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Il ceo di OpenAI Sam Altman parla a Forbes di ChatGPT e di come l’Ia può “superare il capitalismo”

Questo articolo è apparso su Forbes.com

In una rara intervista, l’amministratore delegato di OpenAI parla del modello di intelligenza artificiale ChatGPT, di intelligenza artificiale generale e di Google Search.

In qualità di amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman è a capo della startup più promettente – e più discussa – appartenente alla categoria dell’Ia generativa che è in rapida crescita.

Dopo avere visitato gli uffici di OpenAI a San Francisco a metà gennaio, Forbes ha discusso con l’investitore e imprenditore di ChatGPT – negli ultimi tempi poco incline a parlare con la stampa – dell’intelligenza artificiale generale (Agi, una branca dell’intelligenza artificiale, traducibile in italiano con “intelligenza artificiale generale” o “intelligenza artificiale di tipo forte”, di cui non esiste una definizione univoca, ma che è potenzialmente in grado di emulare i processi cognitivi dell’essere umano, ndt) e della possibilità che i suoi strumenti di Ia rappresentino una minaccia per Google Search.

L’intervista è stata modificata a fini di chiarezza e coerenza espositiva.

Sembra che ci troviamo di fronte a un punto di svolta per ChatGPT, la spinta a monetizzarla e tutto lo scalpore suscitato dalla partnership con Microsoft. Dal suo punto di vista, dove si trova OpenAI nel suo percorso? E come descriverebbe questo punto di svolta?
È sicuramente un momento emozionante, ma la mia speranza è che siamo ancora agli inizi. Verosimilmente si tratterà di un percorso continuo di miglioramento esponenziale della tecnologia e del suo impatto positivo sulla società. Avremmo potuto dire la stessa cosa in occasione del lancio del Gpt-3 o di Dall-E e lo stiamo dicendo ora con ChatGPT. Penso che potremmo ripeterlo anche in seguito. Potremmo anche sbagliarci, potremmo incontrare un ostacolo imprevisto o imprevedibile. Ma credo che vi sia una reale possibilità di avere scoperto qualcosa di significativo e che questo fenomeno ci porti molto, molto lontano.

È rimasto sorpreso dalla risposta a ChatGPT?
Ho deciso di creare questo progetto perché pensavo che avrebbe funzionato. A dire il vero, sono in qualche modo sorpreso dalla sua portata. Ma in ogni caso speravo e mi aspettavo che le persone lo avrebbero apprezzato.

Il presidente di OpenAI, Greg Brockman, ha detto che all’interno del vostro team qualcuno non era nemmeno sicuro che valesse la pena di lanciare questo progetto. Quindi non tutti la pensavano allo stesso modo.
Da diverso tempo il team era poco incline al lancio di determinati progetti. E alla fine siamo arrivati alla conclusione: “Proviamo e basta. Proviamo e vediamo cosa succede”. In questo caso, ho spinto molto per questo progetto perché pensavo davvero che avrebbe funzionato.

In passato ha detto secondo lei le persone potrebbero rimanere sorprese dal modo in cui ChatGPT è nata e viene gestita. Che cosa non è stato compreso?
Uno degli aspetti è che il modello base di ChatGPT era già presente nell’Api da molto tempo, dieci mesi o giù di lì. [ChatGPT è una versione aggiornata del modello Gpt-3, rilasciato per la prima volta come Api nel 2020, ndr]. Ritengo che una delle cose sorprendenti sia che si può ottenere questo risultato se si apportano una serie di modifiche per far sì che [il modello] funzioni in un modo specifico e si comprende il giusto tipo di interazione. In realtà non è stata una tecnologia fondamentalmente nuova a determinare il successo di questo fenomeno, ma questi altri aspetti. E credo che ciò non sia ben compreso. Ad esempio, molte persone ancora non ci credono e pensano che si tratti del Gpt-4.

L’esplosione dell’intero ecosistema dell’Ia vi è utile? Oppure crea interferenze che rendono più complicato il vostro lavoro?
Sicuramente entrambe le cose.

Ritiene che si stia formando un vero ecosistema in cui società diverse da OpenAI stanno svolgendo un lavoro importante?
Sì, penso che siamo di fronte a un fenomeno troppo grande perché possa essere gestito da una sola società. E in realtà spero che si stia formando un vero ecosistema. Penso che sia molto meglio. Penso che a un certo punto dovrebbero esserci più Agi nel mondo.

Vede qualche parallelo tra la situazione attuale del mercato dell’Ia e, ad esempio, l’emergere del cloud computing, dei motori di ricerca o di altre tecnologie?
Penso che ci siano sempre parallelismi. E poi ci sono sempre fenomeni un po’ idiosincratici. E l’errore che la maggior parte delle persone commette è quello di parlare troppo delle somiglianze e non delle sottili sfumature che rendono questi fenomeni diversi. È quindi molto facile e comprensibile che si dica di OpenAI: ‘Sarà proprio come le battaglie del cloud computing, ci saranno diverse piattaforme e voi ne userete solo una come Api’. Ma al riguardo ci sono un mucchio di cose, anche molto diverse, e le persone avranno a disposizione opzioni di funzionalità molto diverse tra loro. I cloud sono molto diversi per certi aspetti, ma se si mette qualcosa in piedi, questa viene distribuita. Penso che ci sarà una diffusione molto più ampia delle offerte di Ia.

