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Innovazione 16 Settembre, 2020 @ 1:33

McKinsey apre in Italia QuantumBlack, società di advanced analytics e intelligenza artificiale

di Forbes.it

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McKinsey & Company
(Shutterstock)

Apre a Milano la sede italiana di QuantumBlack, società specializzata in advanced analytics e intelligenza artificiale acquisita da McKinsey & Company nel 2015 e che oggi conta oltre 500 professionisti tra data scientist, ingegneri e designer in 13 uffici nel mondo.

QuantumBlack ha iniziato supportando team di Formula 1 e dello sport a migliorare le prestazioni in gara, allargandosi poi in diversi settori quali: manutenzione predittiva, identificazione delle frodi, modelli predittivi sul comportamento dei consumatori.

“Con l’apertura di QuantumBlack in Italia rinnoviamo il nostro impegno a investire nel digitale e nell’intelligenza artificiale – competenze ormai imprescindibili nei percorsi di trasformazione dei nostri clienti – e nel futuro del nostro Paese”, ha aggiunto Massimo Giordano, managing partner McKinsey Mediterraneo. “Si tratta di tecnologie che trovano applicazione anche nella vita di tutti i giorni: pensiamo alle potenzialità delle smart city e ai benefici che l’analisi avanzata dei dati può offrire sui temi della sostenibilità. Insieme a QuantumBlack ci auguriamo inoltre di fungere da catalizzatore per i migliori talenti che vogliono crescere nelle professioni del futuro”.

Attualmente il team italiano QuantumBlack-McKinsey è composto da una ventina di professionisti, ma è attiva la ricerca di nuovi profili, con l’obiettivo di raddoppiare tale numero entro i prossimi anni.

Leader 8 Settembre, 2020 @ 5:08

Dagli algoritmi creati sui banchi di scuola all’intelligenza artificiale, storia di Michele Grazioli

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Articolo tratto dal numero di novembre 2019 di Forbes Italia

“Sono nato in un piccolo paese in provincia di Cremona nel 1995; o meglio, nella frazione di un piccolo paese in provincia di Cremona: 938 anime secondo il rilevamento Istat del 2011, meno di 900 se consideriamo il mio aggiornamento. Alle elementari eravamo solamente in cinque in classe”. Comincia così la storia di Michele Grazioli, fondatore di Divisible Global, una società che si occupa a 360° dell’implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale con l’obiettivo di migliorare il processo decisionale. Michele impiegava il tempo libero giocando a calcio e usando il computer. Ma è la pesca che forse ha segnato il suo cammino imprenditoriale. “Ho scoperto che andare a pescare è come fare impresa”, dice. “Vanno definite alcune variabili, e una volta lanciata l’esca bisogna attendere che la strategia faccia il suo corso, cercando di rimanere il più coerenti possibile. Io però ero un pescatore mediocre perché cercavo di attuare la strategia migliore per me, non quella che avrebbe convinto i pesci ad abboccare”. Michele usava Excel per classificare i luoghi migliori per pescare in base al tempo a disposizione. Ma non solo: grazie ai fogli di calcolo di Microsoft faceva davvero di tutto: dai sistemi per automatizzare la partita doppia, fino ad algoritmi per fare simulazioni di investimenti.

Nel 2008 la vena imprenditoriale di Michele si è imbattuta nella prima opportunità di crescita. Era l’inizio della crisi economica. La famiglia Grazioli aveva una piccola attività artigiana nel settore edile e Michele si sentiva in dovere di aiutare il padre per fronteggiarla nel migliore dei modi. “Ebbi una piccola intuizione capendo che mio papà non era preoccupato per il troppo lavoro, ma per la scarsa capacità di ‘prevedere’ cosa sarebbe successo nelle settimane e nei mesi a seguire. Ho creato un algoritmo che fosse in grado di leggere i dati generati dall’attività di mio papà, comprendendo le relazioni di causa-effetto tra di loro e permettendo di prevedere l’impatto che le decisioni prese avrebbero avuto sui risultati”.

Si scoprì che l’algoritmo che aveva realizzato Michele era in grado di imparare meglio delle soluzioni allora disponibili come individuare la quota causale nella correlazione (ovvero capire se davvero esiste un rapporto di causa effetto tra dati che la statistica ritiene collegati). Un primo incontro, casuale, con l’intelligenza artificiale.

