Bebe Vio
Small Giants

A scuola di inclusione: Bebe Vio racconta la sua Academy costruita in partnership con Nike

di Giulia Piscina e Mirko Crocoli

Gli applausi sono tutti per lei, la plurimedagliata schermitrice Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio Grandis, Bebe Vio, speaker allAllianz MiCo Milano congressi. Loccasione è il Wobi – World business forum del 15 e 16 novembre, evento internazionale che raccoglie imprenditori da tutto il mondo. Hanno partecipato tra gli altri Muhammad Yunus, Michael Phelps e Francis Ford Coppola. Storie di vita intense, testimonianze forti, come quella della campionessa veneta che vanta 74 medaglie complessive, tra cui due ori, un argento e un bronzo ai giochi paralimpici, cinque ori (quattro individuali e uno a squadre) e due bronzi ai Campionati Mondiali, cinque ori e un argento ai Campionati Europei.

Non solo atleta: Bebe Vio imprenditrice e ambassador dell’inclusione

Non solo icona sportiva, ma simbolo di resilienza e speranza, uninguaribile ottimista che si divide tra allenamenti, gare, attivismo e dedizione al sociale, anche con una straordinaria visione dimpresa. Nata a Venezia il 4 marzo 1997, Bebe ha affrontato una serie di importanti sfide fin dalla giovane età. A 11 anni la sua vita viene messa a dura prova da una grave forma di meningite che le causa lamputazione degli arti. Ma la parola ‘resa’ non è mai stata nel vocabolario della giovane sportiva.

Bebe Vio al World Business Forum

La sua carriera nel fioretto in carrozzina ha avuto inizio nel 2010 e, da allora, lascesa di Bebe è stata unescalation di conquiste. Ha infranto record, inanellato premi, sconfitto avversarie di valore, diventando una delle atlete più amate nel panorama sportivo. Ma è anche ambassador dellinclusione, dellintegrazione e dei diritti delle persone con disabilità, oltre che talent scout e imprenditrice con valori che si spingono oltre i confini della pedana, grazie alla Bebe Vio Academy. Un’accademia pensata e voluta in partnership con Nike e gestita dallAssociazione art4sport Onlus, fondata nel 2009 con i suoi genitori, Ruggero e Teresa Vio.

Un progetto ricco e ambizioso, che ha come obiettivo la promozione dello sport paralimpico tra le nuove generazioni, con riferimento particolare allopportunità di renderlo accessibile a tutti, per alcuni mesi allanno, tramite cinque diverse discipline: scherma in carrozzina, basket in carrozzina, sitting volley, atletica e calcio. Solo linizio di una stupenda parabola per questa straordinaria ragazza, frutto di una forte motivazione.

Lei ha detto: Se sembra impossibile, allora si può fare”. Quali sono oggi per Bebe Vio i più grandi impossibile”?

Mi sto rendendo conto che tutto è davvero possibile. Le nuove generazioni sanno come fare. Chiedono ciò che vogliono e non stanno ad aspettarlo. Se le cose le vuoi trovare, le trovi e le fai. Ci sono startup che stanno dando vita a progetti che solo qualche anno fa avremmo considerato inconcepibili e vedo sempre più associazioni attive nel creare opportunità per tutti.

Crede che lItalia sia un esempio virtuoso in questo?

L’associazionismo in Italia è una realtà incredibile. Di qualsiasi cosa tu abbia bisogno, ci sarà di sicuro unassociazione pronta. È necessario però aver voglia di cercare. Quando qualcuno dice di non esserci riuscito, vorrei domandargli se si sia davvero impegnato a trovare quello di cui aveva bisogno. Siamo in un Paese dove c’è la propensione a sposare progetti interessanti. Credo che questo lo dobbiamo anche a unattuale classe genitoriale che non lascia la pappa pronta ai propri figli. Ci troviamo di fronte a una generazione che verrà lasciata cadere per rialzarsi da sola.

Lei è stata chiamata a raccontare la sua storia al Wobi Milano 2023. Per ispirare i più grandi business leader mondiali, al richiamo di un claim che si sposa alla sua storia: navigare in acque inesplorate. Cosa significa per lei?

Sono onorata, davvero. Mettiamo le carte in tavola: una neolaureata come me porta la sua storia per stimolare nuove prospettive di pensiero. In realtà, sono le prospettive del mondo a essere cambiate. Se oggi mi venisse chiesto a chi mi ispiri io, non risponderei citando un grande campione, ma raccontando una delle tante storie dei ragazzini che incontro in palestra. Felicissimi, gasatissimi, che non vedono lora di fare sport. E che non vedono lora di mettersi in gioco.

Nel 2009 fonda insieme ai suoi genitori art4sport Onlus. Diversità e inclusione sono ancora distanti come concetti?

Ovunque tu guardi, si parla di inclusione. Il fatto che parlare di inclusione stia diventando di moda è una figata pazzesca. Si può dire?

Certo che si può….

Noi ci innamoriamo delle storie ed è grazie a grandi racconti di vita come quelli di Alex Zanardi, per citarne uno soltanto, che abbiamo lasciato da parte la vecchia cultura della disabilità per dare spazio ad una percezione neutralizzata. Allinizio cercavano di costruire per me protesi il più possibile realistiche. Io voglio vivere al massimo delle mie possibilità e, se il carbonio mi consente di esprimere al meglio il mio potenziale, è il materiale più bello del mondo da indossare.

Atleta, attivista, imprenditrice. Oggi il suo impegno si sviluppa anche verso la grande sfida della Bebe Vio Academy. Quali sono le più grandi difficoltà e le opportunità che coglie da questo progetto?

Tutto è partito da un sogno raccontato durante la pandemia a una responsabile Nike. Quando ho iniziato a fare sport paralimpico non cerano strutture né tante possibilità per crescere e fare carriera sportiva. Abbiamo creato un posto magico dove i bambini possano giocare insieme, con o senza gambe, in carrozzina o in piedi, strisciando per terra o guidati da qualcuno. Limportante è che tutti sperimentino lemozione dello sport. Attualmente dentro lAcademy abbiamo quaranta ragazzi, venti con disabilità e venti senza disabilità, e insieme praticano cinque sport: scherma in carrozzina, basket in carrozzina, sitting volley, atletica e calcio. Alla fine dell’anno possono rivolgersi alle società specializzate nello sport di cui si sono innamorati.

Qual è la reazione dei bambini?

Ai bambini non importa quanti arti hai. Ti faccio un esempio che ho visto coi miei occhi. Una bambina non riusciva a calciare la palla nel modo corretto. Non è andata a chiedere aiuto a un maestro, ma a un suo coetaneo senza una gamba, che giocava a calcio con le stampelle. Osservano, giocano e non temono nulla. Le protesi sono interessanti per loro e ci si trovano talmente immersi che nemmeno si immaginano che qualcuno là fuori le veda come elementi di diversità.

La dimensione Bebe Vio oggi?

Non mi sono mai definita in nessun modo. Dipende dal momento della giornata. Sono stata studentessa, ora posso definirmi dottoressa, sarò sempre attivista, continuerò a investire nei miei sogni. Sono unatleta e la carica per i prossimi tre anni è tanta.

Si parte con Parigi 2024 e si prosegue verso Cortina 2026. Emozioni?

Inesplorate. Lanno prossimo potrebbe essere il più bello della mia vita, come il più brutto. Senza dubbio da vivere con intensità. Ve lo saprò dire esattamente tra 12 mesi, a fine 2024.

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