Le persone si chiedono se ChatGPT sostituirà i motori di ricerca tradizionali, come Google Search. È una cosa che la motiva o la entusiasma?
Non credo che ChatGPT possa sostituire Google Search. Ma credo che un giorno un sistema di intelligenza artificiale potrebbe riuscirvi. Ma soprattutto, credo che le persone stiano perdendo un’opportunità se si concentrano sulle notizie di ieri. Sono molto più interessato a pensare a ciò che accadrà dopo la funzionalità di ricerca. Non ricordo cosa facessimo prima della ricerca sul web, sono troppo giovane. Immagino che anche lei lo sia.

Quando ero piccolo avevamo in casa un cd-rom dell’Enciclopedia Britannica.
Ecco, esattamente. Me lo ricordo, era proprio così. Ma nessuno è arrivato a dire: ‘Farò una versione leggermente migliore dell’Enciclopedia Britannica sul cd-rom della mia scuola elementare’. Hanno invece detto: ‘Possiamo farlo in un modo completamente diverso’. E l’aspetto che mi entusiasma di questi modelli è che non si tratta di dire ‘Oh, come possiamo sostituire l’esperienza di navigare sul web e fare una ricerca?’, ma piuttosto di dire ‘Che cosa possiamo fare di totalmente diverso e molto più entusiasmante?’.

E questo è qualcosa che dipende dall’Agi? O forse può accadere prima?
Spero che accada molto prima.

Ritiene che siamo vicini all’obiettivo di una sorta di Agi? E come potremo sapere quando questa versione di Gpt, o qualunque cosa sia, riuscirà a raggiungere questo obiettivo?
Non credo siamo molto vicini a un’Agi. Ma la questione del come lo sapremo è qualcosa su cui ho riflettuto molto di recente. Quello che ho capito negli ultimi cinque anni è che non si tratterà di un momento chiaro e definito, ma di una transizione molto più graduale, un ‘lento decollo’. E nessuno concorderà su quale sarà stato il momento preciso in cui abbiamo realizzato l’Agi.

Ritiene che questo sia rilevante per tutti i suoi investimenti anche al di fuori di OpenAI? Worldcoin e le altre aziende rientrano tutte nella teoria dell’Agi?
Sì, è così. Questo è, almeno, il contesto in cui ragiono. L’Agi è la motivazione che guida tutte le mie azioni. Alcune sono più dirette di altre, ma molte di quelle che non sembrano dirette lo sono comunque. E poi c’è anche l’obiettivo di costruire un futuro di prosperità. Penso che l’energia sia molto importante, per esempio, ma l’energia stessa è fondamentale anche per creare l’Agi.

Brockman ha dichiarato che, sebbene OpenAI sia orientata alla ricerca, non è contro il sistema capitalistico. Come vi destreggiate tra l’essere un’azienda a scopo di lucro con investitori che si aspettano un ritorno e l’obiettivo più ampio di OpenAI?
Penso che il sistema capitalistico sia fantastico. Amo il capitalismo. Tra tutti i cattivi sistemi del mondo, è il migliore – o il meno cattivo – che abbiamo trovato finora. Spero che ne troveremo uno migliore. E già penso, qualora l’Agi dovesse davvero realizzarsi pienamente, a tutti i modi in cui essa potrà superare il capitalismo. Abbiamo cercato di progettare una struttura che, per quanto ne so, sia diversa rispetto a qualsiasi altra struttura societaria, perché crediamo davvero in quello che stiamo facendo. Se pensassimo che si tratta solo di un’altra società tecnologica, direi: ‘Bene, conosco questo schema perché l’ho seguito per tutta la mia carriera, quindi creiamo una grande società’. Ma se riusciremo davvero a ottenere l’Agi e questa avrà successo, avremo bisogno di qualcosa di diverso in termini di struttura societaria. Quindi sono molto ottimista sul fatto che il nostro team e i nostri investitori possano ottenere ottimi risultati, ma non credo che una sola società debba possedere l’universo dell’intelligenza artificiale. Il modo in cui i ricavi dell’Agi sono condivisi, il modo in cui ne viene condiviso l’accesso e il modo in cui la governance è distribuita sono le tre questioni che richiederanno un nuovo assetto mentale.