Negli anni successivi Michele ha continuato ad avere a che fare con questa nuova tecnologia per diversi settori, tra cui quello finanziario. “Mi divertivo a pensare a nuovi algoritmi, scriverli, e confrontarli con lo stato dell’arte; mi piaceva continuamente sfidare la mia capacità di risolvere i problemi approcciandoli in modo diverso”. E così è nata Divisible Odd negli anni del liceo e dopo un cammino di miglioramento è diventato il gruppo che è oggi, Divisible Global, che conta otto aziende in tre continenti, con un piano di crescita che si fonda anno su anno dell’80%; il tutto basato sull’autofinanziamento, senza investitori esterni. “Se vogliamo l’idea è un mix di istinto e razionalità; avevo ben chiaro cosa avrei voluto fare e tramite l’esperienza e qualche errore ho modellato la struttura migliore per arrivarci. Ad oggi, nonostante l’investimento in tecnologia proprietaria sia ancora la voce di spesa principale, il motivo per cui il cliente sceglie la nostra realtà è la capacità di declinare i suoi problemi in soluzioni concrete”.

Per il futuro? Michele si è dato un obiettivo al 2025: il gruppo dovrà essere in grado di sopravvivere nel tempo senza di lui. “Ho dedicato parte della mia vita a ridare il tempo alle persone grazie all’intelligenza artificiale. Ma so di non essere un bravo manager. Per fare un paragone con il mio amato impero romano: sarei un ottimo comandante per andare a conquistare nuove terre, ma sarei il peggior funzionario per amministrarle”.

Innovazione 7 Settembre, 2020 @ 4:39

Come l’intelligenza artificiale cambierà le nostre vite dopo Covid

di Forbes.it

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Intelligenza artificiale
(Shutterstock)

Articolo di Kenrick Cai pubblicato su Forbes.com

I primissimi mesi del 2020 hanno profondamente modificato il modo in cui lavoriamo e anche come vengono fatte diverse cose al mondo. Sebbene infatti l’uso diffuso di robotaxi e veicoli commerciali a guida autonoma non sia ancora divenuto realtà, la pandemia da Covid 19 ha fortemente accelerato l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte di tutte le industrie.

Sia che si tratti di tracciare picchi epidemiologici sia che si tratti di pagamenti contactless, l’impatto è stato pressoché immediato, e si è spalancata una finestra su ciò che verrà. Il gruppo di fondatori raccolti dalla seconda edizione della Forbes AI 50, che riunisce le più promettenti tra le società specializzate in intelligenza artificiale che hanno base gli Stati Uniti, stanno già immaginando come sarà il mondo del futuro. E tutti concordano nel riconoscere come il Covid 19 abbia definitivamente accelerato la diffusione dell’intelligenza artificiale.

“Abbiamo assistito all’equivalente di due anni di trasformazione digitale compressi nell’arco di soli due mesi”, ha dichiarato a maggio a Forbes il ceo di Abnormal Security, Evan Reiser. E più saranno le attività di una società destinate a migrare online, maggiore sarà, secondo Reiser, il contributo dell’intelligenza artificiale ad analizzare il business, i dati disponibili e ad aumentarne l’efficienza.

Con l’intelligenza artificiale destinata ad essere sempre più presente nelle nostre vite, il ceo di DeepMap, James Wu, si aspetta che sempre più persone abbandoneranno l’assunto per cui l’intelligenza artificiale sarebbe una minaccia per l’umanità. “L’opinione pubblica passerà dal sostenere la pericolosità dell’intelligenza artificiale ad affermarne il contributo per un mondo migliore”, dice. “L’intelligenza artificiale sarà sempre più associata al concetto di sicurezza, mentre la relazione umana a una situazione di potenziale pericolo”.

Del resto, è ciò che è successo con le app di consegna del cibo. Grubhub, Uber Eats e DoorDash, tra le altre, offrono soluzioni di consegna contactless per minimizzare l’interazione tra persone. E le applicazioni del futuro, prevede Wu, includeranno in questa cerchia anche i robots che consegnano medicine o erogano prestazioni. E “con i veicoli autonomi”, osserva il ceo di Pony.ai, James Peng, “i trasporti non solo saranno più sicuri, ma anche totalmente contactless se necessario”.

La sfida più pressante nell’healthcare è invece quella di trovare il vaccino al Covid-19. Ma, anche secondo la più ottimistica delle previsioni, ciò non avverrà prima di questo autunno. Senza dimenticare che, come osserva il ceo di twoXar, Andre A. Radin, il Covid-19 non è nemmeno una malattia così complessa, se è vero che basta un vaccino a contrastarla, cosa che non è possibile, per esempio, col cancro. Ciò non toglie che il processo per giungere al vaccino debba richiedere ancora del tempo.

