Nature non si spiega perché la politica italiana non parla di scienza

Forbes.it
Share

Luigi Di Maio sul red carpet della 74esima Mostra del cinema di Venezia.

A poco più di dieci giorni dalle elezioni politiche italiane, la rivista Nature, istituzione nel panorama delle pubblicazioni scientifiche internazionali, ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente: Italian election leaves science out in the cold, ovvero le elezioni italiane non badano alla scienza, cancellata dalle agende politiche o ridotta alla querelle sulle vaccinazioni tanto discussa sui social network.

Mentre la campagna elettorale si concentra su temi come l’immigrazione e l’uscita dall’euro, la situazione del sistema scientifica nazionale è precaria. Si legge nel pezzo:

L’Italia ha centri di eccellenza scientifica, come quelli della fisica delle particelle e della biomedicina. Ma, diversamente da tanti altri Paesi europei, non è stata in grado di modernizzare il suo sistema scientifico negli ultimi decenni. I budget sono sempre stati risicati. Le procedure accademiche di assunzione possono essere complicate, e la burocrazia paralizzante, dicono molti scienziati. Le organizzazioni di ricerca hanno avuto poco potere sul piano politico, e non sono riuscite a fermare la crescente influenza di quelli che hanno demonizzato i vaccini e promosso cure da ciarlatani.

Dalla crisi del 2008, scrive Nature, la spesa nazionale per la ricerca e sviluppo in ambito scientifico è scesa del 20%. E nello stesso periodo, secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, gli scienziati che hanno lasciato il Paese sono stati più numerosi di quelli che vi si sono stabiliti. A rendere paradossale la situazione, c’è il fatto che nonostante questo scenario i contributi dell’Italia alla ricerca scientifica mantengono una posizione di rilievo: dal 2005, il nostro Paese ha incrementato la sua presenza nel 10% di testi scientifici più citati al mondo, e produce più studi per unità di spesa di ogni altro Stato europeo (tolto il Regno Unito). Eppure, secondo Mario Pianta, economista a Roma Tre, “siamo sull’orlo del collasso. Stiamo andando verso la mediocrità”.

Le preoccupazioni di Nature toccano anche i partiti in corsa per il 4 marzo: il Partito democratico “presenta alcune politiche a carattere scientifico nel suo programma, che promettono più soldi, posizioni di ricerca e competizione tra le istituzioni”. Anche il Movimento 5 stelle nel suo programma parla di aumentare i fondi per la ricerca, ma, nota l’articolo, “la maggior parte degli scienziati guarda al Movimento con preoccupazione”, dato che “alcuni suoi membri hanno apertamente sostenuto campagne antiscientifiche”.

 

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.

Share