La rassegna fotografica che celebra l’arte della ribellione

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Danila Tkachenko, “Restricted Areas”.

Nei primi decenni del XIX secolo, la fotografia fu salutata come “un’arte nuova in mezzo a una vecchia civiltà” (le parole sono del deputato e fisico Gay Lussac). Il suo avvento fu la prima di tante rivoluzioni nella riproduzione delle immagini che si avvicendarono in quasi due secoli di storia. Ma quante rivoluzioni sono state fotografate fino a oggi? Da questa domanda parte la XII edizione di Fotografia Europea (fino al 17 giugno), rassegna fotografica che ogni anno spalanca le porte dei palazzi di Reggio Emilia a mostre, laboratori, workshop e incontri con gli artisti. Il tema di quest’anno è quello delle rivoluzioni, ovvero “Ribellioni, cambiamenti, utopie”, e il senso non è soltanto quello di indagare le trasformazioni sociali che hanno marcato la storia recente, ma anche quello di raccontare le evoluzioni di un mezzo che sopravvive alle nuove tecnologie – dalla televisione fino a Instagram – assorbendone e reinterpretandone i codici espressivi. Si ripercorrono le rivoluzioni di ieri, ma ci si chiede soprattutto quale sia il significato di “rivoluzione” nella società occidentale odierna, in un’epoca di mercificazione e di profondi squilibri sociali. Curata da Walter Guadagnini e promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e alla Regione Emilia Romagna, Fotografia Europea si articola in una serie di mostre dislocate in vari spazi della città, alcuni dei quali solitamente chiusi al pubblico. Tra i tanti eventi in programma, ecco quali non perdere.

Copertina di “History of Men’s Magazines” di Dian Hanson (Taschen).

SEX & REVOLUTION! Immaginario, utopia, liberazione (1960-1977) – Palazzo Magnani

Secondo alcune ricerche citate da Forbes, le nuove generazioni farebbero meno sesso rispetto ai baby boomers, i nati dopo la Seconda guerra mondiale. Saremmo dunque in un momento storico di involuzione sessuale che ci riporta indietro di decenni? Vedendo le immagini della mostra Sex & Revolution verrebbe da dire di sì. Curata da Pier Giorgio Carizzoni, sotto la direzione scientifica di Pietro Adamo, docente di sociologia all’Università di Torino, la mostra analizza i cambiamenti nell’approccio al sesso del XX secolo attraverso oltre 300 documenti d’epoca: fotografie in primis, ma anche video, testi, pubblicazioni, fumetti e locandine. Si parte dagli studi freudiani di fine Ottocento per giungere alla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e alla diffusione della pornografia di massa negli anni ’70. Nel mezzo, vengono raccontate tutte le teorie che hanno costellato la liberazione della sessualità – una fra tutte, la ricerca sull’”energia orgonica” di Wilhelm Reich – oltre alle proteste femministe, catturate dagli scatti di Paola Mattioli, i movimenti hippie e di liberazione omosessuale. Fulmineo il senso di nostalgia che provocano le immagini in esposizione. La mostra si chiude con una zona vietata ai minori di 18 anni, che ripercorre la storia della pornografia.

Joel Meyerowitz, “Dairy Land, Provincetown, Massachusetts, 1976”.

Joel Meyerowitz – Transitions 1962-1981 – Palazzo da Mosto.

È considerato uno dei padri della street photography: negli anni ’60, Joel Meyerowitz riuscì a ritrarre le strade di New York fissandole in una capsula sospesa nel tempo e nello spazio. I suoi scatti sembravano capaci di fermare i movimenti dei passanti immergendoli in una dimensione parallela. A creare questo particolare effetto erano le sue sperimentazioni con i primi rullini a colori. Meyerowitz fu infatti tra i primi fotografi ad abbandonare il bianco e nero per avvicinarsi al colore. Proprio al suo approccio rivoluzionario è dedicata la mostra Transitions, 1962-1981, curata da Francesco Zanot: oltre 120 scatti ripercorrono le fasi artistiche che hanno caratterizzato i primi vent’anni di produzione del fotografo.

Mohsen Rastani, “Iranian Family”.

Genesis of a Latent Vision: a Window onto Contemporary Art Photography in Iran – Chiostri di San Domenico.

Paese ospite di questa edizione di Fotografia Europea è l’Iran, che viene ritratto in una mostra curata da Reza Sheikh col coordinamento di Germana Rivi. A restituire un’immagine tanto vivida quanto sfaccettata del paese sono gli scatti di nove autori iraniani tra cui Ahmad Aali, Shadi Ghadirian, Ramyar Manouchehrzadeh e Gohar Dashti: sono loro a tratteggiare i contorni della società iraniana di ieri e di oggi mettendone in luce le contraddizioni, le rivoluzioni e le involuzioni che l’hanno accompagnata. Le loro fotografie ruotano attorno alla questione dell’identità iraniana, interrogandosi su cosa contribuisca a definirla. Particolarmente intensi e poetici sono gli scatti della fotografa Gohar Dashti, capace di far interagire la presenza umana con il contesto naturale in ambientazioni oniriche. La mostra si apre con la cronistoria degli accadimenti politici e culturali che hanno segnato la storia del paese dall’avvento della fotografia fino a oggi. A offrire un punto di vista esterno sull’Iran è invece il progetto Recollection del fotografo bolzanese Walter Niedermayr, che in una serie di fotografie racconta la contrapposizione tra lo sviluppo urbano e i siti storici e culturali del Paese.

Clément Cogitore, “Braguino ou la communautè impossible”.

Clément Cogitore – Braguino o la comunità impossibile – Spazio San Rocco.

Parla di utopie e di sogni irrealizzabili il progetto fotografico Braguino o la comunità impossibile del fotografo francese Clément Cogitore. Recatosi nel 2016 a Braguino, in Siberia, ha documentato la vita di un uomo, Sacha Bragin, che ha deciso di rifugiarsi con la famiglia in un luogo completamente isolato nella taiga siberiana sperando di vivere nell’autarchia più completa. Gli scatti e i video realizzati dal fotografo dimostrano quanto l’idea iniziale sia ostacolata giorno dopo giorno dall’arrivo di un’altra famiglia – i Kiline – a Braguino. Gli ultimi arrivati hanno un approccio predatorio nei confronti della natura, che si contrappone in modo netto a quello dei Bragin. Una metafora dell’incapacità dell’uomo di vivere in armonia con gli altri e con la natura.

AA.VV. Ateliers Viaduegobbitre

Per il Circuito Off, merita una visita l’edificio di via dei Due Gobbi 3. Nel pieno centro di Reggio Emilia, un intero palazzo occupato da gallerie, studi e residenze d’artista si apre al pubblico in occasione di Fotografia Europea, ospitando mostre e progetti espositivi in un labirinto che parte dagli scantinati snodandosi fino all’ultimo piano. Ad alternarsi sono le mostre di artisti emergenti come Alfredo Anceschi, Marco Bianchini, Alessia Palermiti, Collettivo Stenopeiche e Vittorio Vizzini. Un esempio dell’utopia che resiste.

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