“Il ritardo a conseguire un vaccino è dovuto principalmente alle tempistiche di test e produzione che non alla sua effettiva scoperta”, puntualizza Radin. “L’intelligenza artificiale ha in sé il potenziale per contribuire in termini di efficienza ai test clinici, dalla selezione del paziente alla predizione di eventi avversi”.

Il 50% circa della forza lavoro, inoltre, sta ancora lavorando da casa, secondo un’indagine condotta da un gruppo di ricercatori del Mit. Un trend che ha contribuito a determinare un radicale cambiamento nel nostro modo di percepire il lavoro remoto; ne è una conferma anche la decisione del ceo di Twitter, Jack Dorsey, di concedere ai suoi dipendenti la facoltà di lavorare da casa per sempre se lo desiderano. “Adesso che lavorare da remoto sta diventando la nuova normalità nella business community, le soluzioni di intelligenza artificiale che abilitano gli impiegati a lavorare autonomamente da casa, così come la possibilità di disporre di supporto tecnologico in tempo reale, si rivelano sempre più importanti strategicamente”, dice Bhavin Shah, ceo di Moveworks, puntando l’attenzione sulla possibilità di affiancare robot alle nostre vite di ogni giorno per i lavori del futuro”.

Palmer Luckey, l’inventore di Oculus VR e fondatore di Anduril Industries, esce dal coro, predicendo che il Covid 19 non stravolgerà significativamente l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Ma ritiene che la pandemia possa espandere il ricorso all’intelligenza artificiale, sottolineando come “tante attività normalmente considerate come sicure possano non esserlo più in circostanze così particolari”.

“Mi aspetto che in futuro aziende e governi si rendano sempre più conto di quanti e quale tipo di lavori potranno essere svolti dai sistemi autonomi”, dice. “Basta vedere cosa è successo in Iowa, che ha schierato la Guardia Nazionale per proteggere dal virus gli impianti di macellazione, e rendersi conto di persona di quanto il dibattito sia avanti su questo tema”.

Secondo il ceo di UiPath, Daniel Dines, il coronavirus ha svelato quanto i benefit dell’automazione siano di interesse pubblico e quanto ne avremo comunque bisogno non appena la crisi sarà alle spalle. “In tutti gli ospedali ci saranno enormi arretrati causati dalla riprogrammazione di appuntamenti”, cita come esempio. “I cittadini che avranno bisogno di aiuto in tempi brevi potrebbero avere benefici significativi se il tema della automazione venisse posto in modo serio nell’agenda post crisi”.

Stessa cosa potrebbe dirsi per la forza lavoro, spiega il chief product officer di Gong, Eilon Reshef, secondo cui sono diversi i lavori, dai commerciali agli avvocati, che potrebbero avvalersi di “assistenti virtuali specializzati” in un futuro non molto lontano. I dottori, per esempio, potrebbero affidare ai loro assistenti virtuali la lettura dei raggi x per concentrare le loro energie su aree di intervento a maggior interesse. Un cambiamento che potrebbe coinvolgere anche la gestione delle catene di approvvigionamento e la riduzione al minimo dei viaggi non necessari. Tutto grazie all’intelligenza artificiale, suggerisce Monish Dard, cto di Icertis.

“Penso che siamo vicinissimi al picco in cui l’intelligenza artificiale diventerà rilevante in ogni aspetto della nostra vita”, conclude.

Business 16 Luglio, 2020 @ 2:32

Navistar investe in TuSimple, insieme costruiranno truck a guida autonoma

di Forbes.it

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(Courtesy TuSimple)

Articolo di Alan Ohnsman apparso su Forbes.com

Navistar, società statunitense specializzata nell’assemblaggio di autocarri, autobus, veicoli commerciali e di motori diesel, ha iniziato una collaborazione ad ampio raggio con TuSimple, startup attiva nel settore della guida autonoma. Come affermato dalla stessa Navistar, oltre ad avere l’obiettivo di produrre grandi impianti robotici, l’azienda ha deciso di investire direttamente in TuSimple, visto che attualmente vanta la più grande flotta di camion a guida autonoma che opera sulle autostrade statunitensi.

La decisione di Navistar si basa su una collaborazione in fase iniziale con TuSimple, che divide le operazioni tra Stati Uniti e Cina, iniziata nel 2018 e arriva dopo che Persio Lisboa, nuovo ceo e presidente di Navistar non ha identificato altre tecnologie simili offerte sul mercato da altre aziende. L’obiettivo è avere sul mercato, entro il 2024, semi-truck (autoarticolati) con capacità di guida autonoma di livello 4, nel senso che possono guidare senza input umano.

