Dentro Coral South, il progetto di Eni per il gas naturale del Mozambico

Coral Sul Flng
La nave Coral Sul Flng nel bacino del Rovuma (foto Eni)
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I pozzi si trovano a duemila metri di profondità e si spingono tremila metri sotto il fondale oceanico. Qui raggiungono rocce sature di gas naturale, che risale lungo tubazioni flessibili fino a una nave lunga come quattro campi da calcio e pesante come due portaerei. La nave si chiama Coral Sul Flng (floating liquefied natural gas) e al suo interno ci sono impianti per estrarre, trattare e liquefare il gas naturale, oltre ai serbatoi in cui il gas liquefatto attende le navi metaniere che lo trasporteranno sui mercati di riferimento.

Il primo carico di gnl ha lasciato l’impianto il 13 novembre. È partito così – a cinque anni dall’approvazione, come da programma, malgrado le difficoltà causate dal Covid – il progetto Coral South, il primo avviato da Eni per lo sviluppo delle risorse scoperte nel bacino del Rovuma, a 200 km dalla costa del Mozambico. Un’iniziativa che rientra nella strategia dell’azienda guidata da Claudio Descalzi, che vuole fare leva sul gas per contribuire alla sicurezza energetica europea, e in quella del Paese africano, che intende trasformarsi attraverso le sue risorse naturali. 

Il progetto Coral South

La storia di Coral South è iniziata con la scoperta, tra il 2011 e il 2014, di tre giacimenti offshore di gas naturale in Mozambico: un complesso geologico da 2.400 miliardi di metri cubi di gas, ovvero quello che in gergo si chiama un ‘super giant’. La nave al centro del progetto è lunga 432 metri, pesa 200mila tonnellate e comprende un’unità abitativa alta come un palazzo di nove piani, che può ospitare fino a 350 persone. Ha una capacità di liquefazione pari a 3,4 milioni di tonnellate di gas all’anno e produrrà gnl da un giacimento di 450 miliardi di metri cubi. È il primo produttore di gas naturale liquefatto (gnl) del Mozambico e il primo impianto flng al mondo in acque ultra-profonde.

“Abbiamo trasferito le tecnologie più avanzate di un impianto gnl su strutture galleggianti in acque molto profonde”, dice Stefano Maione, direttore sviluppo, operazioni ed efficienza energetica di Eni – Natural Resources. “La prima sfida – la più complessa – è stata quella di replicare un impianto onshore, che si estende senza particolari vincoli di spazio, su un’unità offshore, dove invece bisogna valutare l’uso di ogni metro quadrato”. In sostanza, “è stato come costruire dieci campi da calcio in uno spazio in cui al massimo potrebbero entrarne quattro”.

La Coral Sul Flng

Per la realizzazione della Coral Sul Flng sono state adottate, fin dalla fase di design, soluzioni per limitare il più possibile l’impatto in termini di anidride carbonica: turbine a gas che minimizzano le emissioni, motori elettrici a velocità variabile, trasformatori elettrici a bassa perdita, massimo rendimento del sistema di recupero del calore da scarichi, trattamento del gas ad alta efficienza. Tecnologie utili anche a contenere i consumi: la Coral Sul Flng si ferma a 256 kwh per ogni tonnellata di gnl prodotto, contro i 275-400 delle altre unità dello stesso tipo in attività.

Quanto al funzionamento dell’impianto, il gas confluisce in una torretta tramite sei linee sottomarine. “La torretta”, spiega Maione, “ha due funzioni: tiene l’impianto fisso in posizione e gli permette di ruotare a 360 gradi, così da assecondare le correnti, le onde e il vento”. All’interno dell’impianto, il gas viene sottoposto a una prima fase di trattamento, detta di addolcimento, per rimuovere componenti che potrebbero essere corrosivi, come l’anidride carbonica. Segue un processo di disidratazione del gas.

“L’eventuale presenza di acqua provocherebbe la formazione di ghiaccio e danneggerebbe così l’intero impianto”, spiega Maione. “Quando il gas raggiunge condizioni adatte, passa alla sezione di raffreddamento. Qui un sistema di scambiatori criogenici abbassa la temperatura fino a valori che permettono la liquefazione del gas: -160°C”. Il gas liquido, a quel punto, è pronto per lo stoccaggio. “Il piano prevede di scaricare ogni settimana il prodotto – meteo permettendo – verso una nave metaniera, per passare alla commercializzazione del gas liquefatto”.

Il ruolo del gas

Le attività di Eni in Mozambico sono tra quelle con cui l’azienda conta di assicurare l’approvvigionamento energetico europeo. Un programma che fa leva su alleanze con i paesi che dispongono di risorse naturali, su accordi e collaborazioni con partner internazionali e su nuove scoperte, in particolare di gas naturale.

Proprio il gas rappresenta infatti una fonte energetica decisiva, secondo Eni, sia per la sicurezza energetica, sia per la riduzione delle emissioni. Sebbene sia un combustibile fossile, il gas produce la metà delle emissioni di CO2 rispetto al carbone e in futuro potrebbe causarne ancora meno, grazie a soluzioni come la cattura, lo stoccaggio e il riutilizzo dell’anidride carbonica. Può essere utilizzato poi come fonte complementare alle rinnovabili: le centrali elettriche alimentate a gas possono fornire energia on demand quando le condizioni atmosferiche obbligano a ridurre l’erogazione di energia ricavata, per esempio, da impianti eolici o solari.

Dopo l’inizio della crisi che ha costretto l’Europa a ridurre la sua dipendenza dal gas russo, Eni ha avviato un piano per incrementare le forniture da altri paesi: Algeria, Angola, Cipro, Congo, Egitto, Indonesia, Libia, Mozambico, Nigeria, Qatar e Repubblica del Congo. Le forniture algerine, in particolare, raddoppieranno entro il 2024. Il gas naturale avrà quindi un ruolo sempre più centrale nel mix produttivo dell’azienda, fino a costituire il 60% della produzione di idrocarburi nel 2030 e il 90% nel 2050.

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