
È stata, grazie alla Cina, la regina della Borsa in estate. Ma la settimana scorsa il titolo Fiat Chrysler ha perduto in poche ore il 6% abbondante, la peggior caduta da maggio, sull’onda della notizia che Pechino aveva deciso di dettare regole più severe sull’import di Alfa Romeo e Maserati. Una reazione probabilmente eccessiva, a meno di non tener conto della forte rivalutazione del titolo (+63%) innescata dai rumor estivi su presunti contatti, mai confermati, tra i produttori made in China e il gruppo italo-americano. Lo scivolone, però, offre l’occasione per fare il punto sul mondo a quattro ruote nell’ora dei numeri. Domani arriveranno i conti di Fiat Chrysler, ma anche quelli di General Motors. Giovedì toccherà a Ford, venerdì a Volkswagen. La parata era stata aperta la settimana scorsa da Daimler, che ha accusato un calo dei profitti operativi da 4,05 a 3,46 miliardi di euro, soprattutto a causa dei problemi connessi con il dieselgate.
Il tema delle regole – combinato con l’accelerazione imposta da vari paesi, Cina in testa, al passaggio all’auto elettrica, oltre alla spinta verso la guida autonoma – è destinato a dominare la scena, al di là dell’andamento delle vendite del trimestre che, per quanto riguarda il gruppo capitanato da Sergio Marchionne, dovrebbe segnalare, secondo gli analisti, una frenata degli utili trimestrali (1,9 miliardi secondo Goldman Sachs). I mercati, di fronte alla marea di novità e di indicazioni anche confuse sul futuro del settore, preferiscono guardare oltre, alla ricerca dei possibili vincitori che, per paradosso, possono trovarsi sia tra chi è all’avanguardia, sia tra chi insegue.
La linea l’ha dettata un report di Goldman sul settore europeo, uscito venerdì scorso. L’Europa, è la tesi del broker Usa, è alla vigilia di una possibile, gigantesca ristrutturazione a suon di M&A che nei prossimi anni potrebbe fare emergere un incremento di oltre il 50% dei valore dei titoli per un totale superiore ai 400 miliardi (contro una capitalizzazione complessiva attuale attorno ai 250 miliardi). Il processo sarò guidato da tre driver: 1) La vendita degli asset non strettamente automotive; 2) La ricerca di risorse per far fronte agli enormi investimenti necessari per sostenere la transizione verso l’elettrico e rispondere alle richieste delle autorità regolatorie. C’è chi prevede che l’elettrico salirà al 25-30% del mercato entro la fine del decennio, mobilitando risorse multimiliardarie; 3) La necessità di disporre di strutture più snelle e flessibili pronte a sfruttare i nuovi scenari, a partire dalle innovazioni necessarie per cavalcare i trend emergenti, da Uber al car sharing.