Brockman ha spiegato l’idea di un futuro di Api di terze parti accanto a prodotti proprietari, magari strumenti aziendali. Mentre realizzate i vostri prodotti, come fate a rispettare la filosofia di OpenAI come luogo aperto?
Credo che il modo più importante per farlo sia quello di mettere a disposizione strumenti aperti come ChatGPT. Google non mette queste cose a disposizione del pubblico. Altri laboratori di ricerca non lo fanno per altri motivi; ci sono persone che temono che non sia sicuro. Ma ritengo davvero che la società debba farsi un’idea di questo fenomeno, che si confronti con esso, che ne colga i benefici e ne comprenda gli aspetti negativi. Quindi credo che la cosa più importante da fare sia mettere in piazza queste cose, in modo che il mondo possa iniziare a capire cosa sta per succedere. Di tutte le cose per cui sono orgoglioso di OpenAI, una delle più importanti è che siamo stati in grado di spostare la Finestra di Overton [un modello per capire quali politiche sono accettabili per il pubblico in un determinato momento, ndr] sull’Agi in un modo che ritengo sano e importante, anche se a volte scomodo. Inoltre, vogliamo offrire Api sempre più potenti, man mano che saremo in grado di renderle più sicure. Continueremo a rendere i nostri progetti in modalità open source, come abbiamo reso open source Clip [una rete neurale visiva rilasciata nel 2021, ndr]. L’open source è ciò che ha condotto al boom della generazione di immagini. Più recentemente, abbiamo reso open source Whisper e Triton [riconoscimento vocale automatico e un linguaggio di programmazione]. Credo quindi che si tratti di una strategia su più fronti per far circolare i nostri progetti, bilanciando al contempo i rischi e i benefici di ciascun progetto.

Che cosa direbbe a chi teme che stiate andando al traino del ceo di Microsoft Satya Nadella?
Direi che abbiamo studiato con cura tutti gli accordi conclusi con loro per assicurarci di poter continuare a svolgere la nostra missione. Inoltre, Satya e Microsoft sono fantastici. Credo che siano di gran lunga la società tecnologica più allineata con i nostri valori. E ogni volta che siamo andati da loro e abbiamo detto: ‘Dobbiamo fare questa cosa strana che probabilmente non vi piacerà, perché è molto diversa da quello che si farebbe in un’operazione standard, come porre un limite massimo al vostro rendimento o prevedere clausole per motivi di sicurezza’, loro hanno risposto: ‘Va benissimo’.

Quindi ritiene che le pressioni commerciali o le attività a scopo di lucro di OpenAI non contrastino con la mission generale della società?
No, affatto. Potete chiedere di me a chiunque. Sono noto per non essere disposto a tollerare cose che non tollero. Non mi imbarcherei mai in un’operazione se la ritenessi in conflitto con la nostra mission.

Non siete monaci che si autoflagellano dicendo: ‘Non vogliamo ottenere ricavi da questo fenomeno’. Allo stesso tempo, però, sembra che non siate particolarmente motivati dalla creazione di ricchezza.
Penso che ci voglia un compromesso. Vogliamo fare sì che le persone abbiano un grande successo, che ottengano ricavi cospicui. Tutto questo è fantastico, purché rimanga a un livello fisiologico e ragionevole. Se l’intero fenomeno dell’Agi dovesse avere successo, vogliamo che si tratti di qualcosa di diverso. E vogliamo avere la possibilità di stabilire sin da ora le modalità con cui condividerlo con la società. Penso che tutto questo debba essere fatto in modo armonioso ed equilibrato.

Qual è stata la cosa più brillante che ha visto fare con Gpt finora? E qual è la cosa che la spaventa di più?
È davvero difficile scegliere la cosa più brillante. È stato incredibile constatare la varietà di cose che le persone hanno fatto. Potrei dirvi quali sono le cose in cui ho trovato maggiore utilità personale. La funzione di sintesi è stata assolutamente incredibile per me, molto più di quanto pensassi. Il fatto di poter riassumere interi articoli o lunghe conversazioni per e-mail è stato molto più utile di quanto avrei pensato. Inoltre, la possibilità di porre domande esoteriche sulla programmazione o di contribuire a effettuare il debug del codice in un modo che mi fa sentire come se avessi con me un programmatore brillante con cui parlare. Per quanto riguarda invece le cose che mi fanno paura, sicuramente ho osservato con grande preoccupazione la creazione di contenuti revenge porn, favorita dai generatori di immagini open source. E credo che questo stia causando danni enormi e prevedibili.

Ritiene che le società che stanno dietro a questi strumenti abbiano il dovere di garantire che questo tipo di cose non accadano? O si tratta solo di un aspetto inevitabile della natura umana?
Penso che siano vere entrambe le cose. C’è la questione del modo in cui regolamentare questo fenomeno. In un certo senso, sarebbe bello potersi rivolgere a queste società e dire: ‘Ehi, non potete fare queste cose’. Ma credo che le persone si orienteranno verso i modelli open source a prescindere, e nella maggior parte dei casi sarà fantastico, ma ci saranno anche alcuni aspetti negativi. Anche le società che costruiscono il loro successo su questi strumenti, quelle che detengono l’ultimo rapporto con l’utente finale, dovranno avere delle responsabilità. E quindi credo che in quei casi la responsabilità dovrà andare a braccetto con l’obbligo di rendere conto.

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