autostradali, edifici, strutture commerciali e industriali; e, infine, parking solutions, ovvero i sistemi intelligenti per la gestione dei parcheggi con esazione e per la prenotazione online delle postazioni di parcheggio”.  

Nata a Bologna nel 1965 da un’intuizione del fondatore Giuseppe Manini, Faac Technologies è, dal 2012, di proprietà della Curia di Bologna. Oggi il gruppo è una multinazionale con più di 3.600 dipendenti. Il quartier generale, cuore tecnologico e direzionale della realtà, risiede sempre in Italia, nella città emiliana, ma il gruppo vanta una ramificata presenza all’estero, dove sviluppa la maggior parte del proprio business con siti sia produttivi sia commerciali. Opera infatti con 53 società in 29 paesi, in tutti e cinque i continenti, e raccoglie all’estero l’85% del suo giro affari. “Oggi parliamo 19 lingue e gestiamo 20 tassi di cambio, con 15 linee di prodotto. Negli ultimi anni la crescita d’altronde è stata ininterrotta e impetuosa, per il 50% realizzata grazie alle acquisizioni, ben 22 nel decennio. Il tutto autofinanziato, con una sostanziale assenza di indebitamento e con ottimi risultati sul fronte dei margini”.

L’esercizio 2021 si è infatti chiuso per l’azionista unico del gruppo, con un dividendo di 10 milioni di euro, utilizzato come da prassi per finanziare opere di beneficenza e sostegno alle persone bisognose. Le politiche di environmental, social and corporate governance sono d’altronde da tempo al centro della strategia del gruppo. “È sicuramente nella struttura proprietaria che Faac ha la propria unicità e il suo punto di forza in ottica esg. Questa consapevolezza ci riempie di orgoglio come lavoratori e ci fornisce sempre quel qualcosa in più per migliorare le performance operative e finanziarie del business in cui siamo impegnati”. Il forte richiamo ai temi della sostenibilità e, più in generale, della esg nel modo di fare business di Faac Technologies è quindi evidente nella nuova carta valoriale del gruppo, nella quale spiccano, accanto a performance e ambizione, valori come rispetto e protezione delle persone, etica e responsabilità sociale.

Sul fronte dell’internazionalizzazione, la principale destinazione dell’export del gruppo è da sempre l’Europa, continente che vale il 55% del fatturato, mentre gli Stati Uniti, il secondo mercato, rappresentano un’area di grande interesse in prospettiva, perché dinamica e con tassi di crescita elevati. “La domanda qui è infatti piuttosto evoluta e dunque pronta ad accogliere la nostra offerta di prodotto premium, di maggiore qualità e prezzo. Ma anche in Africa, Medio Oriente e Asia i margini di un’ulteriore penetrazione per Faac Technologies sono significativi”. 

Guardando al futuro, l’obiettivo del management e degli azionisti, sotto la guida del presidente Andrea Moschetti e dell’amministratore delegato Andrea Marcellan, è tagliare il traguardo del miliardo di euro di fatturato, e diventare così uno dei primi cinque player globali del settore dei sistemi di automazione e controllo accessi. Come? Da un lato proseguendo la crescita organica registrata negli ultimi anni – “siamo passati dai 300 milioni di ricavi di dieci anni fa agli attuali 600 milioni, in buona parte per via interna” -, resa possibile dagli investimenti stanziati “per lo sviluppo di prodotti tecnologicamente al top e caratterizzati da una grande affidabilità”.

Dall’altro attraverso l’accelerazione della politica di acquisizioni di medi e grandi competitor – l’ultima in ordine di tempo è stata l’italiana Techno-Fire, già partner del gruppo nei servizi di manutenzione e postvendita – finalizzata alla crescita dimensionale dell’azienda ma anche all’ulteriore sviluppo della sua offerta di prodotto. 

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