“Siamo abbastanza avanti e insieme stiamo a poco a poco raggiungendo questo grande obiettivo”, dice Lisboa a Forbes. “Vediamo la maturità dell’organizzazione. È, inoltre, bello vedere come così tanti professionisti di talento, sia della loro che della nostra parte, si supportino così tanto nel processo di sviluppo”.

Al momento né Lisboa, nè TuSimple hanno reso noto la cifra dell’investimento effettuato da Navistar. Si sa solamente che la collaborazione sta procedendo a gonfie vele. Tant’è che lo stesso Lisboa ha rivelato che Navistar potrebbe investire ancora di più. TuSimple al momento ha raccolto circa 300 milioni di dollari da diversi investitori tra cui UPS, Nvidia, e la società tecnologica cinese Sina Corp. Inoltre, di recente ha aperto un round di investimento di “Serie E” che potrebbe portare ulteriori 250 milioni di dollari.

L’accordo di produzione è un grande passo avanti ed è il primo del suo genere nel settore dell’autotrasporto  a guida autonoma, che tra l’altro è altamente competitivo, con TuSimple che si contrappone ad Alphabet a Waymo e a startup tra cui Embark, Kodiak, Ike e Pony.ai.

Più recentemente, Aurora, guidata dall’ex Google Chris Urmson, capo del progetto di auto a guida autonoma, si è decisa a concentrarsi su camion a guida autonoma. Inoltre, bisogna sottolineare che la maggior parte del lavoro di sviluppo per la tecnologia a guida autonoma si è concentrata principalmente su robo-taxi e applicazioni per veicoli personali da quando Google un decennio fa ha dato il via. Il trasporto di camion, la consegna e la logistica sono sempre più visti come un’opportunità commerciale da analisti e investitori.

“La cosa chiave qui è che questo è un camion integrato che viene prodotto in fabbrica, usendo dalla linea di fabbrica”, afferma Cheng Lu, presidente di TuSimple, parlando dalla sede di San Diego. “Ovviamente tutto è di qualità automobilistica, quindi in termini di manutenzione e affidabilità, c’è un OEM (Original equipment manufacturer) dietro questo camion, che è davvero importante per l’utente finale.”

Fondata dallo scienziato informatico, Xiaodi Hou, Chief Technology Officer di TuSimple e architetto del suo software abilitato all’intelligenza artificiale, la società si è concentrata esclusivamente sull‘autotrasporto a lungo raggio per il mercato statunitense e sul trasporto di merci dai porti in Cina, perché Hou ha capito che era un modo più veloce per creare un business che generasse entrate. (TuSimple, tra l’altro, è anche membro straordinario dell’elenco delle 50 aziende di intelligenza artificiale più promettenti secondo Forbes)

Navistar vende annualmente circa 35.000 veicoli negli Stati Uniti e in Canada con il proprio marchio internazionale e dispone di un proprio team di ingegneri interno che sta lavorando su una tecnologia autonoma. Collaborerà a stretto contatto con TuSimple “per rafforzare la personalità del veicolo”, afferma Chris Gutierrez, ingegnere capo del team Advanced Driver Assistance System di Navistar.

“Qui c’è un po’ più di un semplice software e hardware”, afferma. “Una cosa è dire che questo camion si fermerà e girerà quando sarà necessario, ma come interagisce con altri conducenti e diventa un buon pilota? Come insegniamo al camion quando è opportuno attivare l’indicatore di direzione prima di cambiare corsia; quanto velocemente far cambiare quella corsia; e poi quando cambia il suo segnale di svolta alla fine di quella corsia? ”

Questi sono solo alcuni degli elementi da perfezionare in vista del lancio di autocarri autonomi derivanti dalla partnership, insieme a sistemi ridondanti per una maggiore sicurezza e l’aggiornamento dell’architettura elettrica in modo che i camion possano facilmente ospitare computer, fotocamere digitali, radar e sensori laser che le piattaforme richiedono.

La posizione azionaria di minoranza di Navistar in TuSimple è “la prima fase del nostro approccio in due fasi e del processo di sviluppo”, afferma Lisboa. “Avremo lo sviluppo congiuntamente con i clienti e poi passeremo alla fase due, che è più della convalida finale prima di entrare in produzione nel 2024.”

Nel frattempo, TuSimple sta spingendo per mettere a punto il suo software in modo tale che sia pronto a funzionare senza un autista di sicurezza al volante entro la fine del 2021. Ha generato diverse entrate negli ultimi due anni con una flotta che ora ammonta a 40 camion dal suo deposito di ingegneria a Tucson, in Arizona. Questo mese, inoltre, ha annunciato l’intenzione di gestire una rete di trasporto autonoma con i partner UPS, US Xpress, Penske Truck Leasing e Berkshire Hathaway e McLane, società di servizi alimentari che si estende per 1.100 miglia da Phoenix a Houston. Infine, mercoledì, le azioni di Navistar (quotate nella Borsa di New York) sono salite del 3,1% a 29,99 dollari per azione.

