Neutralità carbonica, diritti e alleanze: la ricetta di Eni per “una transizione giusta”

Claudio Descalzi Eni
Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni (foto Alessia Mastropietro/Imagoeconomica)
Share

A just transition, “una transizione giusta”. Capace, cioè, di garantire le zero emissioni nette entro il 2050 e di assicurare l’accesso all’energia per tutti in modo sostenibile. Eni for 2021 – A just transition è il 16esimo rapporto volontario annuale di Eni e riassume le iniziative del gruppo per gestire l’impatto sociale, ambientale ed economico della transizione energetica su lavoratori, comunità e clienti.

“La transizione sarà giusta solo se ripartiremo i costi in modo equo, senza gravare su comunità vulnerabili”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. “Bisogna adottare piani concreti e soluzioni diverse, che salvaguardino geografie e attori coinvolti”.

Le leve della transizione

Eni, si legge nel rapporto, nel 2021 ha operato in 69 paesi, uno in più rispetto al 2020. Le partnership attive per la ricerca e lo sviluppo sono salite da 733 a 766, i dipendenti da 30.775 a 31.888, di cui 20.632 in Italia e 11.256 all’estero. Come tutte le società attive a livello globale, in particolare nel settore dell’energia, negli ultimi mesi Eni ha dovuto fare i conti con le conseguenze economiche e politiche della guerra in Ucraina. “Abbiamo lavorato assieme al governo italiano e abbiamo fatto leva sulle alleanze con i paesi nei quali investiamo per reperire forniture alternative al gas russo, da destinare alle necessità europee”, ha affermato Descalzi nella nota agli stakeholder che apre il rapporto. L’ad ha aggiunto però che, a dispetto dei problemi creati dal conflitto, la compagnia “ha accelerato il suo percorso di decarbonizzazione”.

Eni indica, per i progetti a favore della transizione energetica, tre “leve”: la neutralità carbonica entro il 2050, “l’eccellenza operativa” e le “alleanze per lo sviluppo”.

La neutralità carbonica

Eni for 2021 sottolinea l’importanza di guardare alle emissioni generate lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti energetici e afferma che la decarbonizzazione di processi e prodotti avverrà perlopiù con tecnologie già esistenti. Nel 2021 la compagnia ha ridotto del 25% l’intensità emissiva di gas serra del suo business upstream, cioè quello di produzione. Ha tagliato del 92% le emissioni fuggitive di metano – cioè le fuoriuscite indesiderate dagli impianti industriali – nell’upstream.

Nel 2021, Eni ha ridotto del 26% l’impronta di carbonio netta della sua produzione per gli scope 1 e 2. In altre parole, un taglio di circa un quarto delle emissioni dirette generate dall’azienda e di quelle indirette dovute all’energia acquistata e consumata.

In generale, Eni ha annunciato l’obiettivo di ridurre del 35% le emissioni nette scope 1, 2 e 3 entro il 2030 e di abbatterle dell’80% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018 (lo scope 3 comprende tutte le altre emissioni indirette generate dalla catena del valore). Cifre più alte rispetto al 25% e al 65% indicati nel precedente piano.

Cresce anche la quota di investimenti destinata alle nuove soluzioni energetiche, che arriverà al 30% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e all’80% entro il 2040.

Non solo ambiente

Il tema della sostenibilità non riguarda solo l’ambiente. Eni, nel rapporto, dichiara di puntare “all’eccellenza operativa”, cioè di volersi impegnare a valorizzare le persone, a salvaguardare la loro salute, la loro sicurezza e i loro diritti. Sul fronte della sostenibilità economica, poi, secondo la società servono “diversificazione delle attività” e “una solida disciplina finanziaria”, per poter “cogliere le opportunità legate a possibili evoluzioni del mercato”.

Tra le cifre messe in evidenza da Eni ci sono i 70 milioni di euro investiti nel 2021 sulla salute, che diventeranno 79 nel 2022, e le 23.893 ore di formazione erogate sui diritti umani. Nel 2021 il gruppo ha raggiunto i dieci milioni di clienti in Europa e ha valutato secondo criteri sociali il 100% dei fornitori qualificati. Per i prossimi anni sono in programma anche iniziative che coinvolgeranno i fornitori ad alto rischio di violazione dei diritti umani, per aumentare la sensibilità sul tema.

Le alleanze

Quando parla di alleanze per lo sviluppo, Eni for 2021 si riferisce a iniziative per valorizzare le risorse dei Paesi in cui il gruppo è presente. In particolare, diversi progetti riguardano l’accesso all’elettricità o ai servizi idrici in cinque continenti e in più di 30 paesi. Nel complesso, il gruppo ha investito 105,3 milioni di euro nel 2021 per lo sviluppo locale, prevede di spendere altri 117,2 milioni nel 2022 e 308,1 milioni tra il 2023 e il 2025.

Lo scorso anno 70.700 studenti hanno iniziato a frequentare scuole costruite o ristrutturate con servizi migliorati da Eni e altri 72mila dovrebbero fare altrettanto entro il 2025. 61.900 persone hanno poi avuto accesso a soluzioni per il clean cooking, cioè per cucinare in modo pulito. Un aspetto spesso trascurato della transizione energetica: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), 2,5 miliardi di persone nel mondo, concentrate soprattutto nell’Africa sub-sahariana, cucinano su focolare aperto e bruciando legna. L’Oms calcola che l’inquinamento che ne consegue provochi quattro milioni di morti all’anno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.