Così Eni individua imprese basate su tecnologie a supporto della decarbonizzazione

giacomo-silvestri-eni
Il manager Giacomo Silvestri
Share

Articolo tratto dal numero di dicembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

“Un altro tassello per la decarbonizzazione”. Così Giacomo Silvestri, il manager scelto per guidarla, definisce Eniverse Ventures, il corporate venture builder, ‘costruttore di imprese’, si potrebbe tradurre, annunciato ad agosto da Eni. Una società nata per completare l’insieme di veicoli con cui l’azienda vuole raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050. E che per farlo mette insieme ricerca e competenze interne a Eni con realtà esterne innovative.

La just transition di Eni

“Eniverse”, spiega Silvestri, “vuole individuare imprese basate su tecnologie a supporto della decarbonizzazione che possano approdare sul mercato entro tre anni. Completa l’approccio di Eni all’open innovation: si affianca a Eni Next, il veicolo di venture capital con sede a Boston che investe in startup innovative, sia in fase iniziale che in successivi aumenti di capitale, e a Joule, la scuola d’impresa che agisce come incubatore per giovani aziende improntate alla sostenibilità, all’economia circolare e alla decarbonizzazione”.

I tre veicoli, nelle intenzioni di Eni, devono costituire dunque il cuore di un’innovazione aperta all’ascolto e alle collaborazioni con il mondo esterno. E devono contribuire a quella che l’azienda ha battezzato just transition: una transizione capace di arrivare alle zero emissioni nette in meno di 30 anni, di assicurare l’accesso all’energia per tutti, di ripartire i costi in modo equo e di non gravare su comunità vulnerabili.

Silvestri, bocconiano, ex Boston Consulting Group e Generali, oggi responsabile innovation ecosystems & hubs di Eni oltre che presidente di Eniverse, assicura che il nuovo veicolo “non avrà preclusioni” verso alcuna tecnologia capace di accelerare la decarbonizzazione in ambito industriale. Guarderà però ad alcuni ambiti più che ad altri. Ad aree come il green tech e il clean tech, per esempio, in cui ricade anche la mobilità sostenibile.

Poi alla chimica verde, alle rinnovabili, alla bioraffinazione. Oppure alla cosiddetta asset integrity: l’insieme delle attività che massimizzano l’efficienza dei processi aziendali e, allo stesso tempo, tutelano personale, comunità e ambiente. “Cerchiamo soprattutto tecnologie che hanno alle spalle una forte componente di ricerca di base. Devono essere protette da un brevetto e scalabili in business adiacenti, tramite ulteriori investimenti in ricerca e sviluppo”.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile

L’idea di base, prosegue Silvestri, è che “raggiungere gli obiettivi di sostenibilità di Eni, che sono allineati ai principi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e agli accordi di Parigi sul clima, rappresenta una sfida strategica, culturale, tecnologica e di innovazione”. Per vincerla occorre combinare il patrimonio di tecnologie, ricerca, competenze e relazioni dell’azienda fondata da Enrico Mattei, una società con più
di 32mila dipendenti, presente in 69 Paesi, e nuove soluzioni.

“Vogliamo farlo con un veicolo snello, che fa leva sulle risorse e sulle competenze di Eni, ma che è autonomo e può operare in modo più semplice e più veloce rispetto a una grande impresa”. Eniverse, dice Silvestri, ha “obiettivi molto ambiziosi” e vuole costruire una o due nuove imprese ogni anno. Ha già valutato più di 130 tecnologie proprietarie, tra le quali cerca quelle a più alto potenziale. Tra i criteri per la scelta delle iniziative da sviluppare ci sono anche “la possibilità di accedere a settori che Eni al momento non presidia” e le potenziali ricadute sulla ricerca e sul tessuto economico italiano, a livello di competenze e di creazione di posti di lavoro.

Dal business building alla ricerca dei partner

Eniverse spiega di avere un processo semplice e strutturato di technology assessment per la valutazione delle tecnologie, di market validation per le interazioni con il mercato e di business building per costruire nuove imprese e supportarle nella fase di crescita. “In altre parole”, continua Silvestri, “una volta individuata una tecnologia, il primo passo è verificare se la proposta può essere di interesse per il mercato o se esistono già alternative migliori”.

Poi è la volta di una valutazione di mercato, quanto è grande, chi sono i potenziali clienti, quali sono le eventuali barriere all’ingresso, quindi del test di prodotto. “Se tutte queste fasi vengono superate, inizia
la vera costruzione dell’impresa. Si cercano i partner commerciali e finanziari. Si crea la società, si scelgono i vertici, la squadra e il modello operativo”. Se poi l’azienda ha successo, “si entra nella fase di scalabilità. Per ogni iniziativa, definiamo a monte obiettivi precisi a 3, 6, 12 e 18 mesi”.

La fase di ricerca dei partner, secondo Silvestri, è tra le più importanti. “Guardiamo a interlocutori tecnologici, in grado di aiutarci a selezionare o migliorare le soluzioni in portafoglio. Poi a partner commerciali, che ci affianchino nella promozione e nella distribuzione”. La prima impresa costruita da Eniverse potrebbe arrivare proprio da una di queste partnership e “permetterebbe di vendere in tutto il mondo una tecnologia già utilizzata all’interno dell’azienda”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.