People first
Small Giants

Management innovativo e valorizzazione del capitale umano: il “People first” non può più essere retorica

Articolo tratto dall’allegato Small Giants del numero di marzo 2023 di Forbes Italia. Abbonati!

di Gianluca Spolverato, managing partner WI LEGAL e fondatore Laborability

Lavoro, dal latino labor, significa ‘fatica’. Altre lingue per definire il lavoro usano una parola che in italiano ritroviamo, con la stessa radice, nel travaglio: la fatica per antonomasia più intensa che un essere umano possa affrontare.

L’etimologia ci rimanda ad un concetto antico del lavoro, inteso unicamente come sforzo fisico estremo, come patimento. In realtà il lavoro stanca a prescindere, anche quando è meramente intellettuale. Stanca, perché risucchia la nostra energia e il nostro impegno, che sia fisico o mentale poco incide. Anzi, la modernità ci insegna proprio che, forse, il lavoro intellettuale è in un certo senso più faticoso.

Ma la modernità ci insegna, anche, che oltre la fatica c’è qualcosa di più grande. Le nuove generazioni, a questo proposito, ci stanno mostrando la via. Quel fenomeno che ha preso il nome di quiet quitting, e che alcuni hanno identificato, in maniera un po’ limitante, con la necessità di fare ‘il giusto’, per evitare lo stress, è in realtà il sintomo di un malessere diverso. Le nuove generazioni non vogliono eludere la fatica, ma la loro fatica deve avere un significato che va oltre la necessità dello stipendio. E per questo respingono il lavoro vuoto, privo di valore e di valori. 

I giovani ci chiedono uno scopo a cui appassionarsi, per cui vale la pena mettersi in gioco e spendere sé stessi. Ci chiedono attenzione: verso la diversità, verso l’ambiente, verso le persone. Il cambio di rotta deve partire da qui, perché qualunque comunità, è fatta prima di tutto di persone. L’attenzione nei confronti delle persone si dimostra in un solo modo: prendendosene cura. Facciamo tabula rasa della retorica, ormai insopportabile, del people first. Proviamo a dare delle risposte che diano il senso di una direzione possibile. E chiediamoci cosa possiamo e vogliamo fare.

Cosa significa prendersi cura delle persone? Prima di tutto, costruire spazi di lavoro accoglienti, che consentano alle persone di lavorare bene, potendo all’occorrenza avere spazi personali per i loro bisogni. Ma anche organizzare spazi di coworking per facilitare le relazioni e gli incontri. Dare la possibilità di lavorare a distanza, assicurando momenti di inclusione e relazione anche per chi lavora con questa modalità. Creare occasioni di relazione tra i collaboratori, in modo che l’ambiente di lavoro sia vivace, ricco di stimoli, inclusivo, e attento alla socialità delle persone. 

Prendersi cura dell’aggiornamento professionale dei collaboratori e dei loro bisogni, costruendo un sistema facilmente accessibile di welfare contrattuale, definito dopo aver ascoltato le persone. Significa favorire comportamenti attenti e rispettosi degli impegni che ci vogliamo prendere sui temi della sostenibilità, della salute, e dell’equità.

Sì, è vero, poi ci sono il lavoro, i risultati, gli obiettivi, il margine. Ma in questo momento di cambiamento dirompente, la priorità è un’altra: se non abbiamo persone che amano quello che fanno e che stanno bene quando sono al lavoro, non andremo mai molto lontano.

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