Innovazione 20 Maggio, 2020 @ 4:16

La startup italiana che riduce il rischio di contagio con l’Intelligenza Artificiale

di Forbes.it

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Mezzi pubblici: riduzione del rischio contagio Covid-19
(Getty Images)

Si chiama Binoocle la startup innovativa fondata nel 2018 da Mario Puccioni, psicoanalista e neuroscienziato con background accademico e clinico. Con il proprio laboratorio di ricerca a Firenze e un ufficio sviluppo a Milano, Binoocle si occupa di intelligenza artificiale, trattamento di dati scientifici e neuroscienze: un mix di ambiti che consente di interpretare grandi volumi di dati per risolvere in modo scientifico problemi complessi fino ad ora impensabili da affrontare. Ed è proprio per affrontare un problema del tutto nuovo e complesso come quello della sicurezza dei luoghi pubblici a seguito dello scoppio della pandemia di coronavirus che la startup ha convogliato le proprie competenze nel progetto Vision 2, un sistema avanzato di Intelligenza Artificiale che opera in tempo reale attraverso qualsiasi webcam o telecamera ormai presente in quasi tutti i negozi e spazi di aggregazione. Immediatamente installabile, Vision 2 non necessita assistenza e rispetta tutte le regole per la salvaguardia della privacy non permettendo di registrare volti e immagini.

Stop agli assembramenti nei luoghi pubblici con l’intelligenza artificiale di Vision 2

Individuare il numero di persone massimo all’interno di un luogo pubblico entro il quale il rischio contagio covid-19 resta sensibilmente basso non è cosa facile. Che si tratti di negozi, supermercati, uffici o mezzi pubblici, monitorare il numero degli ingressi può essere un’attività davvero faticosa. Grazie all’utilizzo dell’applicazione Pro Person di Vision 2 è possibile gestire il numero delle persone all’interno di un luogo: la webcam inquadra il numero di persone presenti in un ambiente e se il numero è superiore a quello indicato dalle normative di sicurezza emette un segnale acustico di allarme.

L’AI di Vision 2 per monitorare l’utilizzo di mascherine e gestire la fila

Non solo Pro Person, Vision 2 presenta anche altre due applicazioni: Face Mask e Concierge. Face Mask è un sistema di monitoraggio avanzato che permette di rilevare la presenza delle mascherine protettive attraverso una webcam, fornendo in tempo reale segnali d’avvertimento nel caso di mancanza di protezione sui volti. Concierge, invece, permette di gestire la fila ed il flusso in entrata in modo ordinato e preciso, rilevando il momento opportuno in cui far entrare nuovi clienti. L’applicazione è facilmente configurabile sul numero di persone massimo desiderate all’interno.

Trending 8 Aprile, 2020 @ 6:21

Mappare i positivi al Covid-19 senza tamponi, l’italiana Nexim lo fa con l’intelligenza artificiale

di Forbes.it

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Simone Dore, ceo di Nexim Italia

Come supplire alla carenza presso le strutture ospedaliere dei tamponi o dei reagenti necessari a verificare la positività o meno al Coronavirus? Senza uno screening adeguato mancherebbe il tassello necessario a garantire una ripresa dell’attività in un contesto di sicurezza. Con il rischio concreto di una risalita dei contagi non appena l’Italia dovesse entrare nella cosiddetta Fase 2.

La risposta potrebbe venire dall’idea del sassarese Simone Dore, amministratore delegato di Nexim Italia, un «gioiellino» delle telecomunicazioni nazionali, specializzata nella progettazione, sviluppo e fornitura di sistemi di connettività, data center e cyber-security, che al suo interno ha anche una divisione che si occupa di intelligenza artificiale e sistemi di calcolo.

L’idea di Nexim è quella di usare l’intelligenza artificiale per analizzare i dati delle radiografie toraciche. Praticamente ovunque infatti vi è disponibilità di dispositivi per la radiografia, a differenza di quanto avviene con tamponi e reagenti. E il sistema di intelligenza artificiale messo a punto da Nexim, ha la capacità di analizzare grandi quantità di dati multiformi, ormai disponibili nelle librerie pubbliche di immagini di pazienti di tutto il mondo affetti da malattie rilevate ai raggi X. Ciò permette in buona sostanza di riconoscere le patologie sulla base di quanto già osservato in passato. Si effettua così una sorta di pre-screening, da accertare poi nei casi sospetti con un tampone.

