Breaking Bad, 10 anni dopo

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Una scena dell’episodio Ozymandias.

Una delle persone che seguo con più interesse su Facebook di recente ha scritto che presto non aver visto Breaking Bad sarà considerato alla stregua di non aver mai letto Dostoevskij. La prima puntata della serie ideata da Vince Gilligan è stata trasmessa il 20 gennaio 2008, dieci anni fa, per cui il momento è propizio per porsi un paio di domande: come hanno fatto Walter White e Jesse Pinkman a entrare nel canone occidentale? E che cos’è stata, davvero, la produzione televisiva che li ha resi immortali?

Gilligan, prima di raggiungere l’accordo con Amc – il network via cavo che ha trasmesso le cinque stagioni della serie – ha incassato una lunga serie di “no”: da Tnt, da Fx, persino da Hbo, che non ha nemmeno preso in considerazione il suo insolito pitch con protagonista un mite insegnante di mezza età che diventa un signore della droga. Eppure, il periodo segnava l’alba della cosiddetta età dell’oro delle serie televisive, in cui le tv via cavo americane facevano a gara a colmare il gap con le vette di creatività raggiunte dai network più illuminati (I Soprano erano appena giunti a conclusione; Mad Men era un titolo appena avviato). Breaking Bad ce l’ha fatta – per citare le parole del suo creatore – “trasformando Mr. Chips in Scarface”, e applicando i migliori ingegni a un genere, quello antieroico, che negli anni seguenti ha conquistato il mercato televisivo.

Molti titoli del decennio seguente hanno provato – senza riuscirci pienamente – a costruire universi narrativi appassionanti, dominati da un’azione iper-coinvolgente e rivelatrice, che in Breaking Bad non è mai fine a se stessa. Lo show con Bryan Cranston e Aaron Paul è riuscito a mescolare il farsesco e il criminale, il familiare e l’epico, il grottesco e l’intimo, restituendo la serie che ha cambiato per sempre i riferimenti e il campo d’azione della televisione di qualità. Se dopo cinque stagioni di efferatezze, tradimenti e abissi morali siamo riusciti a mantenere salde le redini dell’empatia sulla prospettiva di Walter White, è perché Vince Gilligan ha dato vita a un personaggio molto più vero che verosimile: i protagonisti di Breaking Bad sono umani, troppo umani, e insolitamente autentici anche quando devono sbarazzarsi di cadaveri di spacciatori, o quando si lanciano nel deserto messicano con un camper adibito a laboratorio di sintetizzazione di metanfetamine. Ozymandias, il quattordicesimo episodio dell’ultima stagione, è diventato un caso di studio – nonché per tanti la più bella puntata di una serie tv mai trasmessa – perché ha portato a compimento una traiettoria grandiosa e impensabile: l’ex insegnante di liceo dismette ogni panno che aveva indossato in precedenza; il pubblico assiste stupefatto alla sua resa, che ormai è la resa di tutti.

Una scena di Breaking Bad.

Per parlare dell’influenza di Breaking Bad sulla società che ha guardato i suoi 62 episodi, basterebbe ricordare di quando, nel 2014, il Telegraph titolava Breaking Bad blamed for shocking rise in crystal meth usage, legando l’aumento del consumo di crystal meth alle fortune dei suoi più noti produttori del piccolo schermo; o anche come, a dieci anni di distanza, Albuquerque, in New Mexico, sia ancora “la città di Breaking Bad.

C’è anche spazio per una lettura che, vista da vicino, somiglia a una profezia: Walter White è un bianco di mezza età deluso dalla sua vita, l’archetipo di un angry white man trascurato dal welfare e vessato dallo Stato, poco interessato ad accogliere le complessità e determinato a rilanciare le sue chances, stavolta senza pensare troppo alle conseguenze. Il gorgo in cui il protagonista si trova invischiato non è l’America di Trump, ancora lontana da venire, ma di certo ne porta più di qualche risonanza: Anna Gunn, l’attrice che interpreta il cruciale ruolo della moglie di Walter, Skyler, nel 2013 firmava un op-ed sul New York Times di condanna della preoccupante, inusuale ondata di commenti misogini ricevuti dal suo personaggio. Non è dato sapere se Vince Gilligan ha davvero visto nel futuro, ma di certo ha compiuto un altro miracolo, dimostrandoci che le persone possono cambiare.

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