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Management Tip by Roberto D’Incau: work life blending

Avete presente il cliché dell’impiegato degli anni sessanta e settanta, dei tempi dei nostri padri, che faceva un lavoro di ufficio noioso tutto il giorno e che la sera, per distrarsi, collezionava francobolli o si trovava al bar a giocare a carte con gli amici, facendo cadere la penna rigorosamente allo scadere delle otto ore di ufficio? Senza saperlo, era alla ricerca di un proprio work life balance, di un equilibrio (gelosamente difeso ma ahimè sempre precario) tra la vita privata e quella lavorativa, in cui la noia tranquilla del lavoro impiegatizio veniva, in una separazione assoluta dei campi, compensata dalle attività del tempo libero. Era il paradigma, cui guardiamo con l’affetto di una foto scolorita dalla patina del tempo, che ci veniva proposto nei film di Fantozzi.

Fino a qualche anno fa, in fondo, eravamo tutti alla ricerca del nostro WLB, del nostro work life balance: le lunghe ore lavorative dovevano essere compensate dal trovare spazio per la nostra vita personale, per lo sport, la famiglia, le passioni, l’amore, eccetera. Eravamo però sempre un po’ in affanno, e i tempi della vita privata ci sembravano sempre troppo ristretti.

Quando scrissi, alcuni anni fa, “Chi lavora non fa sesso”, un titolo provocatorio per un libro sul WLB, la cosa più divertente fu un sms che mi mandò la direttrice di un femminile: “Meno male, non sono l’unica!” mi scrisse. Risi molto, ma entrambi in fondo esprimevamo un disagio: quello che intendevamo era che la vita lavorativa rischiava sempre di travolgerci, di non lasciare abbastanza spazio per la nostra vita personale.

E oggi? Oggi il punto di vista è completamente cambiato: la cosa bella è che le cose sono talmente veloci che il WLB è già un concetto ampiamente superato. Vediamo perché.

Se prima si parlava di una giusta distribuzione dei tempi e delle energie tra vita privata e vita lavorativa, oggi di fatto questo non è più possibile. Perché? Perché la tecnologia pervade talmente la nostra vita da far sì siamo disponibili 24/7, e che ci si attende da noi l’essere reattivi in tempi rapidissimi, quasi istantanei. A me è capitato l’anno scorso di fare una conference call con un cliente inglese il giorno di ferragosto su una spiaggia, e, terminata la call, di rimettermi tranquillamente spaparanzato a prendere il sole. Alcuni anni fa l’avrei considerata come una interferenza nella mia meritata vacanza, oggi non più. E’cambiato il punto di vista di tutti noi, volenti o nolenti, anche di noi over 40 (o 50).

Per noi baby boomer questo mix di lavoro e vita è ancora un po’ strano, mentre per i millennial non è strano per niente: loro sanno perfettamente mixare le differenti aree della loro vita. Il segreto: prendere il lato positivo della tecnologia, senza farsene sopraffare, vederla come un alleato, non come un nemico.

Si può andare alla riunione della scuola dei figli e contemporaneamente leggersi le mail di lavoro sullo smartphone; ci si può prendere un venerdi libero e intanto fare una riunione via Facetime o Skype; si può fare una scappata, come mi ha confessato ridendo una manager, a farsi una manicure veloce e intanto rimanere connessa con l’ufficio.

La differenza tra work life blending e work life balance è che nel secondo si valutava, con una bilancia, la quantità di tempo che si poteva dedicare a vita privata e vita lavorativa, viste come strettamente separate, e questo conteggio era sempre a sfavore del tempo libero; nel blending, ognuna delle cose che facciamo nella nostra giornata, sia lavorativa sia non, ci crea un valore, che messo tutto insieme costruisce la qualità della nostra vita.

Si potrà obiettare che si stava meglio prima, ma, da baby boomer, non ne sarei così sicuro: sto scrivendo questo articolo da una spiaggia tropicale (scherzo, ma lo farei molto volentieri…). Insomma, le possibilità del work life blending sono infinite, si tratta solo di coglierle.

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