Il risultato, spiega Dore, che metterà a disposizione il sistema (già brevettato) in maniera gratuita, dà un’affidabilità vicina al 99%. “E più il sistema viene usato e più impara”, dice ancora Dore, che ha già avviato le pratiche per la certificazione del sistema.

La dashboard di Armadillo Scan

Come funziona la piattaforma per mappare i positivi con l’intelligenza artificiale

La piattaforma ideata da Simone Dore si chiama Armadillo Scan “AS” ed è nata per supportare le istituzioni coinvolte nell’emergenza sanitaria. AS è infatti in grado di raccogliere, elaborare e aggregare le immagini provenienti da dispositivi di radiografia: la piattaforma permette quindi di individuare i potenziali focolai d’infezione da Covid-19 e consente di contenere e tracciare e monitorare i parametri di quelli già scoperti. L’elaborazione dei dati, messi volontariamente a disposizione dalle istituzioni mondiali degli utenti risultati positivi, garantisce una veloce tracciatura di una possibile affezione con una accuratezza del 90/92%. Attualmente la curva di precisione viene calcolata su un data-set di immagini di non altissima risoluzione, cosa che potrebbe aumentare se le immagini provenissero direttamente dalle macchine radiografiche senza ulteriori manipolazioni.

Un’altra immagine della dashboard di Armadillo Scan

Il software è stato brevettato e reso disponibile gratuitamente per le analisi della comunità scientifica, lo staff di ricerca e sviluppo di AS è disponibile per interagire con il settore medico per aumentarne l’ affidabilità.  Attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, reti neurali e un Data Center con altissime performance di affidabilità interno alla struttura Nexim, è possibile attraverso la propria potenza di calcolo elaborare un risultato di positività in meno di 5 secondi. Il software può essere un’ arma vincente in quei paesi dove le strutture sanitarie non hanno a disposizione laboratori di analisi o reagenti sufficenti al contrasto della pandemia.

“Non dimentichiamo poi – conclude Dore – quanto potrebbe essere importante un sistema come questo per contenere le epidemie nei Paesi del terzo mondo dove i reagenti sono spesso introvabili”.

E c’è anche una app

Nexim si è mossa fin dall’inizio dell’emergenza e, prosegue Dore, «abbiamo lavorato ininterrottamente per poter schierare anche “armi digitali” contro un evento imprevedibile, a difesa di un bene primario: la vita di tutti». La loro “arma digitale” è appunto “Armadillo” e l’azienda ha creato anche un’applicazione che permette, sempre su base volontaria e anonima, di memorizzare in modo puntuale i propri movimenti tramite Gps, celle telefoniche e punti di accesso wi-fi. Questi dati saranno poi conservati in modalità cifrati sul telefono del soggetto: se poi l’utente risulterà positivo, potrà a quel punto autorizzare l’accesso a tali informazioni per consentire di analizzare esattamente il percorso che ha fatto mettendo in relazione tutti i dati collezionati nel tempo.

 

Innovazione 7 Marzo, 2020 @ 11:44

Da Harvard ad Alibaba, chi sta usando l’intelligenza artificiale contro il virus

di Antonio Piazzolla

Studente universitario, mi occupo di giornalismo scientifico.Leggi di più dell'autore
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Jack Ma, fondatore di Alibaba (Wang He/Getty Images)

Quella che stiamo affrontando, è senza ombra di dubbio, una delle più grandi sfide che sta mettendo alla prova l’umanità: uno stress test che non si limita alla medicina ma che, a causa dell’elevato fattore virologico del COVID-19, sta modificando le abitudini della società, in tutti i suoi apparati

Ora l’AI scende in campo per contrastare il virus

E mentre continua la ricerca ad un vaccino efficace, ricercatori di tutto il mondo si stanno avvalendo dell’intelligenza artificiale per fare stime, prevenire i contagi, capire come contrastare il virus e contribuire allo sviluppo di farmaci.

Diagnostica: Jack Ma e Alibaba in prima linea

Primi fra tutti il colosso Alibaba: la multinazionale cinese ha affermato che il suo sistema di intelligenza artificiale è in grado di rilevare il coronavirus attraverso la tomografia computerizzata con un’accuratezza del 96%. Sono necessari solamente 20 secondi rispetto al quarto d’ora solitamente impiegato dall’occhio di un esperto. Il sistema è stato messo a punto sulla base dei dati acquisiti da 5000 casi confermati. Inoltre il fondatore Jack Ma ha annunciato che la sua fondazione donerà $ 2,15 milioni per lo sviluppo di un vaccino.

