In un mercato in cui oltre l’85% della carne bovina consumata proviene da allevamenti intensivi, Pascol ha costruito una filiera che permette di acquistare carne di provenienza certa e allevata con criteri di sostenibilità da allevamenti estensivi. Partita nel 2019 in Valtellina, oggi la startup ha selezionato più di 120 allevatori in 10 regioni italiane che aderiscono al disciplinare Pascol (approvato dal Masaf), organizzando una supply chain efficiente e decentralizzata e distribuendo i propri prodotti sia online che sugli scaffali dei principali player della grande distribuzione. In Europa risulta difficile scalare un singolo allevamento estensivo, non esistendo pascoli sufficientemente ampi. Pascol ha superato questo problema sviluppando una filiera che permette di ottenere i benefici delle economie di scala tipiche degli allevamenti intensivi ma su allevamenti estensivi, veicolando un unico brand portatore di valori forti. L’attenzione di Pascol verso i valori del benessere animale, della filiera corta, della tracciabilità e dell’impatto sociale, le sono valsi il riconoscimento di BCorp.

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SITO WEB
www.pascol.it
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Telefono: 0302525722

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Personaggi ed interpreti

Federico Romeri e Nicolò Lenoci si sono laureati in Management all’Università Cattolica e hanno dato vita al progetto Pascol, un’idea derivata da quanto imparato sui libri e concretizzato inizialmente nella tesi di laurea quindi nella realizzazione di una startup capace di coinvolgere centinaia di allevatori. La loro visione rivolta al futuro e all’attenzione verso il pianeta ha attirato l’interesse del mondo imprenditoriale e li ha resi parte della prestigiosa lista Forbes Under 30 nel 2021.

Il punto forte

L’intenzione di Pascol è quella di proseguire in un processo di aggregazione delle aziende agricole, già avviato negli ultimi anni, per raggiungerne 200 entro la fine di questo 2023. Si punta poi a sviluppare i canali commerciali: attualmente il gruppo è presente in circa 250 punti vendita tra ristoranti, supermercati e macellerie. Si sta portando anche avanti anche un Lca (Life cycle assessment) con l’Università di Pisa, ovvero un metodo strutturato e standardizzato a livello internazionale che permette di quantificare i potenziali impatti sull’ambiente e sulla salute umana, per ottimizzare ulteriormente l’impatto ambientale della filiera, educando al contempo al consumo corretto di carne.

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