Al lavoro anche il team di Baidu, il principale motore di ricerca cinese, che ha rilasciato LinearFold, un algoritmo che riduce il tempo di previsione della struttura secondaria di una sequenza di acido ribonucleico (RNA) da 55 minuti a 27 secondi. Una riduzione dei tempi cruciale per comprendere meglio il virus e permettere di sviluppare farmaci efficaci in tempi celeri.

In Cina intanto è arrivato uno strumento che aiuta i medici a diagnosticare rapidamente potenziali malati di Coronavirus, si tratta di inferVISION: il software, basato sull’intelligenza artificiale, può evidenziare rapidamente potenziali casi problematici e fa affidamento sugli SDK Clara di NVIDIA, il framework di applicazioni sanitarie di NVIDIA per l’imaging medica basato sull’intelligenza artificiale. inferVISION si basa sui casi accertati per trovare analogie nelle infezioni polmonari.

Informare in tempo reale

Interessante il lavoro della Harvard Medical School, dove il ricercatore John Brownstein – membro di un team internazionale – sta utilizzando l’apprendimento automatico per “sfogliare” i social media e altre forme di dati dai canali di sanità pubblica ufficiali e delle autorità così da produrre analisi sanitarie dei focolai in tempo reale.

Anche l’azienda canadese BlueDot, una società di sorveglianza sanitaria con sede a Toronto, sta raccogliendo dati sulle malattie da una miriade di fonti online utilizzando le informazioni sui voli delle compagnie aeree per fare previsioni su dove potrebbero comparire le malattie infettive: anche e soprattutto le rotte aeree rappresentano infatti un vettore di trasporto della malattia.

Favorire lo sviluppo di farmaci

Su questo fronte vi sono diverse realtà al lavoro, come Insilico Medicine, società che utilizza l’intelligenza artificiale per realizzare farmaci; attraverso la GAN (rete generativa avversaria)  vaglierà le strutture di 100 molecole simili alla proteina chiave Covid-19. Lo scopo? Testare varie combinazioni per mettere a punto farmaci efficaci in tempi celeri. Le strutture molecolari saranno messe a disposizione sul sito, dove si invitano anche chimici indipendenti a contribuire.

Lavoro analogo quello dell’algoritmo BenevolentAI, che sta intrecciando i dati relative alle strutture molecolari con le informazioni biomediche su recettori e malattie. Il software ha già individuato la proteina chinasi 1 (AAK1), associata all’adattatore enzimatico, che regola l’endocitosi, il processo che porta materiale nelle cellule è che è anche una modalità di penetrazione del virus. I ricercatori, grazie a BenevolentAI, hanno identificato un possibile farmaco efficace chiamato “Baricitinib”.

 

Video 28 Febbraio, 2020 @ 2:49

Floridi Dixit: chi concepisce l’intelligenza artificiale?

di Forbes.it

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Floridi Dixit ep. 2 – Chi concepisce l’intelligenza artificiale? from BFC Video on Vimeo.

a cura di Enzo Argante

Chi concepisce l’intelligenza artificiale? È online la seconda puntata di Floridi Dixit, miniserie realizzata da Forbes.it con Luciano Floridi.

Floridi è professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford presso l’Oxford Internet Institute, dove dirige il Digital Ethics Lab. È considerato il padre della filosofia dell’informazione e il suo lavoro si concentra in due aree di ricerca filosofica, la filosofia dell’informazione e l’etica informatica.

Floridi conta incarichi in organismi internazionali, dall’Ue all’Unesco, ed è consulenze in giganti della tecnologia. A lui si deve anche la creazione di neologismi come “infosfera”, “quarta rivoluzione”, “iperstoria”, e “onlife”, espressione usata per intendere la fusione della vita online e offline in una permanente connessione.

Luciano Floridi è anche mentore dei ragazzi di Siamo Jedi, la trasmissione in onda su BFC Video.

Qui potete rivedere la prima puntata nel caso ve la foste persa.

Video 20 Febbraio, 2020 @ 2:17

Floridi Dixit, la prima puntata della miniserie Forbes con Luciano Floridi

di Forbes.it

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a cura di Enzo Argante

Parte oggi Floridi Dixit, una miniserie realizzata da Forbes.it con Luciano Floridi.

Floridi è professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford presso l’Oxford Internet Institute, dove dirige il Digital Ethics Lab. E’ considerato il padre della filosofia dell’informazione. Il suo lavoro si concentra in due aree di ricerca filosofica, la filosofia dell’informazione e l’etica informatica.

Floridi conta incarichi in organismi internazionali dall’Ue all’Unesco, e consulenze in giganti della tecnologia. A lui si deve anche la creazione di neologismi come infosfera, quarta rivoluzione, iperstoria, e onlife, espressione usata per intendere la fusione della vita online e offline in una permanente connessione.

Luciano Floridi è anche mentore dei ragazzi di Siamo Jedi, la trasmissione in onda su BFC Video.

Innovazione 20 Febbraio, 2020 @ 1:55

L’Italia artificialmente intelligente raccontata dall’Osservatorio del Politecnico di Milano

di Federico Morgantini

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nuove tecnologie e intelligenza artificiale
(GettyImages)

Il Politecnico di Milano dispone di un dipartimento chiamato Osservatori dedicato esclusivamente all’analisi di tecnologie innovative, che vengono analizzate da più punti di vista: naturalmente quello tecnologico, ma anche quello sociale, economico, legale e di sostenibilità. Tanti dei settori hanno cicli di analisi annuali che culminano con un convegno e la pubblicazione di un volume con tutti i risultati.

Oggi è stato il giorno dell’Intelligenza Artificiale, nell’aula magna del Politecnico di Milano Bovisa si è tenuto un evento ricchissimo di relatori che hanno commentato i risultati dell’Osservatorio Artificial Intelligence (AI). 

Quanto vale il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia? Ce lo svela il Polimi

In Italia, tra software, hardware e servizi, l’Artificial Intelligence nel 2019 raggiunge il valore 200 milioni di euro, di cui il 78% commissionato da imprese italiane e il 22% come export. Tra i diversi settori, l’AI è diffusa in particolare nelle banche e finanza (25% del mercato), nella manifattura (13%), nelle utility (13%) e assicurazioni (12%). La quota principale della spesa (il 33%) è dedicata a progetti di Intelligent Data Processing, algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, seguiti da quelli di Natural Language Processing e di Chatbot/Virtual Assistant (28%) in grado di comprendere il linguaggio naturale ed eventualmente fornire risposte a un interlocutore.

Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, ha commentato: “Il valore di 200 milioni di euro per il mercato dell’AI in Italia rappresenta solo l’inizio di un percorso, dal potenziale largamente inesplorato”. Diciamo che ne esce un’Italia all’inizio del guado: sicuramente non digiuna di AI, ma ancora ben lontana dai due giganti del settore, Cina e Usa, dove gli investimenti pubblici e privati sono miliardari.

Le soluzioni di intelligenza artificiale più diffuse

Tra le diverse tipologie di soluzioni, il 33% del mercato italiano è dedicato all’Intelligent Data Processing, il 28% al Natural Language Processing e ai Chatbot/Virtual Assistant, poi ai Recommendation System (18%), algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze, RPA intelligente (11%), cioè soluzioni in cui l’AI automatizza alcuni task di un progetto e ne governa le varie fasi, Computer Vision (10%) per analizzare il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione.

 

Intelligenza Artificiale: i dati dell'osservatorio del Polimi

Intelligenza artificiale: le paure legate a queste nuove tecnologie

Non c’è dubbio che tutte queste tecnologie suscitino anche un po’ di paura. Non tanto quella che un giorno lontano l’AI possa prendere il posto della nostra mente, ma sicuramente quella che a breve le macchine e l’AI possano prendere il posto di tanti lavoratori. 

L’Osservatorio ha risposto anche a questo timore. Il 96% delle imprese che hanno già implementato soluzioni di AI non rileva effetti di sostituzione del lavoro umano da parte delle macchine, solo l’1% nota che l’AI ha eliminato alcuni posti di lavoro, mentre il 3% ha mitigato gli effetti sui lavoratori coinvolti grazie a strumenti di protezione sociale. Più che sostituire le capacità degli esseri umani, l’AI le sta aumentando: il 48% delle imprese evidenzia che le soluzioni di intelligenza artificiale adottate non hanno direttamente coinvolto attività svolte dalle persone, il 28% che le attività sostituite hanno permesso ai lavoratori di dedicarsi con maggiore dedizione a quelle rimanenti, il 24% che sono stati necessari ricollocamenti, anche parziali, dei lavoratori coinvolti. A tal proposito, fa riflettere la riflessione fatta da Alberto Messina, responsabile AI in Rai: “Un sottotitolo sbagliato in un programma in prima serata perché fatto in automatico da una AI per la Rai costa di più di un buon sottotitolatore”.

Sono ancora molti i dati sfornati nel convegno, per chi fosse interessato sono reperibili su www.osservatori.net